Beppe Grillo e il reato di istigazione di militari

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.2.2014

(Pubblicazione originale: L’Indipendenza)

Pare, dunque, che Beppe Grillo sia indagato a Genova per istigazione di militari alla disobbedienza. Non pensavo che ci sarebbe mai stata un’occasione in cui sarei stato solidale con Beppe Grillo. E invece i totalitari (di sinistra in questo caso) riescono a creare perfino questa occasione.

Il reato stesso di “istigazione” è incompatibile con la responsabilità individuale e quindi con la libertà: per questo in Italia abbiamo così tanti reati di istigazione. L’azione umana implica responsabilità individuale: questa responsabilità deriva dal fatto che chi compie quell’azione è l’unico che detiene la conoscenza rilevante per compierla (di quali sono le proprie priorità individuali, per esempio). Se compro un barattolo di cioccolata non sono stato “istigato” dalla pubblicità della casa produttrice: ho scelto di comprarlo. Nulla cambia, naturalmente, nel caso di Tizio che cerca di convincere Caio a commettere un crimine: anche in questo caso chi commette l’azione è interamente responsabile di quell’azione e sostenere che chi lo ha convinto a compierla ha parte della colpa è incompatibile con la libertà. Togliere alle persone la responsabilità integrale delle loro azioni vuol dire togliere loro la dignità: e questa è una delle maggiori aspirazioni del totalitarismo.

Grillo è stato accusato di aver violato l’articolo 266 del codice penale, il quale prevede che «chiunque istiga i militari a disobbedire alle leggi o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, ovvero fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni». Mi è difficile immaginare parole che più di queste calpestino la dignità di una persona: di un militare in questo caso. Tuttavia le implicazioni totalitarie di questo articolo vanno ben oltre il privare le persone della loro dignità. Infatti, quanto questo articolo sia l’essenza della “legge” fiat e quindi sia l’opposto della Legge è chiaro dal fatto che esso avrebbe potuto essere applicato pari pari dal regime nazista nei confronti delle SS (e probabilmente lo è stato). Al militare non si chiede, in sostanza, di difendere la Legge, il principio astratto, la regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo: gli si chiede di ubbidire ai comandi dell’autorità, che l’autorità chiama “leggi” per dare loro rispettabilità ma che sono espressione di quel potere arbitrario che la Legge era nata appunto per limitare. Secondo questo articolo 266, se lo stato emettesse una “legge” che obbligasse un militare a uccidere un innocente e Tizio esortasse il militare a non farlo, Tizio starebbe commettendo un crimine. Il totalitarismo ha bisogno di rendere criminali coloro che non piegano la testa di fronte a crimini di stato: questo articolo 266 è ciò che gli consente di farlo.

Si dirà: ma la “legge” fiat non potrebbe mai legalizzare l’uccisione di un innocente. La “legge” fiat ha legalizzato il crimine della contraffazione (stampa di denaro da parte delle banche centrali), quello dell’appropriazione indebita (riserva frazionaria), quello della violazione dell’uguaglianza davanti alla Legge (oggi nel caso della progressività fiscale, per esempio) e molti altri. Se si vede il filmato “collateral murder” e si studia la storia di Bradley/Chelsea Manning che è stato condannato per aver denunciato quel crimine di guerra che ha portato all’uccisione di persone innocenti, si potrebbe cominciare a nutrire qualche dubbio sul fatto che oggi non ci siano “leggi” che legalizzano l’uccisione di persone innocenti (vedi per esempio qui: https://firstlook.org/theintercept/article/2014/02/10/the-nsas-secret-role/). Il punto tuttavia non è se queste “leggi” ci sono o meno: è se esse ci possono essere o meno: e dove la legge è la “legge” fiat esse ci possono essere.

Per fortuna, eroi come Edward Snowden ci ricordano che anche nella vita reale, e non solo al cinema, anche all’interno della macchina statale e in particolare del suo apparato gerarchico-militare ci sono persone che ragionano con la propria testa, che mantengono intatto il loro onore e la loro dignità. Guardando dentro loro stesse, queste persone sono ancora capaci di distinguere fra la “legge” fiat e la Legge (cioè fra i comandi arbitrari dell’autorità che esistono solo in quanto sue decisioni e quei principi generali che esistono indipendentemente da essa e che quindi costituiscono un limite invalicabile alle sue azioni) e non rinunciano a difendere la seconda perfino sotto minaccia da parte dello stato totalitario.

L’idea totalitaria di “legge” su cui è basata l’accusa a Beppe Grillo è la medesima a cui Grillo stesso avrebbe bisogno di ricorrere, per esempio, per introdurre il suo “reddito di cittadinanza”. Il polilogismo, cioè la mancanza assoluta di coerenza intellettuale, il ricorrere a paradigmi incompatibili fra loro a seconda dei capricci e interessi che prevalgono in diversi casi particolari, è ciò che caratterizza il totalitarismo moderno e quindi il Movimento 5 Stelle così come le forze di “destra” e quelle di “sinistra”.

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