Il totalitarismo ‘nuovo’ indebolito dal coraggio degli indipendentisti catalani

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.10.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Oggi, in Catalogna, nel silenzio dell’UE e dei governi europei (con l’eccezione di quello belga), il totalitarismo ‘nuovo’ (quello democratico e ‘soffice’ che generalmente aggredisce economicamente la proprietà prima che fisicamente la persona) ha adottato forme di repressione tipiche del totalitarismo ‘vecchia maniera’ (quello ‘ruvido’ e brutale che generalmente aggredisce fisicamente la persona prima che economicamente la proprietà).

Nel fare questo, il totalitarismo ‘nuovo’ si è indebolito, perché ha negato sé stesso. Esso infatti è nato in risposta e in antitesi proprio a quelle forme di repressione.

Il totalitarismo ‘nuovo’ non ha limiti alla sua crescita. Può saccheggiare in misura sempre maggiore interi settori della popolazione; può produrre, attraverso una manipolazione monetaria e del credito e un interventismo sempre crescenti, crisi economiche cicliche che si accavallano l’una sull’altra, in questo modo mettendo in ginocchio non solo l’economia ma anche lo spirito (umano e imprenditoriale) di molte persone, specie quelle più deboli; può indebitare in misura sempre maggiore persone che ancora non sono nate; può violare, in modo sempre più segreto, sistematico e penetrante, la privacy delle persone (specie quelle tecnologicamente inesperte o meno accorte) fino a controllarne ogni comunicazione, ogni fotografia, ogni spostamento, ogni acquisto, ogni transazione, ogni file; può violare praticamente ogni forma di libertà, inclusa quella di espressione e di parola, fino a fare un processo penale per un “mi piace” su Facebook; può far chiudere siti internet e social network perché non siano date informazioni sulle sue azioni (il governo spagnolo ha fatto chiudere googlenews durante la sua azione repressiva); può perfino cambiare la lingua a suo piacimento, invertendo il significato di termini chiave.

Può fare tutto. Tranne una cosa: farlo alla ‘vecchia maniera’, esercitando in prima battuta e apertamente forza fisicamente brutale contro le persone. Questo è l’unico limite che non può valicare. Se lo valica, se prende a manganellate un numero così grande di persone inermi, esce allo scoperto e, almeno per un istante, perde la sua grande forza: quella di inibire il sistema immunitario delle persone perbene contro il totalitarismo in quanto tale, ‘vecchio’ o ‘nuovo’ che sia; quella di riuscire a confondere legalità (il rispetto del comando dell’autorità) e legittimità (il rispetto del principio di non aggressione, che esiste indipendentemente dalla volontà e dalla decisione di qualsiasi autorità e di qualsiasi maggioranza).

Il referendum catalano, indetto in nome della democrazia, non aveva l’obiettivo dell’indipendenza (che, richiedendo il rispetto del principio non aggressione, è incompatibile con la democrazia tanto quanto lo è con la dittatura) ma quello dell’indipendenza dell’amministrazione statale catalana da quella spagnola, che è una cosa ben diversa. Quel referendum quindi non è stato indetto contro il totalitarismo ‘nuovo’.

Tuttavia, grazie al loro coraggio e alla loro determinazione, gli indipendentisti catalani, forse in parte senza nemmeno volerlo, hanno indebolito il totalitarismo ‘nuovo’ a cui essi stessi, separatamente da Madrid, aspirano. Essi hanno visto coi loro occhi e provato sulla loro pelle che la costituzione, che ritenevano essere un argine all’arbitrarietà del potere e all’uso del manganello, ne è in realtà strumento supremo. Hanno visto coi loro occhi e sentito sulla loro pelle che, mentre essi pretendevano di votare in nome della democrazia, la polizia spagnola li prendeva a calci in faccia in nome della stessa democrazia.

Al di là di questioni filosofiche e teoriche, dopo i fatti di oggi non vedo come gli indipendentisti catalani possano essere contrari a prevedere esplicitamente il diritto formale di secessione quantomeno per qualsiasi comunità che, all’interno del futuro stato della Catalogna, voglia esercitarlo. In altre parole, anche se essi rimanessero a favore della democrazia (e qundi contrari alla libertà), dopo i fatti di oggi e almeno per qualche generazione non vedo come essi possano opporsi a ulteriori istanze indipendentiste; e quindi a un processo politico che, attraverso la progressiva frantumazione dello stato, crei un terreno sempre più favorevole alla libertà, cioè alla sovranità del principio di non aggressione. Forse questa, insieme a quella del loro coraggio e della loro determinazione, è una delle grandi vittorie che oggi si sono portati a casa.

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