La differenza fra un buon capo d’azienda e un buon primo ministro

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.8.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute, ripreso da Movimento Libertario col titolo: “Un primo ministro o si dimette o smantella lo stato”)

La differenza fra un buon capo d’azienda e un buon primo ministro è che il primo fa mentre il secondo disfa; nel senso che il primo sviluppa il suo business, mentre il secondo smantella lo stato (quindi è una contraddizione in termini).

Questa non è un’affermazione provocatoria, ma scientifica. Un’azienda, in quanto ordine positivo (*), esiste in funzione degli obiettivi stabiliti da chi ne detiene la proprietà. In altri termini, in essa c’è una gerarchia unitaria di fini stabilita legittimamente dai proprietari (cioè da coloro che intascano i profitti se l’azienda va bene o che devono far fronte alle perdite se l’azienda va male). Inoltre, l’azienda prospera grazie a un uso di conscenza che in parte significativa è centralizzata, cioè concentrata in coloro che la dirigono o che ne dirigono specifici dipartimenti/progetti.

Viceversa, una società libera, in quanto ordine spontaneo (**), esiste in funzione degli obiettivi individuali stabiliti e perseguiti da ciascuno di coloro che la compongono in funzione delle sue preferenze e della sua personale scala di priorità (cioè da coloro che sono proprietari di sé stessi). In essa, così come nel libero mercato, non esiste alcuna gerarchia unitaria di fini: i risultati di un ordine spontaneo sono inintenzionali (nel senso che essi non sono stati progettati da alcun vertice: sono emersi spontaneamente attraverso l’interagire delle persone, cioè dei titolari dei diritti di proprietà, all’interno del principio di non aggressione). Inoltre, una società libera prospera grazie all”uso maggiore possibile di una conoscenza che è dispersa capillarmente fra gli individui che la compongono. Questa conoscenza periferica, essendo quella di ogni individuo ed essendo anche di tempo e di luogo, è incomparabilmente migliore e maggiore di quella di qualunque mente direttrice (anche la più intelligente e illuminata: non c’è bisogno di pensare ai politici le cui facce, ahinoi, vediamo quotidianamente sui giornali)

Il fatto che oggi un buon primo ministro/presidente sia generalmente visto come un super-capo d’azienda (e quindi il fatto che le persone che formano una società siano sottoposte, anche parzialmente, a una gerarchia unitaria di fini stabilita da chi non è proprietario delle cose su cui decide e che non paga di tasca propria per le conseguenze negative delle proprie decisioni) crea necessariamente coercizione arbitraria progressiva e distruzione economica. E la cosa non migliora quando avviene all’interno di una cornice democratica. Anzi, semmai può peggiorare ulteriormente.

Il concetto scientifico di ordine spontaneo è forse quello maggiormente nascosto dalla propaganda di governo. In altre parole, la confusione fra società e organizzazione è una di quelle più gelosamente custodite dalla classe politica. Forse non è azzardato dire che l’intera istruzione/comunicazione pubblica (dalle elementari fino al dottorato, dalla televisione di stato ai media mainstream sussidiati fino al bonus di 500 euro ai diciottenni da spendere in “cultura”) sia sostanzialmente finalizzata ad allontanare le persone dal concetto di ordine spontaneo e quindi da quello di libertà.

Un primo ministro che riuscisse ad afferrare intellettualmente il concetto scientifico di ordine spontaneo e che fosse una persona non malvagia (cioè indisponibile a dirigere un’organizzazione che nel lungo termine necessariamente produce coercizione arbitraria, distruzione di ricchezza e sofferenza) non potrebbe che rassegnare le dimissioni o ogni potere di governo per smantellare lo stato.

Di primi ministri/presidenti attualmente in carica che usino i poteri di governo per smantellare lo stato personalmente non riesco a vederne nemmeno uno. Al contrario: mi sembra che (in quello che viene generalmente considerato il meno peggio dei casi) tutti usino i poteri di governo i funzione del loro stato (come se questa non fosse un’opera malvagia ed economicamente distruttiva).

(*) Un ordine positivo è il risultato sia delle azioni delle persone che della loro progettazione: p. es. un’orchestra, un’azienda o un’economia di piano sono ordini positivi.

(**) Un ordine spontaneo è il risultato dell’azione delle persone ma non della loro progettazione: p. es. il linguaggio, i contenuti di internet, il libero mercato sono ordini spontanei.

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