Elogio dei soldi in tasca o sotto il materasso quando lo stato si fa predatore

CARLO LOTTIERI, 20.10.2015

(Pubblicazione originale: Il Foglio)

La scelta del governo Renzi di alzare il limite nell’utilizzo del contante va accolta positivamente, per vari motivi.
La ragione fondamentale è che ogni ostacolo all’utilizzo delle banconote va considerato un’aggressione alla proprietà. Quando a un acquirente viene impedito di usare i propri soldi per comprare un’autovettura o un’abitazione è del tutto evidente che egli non è interamente proprietario dei risparmi di cui in teoria vorrebbe disporre. Nella sostanza c’è qualcuno – quanti legiferano e gestiscono l’apparato pubblico – che esercita un effettivo controllo su quella ricchezza.

Questi argomenti sono al centro di un recente pamphlet di Leonardo Facco intitolato “Elogio del contante”, pubblicato dal Miglioverde editore. Per Facco la vicenda del contante proibito e/o limitato in molte parti d’Europa testimonia della crisi della proprietà e, correlativamente a ciò, del diritto. E ci aiuta a comprendere come sia mutato il rapporto tra gli apparati pubblici e l’universo delle relazioni private.

Nelle società liberali si riteneva che all’apparato della giustizia spettasse essenzialmente il compito di proteggere la sfera dei singoli e la loro libertà d’azione. Da qui derivava il fatto che la stessa imposizione fiscale, in fin dei conti, veniva giustificata sulla base della necessità di avere risorse per finanziare la polizia e i tribunali posti a tutela delle interrelazioni di mercato. La proprietà veniva aggredita solo per meglio proteggerla, mentre oggi lo schema è rovesciato, dato che si ritiene legittimo tassare sempre più e anche controllare nei dettagli le relazioni interpersonali.

In effetti, per quale motivo si vuole limitare al massimo l’uso del contante? L’idea di fondo è che gli evasori facciano ampio utilizzo di dollari ed euro. Si colpisce la proprietà privata al fine di rafforzare l’estrazione di risorse che lo stato esercita a scapito dei proprietari. Non è più lo stato a esistere in funzione della società, ma viceversa.

In passato, l’intestatario di un conto bancario era persuaso che quei soldi fossero suoi. Al netto dei comportamenti irresponsabili delle banche, quel denaro era lì per ogni esigenza e bastava richiederlo per usarlo a discrezione. Nel momento in cui non è più così ci si trova dinanzi a una confisca. La fiducia è stata tradita e a questo punto ha fatto bene chi ha messo i soldi sotto il materasso: tenendoli lontani dagli istituti di crediti e dall’occhiuta attenzione dello stato.

Un’altra giustificazione del limite all’uso del contante è che mafiosi e spacciatori di droga facciano più facilmente ricorso ai contanti che ai bonifici. E’ sicuramente vero, ma a questo bisognerebbe aggiungere che anche i rapinatori impiegano spesso le automobili e i pedofili sono continuamente connessi a internet. Questo però non legittima che le autovetture vadano proibite e si vieti l’accesso al cyberspace. Nella prefazione al volume di Facco, Giovanni Birindelli ricorda che l’uso del contante “non viola alcuna legge generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti e allo stesso modo”. Comprare usando 5 mila euro di banconote è insomma un crimine “senza vittime”: il che significa che non può essere un crimine in una società liberale.

Oltre a ciò, bisogna aggiungere come questa specifica aggressione alla proprietà che si esprime nella limitazione dell’uso del contante rischi di condurci in un universo totalitario. Nel 1791 Jeremy Bentham progettò un carcere ideale, il Panopticon, con al centro una torre in grado di permettere ai sorveglianti di seguire – in ogni momento della giornata – i comportamenti dei prigionieri; dopo di lui molti videro in ciò l’anticipazione di una società interamente disciplinata e sotto controllo.

A più riprese l’occidente ha avvertito quanto le libertà dei singoli siano minacciate, ma il declino del pensiero liberale ha fatto sì che sia sfuggita la centralità che gioca in tutto ciò l’estrazione delle risorse private da parte dello stato. Limitare il contante nasce in effetti dalla disperazione di un potere bisognoso di reperire altre risorse in aggiunta alla massa che già sottrae, ma più in generale risponde a logiche autoritarie che in parte prescindono dalle contingenze di questo o quello Stato.

L’intento è quello di combattere l’evasione non già individuando i responsabili, ma accendendo un riflettore su ogni reddito, che si vorrebbe monitorabile da parte dei funzionari pubblici. Ogni transazione dovrebbe insomma lasciare essere visibile da parte delle autorità tributarie.

L’assalto alla privacy non è iniziato oggi

In questo senso va ricordato che una società libera è una società non trasparente, ma negli stati moderni si fa fatica a riconoscere il diritto alla segretezza e alla protezione della vita da sguardi indiscreti. Sempre più prevale la logica giacobina secondo cui soltanto chi ha qualcosa da nascondere dovrebbe temere la totale visibilità di ogni aspetto della sua vita. Poche tesi, però, sono più illiberali di quella secondo cui soltanto i criminali possono sentirsi minacciati da un potere che ci segue in ogni momento dell’esistenza.

Non è così, perché il diritto si basa sulla presunzione di innocenza. Fino a prova contraria, nessuno può essere ritenuto colpevole e privato della libertà. E una componente importante di tale indipendenza personale sta proprio nel preservare spazi di segretezza. Chi vuole, a piacere, può rendersi totalmente pubblico (come capita in taluni reality show), ma allo stesso modo altri hanno il diritto di celare al mondo i propri comportamenti e le proprie scelte. Quando si utilizza il contante questo è possibile, mentre obbligare a usare risorse monetarie “tracciabili” significa costringere a mostrare ad altri una parte di quello che siamo e facciamo. In questa fase storica della sua esistenza, segnata da bulimia fiscale e dal conseguente dissesto dei sistemi produttivi, lo stato moderno europeo manifesta infatti una crescente tendenza a ignorare ogni esigenza del privato. La società deve farsi del tutto leggibile e senza zone d’ombra, perché solo così è possibile incamerare una quota rilevante di quanto è prodotto. Quando lo stato ha iniziato a pretendere una percentuale definita (seguendo schemi proporzionali o progressivi) dei redditi dei suoi sudditi, ci si è allora incamminati verso una società in cui tutto doveva essere conosciuto perché tutto doveva essere calcolabile e disponibile. Ne è disceso che il nuovo Panipticon sopra ricordato non è al centro di un carcere e non osserva i criminali, ma si trova al cuore dell’intera società e controlla – attraverso i movimenti dei conti personali – ogni vita in tutti i suoi dettagli.

Come rileva Facco, “il contante rappresenta una trave nell’occhio per gli stati e per questo sistema bancario corrotto, in quanto esso rappresenta per ciascun individuo l’indipendenza dal frenetico e angosciante controllo della politica sulle vite di tutti”. Anche per questo è davvero da salutare con favore questa – per quanto timida – inversione di tendenza.

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