Monti la smetta di blaterare sul voto di scambio

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.2.2013

(Original publication: L’Indipendenza, Movimento Libertario)

Personalmente non riesco a pensare a un commento più ipocrita da parte di un politico di quello che ha fatto Mario Monti sulla proposta di Silvio Berlusconi di restituire ai cittadini i soldi dell’IMU. Non c’è dubbio che la proposta di Berlusconi sia un “tentativo di corruzione”, un modo “di comprarsi i voti degli elettori”, una proposta di “voto di scambio”. Ma non sono forse la corruzione, il voto di scambio, il comprarsi i voti degli elettori con i soldi e la libertà degli altri, l’essenza e il fondamento stesso della “democrazia” per come essa è intesa oggi?

Quando il PD (scelgo un punto a caso del suo programma) propone “un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari” non sta forse cercando di comprarsi i voti dei suoi elettori di riferimento con i soldi e la libertà di coloro che, senza aver violato nessun principio e senza aver fatto nessuna violenza, dispongono di rendite derivanti da patrimoni finanziari e immobiliari (cioè di ciò che rimane dei capitalisti, ovvero di coloro che risparmiano)? L’unica differenza fra Bersani, Berlusconi e ogni altro politico in gara per le prossime elezioni è costituita dal modo particolare in cui vogliono comprarsi i voti degli elettori con i soldi e la libertà degli altri (il che è ancora peggio del farlo con i soldi propri), non certo dal fatto che alcuni vogliono comprarsi i voti degli elettori e altri no.

Allo stesso modo in cui, con l’accortezza di chiamarli in modo diverso, lo Stato ha legalizzato la contraffazione (dando alle banche centrali il monopolio legale della stampa di moneta a corso forzoso) e l’appropriazione indebita (dando alle banche commerciali la possibilità di operare in regime di riserva frazionaria), così ha legalizzato il voto di scambio (rendendo illimitato il potere politico di chi è a capo di quella particolare forma di totalitarismo che oggi va sotto il nome di “democrazia”). L’attuale crisi economica (che è solo l’inizio di ciò che il potere politico sta cercando di rinviare il più a lungo possibile ma che prima o poi non può non avvenire) è solo e soltanto il prodotto di legalizzazioni di questo tipo da parte dello Stato.

La democrazia, quella senza virgolette, è un’altra cosa: essa è un sistema politico (uno dei tanti possibili: il più costoso ma per certi versi anche il meno rischioso) in cui il potere politico (cioè il potere di imporre provvedimenti particolari, come l’IMU ad esempio oppure le tasse sui patrimoni e le rendite) è separato da e sottoposto a quello legislativo (il potere di scoprire, custodire e difendere la legge intesa come principio astratto, risultato di un lento processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo). In altre parole, la democrazia è, all’opposto della “democrazia”, un sistema politico in cui la sovranità non è né del “popolo” né del parlamento ma della legge, la quale, intesa come principio generale e astratto, esiste indipendentemente dalla volontà della maggioranza, sia essa del “popolo” o del parlamento. In una democrazia cosiddetta rappresentativa, quest’ultimo ha il compito di scoprire, difendere e custodire la legge, ma non può “farla” più di quanto un linguista possa fare la lingua italiana oppure il dialetto veneto, o di quanto le banche possano fare il denaro (quello non tra virgolette, naturalmente; cioè quello non creato dal nulla con un click).

Dove c’è la “democrazia”, o qualunque altro sistema politico totalitario, un provvedimento (per esempio quello proposto da Bersani, oppure quello proposto da Berlusconi) è democratico se è stato preso a maggioranza secondo le procedure burocratiche previste. Dove c’è la democrazia (che, ripeto, è solo uno dei tanti sistemi politici possibili basati sulla sovranità della legge, e spesso, purtroppo, il più dimenticato anche da coloro che giustamente attaccano la “democrazia” per come essa è intesa oggi, cioè come la dittatura della maggioranza); dove c’è la democrazia, dicevo, un provvedimento preso a maggioranza (cioè il ricorso alla coercizione) è democratico solo se è inevitabile per la difesa della sovranità della legge intesa come principio generale e astratto e se è da questa limitato. Di conseguenza in una democrazia lo Stato sarebbe così piccolo rispetto a oggi da essere a malapena osservabile ad occhio nudo, altro che IMU, tasse patrimoniali e discriminazioni fiscali!

Quindi Monti la smetta di blaterare sul voto di scambio, sulla corruzione e sul comprarsi i voti con i soldi degli altri: queste sono le basi teoriche esplicite e la prassi consolidata della “democrazia” per come essa è stata introdotta in Italia dalla costituzione. Se un merito può essere riconosciuto a Berlusconi è quello di aver reso evidente a tutti la natura della “democrazia” per come essa è intesa oggi (e cioè, almeno, di non essere ipocrita). Non c’è tuttavia peggior cieco di quello che non vuole vedere e cioè della mandria di coloro che, aiutati in questo anche da giornalisti tanto perbene quanto incapaci di vedere le cause dei problemi (vedi Marco Travaglio), nei salotti radical chic si scandalizzano in coro per il fatto che Berlusconi abbia fatto le “leggi” ad personam ma non si scandalizzano minimamente per il fatto che abbia potuto farle legalmente, né si chiedono cosa gli abbia consentito di farle legalmente. Per esempio, essi non si chiedono cosa è che consentirebbe a una maggioranza qualificata di approvare un eventuale “Lodo Alfano” costituzionale, come la stessa Corte costituzionale, nel bocciare il “Lodo Alfano”, ha detto che è necessario che sia perché questo possa essere approvato, cioè perché il principio dell’uguaglianza davanti alla legge possa essere ulteriormente violato.

Mettere in discussione l’idea di legge sulla quale si basa la “democrazia” è qualcosa che a loro non è passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Agire sugli effetti dei problemi e non sulle cause è in fondo così semplice, quasi quanto rimandare il “giorno del giudizio” economico con una stampante.

 

2 thoughts on “Monti la smetta di blaterare sul voto di scambio

  1. Antonino Trunfio February 9, 2013 / 11:10 am

    Monti non è un’ipocrita caro Giovanni. Se fosse solo quello, nessuno lo voterebbe il 24 prossimo, perchè l’ipocrisia è cosa insopportabile per tutti. Monti è solo un illusionista, uno dei tanti del circo della politica.

    • Giovanni February 9, 2013 / 12:11 pm

      Caro Antonino, sul fatto che Monti non sia solo un ipocrita sono perfettamente d’accordo con te

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