Lo stato non sente dolore

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.8.2014

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Ministro Guidi: “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale”. Frasi come questa sono la cartina di tornasole dell’analfabetismo economico, oltre che del totalitarismo (i due vanno sempre insieme). Anche se fanno male, soprattutto a chi ne è colpito direttamente, i licenziamenti infatti sono una cosa positiva: essi sono il modo in cui il mercato cerca di auto-curarsi dall’interventismo economico e monetario. Essi sono il modo in cui il mercato parla allo stato e gli dice che deve stare fuori dalle scatole. In questo senso, essi sono come il dolore che segnala al cervello che deve togliere il dito dalla fiamma. Se lo stato ascoltasse il mercato (ma per farlo servirebbero le orecchie, cioè la padronanza della scienza economica, che coloro che controllano lo stato quasi mai hanno, altrimenti non controllerebbero lo stato); se lo stato ascoltasse il mercato, dicevo, toglierebbe il dito dalla fiamma: cioè, tanto per cominciare, abolirebbe le banche centrali, il corso forzoso, le assicurazioni di stato sui depositi bancari (se non direttamente la riserva frazionaria), ogni forma di dazio, sussidio, discriminazione fiscale, ogni forma di regolamentazione diversa dalla Legge intesa come principio (cioè come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo) e dai provvedimenti strettamente necessari alla sua difesa, ogni forma di spesa “pubblica” che non sia immediatamente collegata e strettamente necessaria alla difesa della Legge così intesa. Se lo stato ascoltasse il mercato, chi ha perso il lavoro lo ritroverebbe dopo poco e la disoccupazione non tenderebbe a crescere nel lungo periodo e a diventare permanente. Lo stato, tuttavia, non ha orecchie: la scienza economica non abita lo stato per definizione. Lo stato non sente dolore: le conseguenze delle sue azioni ricadono su altri, non sui parassiti che le producono. Anzi, i sistemi cosiddetti “democratici”, basandosi sull’irresponsabilità individuale, sono caratterizzati da una struttura di incentivi interamente orientata a mettere parti del corpo via via sempre più estese e sempre più vitali sulla fiamma. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” è forse la frase che più di ogni altra esprime il collettivismo, cioè l’incapacità intellettuale di concepire qualcosa che serva gli scopi dell’uomo che non sia stato deciso e progettato da qualcuno: in altre parole, l’incapacità intellettuale di concepire un ordine spontaneo come il mercato o la Legge. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” vuol dire: “Impediamo al sistema di creare posti di lavoro, serve stupidità”.

2 thoughts on “Lo stato non sente dolore

  1. Antonino Trunfio August 30, 2014 / 2:42 pm

    Lo stato non ha orecchie ? mi permetto di aggiungere che forse ha orecchie, naso, vista, ecc… ma che essendo privo di sensibilità e responsabilità, non prende decisioni congrue con i segnali che riceve.

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