Volontarietà e libertà contrattuale sono due cose diverse

GIOVANNI BIRINDELLI (27.2.2013)

(Original publication: Catallaxy Institute)

I contratti volontari possono essere raggruppati in due grandi categorie, che possiamo chiamare statalista e liberale.

Il contratto volontario statalista (quello che si intende oggi come contratto volontario in sistemi totalitari come quello italiano) prevede:

  1. che ci siano necessariamente tre parti: Tizio, Caio e lo Stato;
  2. che Tizio e Caio si accordino sui termini di uno scambio nei limiti di ‘legge’;
  3. che la ‘legge’ sia decisa dallo Stato: cioè che sia costituita dalle decisioni arbitrarie di chi detiene il potere politico;

Un corollario del punto 3 è che la ‘legge’ sia formata da innumerevoli codici e codicilli che non hanno nulla a che vedere con la legge intesa come principio e che è impossibile per qualunque persona, anche se fosse un avvocato e non facesse altro nella vita, conoscerla in ogni dettaglio.

Quindi l’accordo fra Tizio e Caio in questo caso è formato da due parti:

A. La parte che dipende dalla volontà di Tizio e Caio: per esempio, in un contratto di lavoro, il compenso (e a volte oggi nemmeno quello).

B. La parte che non dipende dalla volontà di Tizio e Caio, ma che dipende dalla volontà di chi detiene il potere politico illimitato. Questa parte è costituita dalla ‘leggi’ fatte dallo Stato che, essendo provvedimenti particolari e arbitrari, tendono a crescere in numero.

In questo caso, quindi, la parte B tende a essere molto maggiore della parte A e, in un contratto volontario statalista, succede spessissimo e quasi necessariamente che le persone firmano un contratto senza conoscere la parte B. Il tipico esempio sono gli attuali contratti di lavoro, di affitto e di deposito bancario.

Nel caso del deposito bancario, ad esempio, se si chiedesse a 1.000 persone che depositano 1.000 euro in banca se esse ritengono che quei 1.000 euro siano di loro proprietà, sarebbe difficile trovarne una sola che risponda “no”; eppure l’articolo 1834 del Codice Civile italiano recita che “nei depositi di una somma di denaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà”. In sostanza quelle 1.000 persone credono di star depositando in banca i loro soldi ma in realtà li stanno prestando alla banca (per capire la differenza e le diverse implicazioni, si veda articolo precedente).

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Poi c’è il contratto volontario liberale o libertario (i due differiscono in aspetti che qui non è necessario discutere: per i fini che ci interessano possiamo considerarli equivalenti) che prevede:

  1. che ci siano necessariamente solo due parti (non tre): Tizio e Caio;
  2. che Tizio e Caio si accordino sui termini di uno scambio nei limiti di legge;
  3. che la legge sia costituita da un principio astratto e generale.

Un corollario del punto 3 è che la legge è costituita da pochissimi principi generali e astratti, cioè da regole di comportamento valide per tutti nello stesso modo, le quali generalmente sono conosciute da Tizio e Caio che hanno cominciato ad assimilarle dall’ambiente circostante fin dalla nascita. Una differenza fra l’approccio liberale e quello libertario è che per il primo (p. es. Friedrich von Hayek) questa legge deve essere difesa dallo Stato (secondo un “sotto-approccio” sempre, secondo un altro “sotto-approccio” solo in ultima istanza), mentre per il secondo (p. es. Murray Rothbard) questa può essere difesa privatamente. Come dicevo, tuttavia, a questo stadio questa differenza fra i due approcci è irrilevante.

Quindi l’accordo fra Tizio e Caio è formato da due parti:

A. La parte che dipende dalla volontà di Tizio e Caio;

B. La parte che non dipende dalla volontà di Tizio e Caio. Questa parte, essendo la legge intesa come principio generale e astratto, è generalmente perfettamente conosciuta o comunque ‘sentita’ sia da Tizio che da Caio.

Essendo la legge intesa come principio non arbitraria e generale, il numero di leggi è estremamente contenuto e non arbitrariamente modificabile: di conseguenza la parte A tenderà a essere molto maggiore della parte B.

Quindi non solo la parte A è maggiore di prima e la parte B infinitamente minore rispetto al caso precedente ma entrambe sono generalmente conosciute sia a Tizio che a Caio.

Il tipico esempio sono i contratti di lavoro, di affitto e di deposto che ci sarebbero in una società libera, e non socialista come quella attuale. In tutti questi casi, un risultato analogo a quello dell’esperimento suggerito sopra a proposito del deposito bancario e dell’articolo 1834 del Codice Civile sarebbe impossibile.

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In sintesi, la teoria libertaria dei contratti (che sinteticamente può essere enunciata dicendo che “è lecito qualsiasi contratto liberamente accettato da più individui, il quale riguardi esclusivamente le loro proprietà. La limitazione o proibizione di un simile contratto è un atto di aggressione contro le proprietà di tali individui”) prevede due elementi:

1. la volontarietà (il contratto deve essere “liberamente accettato”)

2. la libertà contrattuale (“La limitazione o proibizione di un simile contratto è un atto di aggressione contro le proprietà di tali individui”).

La volontarietà di un contratto non basta per qualificarlo come compatibile con la teoria liberale o libertaria dei contratti: come dice Huerta de Soto a proposito del contratto di deposito in un sistema a riserva frazionaria, “non importa se i correntisti, i banchieri e coloro che ricevono in prestito del denaro raggiungono particolari accordi volontariamente o meno se, attraverso il sistema della riserva frazionaria, questi accordi influenzano il denaro e danneggiano il pubblico in generale”. Esistono infatti due tipi di contratto volontario (non un tipo solo): quello che include la libertà contrattuale (che io ho chiamato contratto volontario liberale) e quello che non prevede la libertà contrattuale (che io ho chiamato contratto volontario statalista): solo il primo è compatibile con la teoria liberale o libertaria dei contratti. L’altro è tipico della cosiddetta “economia sociale di mercato” (per questo è quello che si adotta oggi in Italia, per esempio nei contratti di lavoro, di affitto, di deposito, eccetera).

In conclusione, solo un contratto volontario liberale è legittimo, implica piena conoscenza da entrambe le parti ed è compatibile con la società libera.

2 thoughts on “Volontarietà e libertà contrattuale sono due cose diverse

  1. Giovanni February 28, 2013 / 6:24 pm

    Si Antonino, l’idea del ‘contratto sociale’ è assurda e totalitaria, del resto basta leggere il “Contratto sociale” di Rousseau in qui egli sostiene che, laddove vige questo tipo di ‘contratto’, se la maggioranza decide che Tizio deve morire per il bene comune, ebbene è giusto che la maggioranza uccida Tizio. Oggi invece che uccidere si ruba, ma il principio è lo stesso. Un caro saluto.

  2. Antonino Trunfio February 28, 2013 / 2:21 am

    Dicono che quando nasci in un posto, hai firmato alla cieca senza mai prendere una penna in mano, il contratto sociale. E che importa se lo conosci, lo hai mai letto e tanto meno se lo condividi e ti hanno mai chiesto di firmarlo.
    In itaglia il contratto sociale corrisponde essenzialmente al fatto che chiunque sia nato in questa area geografica del mondo a forma di stivale dopo la seconda guerra mondiale, è sottoposto alla costituzione repubblicana e a tutte le cancerogene derivazioni legislative.

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