Benvenuti Luca, Novello, Guglielmo e Francesco

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GIOVANNI BIRINDELLI, 9.9.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

È per me un grande piacere annunciare che Catallaxy Institute ha quattro nuovi membri: Luca Fusari, Novello Papafava dei Carraresi, Guglielmo Piombini e Francesco Simoncelli. Questi studiosi mi hanno fatto l’onore di accettare il mio invito e, per delega, quello degli altri membri di questa piccola associazione.

Luca, Novello, Guglielmo e Francesco non hanno certo bisogno di presentazioni. Grazie al loro lavoro, in Italia essi sono ben noti all’interno della comunità di coloro che, da varie angolazioni e in vari modi, stanno coerentemente dalla parte della libertà e quindi anche della scienza economica intesa nel suo complesso come lo studio dell’azione umana.

Le regole della cortesia e l’approccio individualista che caratterizza le idee di libertà mi obbligherebbero a introdurre ciascuno di questi autori separatamente. Tuttavia, scusandomi, preferisco, non solo per ragioni di brevità, mettere in evidenza un aspetto che essi hanno in comune e una delle differenze che rendono la loro associazione a Catallaxy Institute così preziosa.

Uno degli aspetti che questi autori hanno in comune è la coerenza intellettuale con la quale difendono, ciascuno a modo proprio, le idee di libertà. Questa coerenza intellettuale è oggi una merce rarissima.

Oggi la libertà è sicuramente fuori moda. Io credo che sotto certi aspetti forse sia possibile affermare che mai la ricerca della coerenza nella difesa e nello sviluppo delle idee di libertà si sia trovata in un contesto intellettualmente più avverso di quello odierno. Se infatti il totalitarismo “vecchia maniera” si imponeva sulle cosiddette “persone perbene”, quello moderno si basa su di esse (o meglio su molte di esse), nel senso che trae linfa vitale da esse: dalla loro pigrizia intellettuale; dalla loro mancanza di opportunità di confrontarsi con le idee di libertà (mancanza di opportunità che è stata prodotta intenzionalmente dallo stato stesso, soprattutto attraverso la scuola pubblica); dall’acriticità con cui esse danno per scontati i paradigmi teorici (economici e filosofici) che custodiscono ed estendono l’illimitatezza e l’arbitrarietà del potere politico; dalla loro mancanza d’immaginazione che rende loro inconcepibile ogni ordine spontaneo e quindi li spinge a confondere libertà e caos; dalla loro inconsapevolezza (soprattutto di non poter sapere); dalla loro stupidità nel campo delle scienze sociali.

Oggi coloro che cercano e difendono la coerenza delle idee di libertà si trovano intellettualmente isolati come forse non lo sono mai stati. Una misura di questo isolamento intellettuale è data dal fatto che il più delle volte coloro che condividono lo stesso paradigma filosofico ed economico (collettivista o totalitario che dir si voglia) non sanno che lo stanno condividendo. Supportando diversi partiti politici, per esempio, essi pensano di essere gli uni opposti agli altri. Tuttavia lo sono in ragione di dettagli che, dal punto di vista chi condivide il paradigma opposto (quello della libertà), sono del tutto insignificanti anche le rare volte in cui sono percettibili.

La differenza di paradigma, unita all’inconsapevolezza da parte dei collettivisti che trattasi di una differenza di paradigma, rende spesso, per chi sta dalla parte della libertà, la comunicazione con loro quasi impossibile. Essendo ignare di star condividendo un particolare paradigma filosofico ed economico, queste “persone perbene” che sorreggono il totalitarismo contemporaneo non sono in grado di vedere quel paradigma e quindi, ancor meno, di difenderlo. Così molte di esse (non tutte) rifiutano a priori ogni confronto con chi chiede loro di difendere coerentemente il loro paradigma di riferimento: cioè con chi chiede loro di misurarsi sul paradigma, non sui dettagli particolari che acquistano significato solo all’interno di un particolare paradigma. Così esse evitano il confronto (prima di tutto con la base teorica delle loro stesse idee) abbandonando il tavolo, insultando, irridendo o ridicolizzando chi si ostina a difendere coerentemente il paradigma della libertà.

Queste “persone perbene” si dividono per esempio fra chi sta dalla parte dell’euro e chi vorrebbe il ritorno alla lira; tuttavia nessuna di esse mette in discussione il corso forzoso: la libertà monetaria non è nemmeno presa in considerazione e chi propone argomenti coerenti in sua difesa viene, di solito senza uno straccio di argomento, visto come “di fuori”. Esse si dividono fra chi difende i privilegi della classe politica e chi li vuole combattere; tuttavia nessuna di queste persone mette in discussione l’idea filosofica di “legge” che rende possibile la legalità dei privilegi tutti, a partire da quelli dello stato (primo fra tutti quello della tassazione), della banca centrale e delle banche commerciali (e chi lo fa tende a essere liquidato come “utopista” o “idealista”). Esse di solito concordano sul fatto che la democrazia debba essere l’obiettivo primario, eppure nessuna di esse è in grado di spiegare perché se un furto o l’omicidio di un innocente fossero commessi legalmente da una maggioranza, o ancora peggio da un rappresentante della maggioranza, a danno di una minoranza questo li renderebbe legittimi; in altri termini, esse confondono democrazia e libertà, ma d’altro canto nessuna di queste persone riconoscerebbe alla maggioranza il diritto di scegliere quale marca di pasta esse devono comprare. Messe alle strette, esse di solito si appellano al “bene comune”, all’“interesse generale”, a quello “del paese” o ad altri concetti del genere che tuttavia nessuna di loro è in grado di definire in modo non arbitrario. Esse difendono spesso la progressività fiscale ma nessuna di loro è mai stata in grado di dire qual’è la differenza, sul piano dell’idea astratta di uguaglianza davanti alla Legge, fra la progressività fiscale e le “leggi” razziali che anch’esse aborriscono.

Ecco, per tornare alle qualità che accomunano i quattro studiosi che ho l’onore di accogliere in questa piccola associazione, una di queste è il carattere: la caparbietà di difendere coerentemente un paradigma opposto a quello oggi dato per scontato dalla quasi totalità delle persone e che queste ultime possono dare per scontato solo grazie al fatto che non si misurano con esso, cioè grazie al fatto che evitano di guardarsi allo specchio. Il carattere: la capacità di tenere la barra dritta in un mare che nel senso accennato non è mai stato così violento.

Questa qualità in comune si esprime anche nel fatto che tutti e quattro questi studiosi scrivono, fra gli altri, anche per il MiglioVerde e/o per il Movimento Libertario di Leonardo Facco. Questo non è un caso. Leonardo è la quintessenza di questo carattere a cui mi riferivo pocanzi: della coerenza e dell’ostinazione nella difesa della libertà. Se oggi in Italia esistono “persone perbene” che, nonostante lo stato italiano, si sono aperte o cominciano ad aprirsi nei confronti della libertà, questo in molti casi è dovuto alla tenacia, alla coerenza, in ultima analisi al carattere con cui Leonardo sta diffondendo e difendendo le idee di libertà, anche e forse soprattutto dai peggiori nemici di quest’ultima: coloro che, adottando inconsapevolmente il paradigma collettivista, si professano non ostili a essa. Leonardo Facco è una di quelle persone che, per coloro che sono ostili alla libertà (anche e soprattutto quando dichiarano l’opposto), è inavvicinabile. Per questo non è un caso che questi quattro studiosi siano vicini anche a Leonardo.

Fra le differenze che rendono l’associazione di questi studiosi così preziosa per Catallaxy Institute c’è l’angolazione da cui essi approcciano il problema della libertà. Come molti di coloro che efficacemente difendono la libertà, essi sono eclettici e combinano conoscenze e ragionamenti diversi: filosofici, economici, storici, e altri ancora. Tuttavia, almeno nella mia personale percezione, forse si può dire che ciascuno di loro abbia, diciamo così, un’angolazione in un certo modo prevalente sulle altre: Luca Fusari quella geopolitica, Novello Papafava quella filosofico-politica, Guglielmo Piombini quella storica, Francesco Simoncelli quella economica. Queste diverse ma collegate prospettive “prevalenti” non possono che arricchire i contenuti proposti e le attività svolte dall’associazione.

Da domani Catallaxy Institute promuoverà il lavoro scientifico anche di questi autori (che nella maggior parte dei casi sarà o sarà stato pubblicato originariamente altrove). I loro libri (o quelli a cui hanno scritto la prefazione o la postfazione) sono elencati nella nuova pagina “Books” del sito.

Benvenuti Luca, Novello, Guglielmo, Francesco. È un onore avervi qui, promuovere il vostro lavoro e iniziare a collaborare insieme.

Giovanni Birindelli

7 thoughts on “Benvenuti Luca, Novello, Guglielmo e Francesco

  1. Antonino Trunfio September 10, 2015 / 7:02 pm

    Plaudo alle new entry che non erano certo sconosciuti alla nostra piccola ma agguerrita comunità. Spero che le idee, la cultura e la difesa della libertà da parte di Luca, Novello, Guglielmo e Francesco possa essere d’aiuto a tutti coloro che cercano la libertà con animo sincero

  2. Mauro Capannolo September 10, 2015 / 11:02 am

    Mi complimento con tutti voi. Grazie per quello che fate.

    Mauro CAPANNOLO

  3. Alberto regorio September 9, 2015 / 8:02 pm

    Sarà un piacere ancora maggiore seguire Catallaxy.

  4. Agostino September 9, 2015 / 3:40 pm

    Ottime notizie! 🙂

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