Napolitano, i rimborsi gonfiati e il debito pubblico da record

GIOVANNI BIRINDELLI (31.12.2012)

(Original publication: L’Indipendenza, qui con un errata corrige)

In un (non abbastanza) noto servizio giornalistico tedesco viene descritto come Giorgio Napolitano (all’epoca dei fatti eurodeputato; oggi presidente della repubblica) “per il volo di andata da Roma a Bruxelles riceve dal parlamento europeo un rimborso pari a circa 800 euro” ma “la sera prima abbiamo controllato su internet quanto costasse il volo [della Virgin da lui scelto]. Il prezzo, inclusivo di tasse, era meno di 90 euro, e alla fine della giornata con un solo volo il parlamentare ha guadagnato più di 700 euro, cifra netta che finisce nelle sue tasche”. Quello che secondo questo servizio ha fatto Napolitano era legale? Assolutamente: Napolitano, la cui purtroppo non sorprendente reazione alle domande del giornalista può essere vista nel video del servizio giornalistico, “in realtà non avrebbe nulla da nascondere, perché in base alla norma che hanno approvato gli stessi parlamentari, la fregatura dei voli a basso costo è perfettamente legale”.

Questa vicenda, che è vecchia ma allo stesso tempo attuale (la crisi del debito pubblico che è sotto i nostri occhi è maturata nel tempo ed è anche il risultato di comportamenti parassitari di questo tipo; e Monti, nominato da Napolitano, lo stiamo subendo oggi e probabilmente in qualche modo lo subiremo anche domani); questa vicenda, dicevo, aiuta a capire intuitivamente non solo la differenza fra la “legge” per come essa è intesa oggi (il provvedimento particolare, lo strumento di potere) e la legge (il principio generale e astratto, il limite al potere), ma anche le rispettive conseguenze pratiche e concrete (per esempio economiche, sul debito pubblico, sulla pressione fiscale). Dove la “legge” è il provvedimento particolare (lo strumento di potere), infatti, ciò che conta è che l’autorità abbia preso una determinata decisione secondo le procedure burocratiche previste. Il contenuto del provvedimento è del tutto irrilevante: ciò che conta è il suo “pedigree” (Ronald Dworkin), cioè il rispetto delle procedure burocratiche. Questo significa che il potere politico non ha limiti: il provvedimento può essere qualunque cosa. Come dice Michael Oakeshott, “Nello stato moderno, non c’è nessuna legge così antica o così ‘radicata’ che si trovi al di fuori del potere dell’autorità politica di emendarla o di abolirla; e in ogni stato europeo moderno esiste una nota e riconosciuta procedura mediante la quale questo può essere fatto“. La legalità è il rispetto della “legge” intesa in questo modo “perverso” (Frédéric Bastiat).

Nella legge, invece, (quella senza virgolette) ciò che conta è il contenuto della norma, non il suo pedigree burocratico. La legge è infatti un principio generale e astratto, il quale esiste indipendentemente dalle decisioni dell’autorità legislativa allo stesso modo in cui le regole grammaticali esistono ed eventualmente evolvono indipendentemente dai linguisti, cioè da coloro che hanno il compito di scoprirle e custodirle ma che non possono “farle”. La legittimità è il rispetto della legge.

La differenza fra legalità e legittimità (e l’importanza che la seconda prevalga sulla prima) è ben rappresentata per esempio nel famoso caso Riggs vs Palmer  (vedi Dworkin, R., 1977. Taking Rights Seriously. Duckworth, London, p. 23): a New York, nel 1889, a una persona riconosciuta colpevole di aver ucciso un suo parente per ottenere l’eredità che quest’ultimo gli aveva precedentemente lasciato, fu negata dai giudici quell’eredità anche se tutte le “leggi” che regolavano le eredità gli riconoscevano il diritto di ottenerla e non c’era nessuna norma scritta che fosse di ostacolo a che lui la ricevesse. I giudici gli negarono l’eredità sulla base della legge (quella non fra virgolette) riconoscendo che esiste un principio generale e astratto (fino a quel momento non scoperto) in base al quale nessuno può trarre profitto dalla propria attività criminale, e che questo principio, essendo una legge, prevale su tutto. In altri termini, dove c’è la sovranità della legge (la rule of law) la legittimità prevale sulla legalità. Nel totalitarismo, invece, la legalità prevale sulla legittimità.

Scoprire quale sia la legge non è sempre facile ma un grande aiuto viene fornito dal fatto che la legge (il principio astratto) deve valere in generale: essa non può essere diversa a seconda delle situazioni particolari. Quindi se riteniamo che sia illegittimo (cioè in violazione della legge) che Gigi, a cui Beppe ha dato cinquanta euro per andare in pasticceria a comprare una torta che in realtà ne costava solo venti, si intaschi la differenza, allora per le stesse ragioni è illegittimo anche il comportamento di Napolitano per come è stato descritto dal servizio tedesco. Quindi qualcuno potrebbe pensare che se in Europa ci fosse stata la legge, e non la “legge”, Napolitano sarebbe stato accusato e probabilmente condannato per la violazione dello stesso principio che ha violato Gigi. Questo qualcuno, tuttavia, si sbaglierebbe: senza la copertura da parte dello Stato, la stragrande maggioranza delle persone non compierebbe quei crimini che oggi sa di poter compiere legalmente, impunemente e perfino con la coscienza tranquilla. Quindi se in Europa ci fosse stata la sovranità della legge e non dei legislatori, Napolitano probabilmente quella “cresta” non l’avrebbe fatta.

Passando dal particolare al generale, se in Europa ci fosse stata la legge, e non la “legge”, la crisi del debito pubblico, quella economica e la pressione fiscale insostenibile, per esempio, non ci sarebbero state in quanto il potere politico non sarebbe stato illimitato ma sarebbe stato limitato dalla legge e i comportamenti parassitari, di regola, non sarebbero stati incentivati come lo sono ora.

La vicenda dei rimborsi spese illustrata è solo uno degli infiniti esempi che possono essere presi per capire la ragione per cui, nel lungo periodo, se avviene all’interno dell’idea di “legge” oggi data per scontata, qualunque sforzo per cercare di ridurre il debito pubblico (o di abbassare le tasse, o di risolvere la crisi economica) sarà necessariamente votato al fallimento, anche con le migliori intenzioni: tanto impoverimento per nulla. Coloro che pensano che nel lungo periodo la decadenza dello stato moderno possa essere arrestata o anche solo rallentata cambiando le persone al comando e/o modificando le “leggi” (cioè con una migliore governance come sostiene The Economist) si sbagliano perché non hanno capito l’origine del problema: il problema è strutturale e anzi filosofico. In ultima analisi, infatti, l’origine di problemi concretissimi quali la crisi dei debiti pubblici, quella economica e la pressione fiscale insostenibile e crescente sta nella risposta che oggi viene data alla domanda: cos’è la legge? Il libero mercato senza legge non può esistere: uno è parte dell’altra ed entrambi sono decimati dalla “legge”.

È vero, come dice Bastiat, che lo Stato è quella grande finzione mediante la quale tutti si sforzano di vivere alle spalle di tutti gli altri, ma, come il grande economista francese aveva bene inteso in La Loi, ciò avviene solo laddove quello Stato è basato sulla “legge” intesa come purtroppo essa è intesa oggi in Europa (e sempre di più anche nel mondo anglosassone).

3 thoughts on “Napolitano, i rimborsi gonfiati e il debito pubblico da record

  1. Antonino Trunfio January 2, 2013 / 12:32 pm

    Arriverà il momento, con altri amici e conoscenti che già svegli o in via di risveglio, potremo passare dalle parole all’azione ?
    La circolazione delle idee, è vero, è già di per se un azione potente, ha purtroppo un grosso limite : richiede anni e anni per propagarsi, affermarsi nelle coscienze e innescare un cambiamento effettivo. Dovremmo partire da un azione che coinvolga la vita e la coscienza di chi come me, te Giovanni e decine di migliaia di persone, moltissime delle quali silenti e sconosciute, sono già consapevoli che i cambiamenti sono improcastinabili. Penso ad esempio a una dichiarazione di indipendenza che non parta dal territorio come spesso sentiamo da parte di indipendentisti di qui e di li, che erroneamente pensano che sostituire al governo di roma, quello di bressanone o di calatafimi, risolva il problema. Noi sappiamo che il governo è il problema non la soluzione.
    Una dichiarazione di indipendenza individuale, di chiunque non si riconosca più in questo sistema paese e rifiuti pacificamente di aderirvi e di finanziarlo.

  2. Giovanni January 2, 2013 / 12:59 am

    Concordo. Buon anno Antonino! Tanti auguri e a presto!

  3. Antonino Trunfio January 1, 2013 / 9:52 pm

    Conoscevo il filmato da alcuni anni e mi sono anche prodigato di farlo girare in vari modi.Si conferma anche con questo “fulgido” esempio del proconsole dei parassiti e boiardi di stato che manteniamo da 70 anni, che viviamo sotto la tirannia dei legislatori e non sotto il primato della leggittimità..

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