Il conflitto d’interessi del ministro Boschi e quello del parlamento

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.12.2015

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute; ripreso da Miglioverde)

Sollevare l’obiezione del conflitto d’interessi del ministro di un governo che emette un provvedimento coercitivo per salvare la banca il cui vice presidente è/era il padre di quel ministro vuol dire non aver capito la natura del problema del conflitto d’interessi.

Il conflitto d’interessi rilevante in questo caso (come in quello di qualunque altro provvedimento parlamentare, governativo o più in generale statale) non è quello di una particolare persona, ma a monte quello dell’istituzione e, in ultima istanza, quello del parlamento. Da un lato questo ha infatti il potere di approvare provvedimenti particolari in funzione di obiettivi specifici (p. es. il decreto ‘salvabanche’); dall’altro ha il potere di difendere regole generali di comportamento individuale che dovrebbero valere per tutti allo stesso modo e la cui difesa non avviene in funzione di scopi specifici (p. es. il divieto del furto). In altri termini, il conflitto d’interessi di quel ministro non è altro che una delle infinite espressioni del conflitto d’interessi del parlamento che, da un lato, detiene il potere politico (che in una società libera non potrebbe esistere) e, dall’altro, detiene il potere legislativo. Questo conflitto d’interessi strutturale, che i fan della ‘democrazia’ totalitaria non vedono e che è prodotto dalla confusione fra ‘legge’ fiat (il provvedimento particolare) e Legge (la regola generale di comportamento individuale), è quello che rende illimitato il potere politico di chi oggi controlla lo stato:

Quello che è successo con l’apparente vittoria dell’ideale democratico è stato che il potere di scoprire le leggi e il potere approvare provvedimenti particolari sono stati messi nelle mani delle stesse assemblee. L’effetto di questo è stato necessariamente che la maggioranza parlamentare di governo è diventata libera di darsi qualsiasi legge l’aiutasse meglio a raggiungere i particolari scopi del momento. Ma necessariamente ciò ha significato la fine del principio del governo sotto la legge. […] mettere entrambi i poteri nelle mani della stessa assemblea (o delle stesse assemblee) ha significato di fatto il ritorno al governo illimitato (F.A. von Hayek).

Il problema non è che il governo abbia salvato la banca del padre della Boschi, ma che lo abbia potuto fare legalmente e, a monte, che abbia potuto imporre legalmente il corso forzoso, la banca centrale e il suo monopolio del denaro.

2 thoughts on “Il conflitto d’interessi del ministro Boschi e quello del parlamento

  1. giacfer December 28, 2015 / 3:11 pm

    Bellissima riflessione molto essenziale e comprensibile anche a chi, come me, ha il cervello incrostato dall’educazione statalista.
    Mi permetto però di dare un consiglio: siccome questi articoli, chiari e sintetici, possono contribuire, se diffusi e condivisi ( per esempio in facebook o via mail ad amici), a creare un pensiero politico libertario e alternativo a quello dominante, alcuni termini andrebbero supportati da brevi spiegazioni. Per esempio , il passaggio “…detiene il potere politico (che in una società libera non potrebbe esistere)” andrebbe spiegato con una nota a fondo articolo. Così come l’aggettivo “totalitario” attribuito allo Stato.
    Infine un dettaglio, non per pedanteria: porre l’aggettivo a conclusione del periodo è confusivo e va sempre evitato . Infatti nella frase: “è quello che rende il potere politico di chi oggi controlla lo stato illimitato” potrebbe essere attribuito allo stato oppure al potere.

    • Catallaxy December 28, 2015 / 4:32 pm

      La ringrazio per il commento e per i suggerimenti.

      Il suggerimento sintattico lo ho accolto subito: di sviste come queste, e anche di peggiori, mi capitano spesso.

      Per quanto riguarda il primo consiglio, tendo a scrivere gli articoli ‘lunghi’ in modo che si reggano abbastanza sulle loro gambe e quindi tendo a includervi buona parte delle spiegazioni necessarie. Viceversa, negli articoli ‘brevi’, che hanno più la funzione di suscitare curiosità che quella di spiegare nel dettaglio, tendo a sorvolare su alcune spiegazioni per non appesantire il discorso. In ogni caso, visto che me la ha chiesta, le includo qui di seguito la spiegazione di quel passaggio.

      La libertà è quella condizione dell’uomo in cui la coercizione di alcuni su altri (e quindi anche dello stato sulle persone), oltre a essere limitata il più possibile, è limitata alla difesa della Legge intesa come principio, cioè come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per chiunque allo stesso modo. In quanto ordine spontaneo ( http://vonmises.it/2013/08/05/legge-evoluzione-e-consuetudine/ ; https://catallaxyinstitute.wordpress.com/2012/05/18/lo-statalista-monti-spiegato-con-la-metafora-del-semaforo/ ; http://www.movimentolibertario.com/2014/10/einstein-il-socialismo-e-la-relativita-dellintelligenza/ ), la Legge intesa come principio esiste indipendentemente dalla volontà di chiunque, e in particolare dei legislatori: quindi non è arbitraria. La società libera è dunque quella condizione in cui la coercizione di alcuni su altri è limitata in modo non arbitrario. Ora: il potere politico, essendo il potere di imporre coercitivamente, per esempio per via democratica ( https://catallaxyinstitute.wordpress.com/2013/12/01/democrazia-e-legge-sono-antitetiche/ ), provvedimenti particolari, è un potere arbitrario. A differenza della Legge, infatti, i provvedimenti particolari esistono solo come decisioni arbitrarie dell’autorità, non come regole generali di comportamento individuale indipendentementi da essa: essi sono, in altri termini, uno strumento di potere arbitrario (e in quanto tali possono essere legittimamente adottati solo nel rispetto dei diritti di proprietà: p. es. per la gestione di un’azionda), non un limite non arbitrario al potere. Quindi, essendo la società libera incompatibile col potere coercitivo arbitrario, essa è incompatibile col potere politico. D’altro canto, la società libera richiede il potere legislativo (chiunuqe sia a detenerlo): cioè il potere di scoprire e custodire la Legge intesa come principio.

      Il totalitarismo è l’assenza di limiti non arbitrari al potere politico. Dato che lo stato moderno è basato sulla ‘legge’ fiat (lo strumento di potere politico arbitrario), e quindi sulla negazione della Legge (il limite non arbitrario a ogni potere), lo stato per come lo conosciamo noi è totalitario. Che il potere politico illimitato sia quello di un dittatore o di una maggioranza è del tutto irrilevante in merito alla definizione di totalitarismo.

      Un saluto,

      GB

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