Sulle presunte ‘contraddizioni’ degli anarco-capitalisti

GIOVANNI BIRINDELLI, 12.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

L’amico Antonino Trunfio mi ha segnalato e chiesto di rispondere al seguente commento:

Alcuni anarco-capitalisti hanno un atteggiamento contraddittorio nei confronti della realtà presente: da un lato, denunciano lo statalismo pervasivo con tono rivoluzionario, dall’altro sostengono che il capitalismo, nell’ultimo secolo, avrebbe notevolissimamente migliorato le condizioni delle popolazioni. E allora si incorre in un cortocircuito, perché se la realtà moderna è caratterizzata da pervasivo statalismo, non si comprende come il capitalismo abbia potuto fruttuosamente operare, mentre, dall’altro lato, se davvero c’è stato miglioramento delle condizioni economiche, ciò sarebbe merito dello statalismo dominante, e non di un capitalismo costretto ad arrancare… Più in generale, sorprende come una dottrina esposta con toni barricadieri possa essere utilizzata da rothbardiani a difesa dell’esistente; ma sorprende anche l’eccesso di economicismo “oggettivo” in fautori di una teoria che punta tutto sul carattere soggettivo dei giudizi di valore: insomma, troppe contraddizioni da chiarire…

 

Si tratta di due questioni distinte, a cui risponderò separatamente.

 

  1. Capitalismo: struttura e contenuto

La prima obiezione è corretta e ben formulata: alcuni (non tutti) gli anarco-capitalisti hanno questo atteggiamento contraddittorio (caso 1). In altri casi essi sembrano averlo ma in realtà non lo hanno (caso 2). In altri casi ancora non lo hanno e non sembrano nemmeno averlo (caso 3).

Per capire quale di questi tre casi si applichi a un anarco-capitalista è necessario, a mio parere, ricordare la distinzione esistente fra struttura e contenuto. Il termine “capitalismo”, infatti, può riferirsi da un lato alla struttura di un sistema economico e, dall’altro, al contenuto di quella struttura.

Un sistema economico ha una struttura capitalista quando, all’interno del perimetro segnato dal principio di non aggressione, nulla può legalmente impedire il libero scambio, ad alcun livello e in qualsivoglia settore.

La struttura capitalista è quindi l’altra faccia della medaglia (quella economica) della libertà intesa in termini di assenza di aggressione legale di alcuni da parte di altri. In quanto tale, esiste teoricamente e, concretamente, indica la direzione di marcia, come una stella indica il Nord.

Dove qualcosa può legalmente impedire il libero scambio in qualsivoglia settore o caso particolare, allora la struttura del sistema economico non è capitalista ma anti-capitalista.

Sottolineo un aspetto importante in relazione al tema in questione. Dato che (a mio modo di vedere) quello che distingue a livello strutturale un sistema economico capitalista da uno anti-capitalista è la possibilità che il libero scambio sia legalmente impedito (e non il fatto che lo sia, legalmente o meno), una struttura anti-capitalista è compatibile anche con una situazione in cui non ci sia alcuna limitazione legale al libero scambio ma in cui, per esempio se l’autorità lo decidesse, tale limitazione potrebbe esserci.

Questa precisazione ci aiuta a intuire la differenza fra struttura e contenuto. Se, da un lato, la struttura di un sistema economico è definita dalla possibilità o meno di limitazioni legali al libero scambio legittimo (cioè non in violazione del principio di non aggressione), dall’altro il contenuto di un sistema economico è costituito dalle singole transazioni, le quali possono essere di libero scambio (capitaliste) o meno.

Un sistema economico la cui struttura è anti-capitalista può avere quindi, con diversi gradi, un contenuto che è capitalista (in teoria, perfino totalmente capitalista, come abbiamo visto sopra; ma non totalmente anti-capitalista: nemmeno nella Russia sovietica era possibile eliminare ogni transazione di libero scambio ‘orizzontale’ fra le persone).

Per esempio, se, in un sistema economico la cui struttura è anti-capitalista (come l’Italia contemporanea, poniamo), una sera Tizio paga la sua nipotina in nero per fare la baby sitter al suo bambino, questo dà luogo a una transazione (cioè a un contenuto) capitalista all’interno di una struttura anti-capitalista. Quando Milton Friedman disse che «Se l’Italia si regge ancora è grazie al mercato nero e all’evasione fiscale che sono in grado di sottrarre ricchezze alla macchina parassitaria ed improduttiva dello Stato per indirizzarle invece verso attività produttive», stava dicendo questo: la struttura del sistema economico italiano è anti-capitalista; inoltre, il contenuto di questa struttura è in gran parte anti-capitalista (la macchina parassitaria statale riesce a regolamentare, tassare, impedire molte transazioni di libero scambio); se in Italia molte persone riescono ancora ad avere un sufficiente livello di benessere questo è grazie al contenuto capitalista che è ancora rimasto all’interno della struttura economica anti-capitalista. Questo contenuto è costituito, oltre che da ciò che resta delle transazioni di mercato dopo l’aggressione statale, da quello che riesce a sfuggire a questa aggressione.

Quindi, in conclusione, per rispondere alla domanda, se gli anarco-capitalisti a cui si riferisce il commento citato in apertura, quando parlano di “capitalismo”, si riferiscono esclusivamente alla struttura e non anche al contenuto (oppure fanno confusione fra struttura e contenuto), allora la loro posizione è effettivamente contraddittoria (caso 1). Se tuttavia essi, pur usando per entrambi lo stesso termine (“capitalista”) non fanno confusione fra struttura e contenuto (p. es., se essi correttamente indirizzano le loro critiche alla struttura anti-capitalista e i loro elogi al contenuto capitalista, che nel lungo termine una struttura anti-capitalista tende necessariamente e progressivamente a ridurre – ma adesso c’è bitcoin) allora la loro posizione è tutt’altro che contraddittoria ma scientifica, e rimane tale sia nel caso in cui questa distinzione sia esplicita e/o consapevole sia nel caso in cui non lo sia (casi 2 e 3).

 

  1. Oggettività delle leggi economiche vs. soggettività del valore

La seconda presunta ‘contraddizione’ a cui si riferisce il commento (quella fra un “economicismo oggettivo e la soggettività del valore”) invece non esiste in alcun modo. Qui viene fatta confusione fra l’oggettività delle leggi economiche e la soggettività del valore, che è una di queste leggi economiche (quella fondamentale, tra l’altro). In altri termini e metaforicamente, affermare che c’è “contraddizione” fra l’oggettività delle leggi economiche della Scuola Austriaca e la soggettività del valore, al netto delle differenze metodologiche fra scienze naturali e scienze sociali è analogo a sostenere che c’è contraddizione fra l’oggettività delle leggi scientifiche e la legge di gravità.

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