Le politiche anti-immigrazione sono espressione di socialismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.8.2012

(Original publication: Movimento Libertario)

Le politiche anti-immigrazione sono incompatibili con il libero mercato e quindi con la sovranità della legge intesa come principio astratto. Insieme ad altre politiche di segno opposto (come le politiche fiscali discriminatorie ad esempio) esse danno una misura di quanto socialista sia non solo il nostro sistema politico, ma anche la nostra mentalità.

Gli argomenti alla base delle politiche anti-immigrazione sono generalmente quattro: protezione del lavoro dei cittadini d’origine (italiani, padani, veneti, non importa); difesa dalla criminalità; difesa delle tradizioni locali; parassitismo (utilizzo gratuito o semigratuito di servizi pubblici pagati dai cittadini d’origine mediante le tasse).

Il primo argomento, quello protezionistico, è quello più diffuso e storicamente più usato. In quanto misure protezionistiche, gli ostacoli legali all’immigrazione non differiscono in nulla dalle licenze pubbliche per i taxi oppure da quelle misure (come ad esempio l’articolo 18) che tendono a proteggere coloro che il lavoro lo hanno già dalla competizione dei disoccupati. Non a caso, infatti, le politiche anti-immigrazione sono state spesso promosse dai sindacati. Come dice Mises, “I sindacati puntano a una posizione monopolistica nel mercato del lavoro. Ma una volta che la hanno raggiunta, le loro politiche sono restrittive e non politiche di prezzo monopolistico. Essi operano per restringere l’offerta di lavoro nei loro settori senza curarsi delle conseguenze per gli esclusi. Essi sono riusciti in ogni paese relativamente sottopopolato ad erigere barriere all’immigrazione. Così facendo essi preservano i loro salari relativamente alti. I lavoratori stranieri esclusi sono obbligati a stare nei loro paesi in cui la produttività marginale del lavoro, e di conseguenza i salari, sono più bassi. La tendenza verso l’equalizzazione dei salari che prevale laddove c’è libertà di movimento del lavoro da paese a paese è paralizzata”. L’incompatibilità del protezionismo con il libero mercato e quindi con la sovranità della legge non ha qui bisogno di essere discussa.

Il secondo argomento, la difesa dalla criminalità, implica l’abbandono della responsabilità individuale e la sua sostituzione con la responsabilità collettiva, e questo è incompatibile con la società libera per ragioni che, di nuovo, non è qui necessario discutere. Se la popolazione carceraria negli USA fosse in gran parte composta da afroamericani, questo non giustificherebbe misure preventive nei confronti degli afroamericani in generale. Se una persona non può dimostrare di essere finanziariamente autosufficiente (avendo per esempio un lavoro, o capitali sufficienti all’esistenza oppure un network di amici disposti a fornirgli assistenza e aventi la capacità di farlo fino a quando non troverà un lavoro), allora ci sono ragioni oggettive per porre ostacoli all’immigrazione, ma questo è un altro discorso.

Il terzo argomento, quello della difesa delle tradizioni locali, comporta una difesa dello status quo che è incompatibile con il dinamismo del libero mercato. Il libero mercato dipende dalla sovranità della legge intesa come principio astratto la quale, essendo il risultato di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni, è profondamente legata alla tradizione. Hayek per esempio sostiene che “Per quanto paradossale possa apparire, è probabilmente vero che una società libera di successo sarà sempre in larga misura una società guidata dalla tradizione (tradition-bound society)”. Tuttavia occorre fare una distinzione netta fra due cose estremamente diverse (e in questo contesto opposte) che vanno sotto lo stesso nome: “tradizione”. Una cosa è la tradizione che produce regole astratte di comportamento individuale (questa è la tradizione a cui si riferisce Hayek nel passaggio citato), e una cosa completamente diversa è la tradizione che si esprime in contesti, comportamenti o addirittura oggetti particolari. Il comune di Forte dei Marmi in Versilia (Toscana) nel 2009 ha bandito gli involtini primavera e in generale i cibi etnici per difendere le tradizioni culinarie italiane: questo provvedimento ha difeso particolari tradizioni locali ma ha violato la tradizione che ha prodotto la regola astratta di comportamento individuale in base alla quale nessuno può impedire a qualcun’altro di usare le proprie capacità per i propri fini se questo non comporta la violazione di altri principi astratti (principio la cui violazione, se fosse applicata in generale e non solo in alcuni casi particolari, comporterebbe il crollo della nostra società nell’arco di pochi secondi). Provvedimenti di questo tipo non hanno nulla a che vedere col razzismo: essi sono espressione della resistenza nei confronti del cambiamento, cioè del nuovo e del diverso. Tutti (chi più chi meno, chi in un modo chi in un altro) abbiamo questa resistenza e, in una società che demograficamente sta diventando sempre più vecchia, questa resistenza è destinata ad aumentare, a diventare sempre più estesa e più forte. Dove la legge è il principio astratto essa pone dei limiti a questa resistenza nel senso che non permette a queste inclinazioni conservatrici (anche e soprattutto se sono condivise dalla maggioranza) di tradursi in politiche. La “legge” intesa come provvedimento può invece essere usata come strumento per dare soddisfazione a queste inclinazioni conservatrici quando sono condivise dalla maggioranza: essa può cioè essere usata come strumento di intolleranza.

L’ultimo argomento, il parassitismo, trascura il fatto che laddove il libero mercato e la sovranità della legge sono completi, l’unico “servizio pubblico” è la difesa della sovranità della legge intesa come principio astratto (e per Rothbard nemmeno questo in quanto egli auspica un sistema in cui anche la difesa della sovranità della legge sia privata). In altri termini, in una società libera non ci sono servizi pubblici e quindi non può esserci parassitismo da parte dell’immigrato: più immigrati (autosufficienti) ci sono più domanda c’è per servizi offerti da privati. Nei limiti in cui vengono violati il libero mercato e la sovranità della legge, iniziano effettivamente i problemi di parassitismo.

In casi straordinari, e a determinate condizioni, un certo livello di parassitismo può essere inevitabile (basti pensare alla possibilità di ricevere gratis cure costosissime in un ospedale pubblico). Tuttavia questo riguarda l’immigrato (autosufficiente) e il cittadino d’origine nello stesso modo: entrambi possono avere risorse sufficienti per campare ma insufficienti per far fronte alle cure costosissime di cui sopra. Laddove il parassitismo è inevitabile, possono essere inevitabili barriere all’immigrazione per evitare che il parassitismo sia esteso a un numero insostenibile di persone. Ma non dimentichiamoci che queste barriere sono un male (anche se in alcuni casi inevitabile) prodotto dalla violazione del libero mercato e quindi della sovranità della legge: è la creazione di parassitismo legale ad aver prodotto l’esigenza di erigere barriere per contenerlo.

In una situazione come quella attuale italiana in cui, grazie al positivismo giuridico (alla “legge” intesa come provvedimento particolare), il parassitismo è sistema, questo non è limitato alle situazioni straordinarie in cui prevalgono ragioni di tipo umanitario (gli ospedali pubblici per esempio) ma si estende a praticamente ogni settore dell’economia, il che rende gli ostacoli all’immigrazione estremamente estesi e praticamente incrollabili.

Le politiche anti-immigrazione, generalmente etichettate come “di destra”, sono espressione di socialismo tanto quanto lo sono le politiche fiscali discriminatorie o le politiche protezionistiche nel mercato del lavoro, generalmente etichettate come “di sinistra”. E la posizione di chi è a favore di misure anti-immigrazione ma è contrario alla protezione dei taxi o all’articolo 18 è contraddittoria tanto quanto quella di chi è contrario la “Lodo Alfano” ma è a favore della progressività fiscale.

Come sostiene Hayek in The Road to Serfdom, gli unici che sono incompatibili tanto con la destra quanto con la sinistra sono i liberali, ovvero coloro che si riconoscono nella legge intesa come principio astratto e quindi che sono a favore del libero mercato. La legge intesa come principio astratto (per esempio il principio in base al quale il furto è illegittimo) non è infatti né di destra né di sinistra. Solo la “legge” intesa come provvedimento particolare può essere di destra o di sinistra a seconda degli interessi particolari e della particolare forma di parassitismo che favorisce.

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