Giustizia è stata fatta?

GIOVANNI BIRINDELLI, 5 May 2011

(Original publication: Catallaxy Institute)

Alcuni ritengono che l’esecuzione di Bin Laden (se è stata un’esecuzione) sia stata l’unica scelta possible. Altri invece ritengono che sia un’opportunità persa per mostrare al mondo che in Occidente lo stato di diritto prevale sulle passioni umane e sul potere politico arbitrario.

Vittorio Zucconi, su Repubblica.it, elenca otto ragioni per cui secondo lui non ci sarebbe stata alternativa possibile all’esecuzione di Bin Laden. Tutte queste ragioni hanno essenzialmente valenza pratica. Alcune di esse sono opinabili (per esempio egli afferma che, per negoziare il rilascio di Bin Laden durante il processo, i terroristi avrebbero commesso stragi continue e atroci: ma siamo sicuri che rinunciare a priori alla giustizia sia una buona scelta nel lungo periodo? Dove sta il limite? E chi lo stabilisce? E tra l’altro, siamo sicuri che la reazione dei terroristi a questa presunta esecuzione saranno meno pesanti?); altre ragioni sembrano essere serie (per esempio, Zucconi si chiede se le testimonianze ottenute mediante tortura possono essere ritenute ammissibili in un legittimo processo); la maggior parte di esse, tuttavia, no: per esempio, Zucconi assume che la decisione di Obama debba essere giusta in quanto sicuramente è stata valutata a fondo (!?!); oppure sostiene che non ci sarebbe stato un posto dove processarlo in quanto i suoi presunti crimini sono stati commessi in paesi diversi (ma non c’è un tribunale internazionale all’Aja dove per esempio Milosevic è stato processato per i crimini contro l’umanità che commise in Croazia, Bosnia-Herzegovina e in Kosovo? I nazisti non furono forse processati a Norimberga?).

Non sono uno stratega militare né un esperto di terrorismo e ovviamente non ho accesso alle informazioni a cui ha accesso l’amministrazione Obama. In altre parole, non so se in questo caso c’erano ragioni pratiche che hanno reso la presunta esecuzione di Bin Laden inevitabile. Tuttavia credo che in ogni caso essa non sia stata un atto di giustizia; che non è vero che «giustizia è stata fatta» come ha affermato Obama, perché, in base agli stessi standard a cui Obama afferma di aderire, la giustizia richiede che un individuo non possa essere condannato in assenza di un processo equo. La presunta esecuzione di Bin Laden è stata piuttosto un fallimento della giustizia.

Ora, può essere che sia stato un fallimento inevitabile della giustizia: può essere che esistano straordinarie ragioni che in questo caso particolare hanno reso questa violazione di principi astratti di giustizia inevitabile. Ma l’inevitabilità non rende un fallimento della giustizia un atto di giustizia.

Io personalmente non escludo del tutto e a priori la possibilità che ci siano situazioni straordinarie dove la violazione di principi astratti di giustizia da parte del potere politico risulti essere inevitabile, ma escludo la possibilità che dove vige la rule of law il potere politico possa arbitrariamente violare questi principi astratti di giustizia (la legge) 1) senza dire esplicitamente perché nessun’altra scelta era possibile; 2) senza che queste affermazioni siano indipendentemente valutate; e 3) senza essere esternamente obbligato a ridurre questa violazione al minimo indispensabile.

Illustro questo punto con un altro esempio, diverso anche se sul piano astratto solo apparentemente. In casi straordinari e individuali di “severa privazione” (la cui definizione non rientra negli scopi di questo articolo) io non escludo a priori la possibilità di una forzata redistribuzione delle risorse. Tuttavia ritengo che tale redistribuzione sia un fallimento della giustizia, una violazione di principi astratti di giustizia (in particolare quello che tutela la proprietà privata e quello dell’uguaglianza davanti alla legge: entrambi sono violati per esempio dalla tassazione progressiva), non un atto di giustizia. Anche se ingiusta, io penso che in casi estremi tale violazione possa essere ammissibile ma solo 1) se viene esplicitamente affermato che queste straordinarie situazioni di severa privazione non potevano essere affrontate in nessun’altra maniera legittima; 2) se questa affermazione viene valutata indipendentemente; 3) se il potere arbitrario dello stato di violare questi principi di giustizia viene ridotto il più possibile. Per esempio, riguardo quest’ultimo punto, in queste situazioni lo stato non dovrebbe poter redistribuire risorse a meno che a) il potere politico della maggioranza di governo di allocare risorse sia limitato da un’assemblea che non ha nessun potere in materia di allocazione di risorse ma si occupa solo di principi astratti di giustizia); b) questa redistribuzione avvenga al di fuori del libero mercato, non al suo interno; c) esso non sia già lo stato minimo (quindi niente redistribuzione delle risorse finché lo stato finanzia i giornali di partito, per esempio); e altre.

Il punto dove voglio arrivare è che il potere politico arbitrario non è necessariamente incompatibile con una società libera, mentre lo è il potere politico illimitato; e che fino ad ora l’uccisione di Bin Laden sembra essere stata un’espressione (non isolata, purtroppo) di potere politico illimitato.

Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera ha affermato che l’uccisione di Bin Laden è stata un’opportunità mancata di mostrare al mondo (e ai terroristi) che l’Occidente è forte, che qui la rule of law prevale sulle passioni umane e sul potere politico arbitrario. Se oggi, in Occidente, la rule of law prevalesse abitualmente sulle passioni umane e sul potere politico arbitrario, allora sarei d’accordo con lui. Tuttavia io credo che oggi questo non sia il caso; che il potere politico arbitrario stia prendendo sempre più il posto e il nome della legge; che lo stato moderno sia sempre più orientato verso il raggiungimento di obiettivi particolari piuttosto che verso la difesa, ovunque possibile, di principi astratti di giustizia. In breve, credo che nei tempi moderni le passioni umane (gli istinti tribali come qualcuno li ha efficacemente chiamati) e il potere politico arbitrario siano sempre meno limitati (dalla legge, cioè da principi astratti di giustizia); che la legge, sempre più divorata all’interno da provvedimenti burocratici e particolari così come dagli istinti tribali, si sia ormai ridotta a pura apparenza, come una foresta che sia stata progressivamente cementificata tranne l’ultima fila più esterna di alberi. Come scrisse Hayek, «(oggi) la legge, che nel suo significato originale di nomos era intesa come limite al potere, è diventata invece uno strumento di potere».

A mio modo di vedere, la presunta esecuzione di Bin Laden implicherebbe la perdita di un’opportunità molto piccola, o forse addirittura inesistente.

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