La rivoluzione del pensiero

GIOVANNI BIRINDELLI, 10 May 2012

(original publication: Movimento Libertario)

Di recente sul sito del Movimento Libertario è apparso un articolo di Marcello Gardani che afferma che poiché “le leggi sono fatte dallo stato”, che è gestito dai parassiti, allora non si possono “usare le leggi per distruggere i parassiti” e quindi “è giocoforza pensare alla rivoluzione” nel senso di “lotta armata contro lo Stato”. Gardani arriva a ipotizzare perfino l’omicidio e anzi l’omicidio sistematizzato (una strategia che si basi non sul “colpire il cuore dello Stato” ma nel “colpire i piedi dello Stato … uccidendo la base che supporta lo Stato”).
Rothbard scriveva: “Queste sono due questioni totalmente separate: la questione di quale sia il nostro obiettivo ideale, e quella della strategia e della tattica per arrivare al nostro obiettivo partendo dal sistema attuale”. Della prima questione (quale sia il nostro obiettivo ideale) nell’articolo di Gardani si vedono alcune immagini vaghe e frammentate ma quella questione sostanzialmente viene lasciata nel buio (per esempio non si capisce se egli sia a favore di uno Stato minimo – e nel caso di quale tipo – o se invece come Rothbard sia a favore dell’assenza di Stato – e nel caso perché). La seconda questione, invece, è molto chiara e precisa ma la strategia che viene proposta è non solo o non tanto fallimentare quanto non è quello che dice di essere. Gardani presenta questa strategia come un modo per conseguire una “rivoluzione” quando invece essa è un modo (forse il migliore) per mantenere le cose come stanno se non peggio, per ricominciare daccapo a fare gli stessi errori che hanno portato allo Stato criminale che abbiamo oggi.
E’ vero che ci vuole una rivoluzione, ma una rivoluzione di pensiero, non una rivoluzione armata. Occorre cambiare la nostra idea che la legge sia il provvedimento particolare espressione della volontà di chi detiene il potere politico e riconoscere invece (non solo leggendo i libri di Hayek e Leoni, ma anche guardandoci dentro e facendoci domande che siamo stati indottrinati a non farci) che invece la legge è quel principio generale e astratto che, esattamente come le regole della lingua italiana, è emerso spontaneamente e gradualmente attraverso un processo millenario di selezione culturale di usi e convenzioni di successo. Occorre abbandonare l’idea contemporanea che la legge sia uno strumento di potere e ritornare invece all’idea originaria che vedeva la legge come un limite al potere. Occorre passare dall’idea che il compito del legislatore è “fare” le leggi (per cui uno Scilipoti, un Bersani o un Grillo qualsiasi vanno bene) a quella che il suo compito è quello di difenderle e custodirle e che tutto ciò che deve essere “fatto” (e cioè deciso, anche collettivamente mediante processi democratici) non è legge e deve stare sotto la legge. Occorre passare dall’idea che il parlamento o il ‘popolo’ è sovrano all’idea che ad essere sovrana è la Legge e cioè capire che “possiamo avere o un parlamento libero o un popolo libero, non tutti e due insieme” (Friedrich A. von Hayek). Occorre passare dall’idea che la democrazia consista nella regola della maggioranza rappresentativa all’idea che essa consista nell’applicazione minima possibile di questa regola e comunque nella netta distinzione e separazione fra leggi (principi generali) e misure (provvedimenti particolari): se la maggioranza decide a favore del saccheggio di alcune minoranze, ciò non basta per rendere il saccheggio legittimo. Occorre passare dall’idea che la democrazia sia un obiettivo a quella che sia un mezzo, uno dei tanti (il più costoso ma forse, almeno per certi versi, anche il meno rischioso: l’obiettivo è quello della difesa della sovranità della legge intesa come principio, indipendente quindi dalla volontà della maggioranza, e di conseguenza della libertà).
In sintesi occorre passare dall’idea che sia la legge a orbitare attorno all’autorità legislativa (che sia l’autorità a produrre la legge) all’idea che sia l’autorità legislativa a orbitare attorno alla legge (che sia la legge a produrre l’autorità, “non nel senso che l’autorità legislativa viene costituita in base alla legge ma nel senso che essa richiede obbedienza perché (e fino a quando) applica una legge che si presume esista indipendentemente da essa” – Friedrich A. von Hayek).
Una rivoluzone armata cambierebbe tipo di Stato totalitario ma non cambierebbe il fatto che lo Stato è totalitario (si veda il passaggio dal Fascismo all’Italia repubblicana, ad esempio). La rivoluzione armata è facile (è una questione di organizzazione) ma oltre a violare gli stessi principi nel nome dei quali essa viene fatta, non sfiora minimamente la madre di tutti i problemi: l’idea di legge, il sistema di riferimento (non si può andare più a ritroso di così nella ricerca dell’origine dei miliardi di problemi morali e concreti che ci assillano oggi: dalla crisi economica a quella dell’euro, dalla casta alla corruzione eccetera).
Per quanto l’idea di legge intesa come principio generale e astratto sia dentro ciascuno di noi, essa è seppellita talmente in fondo (anche grazie alla gabbia culturale nella quale lo Stato totalitario riesce a tenere i suoi sudditi, a spese loro tra l’altro) che oggi non siamo in grado di riconoscerla e diamo per scontato che la legge possa essere “fatta”, che il processo che sta alla base della sua formazione sia analogo a quello che ha prodotto la decisione di un consiglio di amministrazione invece che analogo a quello che ha prodotto le regole della lingua italiana. Essendo stati spesso aiutati (anche e soprattutto dallo Stato stesso, chissà perché) a non mettere in discussione l’idea di legge e a non perderci in “chiacchiere filosofiche” noi adesso diamo per scontata una particolare idea filosofica di legge, quella in base alla quale lo stato moderno può compiere i suoi crimini, quella secondo la quale è la legge a orbitare attorno alla volontà di chi detiene il potere e non viceversa.
Se per assurdo oggi potessimo cominciare daccapo, con l’idea di legge che diamo per scontata noi ritorneremmo necessariamente al punto in cui siamo oggi.
Se si vuole la libertà, colpire lo Stato ai piedi è una strategia sbagliata tanto quanto lo sarebbe (lo è stata) il colpirlo al cuore. Il punto è che lo Stato non va ‘colpito’, va ‘contaminato’, nel senso che occorre che chi può aiuti le persone a disseppellire l’idea originaria di legge che esse hanno seppellita dentro di loro (chi ci prova sarà accusato di ogni cosa, e sarà solo, ma alla fine forse in alcuni casi un seme, anzi un batterio, riesce a passare). Deliri filosofeggianti di un’anima bella? No. Le rivoluzioni di pensiero sono avvenute così: “le rivoluzioni di pensiero che danno forma all’essenza di un’epoca storica non sono diffuse mediante libri di testo – esse si diffondono come epidemie, mediante contaminazione da parte di agenti invisibili e innocenti portatori-sani, attraverso le più diverse forme di contatto, o semplicemente respirando la stessa aria” (Arthur Koestler – faccio notare che queste parole furono scritte quando non c’era Internet).
La rivoluzione di pensiero (il passaggio dall’idea di legge che diamo per scontata oggi all’idea di legge come principio astratto) nel tempo ci mette sulla strada della libertà, la rivoluzione armata ci toglie anche la speranza di poter un giorno iniziare quel cammino.
“Non può essere ripetuto più spesso: niente è più fertile di cose meravigliose che l’arte di essere liberi, ma niente è più difficile dell’imparare l’arte della libertà. La stessa cosa non vale per il dispotismo. Il dispotismo spesso si presenta come il riparatore di tutti i mali sofferti, il supporto dei principi di giustizia, il difensore degli oppressi, e il fondatore dell’ordine. Le persone sono fatte addormentare dalla temporanea prosperità che il dispotismo produce, e quando si svegliano sono a pezzi. Ma la libertà generalmente nasce col tempo tempestoso, crescendo con difficoltà in mezzo alle discordie civili, e solo quando è già vecchia uno riesce a vedere i benefici che ha prodotto” (Alexis de Tocqueville).
La libertà ha i suoi tempi, possiamo lavorare per accorciarli oppure per allungarli. La strategia che propone Gardani è un modo per allungarli.

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s