Banche centrali e Bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.3.2014

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

L’applicazione della scienza economica è necessariamente impossibile da parte delle istituzioni che sono espressione delle “democrazie” totalitarie: una delle principali ragioni è che tale applicazione porterebbe necessariamente a una loro immediata e definitiva soppressione.  La soluzione che hanno trovato queste istituzioni per sopravvivere è allora quella di ignorare, o far finta di ignorare, la scienza economica, sostituendola con una serie di barzellette.

L’ultimo esempio in questo senso viene dalla banca centrale danese, la quale, come riportato da un recente articolo, «ha emesso un duro avvertimento su bitcoin, dicendo che non è denaro nel senso vero della parola in quanto non è garantito da un’istituzione emittente. Invece che funzionare come denaro, i bitcoins mostrano le caratteristiche delle merci – cioè, le persone danno loro valore, non gli emittenti e le banche centrali. Allo stesso tempo, dice la banca, i bitcoin non hanno valore intrinseco come l’oro o l’argento e hanno una maggiore somiglianza con le perline di vetro – un riferimento apparente alle perline che nei secoli scorsi erano scambiate con oro, avorio e altre merci … Poiché i bitcoins non sono protetti da garanzie sui depositi …, gli investitori sono esposti a un alto livello di rischio». Non deve stupire che ad affermare una tale quantità di cialtronate economiche in così poche righe sia stata una banca centrale: per la ragione menzionata in apertura, solo una banca centrale o un ministero dell’economia di una “democrazia” totalitaria potevano dimostrare (o fingere) una così totale ignoranza della scienza economica, per non parlare di quella relativa a bitcoin (di seguito, tranne che per le citazioni, userò la “b” minuscola per riferirmi al protocollo bitcoin e la “B” maiuscola per riferirmi alla sua prima applicazione: la moneta digitale Bitcoin).

Passiamo brevemente in rassegna le cialtronate contenute nel passaggio citato:

1. «bitcoin … non è denaro nel senso vero della parola in quanto non è garantito da un’istituzione emittente». La banca centrale, cioè l’istituzione che ha il privilegio della stampa di denaro a corso forzoso, evidentemente non sa cos’è il denaro. Non è infatti la “garanzia di una istituzione emittente” che rende il denaro tale, ma il fatto che, fra tutte le merci, attraverso un processo spontaneo e decentralizzato, sia quella che è stata non arbitrariamente selezionata come la più commerciabile. In quanto ordine spontaneo, il denaro infatti esisteva prima delle banche centrali o di altre “istituzioni emittenti” allo stesso modo in cui la Legge intesa come principio esisteva prima delle autorità legislative. Inoltre, quello stampato da una banca centrale in regime di corso forzoso non è denaro in senso proprio, ma “denaro” fiat e quindi l’opposto del denaro, allo stesso modo in cui quella fatta dalle autorità legislative delle “democrazie” totalitarie non è la Legge ma la “legge” fiat e quindi l’opposto della Legge. Il “denaro” fiat è l’opposto del denaro per la stessa ragione per cui la “legge” fiat è l’opposto della Legge: sono entrambe istituzioni sociali “fatte”, cioè imposte arbitrariamente dall’alto, non sono emerse spontaneamente attraverso un processo evolutivo e spontaneo di selezione di usi e convenzioni di successo (in altre parole non sono ordini spontanei). Ripeto: non deve stupire che la banca centrale non sappia o finga di non sapere cosa sia il denaro (allo stesso modo in cui non deve stupire che un governo o un parlamento “democratico” non sappiano o fingano di non sapere cosa sia la Legge): la stessa esistenza di queste istituzioni dipende dalla maggiore ignoranza possibile su cosa siano il denaro e la Legge, ignoranza a cui la scuola e l’università pubbliche sono strumentali.

2. «Invece che funzionare come denaro, i bitcoins mostrano le caratteristiche delle merci»: come abbiamo visto, il denaro è una merce, in particolare è la merce più commerciabile.

3. «…cioè, le persone danno loro valore, non gli emittenti e le banche centrali». Oltre a non sapere cosa sia il denaro, la banca centrale mostra (o finge) di non avere la più pallida idea di cosa sia il valore economico. Il valore economico di una cosa in termini di un’altra (per esempio di denaro, cioè della merce più commerciabile) è dato dalla quantità della seconda (di sua proprietà) a cui una persona ha rinunciato per ottenere la prima. Il valore economico di una cosa dipende quindi dalle azioni delle persone e dalle preferenze individuali e soggettive che stanno alla base di queste azioni individuali: uno scambio economico può aversi solo laddove il valore dell’oggetto acquistato sia soggettivamente ritenuto essere superiore a quello della merce ceduta in cambio. In altre parole, proprio perché sono le persone a dargli valore, il bitcoin ha valore economico.

4. «Allo stesso tempo, dice la banca, i bitcoin non hanno valore intrinseco come l’oro o l’argento e hanno una maggiore somiglianza con le perline di vetro»: come abbiamo visto, il cosiddetto “valore intrinseco” è un non-senso economico. Di nuovo, il valore di un abito non è dato dal numero di ore lavorate per realizzarlo o dal fatto che può essere utilizzato ma da quanto della sua proprietà una persona è disposta a privarsi per ottenerlo. Se l’abito è ritenuto orrendo da tutti e non c’è una sola persona disposta a scambiare qualcosa di sua proprietà per averlo, il valore economico di quell’abito è nullo, indipendentemente dal numero di ore lavorate per fabbricarlo o dal fatto che possa essere usato (per questa ragione il valore economico del lavoro di un dipendente pubblico, per esempio, è sempre necessariamente nullo: nessuno ha liberamente ceduto beni di sua proprietà per ottenere i suoi servizi). In un recente articolo, un esperto di Bitcoin ha sostenuto che «Laddove all’oro veniva attribuito valore per il suo colore, la sua malleabilità, la sua purezza e le sue proprietà anticorrosive, a bitcoin è attribuito valore per la sua velocità, la sua decentralizzazione, la sua anonimità e i suoi costi di transazione estremamente bassi». Questo passaggio sembra suggerire che Bitcoin abbia “valore intrinseco” come l’oro: nei limiti in cui questo è il messaggio che vuole trasmettere, l’autore di questo passaggio commette lo stesso errore che commettono tutti coloro che non sanno cos’è il valore economico e cioè che non conoscono la teoria soggettiva del valore (l’unica teoria del valore economicamente coerente). Mentre è possibile osservare che a Bitcoin è attribuito valore economico, non è possibile sapere per che cosa a Bitcoin è attribuito valore perché occorrerebbe conoscere la storia, i pensieri e le emozioni di ogni singola persona che ha scambiato Bitcoin in ogni momento. Nel mio caso particolare, per esempio, alcune delle molte ragioni per cui io dò valore ai Bitcoins è che li considero uno strumento di resistenza contro la “democrazia” totalitaria, le cui istituzioni si reggono in gran parte sulla possibilità di creare “denaro” fiat dal nulla e cioè sulla manipolazione monetaria che è impossibile nel caso di Bitcoin e che, in quanto crimine (essa infatti non è altro che contraffazione), è resa possibile dalla “legge” fiat sotto forma di privilegio.

5. «Poiché i bitcoins non sono protetti da garanzie sui depositi …, gli investitori sono esposti a un alto livello di rischio». Come dire: poiché il denaro contante ritirato dalla banca non è protetto dalle garanzie sui depositi, coloro che ritirano denaro contante sono esposti a un elevato livello di rischio. Per diversi aspetti, i Bitcoins sono infatti assimilabili a denaro contante: una differenza fondamentale, tuttavia, è che mentre quest’ultimo viene regolarmente contraffatto dalle banche centrali (le quali, inflazionando la moneta, ne diminuiscono il potere d’acquisto), i Bitcoins non possono esserlo: essi possono perdere valore economico, ma non possono essere contraffatti o arbitrariamente/indefinitamente inflazionati (né confiscati). Ora, non è difficile capire perché una banca centrale faccia un discorso a favore dei depositi e contro il contante: dopo la fissazione arbitraria della quantità di moneta, quella del tasso ufficiale di sconto e quella del coefficiente di riserva obbligatorio, la limitazione dell’uso del contante è diventata la nuova frontiera della “politica monetaria” cioè dell’inflazione monetaria. Sembra non esserci limite alla creatività degli stati per espandere artificialmente il credito (e quindi produrre crisi cicliche). A causa del privilegio della riserva frazionaria, ogni mille euro di contante che lo stato ti obbliga a tenere in banca significa, con un coefficiente di riserva dell’1%, fino a 99.000 euro di denaro finto che il sistema bancario nel suo complesso può creare dal nulla, una buona parte del quale finisce nel finanziamento dello stato stesso attraverso la sottoscrizione dei titoli del debito pubblico da parte della banca (interessante a questo proposito la proposta di Huerta de Soto sulla riduzione del debito pubblico, la quale va a colpire proprio le banche). Ora, i Bitcoins sono contante al quadrato: essi non possono essere usati dalle banche a riserva frazionaria per espandere artificialmente il credito e non possono essere usati da queste per comprare titoli del debito pubblico; inoltre non possono essere inflazionati: naturale che le banche centrali, quelle commerciali e gli stati tentino di sfruttare la diffusa ignoranza della scienza economica e quella sul protocollo bitcoin per terrorizzare le persone al fine di ostacolare Bitcoin e, più in generale, le cryptocurrencies.

Tuttavia bitcoin sta al “denaro” fiat più o meno come l’elettricità prodotta in regime di libero mercato sta alla luce di candele prodotte in regime di monopolio legale: è enormemente più sicuro, più efficace, più conveniente, ma soprattutto costituisce un nuovo paradigma (quello del protocollo di certificazione distribuita della proprietà) che rende possibile l’ideazione e la produzione di beni e servizi prima impensabili (anche per livello di privacy) e che vanno molto oltre il denaro (che non è altro che la prima applicazione del protocollo bitcoin e per certi versi la più banale). Le banche centrali non solo non conoscono (o fanno finta di non conoscere) la scienza economica; non solo non hanno capito cosa sia il bitcoin (inteso sia come protocollo che come moneta digitale); ma soprattutto non hanno capito che, grazie a questo protocollo che consente la certificazione della proprietà senza ente certificatore e una struttura di incentivi perfettamente capace di mantenere efficacissima l’operatività della struttura (senza tasse), quella che stiamo vivendo è l’alba di una rivoluzione economica di portata non inferiore alla rivoluzione industriale. Durante questa rivoluzione moriranno intere generazioni di servizi per essere rimpiazzate da quelle di servizi resi possibili dal nuovo paradigma. E l’aspetto più bello e anzi geniale è che in gran parte, grazie al protocollo bitcoin, questa rivoluzione, che è intrinsecamente anti-statalista, è inattaccabile da parte degli stati totalitari: essi possono ostacolarla e rallentarla, ma non possono arginarla.

Se mi trovassi nella posizione di dare un consiglio a una persona che stesse per iscriversi a una facoltà economica, gli suggerirei di non iscriversi all’università ma di investire una frazione di quel denaro per acquistare i testi della Scuola Austriaca di economia (che non avrebbe la possibilità di studiare in praticamente nessuna università) e di investire quel tempo per studiare in parallelo da una parte quei testi e, dall’altra, bitcoin e le cryptocurrencies. Questo è, credo, l’investimento migliore che possa essere fatto per cogliere le opportunità economiche offerte da questo periodo storico: opportunità che capitano non una volta nella vita, ma una volta ogni epoca storica.

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