Propaganda di regime in preparazione dell’imposta patrimoniale

GIOVANNI BIRINDELLI, 27.1.2014

Corriere della Sera: “Italia: i ricchi sempre più ricchi. il 10% possiede il 46,6% del paese”. In preparazione dell’imposta patrimoninale, continua il lavaggio del cervello mediatico delle masse facente leva su quella che John Stuart Mill efficacemente chiamò “la più antisociale e odiosa della passioni” (l’invidia).

Considerazione 1: la distribuzione della ricchezza non ha alcuna rilevanza morale. L’unica cosa che ha rilevanza dal punto di vista morale (e che quindi può essere legittimamente oggetto di un’azione coercitiva dello stato) è il modo in cui è stata acquisita quella ricchezza. Se lo 0,1% delle persone possedesse il 99,99% della ricchezza ma l’avesse guadagnata onestamente (p. es. attraverso atti di scambio o donazione volontari), una eventuale misura coercitiva dello stato volta ad alterare questa distribuzione del reddito sarebbe criminale (p. es. “democratica” fra virgolette). Se invece il 50% delle persone possedesse il 50% della ricchezza ma l’avesse ricevuta da un’azione coercitiva (come nel caso dei parassiti, cioè di coloro che ricevono denaro estorto ad altri con la violenza mediante le tasse, p. es. gli impiegati pubblici) allora sarebbe criminale non solamente lo stato che avesse imposto queste tasse, ma anche quello che non restituisse il maltolto ai legittimi proprietari.

Considerazione 2. Un’azione coercitiva dello stato che avesse l’obiettivo di conseguire una redistribuzione delle risorse considerata “equa” nel senso “da chi ha di più a chi ha di meno” invece che nel senso “da chi ha ricevuto denaro frutto di violenza a chi ha ricevuto denaro frutto di scambi volontari”, violerebbe (viola) l’uguaglianza davanti alla Legge: poiché siamo tutti diversi l’uno dall’altro sotto infiniti aspetti (le nostre inclinazioni, le nostre preferenze, le nostre priorità, le nostre capacità, il nostro background, le nostre situazioni, la nostra fortuna, ecc.), nei limiti in cui venisse rispettata l’uguaglianza davanti alla Legge finiremmo tutti in posizioni materiali diverse. Un’uguaglianza di posizione materiale (o anche solo una maggiore uguaglianza di posizione materiale) può essere coercitivamente ottenuta solo al prezzo di violare l’uguaglianza davanti alla Legge: quella stessa idea astratta di uguaglianza davanti alla Legge che è stata violata dal nazismo nei confronti degli ebrei; violazione che viene in questi giorni del ricordo condannata con veemenza proprio da coloro che la auspicano in altri ambiti.

Considerazione 3: Abbiamo appena visto che nei limiti in cui venisse rispettata l’uguaglianza davanti alla Legge finiremmo tutti in posizioni materiali diverse. In una situazione di libero mercato, tuttavia, queste posizioni materiali diverse tenderanno generalmente ad avvicinarsi fra loro (non che questo abbia alcuna rilevanza morale come abbiamo visto). Infatti, grazie al maggior e al miglior uso che fa della conoscenza capillarmente dispersa fra le persone, il libero mercato crea prosperità (mentre, per il motivo inverso, l’interventismo crea miseria). Coloro che, vedendo un’asimmetria nella cosiddetta distribuzione del reddito, hanno l’impulso di correggerla mediante coercizione (p. es. tasse), oltre a manifestare la loro invidia e la loro bassezza morale, manifestano la loro profonda ignoranza economica. Come dei bambini di due anni, essi non riescono a concepire altra possibilità che quella di intervenire per “riaggiustare” direttamente tale asimmetria ma, non avendo mai studiato una virgola di economia (né di storia, evidentemente), essi non sanno che il modo migliore per migliorare la posizione economica di coloro che sono economicamente più fragili e anche, incidentalmente, per ridurre le disuguaglianze nella posizione materiale, è eliminare la redistribuzione delle risorse e rispettare i diritti di proprietà. In altre parole, affidarsi al capitalismo e al libero mercato.

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