Tribunali ‘pubblici’ vs. tribunali privati

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.4.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

 

Ciao Giovanni, ti chiedo per favore una piccola “consulenza tecnica”. Anche stamattina a scuola, come mi capita sempre più spesso, si è aperta una accesa discussione in classe tra me e diversi studenti su come potrebbe davvero funzionare l’amministrazione della giustizia (e perfino la produzione legislativa) in un sistema di organizzazione sociale a potere diffuso, senza una autorità statale nazionale. La proposta libertaria, come ormai ben sanno i miei studenti, è quella di un sistema di tribunali privati in concorrenza in un libero mercato della giustizia, un altro dei molti liberi mercati che offrono servizi al cittadino (amministrazione politica, sicurezza e protezione, sanità, istruzione…). Una studentessa, di orientamento politico di sinistra e particolarmente legata al sistema dell’autorità centrale, sostiene che il mercato dei tribunali privati degenererebbe: alcuni tribunali, ingolositi dai profitti, assicurerebbero sentenze di favore ai cittadini più ricchi, garantendo loro privilegi e impunità. Ho replicato che il mercato penalizzerebbe quei tribunali che operano in modo ritenuto ingiusto dalla maggior parte dei cittadini, tuttavia la ragazza ribatteva che questi tribunali non avrebbero bisogno dell’apprezzamento della maggior parte dei cittadini, ma soltanto di quei pochi facoltosi clienti disposti a pagare profumatamente per comprare sentenze truccate. Le ho detto quindi che avrei chiesto a te, come esperto del settore. Come replicheresti alla ragazza? Ti ringrazio.

 

L’obiezione della tua alunna è sensata ed esprime una cosa molto bella: una posizione di principio a favore dell’uguaglianza davanti alla legge. Tuttavia, prima di rispondere alla sua obiezione, faccio un’osservazione. 

 

  1. Premessa

Un tribunale ‘pubblico’ è per definizione privilegiato: può fare legalmente cose (nello specifico: giudicare se una persona è colpevole o meno di un determinato crimine) che ad altri non sarebbe permesso fare. Il suo stesso metodo di finanziamento (l’imposizione fiscale) implica l’esistenza di un’altra istituzione (lo stato) che può compiere legalmente azioni (come ad esempio estorcere denaro alle persone) che se compiessero altri soggetti essa stessa giudicherebbe essere dei crimini. In altre parole, l’esistenza stessa del tribunale ‘pubblico’ viola il principio di uguaglianza davanti alla legge; principio il cui rispetto è visto come necessario e giusto da parte della tua alunna[1].

Più in generale, se da un lato la tua alunna giustamente sottolinea l’importanza della difesa del principio di uguaglianza davanti alla legge, dall’altra sembra voler assicurare questa difesa con una struttura istituzionale e giuridica che si basa interamente sulla violazione sistematica di quel principio.

Premesso questo, su un piano pratico un sistema giudiziario di mercato (quindi compatibile col principio di non aggressione e con quello di uguaglianza davanti alla legge) sarebbe molto più difficile da comprare e da manipolare, specie da parte dei ‘ricchi’ e dei potenti. La ragione di fondo è quella che hai dato tu: il processo di mercato porta per sua natura a selezionare i migliori e a scartare i peggiori. Per capire perché, può essere utile distinguere due casi: da una parte quello della corruzione di un giudice a cui ha fatto riferimento la tua allieva; dall’altro, quello ben più grave e complesso della corruzione della ‘legge’ (questo secondo caso è rilevante in quanto è possibile solo all’interno di un sistema giuridico positivo; e un sistema giudiziario ‘pubblico’ implica necessariamente un sistema giuridico positivo, cioè basato sulla ‘legge’ positiva, vedi oltre).

 

  1. Il caso della corruzione di un giudice

Nulla impedisce a una persona ‘ricca’ e potente di tentare di pagare un giudice per avere una sentenza a suo favore. Questo è vero in entrambi i casi: quello del tribunale ‘pubblico’ e quello del tribunale privato. Tuttavia, nel primo caso questo è teoricamente più facile che accada. Il giudice del tribunale ‘pubblico’ infatti non ha concorrenza: il limite al suo comportamento è dato solo da un’eventuale sanzione. Inoltre, il processo per ottenere questa sanzione (a differenza del processo competitivo di mercato) comporterebbe dei costi per la vittima: costi finanziari, costi in termini di tempo e costi in termini di rischio.

Viceversa, il giudice di un tribunale privato è esposto alla concorrenza di mercato: il limite al suo comportamento è dato non solo da un’eventuale sanzione ma anche, e soprattutto, dal processo concorrenziale di mercato. Se il giudice corrotto viene scoperto, non solo lui viene sanzionato giudiziariamente ma il tribunale per cui lavora perde quello che per ogni soggetto che agisce sul libero mercato è il suo capitale più importante: la sua reputazione. Il giudice di un tribunale ‘pubblico’ (e a maggior ragione lo stesso tribunale ‘pubblico’; e ad ancora maggior ragione la macchina burocratica statale di cui quel tribunale fa parte) possono vivere tranquillamente e anzi prosperare con una cattiva reputazione: proprio per il fatto che, detenendo lo stato il monopolio legale della violenza, esso ricorre a quest’ultima per impedire ogni alternativa a sé stesso.Viceversa, il giudice di un tribunale privato (e quello stesso tribunale) non potrebbero sopravvivere nel tempo, e tantomeno prosperare, avendo una cattiva reputazione. In altre parole, nel caso del tribunale privato la sanzione per un giudizio corrotto è non solo legata all’eventuale sanzione giudiziaria ma anche e soprattutto alla sanzione di mercato: e questa seconda parte della sanzione agisce senza costi finanziari per la vittima, agisce preventivamente (non successivamente) e agisce senza rischi giudiziari.

Nel caso estremo di bitcoin, la prima parte della sanzione, quella giudiziaria, non esiste (se qualcuno spendesse due volte gli stessi bitcoin non ci sarebbe alcun tribunale a cui appellarsi, né pubblico né privato). Il rischio di ‘double spending’ è gestito ricorrendo esclusivamente agli incentivi di mercato: e non c’è stato un solo caso di ‘double spending’ di bitcoin in quasi dieci anni di vita (e, per ragioni tecniche, più passa il tempo minore è questo rischio).

 

  1. Il caso della corruzione della ‘legge’

Un sistema giudiziario ‘pubblico’ e uno privato implicano due sistemi giuridici (e quindi due idee astratte di legge) diversi, e anzi opposti. Questo è un fatto di cui è difficile sovrastimare l’importanza e che spesso viene trascurato.

Per ragioni che sono collegate al riferimento fatto all’inizio in merito all’uguaglianza davanti alla legge, un sistema giudiziario ‘pubblico’ implica necessariamente l’esistenza di un sistema giuridico positivo (il cosiddetto ‘giuspositivismo’), in cui la ‘legge’ è il provvedimento particolare deciso dall’autorità (‘legge’ positiva o fiat). In un sistema giuridico positivo, ogni ‘legge’ ha uno scopo particolare: quello imposto dall’autorità. Questo scopo può essere qualsiasi: per esempio quello di escludere persone di una certa origine etnica da determinati lavori, oppure quello di una certa redistribuzione del reddito, oppure quello di una certa riduzione degli incidenti stradali, oppure quello della diffusione di una particolare forma d’arte, e così via, all’infinito. In un sistema giuridico positivo, la ‘legge’ viene fatta quindi in funzione di questi scopi particolari decisi dall’autorità (p. es. un dittatore o una maggioranza parlamentare: sul piano dell’idea astratta di legge non fa alcuna differenza); e chi agisce in violazione della ‘legge’ viene sanzionato da un tribunale ‘pubblico’. Ora, il fatto che la ‘legge’ positiva possa essere fatta in funzione di scopi particolari la espone a essere corrotta e anzi costituisce un irresistibile incentivo in tal senso: cioè a essere fatta per soddisfare gli interessi particolari del più forte (p. es. la maggioranza, oppure le lobby parlamentari più ricche e influenti).

Il caso della corruzione di un giudice è ben poca cosa rispetto a quello della corruzione della ‘legge’ positiva. Questa seconda forma di corruzione, infatti, da un lato ha effetti molto più devastanti (perché sistemici) e, dall’altro, nel sistema giuridico necessariamente associato all’esistenza di un tribunale ‘pubblico’, tende necessariamente a esserci.

D’altro canto, nel sistema giuridico associato a un sistema giudiziario privato, questa corruzione della legge non può tecnicamente mai esserci. In un sistema di questo tipo, infatti, la legge non è la decisione particolare di un’autorità che viene imposta in funzione di uno scopo particolare ma, al contrario, è (esclusivamente) una regola generale di comportamento individuale (il principio di non aggressione, con tutte le sue diverse espressioni). Questo principio esiste indipendentemente dalla decisione e dalla volontà di qualunque autorità: esso non può essere “fatto” ma solo scoperto e difeso. Inoltre, questo principio non ha alcuno scopo particolare: la sua funzione non è quella di ottenere una determinata situazione arbitrariamente ritenuta desiderabile da questa o quella autorità e/o maggioranza, ma impedire l’aggressione da parte di chiunque (stato per primo, naturalmente) e nei confronti di chiunque, indipendentemente da quali siano le conseguenze materiali del rispetto di questo principio. (Torturare un innocente rimarrebbe illegittimo anche se l’autorità facesse una ‘legge’ positiva che lo consentisse; e anche se quella tortura consentisse di salvare migliaia di vite). Quindi questo principio, esistendo indipendentemente dalla volontà e dalle opinioni di chiunque come la legge di gravità (in altre parole: essendo una legge scientifica come la legge di gravità) non può essere corrotto più di quanto possa essere corrotta la legge di gravità: può essere ignorato, ma non corrotto, né fatto, né disfatto.

Potresti ritenere che io stia andando fuori strada: che non stia rispondendo all’obiezione della tua alunna. In realtà, questa è la parte secondo me più importante della mia risposta. L’esistenza stessa di un tribunale ‘pubblico’ implica infatti, come abbiamo visto, una particolare idea astratta di legge: la ‘legge’ positiva. Questa fa sì che la ‘legge’ sia non solo esposta a corruzione, ma non possa non essere corrotta (la ‘legge’ positiva è corrotta per definizione). E i danni derivanti da questa corruzione certa e inevitabile, essendo sistemici, sono incalcolabilmente maggiori.

Incidentalmente, per ottenere un certo risultato, i corruttori davvero potenti non hanno bisogno di (né convenienza a) corrompere un giudice in quanto spesso la strada più sicura e rapida è quella di corrompere la ‘legge’, col risultato che chiunque violi la ‘legge’ corrotta non può che essere condannato giudiziariamente e che il giudice che non condannasse una persona che avesse violato la ‘legge’ corrotta verrebbe sanzionato. La Legge negativa, al contrario (cioè il principio di non aggressione), non può tecnicamente essere corrotta.

Per avere un’idea dei danni sistemici a cui porta la corruzione della ‘legge’ positiva, basterebbe studiare gli effetti economici del protezionismo nel caso del denaro, cioè di tutte quelle ‘leggi’ positive che impediscono la libera scelta (il libero mercato) nel settore del denaro. Studiare la scienza economica (cioè la Scuola Austriaca di economia) richiede tempo e fatica. Tuttavia, consente di capire perché, per esempio, senza il protezionismo nel settore del denaro che la ‘legge’ positiva ha reso possibile, le due guerre mondiali (e i relativi orrori) non avrebbero potuto esserci. Bitcoin (il denaro di mercato decentralizzato e non censurabile) nasce per questo: per riportare il denaro dentro il perimetro del principio di non aggressione, cioè dentro il perimetro del libero mercato.

 

  1. Conclusione

Quanto discusso fin qui non tocca nemmeno la superficie della questione, che è davvero complessa. Permettimi quindi di esprimere la mia ammirazione per il fatto che discussioni di questo livello e così aperte vengano fatte nella tua classe. Ben vengano le idee diverse, le opinioni diverse: solo attraverso la libera espressione (il libero mercato nel campo delle idee) e la ricerca della coerenza astratta delle strutture di pensiero è possibile selezionare quelle che ci sembrano migliori e perfino a volte cambiare idea.

Indipendentemente dalla maggiore o minore validità (dal mio punto di vista) delle obiezioni della tua alunna, queste obiezioni non solo sono sensate ma esprimono nobiltà d’animo. Esprimono la natura di una persona perbene. La ‘legge’ intesa come strumento di potere coercitivo arbitrario spesso usa l’essere perbene di queste persone contro di loro. Inculcando l’assunto che la ‘legge’ sia la decisione arbitraria dell’autorità, induce le persone perbene a confondere la legalità (il rispetto dei comandi dell’autorità) con la Legge (il rispetto di principi, regole di comportamento individuale che si applicano a tutti nessuno escluso e che esistono indipendentemente dalla volontà di qualunque autorità e che anzi vietano che quest’ultima possa godere di qualsivoglia privilegio e quindi di esistere). I peggiori crimini dell’umanità (le ‘leggi’ razziali, la schiavitù, ecc.) sono sempre stati commessi legalmente. Oggi la tassazione, il protezionismo in generale e nel caso del denaro in particolare, la sistematica violazione della privacy, sono legali; e ci sembrano ‘normali’ come di solito, a chi la praticava legalmente, è sempre sembrata ‘normale’ la schiavitù. Per capire se queste pratiche statali a cui oggi siamo abituati sono legittime o meno, e per evitare di essere usate, le persone perbene a mio avviso potrebbero trovare utile ragionare con la loro testa; e farlo cercando la coerenza della loro struttura di pensiero. Esporsi, sbagliare, cambiare idea, essere libere.

 

NOTE

[1] Ricordo che il principio di uguaglianza davanti alla legge non solo è una cosa diversa dall’uguaglianza di posizione materiale ottenuta coercitivamente, ma è logicamente incompatibile con essa. Dato che siamo tutti diversi per infinite ragioni (abbiamo individualità diverse, preferenze e priorità diverse, capacità e talenti diversi, forze e debolezze diverse, ci troviamo in posti diversi in momenti diversi, …), se veniamo trattati allo stesso modo finiamo necessariamente in situazioni materiali diverse. L’unico modo per finire in situazioni materiali meno diverse è quello di essere trattati in modo diverso.

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