Insegnanti autoritari e insegnanti autorevoli

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Il rispetto per l’insegnante è indispensabile. Esso si fonda sulla sua capacità professionale, fatta di conoscenza della materia che insegna e di aggiornati metodi didattici, ma anche sull’autorevolezza che discende dalla consapevolezza del ruolo non paritario che distingue chi insegna da chi deve imparare” (V. Zagrebelsky)

Bene fanno gli studenti a non rispettare gli insegnanti che affermano queste sciocchezze!

Leggo queste bischerate mentre sto preparando delle lezioni sul protezionismo che, sebbene io non sia un insegnante né un accademico, sono stato invitato a fare in un’università. Devo ringraziare l’autore di questo articolo per avermi ricordato di sottolineare, all’inizio di quelle lezioni, che le argomentazioni se ne infischiano dei “ruoli non paritari”; che l’unica cosa che conterà, in quelle lezioni, saranno appunto le argomentazioni (degli studenti e mie); che non c’è alcun “ruolo non paritario” che possa ostacolare la loro libera espressione, anche e soprattutto in modo politicamente scorretto.

Il rispetto che discende dalla consapevolezza del “ruolo non paritario” fra due persone non ha nulla a che vedere con l’autorevolezza: mentre ha molto a che vedere con l’autorità. Si tratta dello stesso tipo astratto di rispetto che le nostre ‘leggi’ impongono per il presidente della repubblica, per esempio (col ‘reato’ di vilipendio), o per i ‘pubblici ufficiali’.

L’autorevolezza è un’altra cosa: è il rispetto che deriva, non dall’esistenza di un “ruolo non paritario”, ma dallo spontaneo apprezzamento che una persona (o le sue argomentazioni, o una sua particolare conoscenza o qualsiasi altra qualità) suscita in un’altra. L’autorevolezza non viene imposta, non viene richiesta, non viene esatta. C’è. Si forma spontaneamente.

Una persona che impone, richiede o esige autorevolezza, magari in funzione del suo ‘ruolo’, per definizione non è autorevole. Anzi, è anti-autorevole. Il suo valore è comparabile metaforicamente al potere d’acquisto del denaro a corso legale (quello il cui uso è imposto per ‘legge’ e che le persone non possono rifiutare): un potere d’acquisto artificiale che, una volta tolto il privilegio su cui si regge ed esposto alla concorrenza del libero mercato, si scioglie come neve al sole.

Il contrasto fra, da una parte, la figura dell’insegnante autoritario che viene rispettato in ragione del suo “ruolo non paritario” e, dall’altra, quella dell’insegnante autorevole che viene rispettato per le sue qualità individuali, è stato ritratto in modo molto bello nel film “L’attimo fuggente”, di Peter Weir. Un film vecchio, che tuttavia ai giovani a cui capita di leggere questo articolo di Zagrebelsky consiglierei di vedere subito dopo.

Il rispetto in ragione del “ruolo non paritario” che invoca Zagrebelsky umilierebbe, io credo, qualsiasi insegnante autorevole, mentre gratificherebbe qualsiasi insegnante autoritario.

Hayek scriveva che “Coloro che difendono la libertà differiscono dagli altri in quanto includono fra gli ignoranti loro stessi insieme ai più saggi. Comparata con la totalità della conoscenza che viene continuamente usata nell’evoluzione di una società dinamica, la differenza fra la conoscenza che il più saggio e la persona più ignorante possono deliberatamente impiegare è comparativamente insignificante”. Coloro che difendono la libertà non hanno paura della loro ignoranza; non hanno bisogno di nasconderla dietro “ruoli non paritari”. Anzi, sanno che quanto meno, all’interno di un ordine sociale spontaneo, ci sono questi “ruoli non paritari”, tanto più sarà possibile fare uso di una conoscenza che è dispersa capillarmente fra le persone e che nessuna mente direttrice (e nessun insegnante) può avere. I nemici della libertà, al contrario, fanno molta fatica ad accettare la loro ignoranza e cercano di mascherarla dietro “ruoli non paritari”, privilegi e autorità.

L’uso della conoscenza è sempre stato il maggior punto debole dei collettivisti (cioè dei totalitari).

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