Il ‘ricordo’ di Giovanni Alberto Agnelli da parte di Veltroni

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.12.2017

A vent’anni dalla scomparsa di Giovanni Alberto Agnelli, Walter Vetroni ne scrive un ricordo sul Corriere della Sera. Lo definisce “il mio amico” e mette bene in evidenza il fatto che avevano un rapporto personale. Tuttavia, quel ricordo a me sembra essere un manifesto elettorale di pessimo gusto, in cui non vengono messe in risalto le qualità umane della persona ma la sua presunta mentalità collettivista; o meglio: in cui questa mentalità (desunta da frasi come «La nostra azienda ha tra i propri punti di riferimento fondamentali la responsabilità sociale») viene confusa con le qualità umane della persona.

Termini come “responsabilità sociale” sono, nel migliore dei casi, dei non-sensi logici. Nel peggiore, sono un modo vile per convincere le persone più fragili a rinunciare a fette sempre maggiori della loro libertà a favore del potere politico. Il migliore dei casi è facilmente quello di un giovane capo di azienda il cui lavoro è creare valore e profitto; e che, anche se intelligente, non necessariamente ha tempo per approfondire alcune questioni teoriche in modo rigoroso. Il caso peggiore, è quello di coloro che Mises definiva «inadatti a servire i loro concittadini, e che per questo li vogliono comandare» (o li hanno comandati).

Io non ho mai conosciuto Giovanni Alberto Agnelli, ma sul piano umano mi stava simpatico. Si tratta di una simpatia aleatoria, che, a seconda della compatibilità dei due caratteri, se lo avessi incontrato avrebbe potuto sparire o consolidarsi nello spazio di una stretta di mano. Tuttavia, mi ricordo che il giorno in cui morì provai dolore. Un dolore che non avevo mai provato prima per la morte di un personaggio pubblico (o più in generale di qualcuno che non conoscessi personalmente) e che non avrei mai provato dopo. Quindi un dolore per me difficilmente spiegabile; o spiegabile attraverso complicati ragionamenti intimi. In questi vent’anni ho ripensato spesso e regolarmente a questo ragazzo, che all’epoca era più grande di me. E tracce del dolore che provai all’epoca vivono ancora oggi.

In nome di quel dolore, oggi chiederei a Giovanni Alberto: hai letto quanto meno Hayek, Mises, Rothbard? No? Allora valli a leggere e poi ne riparliamo. Li hai letti? Allora spiegami cosa intendi per “responsabilità sociale” e come questa sarebbe compatibile con la libertà intesa in termini di assenza di coercizione arbitraria di alcuni su altri.

Questa domanda l’avrei fatta a lui, ma naturalmente non la farei mai a coloro che, essendo incapaci di servire le persone, vogliono comandarle, cioè esercitare coercizione arbitraria su esse.

Veltroni chiude il suo ‘ricordo’ in questo modo: «Penso che se la sua vita fosse continuata il destino di questo Paese forse sarebbe stato diverso». Se la tua vita fosse continuata, caro Giovanni Alberto, avresti conosciuto bitcoin-blockchain; e questo, indipendentemente dalle tue letture, ti avrebbe aiutato a capire che la prosperità sostenibile non deriva dalla qualità delle persone al potere, ma dalla libertà delle persone di poter usare la loro conoscenza e la loro proprietà per i loro fini all’interno del principio di non aggressione, e cioè della Legge intesa in senso inverso rispetto a quello di strumento di potere coercitivo esercitato in funzione di un arbitrariamente definito e logicamente inesistente “interesse sociale”.

One thought on “Il ‘ricordo’ di Giovanni Alberto Agnelli da parte di Veltroni

  1. Donata December 14, 2017 / 8:15 pm

    Bravo

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