Migranti, diritto di proprietà e sentimenti umanitari

GIOVANNI BIRINDELLI, 26.8.2017

Migranti: niente sgomberi dagli immobili privati occupati senza soluzioni abitative alternative garantite da regioni ed enti locali.

Come dire: se qualcuno ti ruba l’auto, l’organizzazione che detiene il monopolio legale (e illegittimo) della violenza ti nega il diritto di rientrarne in possesso finché qualcuno non offre al ladro gratuitamente (in questo caso addirittura con denaro estorto) un’altra auto.

Come tutte le aggressioni legali, questa ha due aspetti.

Uno economico, legato alla struttura di incentivi. Che la creazione e continua estensione di una struttura legale di incentivi a rubare possa creare prosperità sostenibile nel tempo invece che l’opposto lo può credere solo una mente malata.

L’altro di principio. Il problema non è questa particolare aggressione, ma il fatto che sia legale. In altre parole, come sempre, il problema è il paradigma di riferimento: l’idea astratta di legge intesa come strumento di potere coercitivo arbitrario invece che come limite non arbitrario a ogni potere coercitivo (cioè come principio di non aggressione).

Coloro che da una parte vogliono difendere la proprietà e sono favorevoli al libero mercato ma dall’altra non mettono in discussione l’idea astratta di legge che ne consente la continua, sistematica e sempre maggiore violazione da parte dello stato, sono parte del problema, non della soluzione.

PS. Quanto scritto non toglie la compassione individuale che può essere provata (o no) per alcuni migranti. Ma il piano umano è una cosa, e quello della giustizia è un’altra. E come ci ricorda Hume nel suo bellissimo Trattato sulla natura umana, questi due piani sono assolutamente separati, nel senso che non può esservi giustizia quando la legge viene utilizzata per motivazioni umanitarie: “Se esaminassimo tutti i casi che arrivano davanti a un tribunale di giustizia scopriremmo che, considerando ogni caso singolarmente, i casi in cui sarebbe un’espressione di umanità decidere contrariamente alle leggi di giustizia sarebbero almeno tanti quanti quelli in cui lo sarebbe decidere in conformità a esse. I giudici prendono a un uomo povero per dare a un uomo ricco; conferiscono a favore del dissoluto il lavoro dell’industrioso; e mettono nelle mani del vizioso i mezzi per danneggiare sé stesso e gli altri. L’intero schema di legge e giustizia, tuttavia, va a vantaggio della società e di ogni individuo” [Hume, D., 2007, A Treatise of Human Nature (Oxford University Press, Oxford), p. 370.]

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