L’insostenibilità etica ed economica del cosiddetto ‘stato sociale’

FERRI, GIOVANNI BIRINDELLI, 1.8.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Vorrei capire da assoluto profano, come si colloca la filosofia libertaria di fronte a chi non ce la fa, cioè non riesce a conquistarsi i mezzi necessari per vivere, istruirsi, curarsi. Nonostante ci provi con le sue migliori forze o perché oggettivamente svantaggiato. Nella logica statalista la comunità estesa interviene per mezzo dello stato assistenziale che impone coercitivamente un prelievo tramite la tassazione…. Ho letto i codici dei Liberi Comuni e altri articoli ma non trovo risposta…. Grazie” (Ferri).

Grazie a lei. La filosofia libertaria poggia su un’idea astratta di legge intesa come limite non arbitrario a ogni forma di potere e non come strumento di potere politico arbitrario. La Legge infatti è una regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti (stato per primo, ove ci fosse) allo stesso modo ed esistente indipendentemente dalla volontà di qualunque autorità e di qualunque maggioranza.

Essendo la Legge intesa come limite al potere politico arbitrario un concetto negativo (nel senso che stabilisce cosa un soggetto non può fare, non cosa esso deve fare, né quale particolare situazione sociale, per esempio, deve essere raggiunta), essa è incompatibile col cosiddetto ‘diritto alla vita’ (ognuno ha il diritto a non essere ucciso, ma questa è una cosa diversa), all’istruzione e alla salute: questi infatti sono ‘diritti positivi’. In una società libera, l’unico diritto è quello (negativo) a non essere aggrediti.

Se esistesse il ‘diritto alla salute’, per esempio, sarebbe legittimo aggredire un bambino per asportargli coercitivamente un rene al fine di trapiantarlo a un altro bambino che non ha reni, il che costituisce una violazione della proprietà privata, e quindi della Legge, uguale nella sostanza a quella del prelievo fiscale sul ricco per garantire la salute del povero ad esempio (fra un rene e il denaro cambia la forma particolare di proprietà privata ma non il fatto che trattasi di proprietà privata).

Inoltre, dato che la Legge intesa come limite al potere politico arbitrario limita la persona e lo stato allo stesso modo (e lo fa perché un’azione che è ingiusta se a compierla è un privato cittadino non può diventare miracolosamente giusta se a compierla è lo stato: il che incidentalmente protegge dagli orrori del fascismo, del nazismo, del comunismo e della socialdemocrazia), la Legge impedisce allo stato di imporre coercitivamente un prelievo tramite tassazione.

Quindi, per rispondere alla sua domanda, nei confronti di chi non riesce a conquistarsi i mezzi necessari per vivere, istruirsi, curarsi, e quindi si serve dell’azione coercitiva dello stato per ottenerli, la filosofia libertaria si pone nello stesso modo in cui si pone nei confronti di chi non riesce a conquistarsi i mezzi necessari per vivere, istruirsi, curarsi, e quindi ruba nelle case degli altri per ottenerli.

Detto questo, è necessario fare tre considerazioni in merito alla sua domanda. La prima è che, dove la legge è intesa come limite non arbitrario a ogni forma di potere invece che come strumento di potere politico arbitrario, l’interventismo economico dello stato (a partire dalla manipolazione monetaria e del credito) è impossibile: quindi non solo non ci sarebbero crisi economiche cicliche ma, per ragioni economiche che sarebbe impossibile discutere qui ma che nella sostanza e in ultima analisi dipendono dal fatto che le persone potrebbero utilizzare per i propri fini una conoscenza (anche di tempo e di luogo) che hanno solo loro e che non è disponibile ad alcuna “mente direttrice”, a regime (cioè periodo transitorio dal sistema politico totalitario a parte) ci sarebbero una diffusione di ricchezza e una sua crescita sostenibile che, dal punto di vista del sistema economico in cui siamo oggi, è molto difficile da immaginare. Questo significa che le persone che non riuscirebbero a conquistarsi i mezzi per vivere, istruirsi, curarsi, sarebbero infinitamente di meno di quante sono oggi e, contrariamente a quello che avviene oggi, tenderebbero necessariamente a diminuire nel tempo, non ad aumentare.

La seconda considerazione è che, in una società libera (cioè dove ci fosse la sovranità della Legge intesa come limite non arbitrario a ogni forma di potere, che è cosa opposta alla sovranità del “popolo”) la solidarietà (che è tale solo se è individuale e volontaria) sarebbe molto maggiore di quello che è oggi. Questa relazione inversa fra solidarietà e ‘stato sociale’ (relazione che è stata osservata storicamente da numerosi studiosi) si spiega col fatto che, in presenza di uno stato invasivo, le persone si sentono sollevate dal loro ‘dovere’ autoimposto di essere solidali in quanto “tanto ci pensa lo stato, e pago le tasse per quello”, mentre, in assenza di intervento dello stato, tale deresponsabilizzazione non potrebbe esserci e quindi ci sarebbe maggiore solidarietà.

La terza e ultima considerazione è che la sua frase “Nella logica statalista la comunità estesa interviene per mezzo dello stato assistenziale che impone coercitivamente un prelievo tramite la tassazione” dovrebbe essere preceduta dalle parole “finché i soldi degli altri non finiscono”. Dato che non c’è limite non arbitrario ai ‘diritti positivi’, laddove è possibile imporre coercitivamente un prelievo fiscale tramite tassazione in funzione di ‘diritti positivi’, nel lungo periodo non c’è limite all’espansione delle dimensioni e delle funzioni dello stato e quindi all’esproprio di risorse altrui (non solo attraverso la tassazione esplicita ma anche attraverso quella implicita prodotta dall’inflazione monetaria). Questa conclusione vale in generale ma specialmente nel caso di stati cosiddetti “democratici” in quanto chi controlla questi ultimi tende a comprarsi il consenso coi soldi degli altri espandendo tali ‘diritti’. In altri termini, la positività del ‘diritto’, oltre a basarsi sulla legalizzazione del furto, è (in forme e gradi diversi a seconda dei casi: la Svezia è un caso diverso dalla Grecia per esempio) economicamente insostenibile nel lungo periodo: distrugge ricchezza (e quindi la possibilità di ottenere i servizi a cui lei si riferisce, soprattutto da parte degli ‘ultimi’) invece di crearla.

PS. Un ulteriore approfondimento sui temi proposti dalla sua domanda li può trovare in questo articolo: http://www.movimentolibertario.com/2014/01/il-diritto-allambulanza-e-incompatibile-con-la-liberta/

2 thoughts on “L’insostenibilità etica ed economica del cosiddetto ‘stato sociale’

  1. Marco Dal Pra' December 2, 2015 / 12:52 am

    Premesso che personalmente sarei propenso a maggiori liberalizzazioni in Italia, per ora sono molto scettico sul movimento libertario. Si parla solo di diritti cancellando il concetto qualunque tipo di dovere.
    Faccio un esempio banale con il messaggio del buon padre di famiglia al figlio : “Hai il diritto di cercarti una casa e di andare a vivere per conto tuo, ma hai il dovere di pagare l’affitto”.
    Puro buon senso.
    Eppure questo messaggio sembra mancare completamente nell’ideologia libertaria.
    “Se esistesse il ‘diritto alla salute’, per esempio, sarebbe legittimo aggredire un bambino…”
    Questo paragone è assurdo : i soldi si possono sempre riguadagnare. Il corpo amputato o menomato certamente no.
    “…nei confronti di chi non riesce a conquistarsi i mezzi necessari per vivere….quindi ruba nelle case degli altri per ottenerli”
    Questa frase è veramente offensiva nei riguardi, ad esempio, delle persone disabili, che con questo paragone oltre al danno appunto di avere un handicap, subiscono la (sua) beffa di essere sono trattate come dei delinquenti, solo per il fatto di ricevere la solidarietà dello Stato per la loro condizione.
    La invito a ripensare a quanto ha scritto. Personalmente mi sembra diffamatorio.
    “…l’interventismo economico dello stato (a partire dalla manipolazione monetaria e del credito)” Sono d’accordo che l’interventismo delle banche centrali è esagerato e ci sta portando all’autodistruzione.
    “…le persone che non riuscirebbero a conquistarsi i mezzi per vivere, istruirsi, curarsi, sarebbero infinitamente di meno di quante sono oggi..” Una speranza auspicabile ma tutta da dimostrare, visto che i datori di lavoro potrebbero usare i propri vigilantes per schiavizzare i propri dipendenti (vedi attuali Cina, India,ecc..).
    “….in presenza di uno stato invasivo, le persone si sentono sollevate dal loro ‘dovere’ autoimposto di essere solidali in quanto “tanto ci pensa lo stato, e pago le tasse per quello”,
    Su questo sono d’accordo.
    “la solidarietà …. sarebbe molto maggiore di quello che è oggi.”
    Anche questa è una speranza auspicabile ….ma tutta da dimostrare.
    ” nel caso di stati cosiddetti “democratici” in quanto chi controlla questi ultimi tende a comprarsi il consenso coi soldi degli altri”
    Assolutamente d’accordo
    Concludo : E’ vero che nello Stato (in particolare in quello italiano) ci sono molti sprechi e spese inutili che erodono anche i pensionati con il minimo, ma alla fine la sostanza non cambia :
    per far funzionare il mondo servono dei servizi generali o servizi pubblici o come li si voglia chiamare. E per averli bisogna pagarli. Questo è sempre stato in tutta la storia dell’umanità.
    I libertari sognano che la gente paghi volontariamente ciascun servizio.
    Le tasse invece sono realiste e fanno in modo che tutti paghino, visto che stranamente, i contributi volontari la maggior parte dei cittadini si dimenticano di versarli.
    Parola di chi, di contributi volontari, se ne intende.
    Un saluto cordiale.
    Marco Dal Prà
    .

  2. ferri August 1, 2015 / 1:06 pm

    Grazie, la sua risposta è esauriente e non posso che condividerla. per anni sono stato educato e convinto a considerare il libertarismo come una filosofia egoistica ed antisociale, ma ora, anche grazie ai suoi interventi e all’apertura verso letture della scuola austriaca mi sto convincendo che è esattamente l’opposto e che invece viviamo in una gabbia orwelliana che prosciuga le coscienze oltre che le nostre tasche. Credo che la fiducia nell’uomo e nelle sue capacità ad essere responsabile passi per la libertà condivisa nella comunità, e non nella delega a uno stato, per sua natura totalitario, che ne è la negazione.

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