Confiscare i risparmi è una follia!

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.3.2013

(Original publication: Movimento Libertario, qui in versione aggiornata)

Nella sua semplicità, oscenità e idiozia, la vicenda di Cipro ha contagiato il resto d’Europa e non solo. Il ministro spagnolo dell’Economia, Luis De Guindos, ha proclamato in Senato che “i depositi in banca sotto i 100 mila euro sono sacri e che i risparmiatori non si devo allarmare”, ma la Spagna ha cambiato una norma costituzionale che consente un prelievo forzoso una tantum dai conti (che prima era proibito per legge). La Nuova Zelanda sembra interessata ad adottare una misura del genere. Come in molti hanno osservato, la vicenda di Cipro (e, non scordiamocelo, della UE che ha avallato questo atto di saccheggio) ha rotto un tabù. La confisca dei risparmi ha delle implicazioni enormi, sia sotto il profilo della legittimità che sotto quello economico. In questo articolo, per ragioni di brevità, considero solo un aspetto economico di questa follia.

Una sotto-causa determinante della crisi (la causa ultima è sempre l’idea filosofica di ‘legge’ intesa come provvedimento particolare, cioè come strumento di potere) è la sottodimensione dei risparmi rispetto agli investimenti. Questa sottodimensione relativa è stata prodotta dalla manipolazione monetaria e del credito e in particolare dal meccanismo della riserva frazionaria mediante la quale, in violazione della legge intesa come principio generale e astratto, le banche hanno potuto legalmente prestare ad altri i soldi depositati dai correntisti. Ciò ha prodotto, tra le altre cose, l’espansione del credito e quindi un tasso d’interesse artificialmente basso grazie al quale sono stati fatti molti più investimenti (e in processi produttivi molto più lunghi) di quanto era consentito dai risparmi esistenti. Questo castello di carta doveva necessariamente crollare, come sa chi conosce la teoria dei cicli economici della Scuola Austriaca, ed è crollato. Se c’è una via d’uscita economica dalla crisi, questa richiede necessariamente, fra le altre cose, una correzione di quella distorsione prodotta dalla manipolazione monetaria e del credito e quindi un aumento volontario dei risparmi, non una loro diminuzione mediante confisca, la quale non farà altro che prolungare e peggiorare la crisi.

Per capire alcune delle ragioni di fondo per cui misure predatorie sui risparmi quali il prelievo forzoso sui conti correnti comportano un’accelerazione verso il precipizio, è necessario capire la relazione che lega i risparmi alla crescita. E per capire questa relazione, basta riportare (con qualche insignificante modifica a contorno) l’esempio ultra-semplificato che a suo tempo fece Eugen von Böhm-Bawerk; un esempio che possono capire anche i bambini a cui può essere infatti raccontato sotto forma di favola.

Supponiamo che Tizio, per esempio a seguito di un naufragio avvenuto in primavera, si ritrovi da solo su un’isola in cui l’unica cosa commestibile in quella stagione siano le ciliege che si trovano su alberi che sono piuttosto alti e lontani l’uno dall’altro. Per salvarsi Tizio deve costruire una barca ma, prima ancora, deve nutrirsi: anzi, Tizio deve costruire la barca prima che passi la stagione delle ciliege. Tuttavia egli non ha tempo di costruire la barca perché passa la giornata a raccogliere le ciliege di cui ha bisogno per nutrirsi: infatti può raccogliere solo quelle a cui arriva da terra e deve camminare molto fra un albero e l’altro. A Tizio viene l’idea di costruire una scala: una volta completata, questa gli consentirà di raccogliere molte più ciliege in molto meno tempo (di aumentare la produttività nella raccolta di ciliege) e quindi di avere il tempo e le energie necessari per costruire la barca e salvarsi. Tizio stima che la costruzione della scala richiede cinque giorni di lavoro, durante i quali egli non potrà raccogliere ciliege. Quindi, per costruire la scala, Tizio deve risparmiare ciliege sufficienti per cinque giorni (cioè deve ridurre il suo consumo di ciliege abbastanza per avere ciliege sufficienti per cinque giorni).

Ora, se le ciliege risparmiate bastano per cinque giorni, come abbiamo visto, Tizio riuscirà a completare la scala, il che gli darà la possibilità di costruire la barca e quindi di salvarsi. Ma supponiamo che egli abbia fatto male i calcoli e che la quantità di ciliege risparmiate sia sufficiente a garantirgli la sopravvivenza solo per tre giorni e non per cinque. Cosa succede in questo caso? Succede che, allo scadere del terzo giorno, Tizio scopre l’errore ed è costretto ad abbandonare il progetto di costruzione della scala: egli avrà perso tempo e risorse per nulla; i suoi risparmi saranno stati sprecati inutilmente. Psicologicamente abbattuto, egli tornerà a raccogliere ciliege da terra fin quando sarà possibile, sapendo che, dopo pochi giorni, finita la stagione delle ciliege, egli morirà di fame sull’isola (altro che costruirsi una barca per salvarsi!).

Tizio quindi morirà a causa di un’informazione sbagliata: quella relativa alla quantità di risparmi (di ciliege) disponibili. Qual’è oggi l’indicatore che dà questa informazione? Il tasso d’interesse. La prima componente del tasso d’interesse di mercato è infatti il cosiddetto tasso d’interesse puro, e cioè il prezzo della preferenza temporale: il prezzo di beni presenti in termini di beni futuri. Dove c’è denaro e intermediazione bancaria, i risparmi possono non essere di chi investe (né devono essere tutti necessariamente trasformati in investimenti) ma ciò non toglie che, perché gli investimenti siano sostenibili, le risorse per essi devono necessariamente provenire dai risparmi. Un tasso d’interesse alto segnala che ci sono pochi risparmi disponibili per gli investimenti (cioè che le persone tendenzialmente preferiscono beni presenti a beni futuri); viceversa un tasso d’interesse basso segnala che ci sono molti risparmi disponibili. La manipolazione monetaria e del credito, e in particolare la riserva frazionaria grazie alla quale le banche hanno potuto espandere il credito (cioè creare denaro dal nulla), ha distorto il tasso d’interesse, rendendolo molto più basso di quello corrispondente ai risparmi esistenti: cioè ha segnalato a Tizio che le ciliege disponibili erano molte di più di quelle effettive. La crisi che stiamo vivendo (per esempio le imprese che stanno cadendo a grappoli) è Tizio che sta abbandonando il progetto di costruzione della scala a causa del fatto che le ciliege erano insufficienti per la sua costruzione.

Perché Tizio possa costruire la scala, cioè per uscire dalla crisi, occorrono quindi più risparmi volontari (più ciliege), non meno: e quindi occorre una struttura economico-istituzionale che li favorisca. Depredare Tizio delle ciliege disponibili (i risparmi) che già erano insufficienti significa confondere la cura con il male, significa accelerare verso il precipizio pensando di allontanarsene. Significa essere idioti o, il che è lo stesso, anticapitalisti: il capitalista è infatti colui che risparmia. L’anticapitalista, l’idiota, è colui che è nemico del risparmio, colui che crede che creando denaro finto si possa produrre crescita e non solamente, e necessariamente, crisi e depressione sempre peggiori.

One thought on “Confiscare i risparmi è una follia!

  1. Antonino Trunfio March 21, 2013 / 1:39 pm

    Egregio Giovanni,
    è arrivato il momento che queste cose che scrivi diventino un corso vero e proprio.

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s