MPS e i sognatori

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.12.2016

(Pubblicazione originale: Miglioverde)

 

In un articolo dal titolo “Mps, come difendere i risparmi” pubblicato sul quotidiano La Stampa si legge: “L’intervento di Stato è una buona notizia per i risparmiatori perché in questo modo vengono evitati i meccanismi di bail-in (salvataggio interno) e di conseguenza non vengono intaccati i depositi e i conti correnti.”

Da queste righe si deduce che la categoria dei risparmiatori coinciderebbe con quella di coloro che hanno scelto di avere il proprio conto corrente presso MPS o di investire in bond subordinati e/o azioni della banca senese. Per fortuna, nonostante le elementari assurdità diffuse dalla propaganda statalista, la categoria dei risparmiatori (e più in generale quella degli speculatori) non coincide con quella dei clienti della banca Montepaschi (e quest’ultima categoria è inclusa in quella di coloro che subiscono l’imposizione fiscale).

Naturalmente, nell’articolo che vorrebbe dare indicazioni alle persone su come difendere i loro risparmi, l’opzione di usarne una parte per acquistare Bitcoin non viene nemmeno menzionata. Questo forse anche a causa delle seguenti due ragioni:

  • a differenza del denaro sul conto corrente, i Bitcoin nel proprio portafoglio non potranno mai essere confiscati da alcuna banca né da alcuno stato;
  • dalla data del decreto cosiddetto “salva-risparmi” (23 dicembre 2016) a oggi (28 dicembre 2016) il valore in euro di 1 Bitcoin è aumentato di oltre l’11% passando da 825 euro per 1 Bitcoin a 918 euro per 1 Bitcoin (nel 2010 1 Bitcoin valeva circa cinque centesimi di euro).

In altri termini, forse la ragione per cui, all’interno dell’articolo titolato “MPS, come difendere i risparmi”, l’opzione di usare una parte di questi per acquistare Bitcoin non viene nemmeno presa in considerazione, è che essa costituisce uno dei modi più efficaci per difendere i risparmi.

Il ‘salvataggio’ di stato non è un modo per difendere i risparmi. Esso è un modo per proteggere i clienti/impiegati/dirigenti di una banca politicizzata, e soprattutto una buona fetta di elettori, dalle conseguenze negative delle loro scelte economiche. Sicuramente anche al panettiere piacerebbe essere protetto dalle conseguenze delle sue scelte economiche quando esse sono negative. Le sue perdite tuttavia sono politicamente meno rilevanti di quelle dei correntisti di una grande banca politicizzata (e oggi a tutti gli effetti banca di stato).

Chi, anche fra i sedicenti ‘liberali’, difende il ‘salvataggio’ di stato lo fa spesso sulla base del fatto che la bancarotta di una grande banca avrebbe ‘effetti sistemici disastrosi’. Chi sostiene questo trascura diverse cose.

In primo luogo, questi ‘effetti sistemici disastrosi’ sono la conseguenza dell’espansione artificiale del denaro e del credito su cui si fonda l’attuale sistema monetario e bancario anti-capitalista; e il ‘salvataggio’ di stato di una banca implicitamente in bancarotta è parte di questo processo di espansione artificiale del denaro e del credito. Questo significa che tanto più si protegge tale espansione mediante ‘salvataggi’ di stato (o interventi da parte della banca centrale), tanto più si ingigantiscono, rinviandoli nel tempo, questi ‘effetti sistemici disastrosi’ diretti. Prima si subiscono questi effetti e meglio è. Essi sono il modo in cui il mercato segnala la strada della prosperità sostenibile, che naturalmente non è quella seguita da Montepaschi.

Per percorrere quella strada tuttavia non basta far fallire una banca. Occorre far fallire l’intero sistema monetario e bancario di cui quella banca è espressione: nel senso che occorre abbandonare il socialismo reale nel settore del denaro e del credito e quindi, tanto per cominciare, passare al libero mercato nel settore della moneta e abolire la banca centrale.

Quanto più si impedisce al mercato di funzionare (soprattutto nel settore del denaro e del credito) tanto più si distrugge ricchezza nel lungo periodo (le ragioni, che sono complesse, sono illustrate dalla Scuola Austriaca di economia e a mio modo ho cercato di sintetizzarle in questo articolo). Insistere su un sistema monetario e bancario anti-capitalista è, rispetto alla tassazione, un modo ancora più efficace di tagliare il ramo su cui si è seduti (se la tassazione è la sega, il sistema monetario e bancario anti-capitalista è la sega elettrica). Il problema è:

  • che, dove esiste il potere politico e quindi la macchina coercitiva statale, chi taglia il ramo non è colui che vi è seduto ma una persona che viene pagata per tagliarlo con denaro estorto a chi vi è seduto e spesso col suo consenso;
  • a causa del fatto che la Scuola Austriaca di economia è generalmente e convenientemente ignorata (specie dai cosiddetti ‘economisti’, per non parlare dei cosiddetti ‘giornalisti’), chi è seduto su quel ramo non si rende conto che colui che si appropria del suo denaro sta tagliando quel ramo. Egli crede che lo stia consolidando.

Anche far fallire l’intero sistema bancario e monetario anti-capitalista (o meglio renderne esplicito il fallimento) tuttavia non basterebbe. Occorre rendere esplicito il fallimento dell’idea astratta di legge che rende possibile la legalità di quel sistema e che quindi necessariamente produce un continuo aumento dell’espansione artificiale del denaro e del credito e, più in generale, dell’interventismo. In altre parole, occorre abbandonare l’idea di legge che consente l’esistenza stessa della macchina coercitiva statale. Coloro che, a proposito di MPS, mettono in guardia dalla “tentazione statalista” da un punto di vista statalista (cioè senza anche mettere in guardia dalla macchina coercitiva statale e dall’idea filosofica di legge che l’ha prodotta e la mantiene: il positivismo giuridico), sono parte del problema, non della soluzione. Il principio di non aggressione può essere difeso solo coerentemente, non à la carte.

Senza alcun dubbio, coloro che mettono in discussione l’attuale sistema monetario e del credito e, a monte, l’idea astratta di legge che rende possibile la continua espansione dello stato (e anzi la stessa esistenza di quest’ultimo), sono visti come ‘sognatori’, perfino da molti di quei pochissimi che ne condividono le ragioni. Tuttavia, la scienza sociale* (in particolare quella economica e filosofico-politica) indica che i sognatori sono coloro che pretendono di curare il male con dosi sempre maggiori del veleno che lo ha prodotto. E fra questi ultimi sono inclusi coloro che vorrebbero ridurre il veleno all’interno della stessa struttura giuridica e monetaria che necessariamente lo produce in quantità sempre maggiore.

(*) Col termine ‘scienza sociale’ mi riferisco a quella basata sulla logica, che è oggettiva e accessibile a tutti.

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