Referendum “Trivelle”, crescita e ambiente

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.4.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Personalmente, non avendo una particolare empatia con la tirannia della maggioranza (e quindi con la ‘democrazia’ per com’è comunemente intesa) trovo che in un sistema giuspositivo il voto politico (elezioni, referendum, ecc.) sia in generale un atto criminale (tranne quando fosse diretto a demolire lo stesso positivismo giuridico a favore di regole generali valide per tutti, stato per primo ove ci fosse, allo stesso modo). Nel caso particolare del referendum sulle trivelle, inoltre, trovo che votare senza essere in grado di dare una propria coerente risposta alle questioni sollevate dall’ecologismo di mercato [1] sia come votare sulla migliore strategia di cura di un paziente senza aver mai studiato medicina. Nel modo in cui viene rappresentata dalla stampa mainstream (vedi p. es. l’articolo di oggi de La Stampa) quella fra “No” e “Si” sembra essere una scelta fra “sviluppo economico” e “sostenibilità ambientale”. In realtà, quello che ostacola tanto la crescita economicamente sostenibile di lungo periodo quanto la difesa dell’ambiente è il paradigma coercitivo all’interno del quale viene imposta la scelta fra il “No” e il “Si”. Questioni di legittimità a parte, tanto chi vota “No” quanto chi vota “Si” contribuisce al declino economico relativo di lungo periodo e alla progressiva devastazione dell’ambiente. E lo fa senza rendersene conto. Crescita economicamente sostenibile e difesa dell’ambiente non sono alternativi ma complementari. Per capirlo, tuttavia, è necessario uscire dal paradigma coercitivo del positivismo giuridico e dell’aggressione statale della proprietà privata (paradigma che quasi tutti accettano acriticamente senza mettere in discussione). La difesa dell’ambiente e la crescita economicamente sostenibile passano entrambe, solo e necessariamente, dalla coerente difesa del principio di non aggressione e quindi dall’antitesi dello stato moderno (specie se ‘democratico’).

NOTE

[1] Per un’esaustiva panoramica delle tematiche e della letteratura relative all’ecologismo di mercato, vedi in particolare Lottieri C., Piombini G., 1996, Privatizziamo il chiaro di luna! (Leonardo Facco Editore, Treviglio) e Papfava N., 2004, Proprietari di sé e della natura (Liberilibri, Macerata).

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