La “Maxxi” parassita e il Confuso della Sera

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.7.2013

(Original publication: Movimento Libertario)

Nel Settembre 2012, Giovanna Melandri, parlamentare PD non rieletta dopo esservi stata per cinque legislature, venne nominata presidente del Maxxi, il nuovo museo romano dell’arte contemporanea. Visti i malumori (perfino all’interno di una parte del suo stesso partito, ed è tutto dire), per questa nomina giudicata essere quantomeno “inopportuna” sotto diversi punti di vista (soprattutto sotto quello delle procedure), la Sig.ra Melandri si impegnò a svolgere questo lavoro senza compenso, gratis. Nelle sue parole, «totalmente gratuitamente». In un recente articolo sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella mette in evidenza il ruolo determinante che questa promessa della Sig.ra Melandri ebbe nella sua nomina.

Adesso, tuttavia, viene fuori che quell’impegno era a termine e che la Sig.ra Melandri, auto-proclamatasi “manager”, a partire da settembre-ottobre 2013 percepirà uno stipendio da dirigente. In altre parole, la Sig.ra Melandri «fa retromarcia».

Ora, credo che un commento sulla vita “professionale” di un parassita, cioè di una persona che vive di denaro estorto dallo Stato con la forza alle persone invece che ottenuto mediante uno scambio volontario e legittimo, non valga il foglio di carta su cui viene scritto, quindi non ne parlerò.

Quello che invece richiede un breve commento è il pensiero di Gian Antonio Stella, che nel suo articolo scrive:

  1. «è giusto che chi guida un grande museo lo faccia gratis? … Se si tratta di un professionista famoso e magari strappato alla concorrenza perché venga a lavorare una dozzina di ore al giorno con l’obiettivo di far di quel museo una straordinaria vetrina nel pianeta, allora no, non deve lavorare gratis. Deve essere pagato e pagato bene.
  2. Questo tipo di professionisti, però, proprio come i grandi chirurghi e i grandi fisici nucleari e i grandi architetti, si vanno a cercare sul mercato. Possibilmente (e già qui l’Italia è zoppa) il mercato internazionale. Non si scelgono, quei professionisti, tra amici, colleghi, compagni di partito o amabili frequentatori delle terrazze romane. Ed è su questo punto che la nomina di Giovanna Melandri, l’anno scorso, sollevò un putiferio».

Se, come sembra dato per scontato visto l’oggetto dell’articolo, il “grande museo” di cui parla Stella è “pubblico”, la risposta che egli dà al primo punto è sbagliata, e di grosso: chi guida un grande museo pubblico non deve essere pagato un centesimo per la semplice ragione che quel grande museo non dovrebbe proprio esistere. L’esistenza stessa di musei pubblici è espressione di totalitarismo. L’argomentazione di questa tesi la ho in parte sviluppata in un altro articolo e quindi qui non la ripeto per motivi di spazio.

Nel secondo passaggio, Stella mostra di avere un’idea piuttosto confusa di cosa sia il mercato. Il mercato è quell’ordine economico che è prodotto dagli scambi volontari fra le persone e che è regolato dalla Legge intesa come principio astratto (cioè come regola generale di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo), non come provvedimento particolare. Se in uno scambio una delle due parti paga l’altra con denaro che, grazie alla “legge” intesa come provvedimento particolare (cioè come strumento di potere) e non come principio generale (cioè come limite al potere), è stato estorto con la forza ad altri (e non ottenuto mediante scambi volontari), questo non è mercato ma distruzione del mercato.

Se l’Italia affonda non è a causa della cosiddetta “casta”: la società produttiva avrebbe ancora la forza per spazzarla via con un soffio e per vaccinarsi contro di essa. Se l’Italia affonda è a causa della sempre più dilagante confusione sul significato di parole quali legge, uguaglianza davanti alla legge, mercato, democrazia, denaro: una confusione che intellettuali come Gian Antonio Stella (se consapevolmente o meno non lo so) fanno tutto ciò che è umanamente possibile per consolidare ed estendere. È grazie a questa confusione, e quindi anche grazie a questi intellettuali, che la burocrazia dilaga, che l’interventismo economico dello Stato si espande, che le tasse il debito pubblico aumentano e che l’economia muore.

2 thoughts on “La “Maxxi” parassita e il Confuso della Sera

  1. Antonino Trunfio July 30, 2013 / 12:00 am

    Non accampo meriti, ma mi pare caro Giovanni, già dal titolo che ci sia contagio del mio congenito sarcasmo e inguaribile ironia. Spero tuttavia vivamente che il contagio sia reciproco, e che io possa essere, anche se non sempre, più moderato e temperante, come insegni tu con i tuoi post. Cordiali Saluti

    • Giovanni July 30, 2013 / 9:47 am

      Un caro saluto a te Antonino, i tuoi commenti mi mettono sempre una grande allegria! Buona giornata!

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