Zappare la terra può forse aiutare qualcuno a capire il ruolo svolto dal tempo nel processo economico e in quello di formazione della Legge

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.9.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Mi ricordo una conversazione con un vecchio che coltivava alberi, nel mio paese. Io gli chiesi di vendermi un grande albero per il mio giardino. Egli rispose: «tutti oggi vogliono grandi alberi. Li vogliono subito, senza curarsi del fatto che gli alberi crescono lentamente e ci vogliono tempo e fatica per farli crescere. Tutti oggi hanno fretta» concluse amaramente «e non so perché». Keynes avrebbe potuto spiegarglielo: la gente pensa che a lungo termine sarà morta”. [Bruno Leoni  *]

Piantare e crescere alberi (e in misura minore un orto) forse potrebbe aiutare qualcuno a sentire, prima ancora che a comprendere, il concetto del tempo nel processo economico (così come in quello della formazione della Legge) e quindi a capire la Scuola Austriaca di economia (la scienza economica) e, se si può usare questa parola, l’anima del pensiero libertario.

Il tasso d’interesse di mercato (o meglio la sua componente primaria) esprime, a livello aggregato, le preferenze temporali individuali: se le persone che “hanno fretta” (cioè che preferiscono il tempo presente al tempo futuro, e quindi che consumano parecchio e risparmiano poco) sono molte in rapporto a quelle che non hanno fretta, le risorse disponibili per gli investimenti saranno poche e quindi il prezzo per aggiudicarsi queste risorse (il tasso d’interesse) sarà alto, e viceversa. Alti tassi d’interesse limitano in qualità e quantità la crescita economica. Tuttavia, finché le persone si assumono (o sono costrette ad assumersi) le responsabilità delle loro azioni, tali alti tassi d’interesse non sono di per loro insostenibili.

Quello che è necessariamente insostenibile è la creazione di tassi d’interesse artificialmente bassi, cioè incompatibili con l’esistente struttura delle preferenze temporali. E ciò che è necessariamente illegittimo (laddove si concepisca la Legge come limite non arbitrario a ogni potere coercitivo invece che come strumento di potere coercitivo arbitrario) è la creazione di istituzioni e misure coercitive che consentano la creazione di tassi d’interesse artificialmente bassi (e, più in generale, l’espansione artificiale del denaro e del credito da parte dello stato o di una sua agenzia).

Infatti, quando le banche centrali creano tassi d’interesse artificialmente bassi (oggi addirittura negativi) esse distruggono il tasso d’interesse di mercato, cioè il grande coordinatore fra le preferenze temporali delle persone, e quindi fra risparmi e investimenti: un coordinatore che utilizza una conoscenza (in relazione alle preferenze e priorità individuali e che è anche conoscenza di tempo e di luogo) che non è disponibile ad alcun banchiere centrale o grande economista (nemmeno della Scuola Austriaca). Distruggendo il tasso d’interesse di mercato si distrugge la “bussola” del processo economico: si creano troppi consumi, troppi investimenti e investimenti nei settori sbagliati (“troppi” e “sbagliati” in relazione a quello che consente l’attuale struttura delle preferenze temporali). In altre parole, si distorce la struttura produttiva rendendola insostenibile. La conseguenza sono errori economici concertati: fasi di espansione insostenibile (“boom”) seguite da crisi (“bust”). In altri termini, il ciclo economico (fenomeno sconosciuto prima della manipolazione sistematica del denaro e del credito da parte degli stati e delle banche centrali).

Metaforicamente (e semplicisticamente), manipolare il tasso d’interesse di mercato è come manipolare una bussola che indica l’“alto” per la costruzione di un grattacielo sulla scogliera (per esempio facendole indicare l’“alto” a un angolo di 45 gradi rispetto al terreno invece che a 90). Invece che crescere verticalmente sulle fondamenta di roccia, la costruzione del grattacielo avviene diagonalmente nella direzione del mare, sul vuoto, quindi con sempre meno roccia a tenere la struttura, che poi inevitabilmente crolla. Con l’aiuto coercitivo degli stati, le banche centrali, invece che riparare la bussola (cioè togliersi dai piedi e aprire il settore del denaro al libero mercato), stanno inventando modi sofisticatissimi per ancorare la struttura dell’edificio alla roccia il più a lungo possibile. Tuttavia nessuna struttura può reggere all’infinito un edificio la cui costruzione continua a estendersi sul vuoto. E quanto più a lungo si costruisce diagonalmente sul vuoto, tanto maggiori saranno i danni, il numero delle vittime e la loro sofferenza. E dato che, specie in un sistema politico democratico (quindi fondato su una struttura di incentivi necessariamente a breve termine) non si rinuncia al sistema monetario e del credito che consente di appagare la “fretta” delle persone (e, a monte, all’idea totalitaria di “legge” che consente l’esistenza stessa di quel sistema monetario e del credito), la bussola non viene riparata. Una volta crollata una struttura, si continua a costruire quella successiva sempre diagonalmente. Cioè si continua a pensare di poter creare crescita a partire da denaro stampato dal nulla o da spesa in deficit o da tasse invece che da risparmio privato (che quel denaro stampato dal nulla, quella spesa in deficit e quelle tasse hanno l’effetto di assottigliare sempre più).

In termini agricoli, nel fatto che molte persone preferiscono coltivare l’insalata (che cresce in poche settimane e che quindi può essere consumata subito) invece che piantare grandi noci (che crescono in molti anni ma che consentono non solo, dopo qualche tempo, di cibarsi ogni anno dei loro frutti ricchi di proteine ma anche di avere, dopo un certo periodo, della legna per costruirsi una capanna e proteggersi dal freddo dell’inverno), non c’è niente di insostenibile né di illegittimo (finché esse sono costrette a subire personalmente le conseguenze delle loro scelte). Il problema emerge quando si usa un tipo particolare di fertilizzante chimico che ha la capacità di far crescere gli alberi istantaneamente ma al costo di dilavare il terreno rapidamente e in modo di fatto quasi irrecuperabile. Nel breve periodo, le persone che “hanno fretta” avranno i loro noci. Tuttavia, nel lungo periodo (quello in cui “saremo tutti morti”) esse (o i loro figli) patiranno la fame e il freddo. Cosa ancora più grave, anche se un giorno ricominciassero a trattare il terreno senza violentarlo, queste persone ci metterebbero un tempo lunghissimo per renderlo di nuovo fertile.

Sono convinto del fatto che chi oggi (politico, banchiere centrale o accademico-mainstream che sia) si affida allo stato e alla manipolazione monetaria e del credito per risolvere i problemi di crescita (invece di vedere i primi come la sorgente del problema e rigettarli senza se e senza ma), zappasse la terra per qualche anno, forse potrebbe trovare minore difficoltà a comprendere alcuni concetti di base della Scuola Austriaca di economia e della filosofia libertaria, in particolare quelli legati al ruolo che il tempo svolge nel processo economico e di formazione della Legge.

[*] Leoni B., 2000 [1961], “La libertà e la legge” (Liberilibri, Macerata), p. 92.

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