La “terza via” è anche peggio del socialismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 3.12.2012

(Original publication: Movimento Libertario)

I socialisti più pericolosi non sono quelli che difendono in modo esplicito il socialismo, ma coloro che dicono di rifiutarlo e auspicano una “via di mezzo” (o “terza via”) fra socialismo e società libera. Per semplicità chiamiamo questo tipo di totalitari, fra le cui fila ci sono molti sedicenti “liberali”, i socialisti “nascosti”. Ciò che distingue il socialista nascosto dal liberale non è necessariamente il fatto che, a certe condizioni, egli sia a favore di una qualche forma di redistribuzione delle risorse, ma il fatto che ritenga questa redistribuzione “giusta”.

Immaginiamo di trovarci insieme alla nostra famiglia in mezzo al deserto, di star morendo di sete, e, rompendo la finestra, di avere la possibilità di entrare in una casa privata in cui al momento non c’è nessuno ma in cui c’è dell’acqua. Grande apprezzamento della statura morale di colui che, per rispettare i diritti di proprietà del proprietario di quella casa, sceglie di far morire sé stesso e la sua famiglia di sete. Detto questo, una cosa è, a certe condizioni, rompere quella finestra per impellenti ragioni di tipo umanitario, rubare l’acqua di cui si ha bisogno per sopravvivere, risarcire il danno e restituire il maltolto appena possibile, inviare un biglietto di scuse al proprietario e, riconoscendo il diritto di proprietà di chi possiede quella casa, essere pronto a subire le conseguenze della violazione di questo diritto. E una cosa completamente diversa è ritenere di avere “diritto” a quell’acqua; chiamare “diritto” il furto.

Ecco, il socialista nascosto è colui che ritiene di avere “diritto” a quell’acqua e che non considera la sottrazione di quell’acqua al suo proprietario un furto. Basta questo per identificare un socialista nascosto, anche se oggi i socialisti nascosti vanno molto oltre la trasformazione del furto in “diritto” nel caso della severa privazione. Oggi infatti i socialisti nascosti ritengono “giusto” il livellamento delle posizioni economiche delle persone. The Economist, per esempio, (un giornale che si definisce “liberale”) in un recente articolo di copertina sostiene che la politica moderna dovrebbe “rendere la società più giusta … livellando le disuguaglianze”. Ovviamente, nel resto dell’articolo, non c’è uno straccio di argomento per sostenere che le disuguaglianze di situazione materiale sono ingiuste. D’altro canto, il fatto che il livellamento delle posizioni materiali delle persone è ingiusto è un fatto talmente chiaro da essere quasi banale.

– In primo luogo perché tale livellamento richiede la violazione dei diritti di proprietà di coloro a cui viene tolto.

– In secondo luogo perché, se nell’uguaglianza di situazione materiale ci fosse una giustizia intrinseca, allora sarebbe giusto sfregiare il viso di un’attrice nel caso in cui un’altra avesse il viso sfregiato.

– Infine tale livellamento è ingiusto in quanto viola il principio di uguaglianza davanti alla legge. Visto che siamo tutti diversi l’uno dall’altro (nelle nostre posizioni, nei nostri talenti, nei nostri vantaggi, nelle nostre zavorre, nei nostri gusti, nelle nostre priorità, nelle nostre caratteristiche eccetera), se viene applicata l’uguaglianza davanti alla legge finiremo sicuramente in posizioni materiali (per esempio economiche) diverse. L’unico modo per garantire una uguaglianza di posizione materiale (il che include quella che oggi viene erroneamente chiamata uguaglianza di “opportunità”, la quale non è altro che una uguaglianza di possibilità) è che lo stato tratti i cittadini in modo diverso, e cioè che violi il principio dell’uguaglianza davanti alla legge, per esempio con la progressività e perfino con la proporzionalità fiscale, con la redistribuzione delle risorse in qualunque forma, con la spesa pubblica, eccetera.

Promettendo capra e cavoli, e cioè da una parte la rule of law, l’uguaglianza davanti alla legge e perfino la crescita e, dall’altra, la redistribuzione delle risorse e l’uguaglianza di posizione materiale (o anche solo una maggiore uguaglianza di posizione materiale), i socialisti nascosti hanno maggiore presa su coloro (oggi la stragrande maggioranza) che non hanno gli strumenti per distinguere l’uguaglianza davanti alla legge dalla disuguaglianza legale, e la legge (il principio generale e astratto) dalla misura (il provvedimento particolare). Per questo socialisti nascosti sono particolarmente pericolosi e vanno contrastati in modo semmai ancora più forte rispetto ai collettivisti dichiarati.

Come dice Ludwig von Mises, “Sebbene il capitalismo sia il sistema economico della moderna civilizzazione occidentale, le politiche di tutte le nazioni occidentali sono guidate da idee del tutto anticapitaliste. Lo scopo di queste politiche interventiste non è preservare il capitalismo, ma sostituirlo con un’economia mista. Viene assunto che questa economia mista non è né capitalismo né socialismo. Viene descritta come una “terza via”, tanto lontana dal capitalismo quanto lo è dal socialismo. Viene sostenuto che sia a metà strada fra il socialismo e il capitalismo, mantenendo i vantaggi di entrambi ed evitando gli svantaggi inerenti a ciascuno di essi … [ma] non esiste un terzo sistema sociale che non sia l’economia di mercato o il socialismo”. E oggi tutto abbiamo tranne che economia di mercato e quindi la sovranità della legge (rule of law).

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