Una strategia per la libertà (versione integrale)

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.4.2016

(Pubblicazione originale in due parti: MiglioVerde, parte 1 e parte 2)

 

  1. Introduzione

Ci sono diversi sistemi istituzionali che sono realisticamente compatibili col paradigma della libertà:

  • assenza di stato (con servizi come la sicurezza assegnati ad agenzie private in competizione fra loro)[1];
  • comunità volontarie (per esempio con servizi come la sicurezza decisi e finanziati allo stesso modo in cui vengono finanziati i servizi di pulizia all’interno di un condominio)[2];
  • presenza di stato ma senza alcun monopolio legale e con tassazione volontaria (con servizi come la sicurezza offerti residualmente, se e ove possibile, in competizione con quelli offerti dal mercato)[3].

Queste soluzioni e forse altre ancora sono, per così dire, punti di arrivo, destinazioni più o meno compatibili col paradigma volontario della libertà. Il punto di partenza, oggi, è l’espressione più resistente e dilagante del paradigma coercitivo mai osservata nella storia dell’uomo: la democrazia totalitaria. Nel pensiero libertario, il problema teorico della ‘destinazione’ (cioè di quale sia concretamente il miglior sistema istituzionale compatibile col paradigma teorico della libertà) ha ricevuto una discreta attenzione. Al contrario, il problema strategico di come passare dall’attuale forma di totalitarismo a uno qualsiasi dei sistemi istituzionali compatibili col paradigma della libertà, ha ricevuto e continua a ricevere molta meno attenzione. Come ricorda Murray Rothbard, «Queste sono due questioni totalmente separate: la questione di quale sia il nostro obiettivo ideale, e quella della strategia e della tattica per arrivare al nostro obiettivo partendo dal sistema attuale»[4]. E sulla seconda questione molto poco è stato detto: «L’elaborazione di una teoria sistematica della libertà è già di per sé una cosa abbastanza rara, ma l’esposizione di una teoria strategica per la libertà è stata di fatto inesistente[5]

Lo scopo di questo articolo è quello di discutere, non un possibile sistema istituzionale compatibile col paradigma teorico della libertà, ma una possibile strategia per favorire una transizione verso di esso, qualunque esso sia, a partire dalla situazione reale esistente di un paese fondato su un sistema giuridico puramente positivo.

  1. Le matite colorate e il nastro che le tiene unite insieme

Ora, lo sviluppo di una strategia per libertà non può prescindere dal riconoscimento del fatto che oggi, sulla stragrande maggioranza delle persone, le forze attrattive esercitate dal paradigma della libertà sono ancora infinitamente più deboli di quelle esercitate dal paradigma collettivista. E non c’è niente, temo, che la pur fondamentale opera di diffusione delle idee di libertà possa fare per invertire questi rapporti di forza in un orizzonte temporale ragionevole. Nonostante il suo trionfo sul piano scientifico (sia filosofico-politico che economico) e nonostante internet (che rende questo trionfo immediatamente e trasversalmente accessibile a chiunque), la libertà sta perdendo. Tassi d’interesse negativi; il fatto che un membro del consiglio direttivo della BCE arrivi a minacciare di «creare moneta e distribuirla alle persone»[6] per produrre perdita del potere d’acquisto del denaro; una pena di quattro anni di carcere per chi non paga il canone RAI[7]; la Corte di Cassazione che si esprime favorevolmente all’utilizzo, da parte dello stato, di un virus informatico per smart-phone che gli consente, con accesso da remoto in ogni istante, di registrare e videoregistrare ogni conversazione ambientale fra privati in qualunque luogo[8]: questi sono solo alcuni dei numerosi esempi del fatto che il totalitarismo ‘democratico’ ha raggiunto livelli quantitativi e qualitativi (e una spudoratezza) che erano impensabili solo pochi anni fa. Ogni tentativo di portare la libertà sulla strada della vittoria non può non tener conto, io credo, del fatto che oggi, com’è necessario che sia laddove la legge è lo strumento di potere politico arbitrario invece che il limite non arbitrario a ogni potere coercitivo, la deriva totalitaria è di fatto in continua ascesa. Come dice Jerry Taylor, «nel mercato delle idee il pacchetto di prodotti offerto dai libertari è stato regolarmente e completamente rigettato per oltre un secolo. Fino a quando i libertari non riconosceranno quel verdetto di mercato e non ripenseranno o cosa vogliono vendere o come vogliono venderlo, o entrambe le cose, essi rimarranno ai margini della vita politica americana. E per gli amici della libertà questa sarebbe una tragedia»[9].

Nei limiti in cui quello che i libertari offrono sul mercato politico è (o almeno è coerentemente legato a) un prodotto scientifico integrato di idee filosofico-politiche ed economiche, il fatto che esso venga rigettato per un lunghissimo periodo di tempo non significa che il prodotto in sé sia sbagliato (non è perché è stato rifiutato per millenni[10] che l’eliocentrismo era sbagliato). Poiché io ritengo che ogni prodotto politico libertario sia necessariamente, sotto la superficie, un prodotto scientifico integrato (altrimenti non sarebbe un prodotto politico libertario), io non credo che i libertari debbano ripensare quello che vendono. Tuttavia concordo sul fatto che coloro che fra di essi si battono per la libertà sul terreno politico (non che in Italia ci sia qualcuno che lo faccia), possano ripensare il come lo vendono. E al fine di ripensare il modo in cui i libertari possono vendere il loro prodotto politico è necessario tener presente che, come giustamente scrive Taylor, il loro non è un prodotto singolo ma è un pacchetto di prodotti («bundled product»). Questo è un fatto di cui mi è difficile enfatizzare a sufficienza l’importanza in quanto la strategia che propongo si basa su di esso.

Presi singolarmente, infatti, molti dei singoli prodotti che fanno parte del ‘pacchetto’ sono tutti facilmente vendibili a gruppi più o meno ampi di acquirenti; gruppi che tra l’altro sono spesso diversi fra loro a seconda del singolo prodotto. Anzi, molti di questi singoli prodotti sono stati e continuano a essere loro venduti molto facilmente. Pensiamo all’assenza di discriminazioni razziali, di quelle basate sul genere, sulla fede religiosa, sulle preferenze sessuali, ecc. Pensiamo alla privatizzazione della RAI (peraltro sancita da un referendum il cui esito è stato completamente ignorato), alla privatizzazione del cosiddetto ‘patrimonio pubblico’, alla deregolamentazione del mercato del lavoro, alla liberalizzazione del credito, dei taxi, ecc. Pensiamo all’eutanasia, alla cosiddetta ‘liberalizzazione’ delle droghe, della prostituzione e a molto altro ancora. Ognuno di questi ‘prodotti non coercitivi’ è stato facilmente venduto a un gruppo più o meno ampio e diverso di acquirenti. Se pensiamo a questi prodotti come a delle matite colorate, quello che è difficile vendere politicamente è:

  1. non solo il pacchetto di questi prodotti nel suo insieme (chi vuole la matita rossa – p. es. la liberalizzazione delle droghe – non necessariamente vuole anche quella blu – p. es. la liberalizzazione del credito) ma anche e soprattutto
  2. il nastro che li tiene uniti insieme: il principio di non aggressione.

La difficoltà di vendere politicamente il principio di non aggressione (cioè di farne un programma politico coerente e unitario) non deriva dal fatto che è di non aggressione (tutti sono favorevoli alla ‘non aggressione’ – fino a quando non sono loro a dover rinunciare a qualche privilegio), ma dal fatto che è un principio, cioè una regola di comportamento individuale che deve essere rispettata da tutti (stato per primo, ove ci fosse) allo stesso modo. Vendere politicamente il principio di non aggressione è difficile perché esso, rendendo impossibile ogni privilegio (a partire da quelli dello stato), implica un cambiamento di paradigma[11]: dalla sovranità degli uomini, alla sovranità di regole che esistono indipendentemente dalla volontà degli uomini. Se la non aggressione vale come principio, allora la sottrazione coercitiva di proprietà privata è illegittima anche quando la compie lo stato e viene chiamata ‘tassazione’. E se lo stato non può tassare, chi costruisce le strade? Chi paga per l’esercito? Chi paga per gli ospedali? Chi esplora lo spazio? Senza lo stato, chi impone la moneta? Più in generale, se lo stato non può avere privilegi, che motivo o possibilità ha di esistere?

Questa è la ragione principale, io credo, per cui quel ‘nastro’ (il principio di non aggressione) è così difficile, se non impossibile, da vendere politicamente: essendo nate in un ambiente in cui certi beni/servizi li impone coercitivamente lo stato in regime di monopolio legale e in cui a causa di questo, se lo stato smettesse da un giorno all’altro di imporli, alcuni di essi temporaneamente potrebbero non essere disponibili, le persone ne deducono che quei servizi non potrebbero esistere senza lo stato. La ragione per cui il canone RAI è notoriamente ‘la tassa più odiata dagli italiani’ è principalmente che, essendo stato permesso al mercato di funzionare in questo settore, le persone possono vedere coi loro occhi che la televisione offerta dal mercato non solo può esistere ma generalmente è molto migliore e più diversificata di quella ‘pubblica’, e soprattutto non è imposta coercitivamente. È ragionevole supporre che, se in ogni paese lo stato avesse mantenuto il monopolio legale della televisione, le persone oggi si chiederebbero «senza imposizione fiscale chi finanzierebbe la televisione?» allo stesso modo in cui oggi si chiedono «senza imposizione fiscale chi finanzierebbe le forze di sicurezza?»

Il punto a cui voglio arrivare è che il fallimento sul piano politico della libertà è dovuto in misura significativa al seguente problema. La libertà è impossibile senza il ‘nastro’ della non aggressione coerentemente intesa come principio. Tuttavia (anche grazie a un’efficacissima ed estremamente sofisticata opera di continua manipolazione mentale e oscurantismo da parte dello stato), se c’è una cosa che la stragrande maggioranza delle persone non vuole è proprio quel ‘nastro’. Molte persone difendono, anche strenuamente, la non aggressione in uno o più casi particolari, ma quando si tratta di difendere la non aggressione in quanto principio (e quindi coerentemente) essa diventa per loro il diavolo, essenzialmente per due ragioni:

  1. perché, a causa del motivo appena accennato, esse hanno paura dell’assenza di stato: per loro, dato che spesso non hanno familiarità con la scienza economica (specialmente se hanno studiato ‘economia’ in qualche università), l’assenza di pianificazione statale significa caos;
  2. perché, pur non avendo paura dell’assenza di stato, esse sanno che nella quasi totalità dei casi le altre persone ne hanno paura. In altre parole, il principio di non aggressione coerentemente inteso viene rigettato come programma politico perfino da alcuni libertari sulla base del fatto che sarebbe troppo ‘lontano’, perfino ‘utopico’.

In conclusione, un importante fattore di cui un’efficace strategia per la libertà non può secondo me non tener conto è l’impossibilità, oggi, di vendere esplicitamente, su un piano politico, il principio di non aggressione (il ‘nastro’ che tiene unite insieme le matite di infiniti colori diversi). Naturalmente, il ‘nastro’ può (e a mio avviso deve) continuare a essere difeso senza esitazione e a oltranza su un piano scientifico. Inoltre deve essere il fine dell’azione politica dei libertari in ogni forma e a ogni livello (laddove quest’azione politica ci fosse). Tuttavia non è detto che il modo migliore per conseguire questo fine sia quello di proporlo esplicitamente come prodotto politico. Nelle condizioni mentali, psicologiche e culturali attualmente prevalenti, vendere esplicitamente, sul piano politico, il principio di non aggressione potrebbe creare più resistenze che attrazioni, e quindi potrebbe allontanare l’obiettivo della sovranità della Legge.

In questo articolo provo a illustrare le linee essenziali di un’idea per vendere politicamente il principio di non aggressione in modo non esplicito o comunque non diretto, come se fosse un virus che i singoli utenti di smart-phone, per avere le singole App che desiderano, devono scaricare insieme a queste ultime.

  1. L’uso di potenti forze altrimenti sprecate

Prima di entrare nel dettaglio della proposta, trovo utile descriverne brevemente e in modo intuitivo la sostanza. Inoltre credo che questa ‘sostanza’, ammesso che possa essere di qualche interesse, potrebbe esserlo più della proposta in sé. Quest’ultima infatti, che discuterò al punto successivo, è solo un tentativo di ‘esemplificazione pratica’ di questo approccio: uno dei tanti possibili.

Torniamo per un attimo all’immagine delle matite colorate (i singoli prodotti non coercitivi) e del ‘nastro’ che le tiene unite insieme (il principio di non aggressione inteso come programma politico coerente e unitario). Abbiamo visto che vendere le matite di alcuni colori a determinati gruppi è molto facile (anche se è tanto più difficile quanto maggiore è il numero di matite incluse nel pacchetto e quanto più ampi sono i gruppi), mentre venderle tutte insieme, e soprattutto vendere il ‘nastro’ che le tiene unite, è di fatto impossibile. Sul piano politico i libertari sembrano quindi chiusi fra due alternative, nessuna delle quali incoraggiante:

  1. vendere il ‘nastro’ (il principio di non aggressione inteso come programma politico coerente e unitario). Il problema di questa opzione è che, implicando un obiettivo politico sovversivo e cioè l’abolizione dell’attuale struttura istituzionale, normalmente fa diminuire e non aumentare il consenso;
  2. vendere, senza ‘nastro’, un certo numero di matite (pacchetto di prodotti non coercitivi, o meno coercitivi). Questa opzione ha due problemi:
    1. un problema di consenso derivante dal fatto che, come abbiamo visto, il ‘pacchetto’ di prodotti offerti può non coincidere con quello desiderato da diversi gruppi di potenziali acquirenti; e oggi normalmente, tanto maggiori e più ‘pesanti’ sono i prodotti non coercitivi inclusi nel pacchetto, tanto maggiori sono i privilegi che verrebbero tolti ad ampie categorie di persone e quindi tanto minore sarebbe il consenso;
    2. un problema strategico derivante dal fatto che questa opzione rafforza e legittima la struttura istituzionale arbitrariamente coercitiva che è l’antitesi del principio di non aggressione, e quindi nel lungo periodo tende a produrre, specie nei regimi democratici, un aumento dell’aggressione statale.

Esiste una via d’uscita da questo impasse?

Un punto che è importante per capire il seguito è che la preferenza di un individuo per un particolare prodotto non coercitivo porta con sé una forza potente: l’individuo che nel mercato politico ‘comprerebbe’ la liberalizzazione delle droghe (ma non quella del credito, poniamo) è come un ‘portatore sano’ del virus della libertà. Questo virus non è in lui sufficientemente forte per ‘liberarsi’ e produrre la malattia (la domanda del ‘nastro’), ma c’è. Ora, all’interno di ogni sistema istituzionale arbitrariamente coercitivo, specie se ‘democratico’, questa forza viene necessariamente sprecata: il virus presente nei ‘portatori sani’ viene necessariamente neutralizzato. Per ogni prodotto non coercitivo che viene concesso, altri dieci ne vengono introdotti o non vengono eliminati, e chi accetta la ‘democrazia’ come fine accetta che sia così. Esiste un modo per non disperdere questa forza ma anzi per metterla al servizio della costruzione del ‘nastro’ e cioè della non aggressione intesa come principio?

Pensiamo ai singoli prodotti non coercitivi, invece che come a delle matite, come a delle App, ciascuna delle quali è desiderata da un gruppo diverso di proprietari di smart-phone. Il sistema operativo degli smart-phone è l’attuale struttura istituzionale arbitrariamente coercitiva. Coloro che scaricano le App sono i portatori sani di un virus informatico che, una volta attivato, è in grado da solo di sostituire il sistema operativo esistente con uno compatibile con la libertà (qualsiasi esso sia). Più precisamente, coloro che scaricano le App sono i portatori sani solo di alcuni pezzi di codice del virus informatico: una volta formato attraverso la composizione dei diversi frammenti di codice scaricati insieme alle diverse App, il virus informatico (cioè il principio di non aggressione inteso come programma politico) è in grado di sostituire il sistema operativo esistente.

Per i motivi che abbiamo visto [punto 2.a], se qualcuno tentasse di vendere esplicitamente il sistema operativo alternativo, nessuno lo comprerebbe (questo è il caso di qualcuno che si presentasse alle elezioni con un programma che prevedesse l’abolizione di ogni forma di aggressione statale, a partire dalla tassazione). D’altra parte, se qualcuno cercasse di vendere le App infettate coi frammenti del virus ma non ci fosse qualcosa che fosse in grado di assemblare via via questi frammenti, il virus non si formerebbe [punto 2.b]: quei frammenti sarebbero dispersi e il sistema operativo esistente non sarebbe scalfito (questo è il caso dei libertari che, politicamente, offrono alcuni pacchetti di prodotti non coercitivi, o meno coercitivi, ma non il principio di non aggressione inteso come programma politico coerente e unitario). Per costruire e attivare il virus servirebbe ‘qualcosa’, una ‘Super-App’, che, senza entrare in conflitto col sistema operativo esistente, possa via via assemblare i frammenti di codice. E dovrebbe poter fare quest’opera di assemblaggio efficacemente, attraverso processi di mercato, senza gli appesantimenti burocratici tipici dei processi ‘democratici’.

Quella che adesso provo a sintetizzare di seguito è una possibile applicazione pratica di questo approccio strategico generale. Naturalmente, essa è non solo migliorabile ma è anche compatibile con altre strategie ‘parallele’. (Ho già provato a esporre questa proposta altrove[12] ma probabilmente in modo non efficace, quindi ci riprovo per un’ultima volta).

  1. Legislazione privata, negativa, informale e parallela

Immaginiamo che Alfredo faccia il tassista e che, allo stesso tempo, sia anche proprietario di un fienile in disuso che vorrebbe ristrutturare per andarci ad abitare. Questo gli consentirebbe di risparmiare 100 mila euro, poniamo, rispetto al caso in cui dovesse comprare un appartamento. E supponiamo che la ‘legge’ fiat attuale gli impedisca di cambiare la ‘destinazione d’uso’ di quel fienile (da ‘agricolo’ ad ‘abitativo’).

Se i libertari cercassero di vendere ad Alfredo il principio di non aggressione inteso come programma politico coerente e unitario (nella nostra metafora, il sistema operativo alternativo), Alfredo rifiuterebbe immediatamente, sebbene la difesa di quel principio gli consentirebbe di fare l’uso che preferisce del suo fienile (e quindi di risparmiare 100 mila euro). Infatti se non rifiutasse perderebbe il suo reddito, che deriva da un privilegio e quindi dall’esistenza stessa dello stato e dall’aggressione legale di quest’ultimo alla concorrenza di mercato (p. es. a Uber Pop[13]).

Se viceversa i libertari, come parte di un ‘pacchetto’ di misure non coercitive, cercassero di vendere ad Alfredo la cancellazione della norma che gli vieta di trasformare liberamente il suo fienile in abitazione, il fatto che Alfredo ‘compri’ o meno questo pacchetto dipenderebbe dagli altri prodotti non coercitivi che vi fossero inclusi. Per esempio, se fra questi fosse inclusa anche la cancellazione dell’aggressione legale a Uber Pop, oppure se vi fossero incluse anche l’eliminazione di quei ‘servizi’ per i quali lui paga meno di quello che ottiene (p. es. sanità ‘pubblica’, istruzione ‘pubblica’, sistema pensionistico che avvantaggia lui a scapito delle future generazioni, ecc.), Alfredo non ‘comprerebbe’ il pacchetto. In ogni caso, come abbiamo visto, indipendentemente dal numero e dal ‘peso’ delle misure non coercitive incluse nel pacchetto, anche se i libertari riuscissero a vendere quest’ultimo a un numero sufficientemente alto di ‘compratori’, nel lungo termine la libertà continuerebbe necessariamente e comunque a regredire: infatti il paradigma coercitivo (nella nostra metafora, il sistema operativo esistente basato sul positivismo giuridico, cioè sulla ‘legge’ intesa come strumento di potere politico arbitrario) non sarebbe minimamente aggredito. Anzi, esso sarebbe rafforzato, e questo paradigma di per sé comporta una continua espansione dello stato e quindi una continua riduzione della libertà.

Immaginiamo adesso una cosa diversa.

  1. Immaginiamo, in primo luogo, che i libertari abbiano selezionato un certo numero di organizzazioni private (think tanks, centri studi, società di consulenza, ecc.) e che lo abbiano fatto senza alcun vincolo geografico ma con un forte vincolo scientifico: queste organizzazioni devono dimostrare di aver difeso il paradigma non coercitivo (in una qualunque delle sue espressioni purché risulti accettabile ai libertari). Una di queste organizzazioni potrebbe essere, per esempio, il Mises Institute in Auburn, Alabama (mises.org).
  2. In secondo luogo, immaginiamo che, insieme a queste organizzazioni private, i libertari abbiano formulato e selezionato delle particolari declinazioni del principio di non aggressione: una lista di regole generali e negative di comportamento individuale che essi ritengono essere universalmente valide. Fra queste, per ipotesi, c’è il principio che possiamo chiamare ‘della libertà d’uso’ (in base al quale nessuno può ricorrere alla coercizione per impedire a chiunque altro di utilizzare la propria conoscenza, le proprie risorse, i propri beni e le proprie capacità per i propri fini a meno che questo comporti coercizione illegittima di altri).
  3. In terzo luogo, immaginiamo che, al momento delle elezioni, i libertari propongano ad Alfredo quanto segue: «Indipendentemente dal fatto che tu sia o meno nostro elettore, se tu ritieni che una qualsiasi norma di qualunque livello violi una qualunque di queste regole che noi ci impegniamo a difendere [vedi punto II.], puoi sottoporre a tue spese il caso a una qualsiasi di queste organizzazioni private a tua scelta [vedi punto I.]. (Naturalmente, per ridurre il costo del servizio, potrai unirti ad altri che sono interessati all’abrogazione della stessa norma). Se l’organizzazione da te scelta accogliesse il tuo caso (e nell’ipotesi in cui noi vincessimo le elezioni), essa ci darebbe istruzioni precise su cosa fare e in quanto tempo farlo (p. es. abrogare la norma o modificarla nel modo e nei tempi suggeriti). Queste istruzioni non sarebbero altro che un ‘parere informale’ liberamente espresso da quell’organizzazione. Noi tuttavia le riteniamo vincolanti: qui e adesso, ci impegniamo a eseguirle ciecamente, sempre e comunque (in altre parole, rinunciamo di fatto, anche se non formalmente, alla funzione legislativa che deleghiamo al mercato). Nel caso in cui noi non eseguissimo queste istruzioni, oppure non le eseguissimo nei tempi ‘suggeritici’, l’organizzazione da te scelta emetterebbe un rating negativo. Nel chiedere oggi il tuo voto, noi promettiamo che in questa eventualità usciremmo immediatamente e per sempre (sia come organizzazione sia in quanto singoli individui) dalla vita politica».

In questa nuova situazione, Alfredo avrebbe la possibilità di scegliere il ‘parere informale’ dell’organizzazione da lui scelta per abrogare solo la norma che a lui interessa (quella che gli impedisce di usare il suo fienile come abitazione). Per costruire il suo fienile, egli è costretto a difendere il ‘principio della libertà d’uso’ in un caso particolare (e solo in quello), non in generale (non quindi anche nel caso dell’aggressione a Uber Pop). In altri termini, poiché in questo schema il ‘principio della libertà d’uso’ (per esempio) non viene proposto dai libertari come programma politico coerente e unitario ma solo come ‘intento generico’, Alfredo potrebbe avere meno difficoltà a ‘comprare’ il prodotto offerto dai libertari. Come abbiamo accennato, infatti, tutti, fino a quando non vengono aggrediti esplicitamente e direttamente i loro privilegi, sono favorevoli al fatto che ciascuno possa usare le proprie capacità, le proprie risorse, i propri beni e le proprie conoscenze per i propri fini. Poi è chiaro che quando lo stesso meccanismo verrà usato da Uber Pop per eliminare il privilegio di Alfredo, quest’ultimo sarà parecchio seccato. Tuttavia almeno egli avrà maggiore difficoltà a condannare un meccanismo di cui lui stesso si è servito a suo vantaggio e che in ogni caso funziona a difesa di princìpi generali che lui stesso fa fatica a non condividere. Egli si scaglierà contro la misura particolare che permette a Uber Pop di operare, ma cercherà in tutti i modi di evitare di scagliarsi contro il principio generale in base al quale quella misura è stata approvata: se infatti si addentrasse nella logica dei princìpi, scoprirebbe lui stesso che non potrebbe che perdere, nel senso che non potrebbe non entrare in contraddizione con sé stesso. E portare le persone a ragionare in termini di principio invece che in termini di articoli, di commi e di autorità, è proprio uno degli scopi di questa proposta e una condizione necessaria per creare un terreno idoneo all’attecchimento della Legge.

Inoltre, Alfredo potrebbe avere meno difficoltà a ‘comprare’ il prodotto politico offerto dai libertari anche perché questi offrono il bene più scarso sul mercato politico: l’autolimitazione credibile del potere politico. Questo è un bene che, paradossalmente, spesso è desiderato anche da persone come Alfredo. È infatti un tratto tipico di chi gode di un privilegio quello di considerarlo un ‘diritto’ e di riuscire a vedere come privilegi solo quelli di cui godono gli altri.

Ora, per capire meglio questo schema, ritorniamo per un attimo alla metafora del virus informatico. Il sistema operativo esistente, come sappiamo, è l’attuale struttura istituzionale: quella che deriva dal paradigma coercitivo e basata sul positivismo giuridico. L’abolizione della norma che impedisce ad Alfredo di fare l’uso che preferisce del suo fienile, è l’App. L’App include al suo interno un frammento del virus informatico (la difesa del ‘principio di libertà d’uso’ in un caso particolare). Per ottenere l’App, Alfredo, il ‘portatore sano’, deve scaricare insieme a essa anche quel frammento di virus; e deve farlo a sue spese (probabilmente insieme ad altri), pagando il prezzo di mercato. Il ‘sistema’ costituito dai libertari in parlamento e dalle società private di consulenza fuori dal parlamento è la ‘Super-App’ che consente, via via, di assemblare i frammenti di virus ricorrendo a processi di mercato e quindi evitando molti appesantimenti tipici del processo ‘democratico’. Questa Super-App, tuttavia, è compatibile col sistema operativo esistente e quindi con la ‘democrazia’ (totalitaria): può operare al suo interno senza entrare in conflitto con essa. Nulla infatti può vietare né tecnicamente né giuridicamente (nemmeno in un sistema giuspositivo) a un’organizzazione di esprimere liberamente un suo parere e a un partito politico di accoglierlo. Via via che le persone scaricano le App, la Super-App assembla il virus: le persone restaurano la Legge demolendo gradualmente, pezzo per pezzo, la ‘legge’ fiat e lo fanno mosse da una struttura di incentivi, a loro spese, senza rendersene conto, pacificamente e perfino ‘democraticamente’. Quando il virus è sufficientemente assemblato, il terreno è favorevole per un cambiamento di sistema operativo: il vecchio sistema operativo infatti diventa non più compatibile con le nuove App e la transizione diventa spontaneamente una necessità.

Ritornando coi piedi per terra, una domanda: è realistico pensare che questo schema possa aumentare il consenso in favore dei libertari al punto da far loro avere una maggioranza rappresentativa[14] negli organi legislativi senza la quale lo schema non funzionerebbe? Quasi certamente no. Tuttavia questa proposta potrebbe avere un vantaggio anche nel caso (molto più realistico) in cui i libertari che la adottassero avessero una rappresentatività molto bassa (o perfino nulla) in quegli organi legislativi. Infatti, in questo caso chi vincesse le elezioni le vincerebbe contro princìpi generali che non hanno alcun provvedimento particolare allegato. Alla lunga questo potrebbe essere sempre più difficile da fare anche perché, se i provvedimenti particolari sono un elemento ‘esterno’ che, privilegiando necessariamente gli interessi degli uni a scapito di quelli degli altri, tende necessariamente a dividere fra loro persone che condividono gli stessi princìpi generali, questi ultimi sono un elemento ‘interno’ che tende a unire persone che necessariamente hanno interessi particolari diversi. In altre parole, il semplice portare sulla scena politica, anche se informalmente, la Legge (che nessuno fino a oggi hai mai visto né considerato) contro la ‘legge’ fiat potrebbe essere di per sé il seme di una possibile vittoria futura. L’unico modo di contrastare la strategia del divide et impera tipica dello stato moderno è quella di spostare il terreno di battaglia dai ‘programmi’ alla Legge intesa come limite non arbitrario a ogni potere coercitivo.

  1. Conclusioni

La rivoluzione di pensiero che ha prodotto il paradigma della libertà è già stata fatta da tempo. Essa è una rivoluzione scientifica, in particolare filosofico-politica ed economica insieme. Gli scienziati a cui la dobbiamo sono, fra gli altri, Frédéric Bastiat, Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e soprattutto Murray Rothbard. Nelle scienze sociali, tuttavia, le cose non funzionano come nelle scienze naturali. A causa dell’azione distorsiva, oppressiva e oscurantista dello stato (un’azione che in campo filosofico-politico ed economico ha più incentivo a esistere, soprattutto oggi, che nel campo dell’astrofisica o della chimica), questa rivoluzione di pensiero è rimasta confinata in àmbito scientifico (il che non significa accademico: gran parte dell’accademia continua ancora oggi a negare questa rivoluzione scientifica). Essa non è percolata nel pensiero delle persone (sebbene sia incastonata nel loro buonsenso) né, tantomeno, nella struttura istituzionale dell’occidente, che sta proseguendo nella sua deriva totalitaria.

Arthur Koestler ha scritto che «Le rivoluzioni di pensiero che danno forma all’essenza di un’epoca storica non sono diffuse mediante libri di testo – esse si diffondono come epidemie, mediante contaminazione da parte di agenti invisibili e di innocenti portatori-sani, attraverso le più diverse forme di contatto, o semplicemente respirando la stessa aria»[15]. Ecco, in questo articolo ho cercato di illustrare le linee essenziali di una strategia per la libertà che parta da questo presupposto della ‘contaminazione da parte di innocenti portatori sani’. Ho riproposto questa strategia in quanto, dopo ormai diversi anni da quando la pensai per la prima volta, ci credo ancora, anche se ritengo di non essere mai riuscito (forse nemmeno questa volta) a illustrarla in modo efficace. Inoltre la ho riproposta per sottolineare che gli aspetti strategici della lotta per la libertà continuano a essere spesso sacrificati a favore della definizione degli obiettivi. La definizione degli obiettivi è una questione di fondamentale importanza, naturalmente, ma senza una strategia efficace essi possono essere difficili da conseguire. Non pretendo, naturalmente, di sostenere che quella qui accennata sia una strategia efficace. Tuttavia, il punto di maggiore forza del positivismo giuridico (il fatto di essere totalmente arbitrario, di permettere qualsiasi cosa, di non avere alcun vincolo) è anche, io credo, il suo punto di maggiore debolezza: a differenza della Legge intesa come limite non arbitrario a ogni potere coercitivo, la ‘legge’ intesa come strumento di potere politico arbitrario può essere usata contro sé stessa. Di conseguenza il voto di scambio legale che oggi caratterizza il processo ‘democratico’ può essere usato anche, con la giusta strategia, per il restauro della Legge (cioè del principio di non aggressione), non solo per la sua progressiva demolizione. La strategia qui accennata vuole essere un modo (uno dei tanti possibili) per sfruttare questo punto di debolezza, e per farlo utilizzando potenti forze a favore della libertà (i frammenti di virus dei ‘portatori sani’) che oggi, nel processo politico ‘democratico’, vengono sistematicamente e necessariamente sprecate.

 

NOTE

[1] Vedi Rothbard M.N., 1978, For a new Liberty (Collier Books, New York).

[2] Per una esauriente disamina sulle comunità volontarie, vedi Lottieri C., 2001, Il pensiero libertario contemporaneo (Liberilibri, Macerata), pp. 251-274.

[3] Di fatto questa soluzione è indistinguibile dalla prima, dato che lo stato non sarebbe altro che un’organizzazione di beneficienza fra le altre che sicuramente vi sarebbero in un libero mercato.

[4] Rothbard M.N., 1978, For a new Liberty (Collier Books, New York), p. 238, corsivo nel testo originale, traduzione mia.

[5] Rothbard M.N., 2002 [1980], The Ethics of Liberty (New York University Press, New York), p. 257, corsivo nel testo originale, traduzione mia.

[6] http://www.miglioverde.eu/distorsioni-della-bce-attesa-dellelicottero/

[7] Vedi articolo di Carlo Lottieri su Il Giornale del 23.3.2016 (ripubblicato da http://www.swissinvenice.org/proprieta/lo-scandalo-del-canone-rai-e-limmoralita-di-stato)

[8] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-03-26/intercettazioni-apertura-trojan-102230.shtml?uuid=AC7UgDvC

[9] http://www.foxnews.com/opinion/2015/10/02/collapse-rand-paul-and-libertarian-moment-that-never-was.html, corsivo mio.

[10] Uno dei primi tentativi scientifici coerenti di dimostrare l’eliocentrismo fu quello di Aristarco di Samo (310-230 a.C.). Vedi Hoskin M., 1999, The Cambridge Concise History of Astronomy (Cambridge University Press, Cambridge), pp. 33-34.

[11] http://www.miglioverde.eu/contro-lorrore-del-socialismo-la-bellezza-estetica-della-liberta-e-della-legge/

[12] Vedi Birindelli G., 2014, La sovranità della Legge (Leonardo Facco Editore, Treviglio), pp. 163-185.

[13] Uber Pop è un servizio che, attraverso un’App per smart phone, consente a chiunque di usare la propria auto per offrire ad altri il servizio di trasporto urbano. Uber Pop è stato dichiarato illegale dal tribunale di Milano nel luglio del 2015 per “concorrenza sleale” al monopolio pubblico dei taxi! (quando si dive avere le idee chiare, soprattutto in relazione al concetto di concorrenza). http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_09/uber-respinto-reclamo-societa-l-app-illegale-tutta-italia-07f6baee-263c-11e5-9a08-f80f881ecc8e.shtml

[14] Ricordo tra l’altro che in Italia per cancellare i privilegi che sono contenuti nella costituzione (si pensi, fra i numerosi altri, alla progressività fiscale) è necessaria una maggioranza qualificata.

[15] Koestler A., 1989, The Sleepwalkers (Arkana, St. Ives), p. 151.

3 thoughts on “Una strategia per la libertà (versione integrale)

  1. griago April 21, 2016 / 4:14 pm

    In effetti sono caduto nella trappola dei termini collettivi (ci sto ancora lavorando, ma alla fine riuscirò a liberarmene).
    Se ho ben capito la sua proposta, lei ritiene che sia inutile presentarsi all’elettore medio con il principio di non aggressione o comunque con i principi generali che contraddistinguono i libertari, quanto piuttosto sia meglio e più efficace presentarsi con una declinazione di questi principi in fattispecie particolari.
    In tal modo ognuno può trovare nell’elenco che ne consegue i suoi casi specifici, per cui, concentrandosi su di essi, sarebbe portato a supportare la formazione libertaria che userebbe questa strategia per far passare di fatto e gradualmente i principi generali.
    Il punto però è che il tassista del suo esempio è vero che nell’elenco troverebbe la libertà di cambiare la destinazione d’uso del suo locale, ma leggerebbe anche la voce relativa alla libertà di poter creare nuovi lavori (come quello di Uber) che metterebbero in crisi un suo privilegio. Anche se la lista non venisse espressa esplicitamente, chiunque abbia un privilegio (e oggi ciascuno è stato corrotto dallo stato con un privilegio piccolo o grande che sia) si renderebbe presto conto che questi libertari andrebbero a rompergli le uova nel paniere … e nulla cambierebbe.
    Per questo motivo sospetto che il modo migliore per far cambiare approccio alla gente sia di farle toccare con mano in modo evidente il maggior costo che consegue dalla presenza dello stato ed il fatto che spesso si paga per servizi non richiesti. In altre parole bisogna spingere su una proposta che, da una parte chieda maggior trasparenza allo stato (e su questo credo si potrebbe riuscire ad avere facilmente il sufficiente consenso) e dall’altra proponga un’alternativa che faccia concorrenza allo stato con una clausola di salvaguardia (ti faccio pagare al massimo quanti ti avrebbe fatto pagare lo stato per lo stesso servizio).
    Riprendiamo la sanità come l’avevo riportata nel mio esempio. Il primo punto è obbligare lo stato a far conoscere ai cittadini dove destina i soldi raccolti (?) con le tasse. Quanto va a finire per la sanità? Quanto per la difesa? Quanto per la previdenza? Esplicitarlo sia percentualmente che pro-capite.
    Secondo passaggio: ogni cittadino per una specifico “servizio erogato dallo stato” deve poter scegliere se accettarlo o rifiutarlo. Nel secondo caso non pagherà la relativa quota di tasse (e solo quella) ed il servizio sarà interamente a carico suo.
    A quel punto entrerebbero in gioco agenzie private in grado di offrire quei servizi. Con un’offerta così variegata i cittadini potrebbero finalmente confrontare l’offerta dello stato e quella dei privati.
    Fermo restando che mi rendo conto essere una strada tutta in salita, credo che il punto chiave sia proprio quella trasparenza che lo stato si rifiuta di dare perché mostrerebbe a tutti che il re è nudo ed i cittadini finalmente inizierebbero a comprendere prima l’inefficienza dello stato (per la corruzione siamo già un bel passo avanti), poi la sua aggressività ed infine la riduzione della libertà che sta sistematicamente portando avanti.
    Questa strategia si affiancherebbe a quella della concorrenza istituzionale (a questo punto la concorrenza sarebbe estesa sia a vari organismi statali che ad agenzie private) ed anche alla sua proposta.

  2. griago April 20, 2016 / 5:46 pm

    Un problema che vedo è che la democrazia totalitaria attuale gioca molto sul fatto che molti benefici sono concentrati e le relative spese sono diffuse. Questo porta naturalmente coloro che godono di benefici (privilegi) a combattere quanto più possibile per difenderli, mentre coloro che pagano dovrebbero impegnarsi troppo solo per non pagare per altri.
    Lo vediamo anche quando si parla della chiusura di un’azienda decotta: quel che portano avanti sempre è il salvataggio dei posti di lavoro trascurando invece i vantaggi che avrebbe l’intera comunità modernizzandosi.
    E’ quello che Bastiat diceva quando suggeriva di non soffermarsi solo su quel che si vede, ma di approfondire soprattutto quel che non si vede.
    Allora io metterei OPPORTUNAMENTE insieme diverse matite colorate (i vari privilegi) facendo attenzione a che la somma dei costi diffusi inizi a diventare significativa per gran parte dei cittadini, e nello stesso tempo i detentori dei vari privilegi non aumentino di numero per fare un blocco comune difficilmente battibile.
    Se la gente sapesse (invento dei numeri) che la sanità pubblica gli costa in media di tasse 10000€ l’anno, ma sottoscrivendo un’assicurazione privata a sua scelta in un mercato concorrenziale gli costerebbe 8000€ l’anno per avere lo stesso servizio ma con qualità notevolmente maggiore e quindi un risparmio di 2000€, forse si inizierebbe ad avere la forza di agire con più vigore contro questo “servizio pubblico”. Stessa cosa per le pensioni. O per qualunque altro intervento statale.
    Ma è difficile far capire ciò con le cifre. La gente tende a diffidare. Il privato è considerato egoista e li vuole fregare!
    Ed allora? Personalmente credo che il modo migliore per sgretolare il potere coercitivo sia la concorrenza istituzionale. Una concorrenza sia verticale tra organismi statali centrali e locali, sia orizzontale tra differenti territori. Grazie a questa concorrenza i cittadini possono toccare con mano il fatto che maggiore libertà porta maggior benessere a tutti. E questo porterebbe ad invertire la centralizzazione sempre più spinta che vogliono i poteri forti (e che stanno cercando di portare avanti anche a livello europeo). Sarebbe un volano per un cambiamento culturale, per quel cambiamento culturale che serve per ridare il giusto posto al principio di non aggressione.
    Credo che agire verso il federalismo e la sussidiarietà con competitività istituzionale possa essere una strategia vincente e tutto sommato fattibile, anche se di recente c’è un ritorno del centralismo che sta cercando di dar la colpa degli sprechi regionali al federalismo (ma noi sappiamo bene che quello implementato in Italia è solo un malriuscito scimmiottamento del federalismo).

    • Catallaxy April 21, 2016 / 1:42 pm

      Grazie del commento. La competizione istituzionale sarebbe già un punto di arrivo importante nel senso che implicherebbe necessariamente e spontaneamente un movimento nella direzione della società libera. Proprio per questo, essa viene ostacolata con ogni mezzo dai detentori del potere politico centralizzato. Il problema è come arrivare alla concorrenza istituzionale partendo dalla situazione attuale. Questa proposta vuole essere un modo per farlo.
      Relativamente alla sua prima obiezione, lei ha ragione nel ricordare che in democrazia c’è una privatizzazione dei benefici e una collettivizzazione dei costi. Fra le altre cose, la mia proposta vuole essere una risposta a questo problema. La privatizzazione dei benefici e la collettivizzazione dei costi è infatti resa possibile dal fatto che, grazie alla ‘legge’ fiat, lo stato può adottare con successo la strategia del divide et impera, cioè creare una struttura di incentivi tale per cui, perseguendo il proprio interesse, ognuno indebolisce gli altri e rafforza lo stato. Questa proposta vuole usare il punto di debolezza della ‘legge’ fiat per invertire questa struttura di incentivi, cioè per fare in modo che ciascuno, perseguendo il proprio interesse, rafforza gli altri e indebolisce lo stato.
      Lei parla di ‘vantaggi che avrebbe la comunità’: a parte il fatto che i ‘vantaggi della comunità’ sono un concetto che non ha alcun senso logico al pari del cosiddetto ‘interesse generale o del paese’, nessuna strategia politica che aspiri a essere efficace può, a mio parere, prescidere dalla legge di natura che ciascuno persegue solo il proprio interesse individuale. Il problema è come usare questa energia (il perseguimento del proprio interesse individuale) in modo costruttivo per la libertà invece che in modo distruttivo. Questa proposta vuole essere una risposta in tal senso.
      Grazie ancora e un saluto

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