Privilegi, boss mafiosi e presidenti della repubblica

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.5.2018

Per me è difficile immaginare una mattinata peggiore di quella in cui sono costretto a cambiare strada perché un vigile con paletta e pistola alla cintola mi informa, con un viso che esprime la stessa inevitabilità di una legge scientifica, che “sta passando il Presidente della Repubblica”.

Si lo so: molte persone più sane di mente di me direbbero “capirai, c’è di peggio nella vita. Se fossero questi i problemi!”.

Ora, a parte il fatto che la soggettività del valore implica anche quella del valore negativo, e cioè del dolore, c’è una cosa curiosa, che mi fa chiedere se il malato di mente sono io o sono loro. Si tratta del fatto che, quando in un bar di una borgata romana un boss mafioso aggredisce altre persone per avere il privilegio di passare davanti agli altri ed essere servito per primo, le stesse persone che mi dicono “capirai” si indignano, inorridiscono, riconoscono l’aggressione e giustificano la coercizione di risposta.

Su un piano astratto, le due situazioni sono logicamente analoghe (in un caso, per ottenere un privilegio, è stata usata la forza; nell’altro, per ottenere lo stesso privilegio, il ricorso alla forza è stato minacciato: in entrambi casi c’è stata aggressione finalizzata al privilegio).

Questa oggettiva analogia fra le due situazioni in effetti basta a convincermi del fatto che il sano di mente sono io, e che i malati di mente sono loro, la maggioranza: gli ossequiosi del presidente della repubblica e, più in generale, delle ‘leggi’ dello stato. Mentre di fronte a tipi simili di aggressione e di sopruso io ho reazioni emotive e processi di pensiero simili, loro li hanno opposti.

3 thoughts on “Privilegi, boss mafiosi e presidenti della repubblica

  1. Paolo May 12, 2018 / 2:26 pm

    Attaccarla sul suo risveglio sarebbe troppo scontato. La seguo da un pò di tempo e sono abbastanza d’accordo sulle sue riflessioni ma non su questa considerazione e soprattutto sull’analogia da lei proposta.
    – Lei si paragona ad una carica dello Stato. Conosco benissimo il suo giudizio in merito ma al di là di cosa pensa, Lei non rappresenta niente se non se stesso. Mattarella non rappresenta Sergio ma il capo di tutti i “beni e mali”. In questo periodo i mali come saprà sono maggiori.
    Il balordo di turno potrebbe attaccare più facilmente il capo dello Stato invece di Giovanni Birindelli. Buon senso. Potrei parlarle dei nuovi protocolli di sicurezza adottati dopo l’11 settembre ma non voglio essere tedioso.
    – Priorità di sicurezza. Lei stava guidando, immagino per andare da un luogo a ad un luogo b per suoi motivi. Se avesse avuto un’emergenza di vita, salute sua o di un suo caro il vigile l’avrebbe fatta passare. Secondo il suo ragionamento anche un’ambulanza dovrebbe rispettare i comodi altrui.
    – Paragona un attacco fisico avvenuto ad una ipotesi di aggressione di un diritto. Qui non me l’aspettavo da lei. Il suo discorso poteva avere una logica seppure non da me condivisa che ha perso con questo paragone.
    Il paragone dell’astratto con il concreto perde già in partenza. Non ha senso.

    Augurandole risvegli migliori la saluto.

    • Catallaxy May 12, 2018 / 4:49 pm

      Non considero uno scambio di idee diverse un attacco. Non lo considero tale rispetto a idee a cui ho difficoltà a rispondere, che accolgo sempre con entusiasmo: si figuri rispetto a idee a cui posso rispondere rapidamente e con facilità. D’altro canto, se avessi percepito un “attacco” oppure qualcosa che avrebbe potuto “rovinarmi il risveglio”, avrei cestinato il suo commento prima ancora di finire di leggerlo e quindi non lo avrei nemmeno pubblicato.

      D’altro canto, il fatto stesso che lei ritenga il suo commento essere un “attacco” capace di “rovinarmi il risveglio” aumenta significativamente la probabilità che suoi futuri commenti siano cestinati prima ancora di essere letti.

      Premesso questo, entro nel merito delle sue obiezioni:

      1. Io non mi paragono a una carica dello stato (il solo pensarlo significa non aver capito la mia osservazione). Né ho mai pensato di rappresentare alcuno se non me stesso. D’altra parte, aderendo a un’idea scientifica di Legge (il principio di non aggressione) che è incompatibile con ogni privilegio, non solo non riconosco i privilegi di un capo di stato ma considero lo stato stesso, tutte le sue istituzioni e i suoi burocrati, ivi incluso il suo capo, illegittimi (anche se legali).

      2. Strade private possono prevedere ‘privilegi’ o meno per ambulanze con trasporti di emergenza: dipende dalle scelte della proprietà (chiamiamola Tizio). Essendo io molto favorevole a questo tipo di ‘privilegi’, continuerei a essere cliente di Tizio se egli li prevedesse. Naturalmente, riconoscerei a Tizio anche il diritto di paralizzare la sua strada quando deve passare lui per andare a vedere una mostra (a differenza del capo di uno stato, Tizio ha un legittimo diritto di proprietà su quella strada e quindi, all’interno del perimetro del principio di non aggressione e degli accordi contrattuali coi suoi clienti, può farci quello che vuole: di qui le virgolette per il termine ‘privilegi’). In quest’ultimo caso, tuttavia, in una situazione di libero mercato potrei scegliere un concorrente che avesse una proposta commerciale alternativa per me più conveniente.

      3. Detto questo, il fatto stesso di riconoscere alla sicurezza una priorità oggettiva esprime una mentalità collettivista, quindi totalitaria. Un praticante di sport estremi può dare alla sicurezza una priorità diversa rispetto a quanto possa fare un giocatore di golf. Una persona che rinuncia ad andare all’Opera tutte le settimane per acquistare un’assicurazione contro la malattia ha una priorità diversa, in relazione alla sicurezza, rispetto a una persona che, per vedere l’Opera tutte le settimane, in una situazione di libero mercato rinuncia all’assicurazione contro la malattia. E così via, all’infinito. Questo per dire che l’“equilibrio di buon senso” fra libertà e sicurezza a cui si riferisce lei implica il ricorso a un’autorità che lo stabilisca in modo necessariamente arbitrario. In altri termini, implica l’imposizione, da parte dell’autorità, di una sua particolare visione arbitraria di questo “equilibrio di buon senso” a persone che in ogni momento hanno priorità diverse e quindi una visione diversa di quello che per loro è un “equilibrio di buon senso”.

      4. Io non paragono “un attacco fisico avvenuto a un’ipotesi di aggressione di un diritto”. Né “paragono l’astratto con il concreto”. Di nuovo, lei non ha capito. Io paragono due situazioni concrete (l’uso della forza e la sua minaccia) sul piano astratto. Nel post ho sostenuto che la situazione in cui chi vuole che gli sia riconosciuto un privilegio (A) colpisce chi non gli ha riconosciuto questo privilegio (B) non è molto diversa, in relazione al concetto di aggressione, da quella in cui A minaccia di colpire B se questo non gli riconosce quel privilegio (e che A che sia un boss mafioso o un capo di stato è del tutto irrilevante su un piano astratto). La differenza sta esclusivamente nel fatto che in un caso l’aggressione prende la forma di un attacco fisico, mentre nell’altro prende la forma di un sopruso a cui si piega la testa per evitare un attacco fisico: c’è oggettivamente aggressione in entrambi i casi. In altri termini, se la persona nel bar della borgata romana, invece di opporsi, avesse piegato la testa al soggetto che voleva il privilegio (come ho fatto io rispetto al presidente della repubblica), la sua situazione non sarebbe stata diversa dalla mia. Parallelamente, se io non avessi riconosciuto il privilegio che il presidente della repubblica voleva e non avessi cambiato strada, la mia situazione non sarebbe stata diversa da quella della persona colpita in quel bar. Magari, nel caso specifico, io avrei preso una pallottola invece che delle botte, oppure sarei finito in prigione: ai fini di stabilire l’esistenza di aggressione non è rilevante.

      In conclusione, indipendentemente dal fatto che lei ritenga di essere abbastanza d’accordo su alcune mie riflessioni, questo suo commento esprime una struttura di pensiero totalmente opposta alla (e incompatibile con) la mia.

    • Francesca Soldato Fumagalli May 13, 2018 / 10:53 am

      Mi scusi Paolo, ma c’e’un passaggio nel suo ragionamento che mi pare oltremodo inquietante:lei afferma che mattarella rappresenta l’intero popolo (i beni e i mali), mentre Giovanni Birindelli non rappresenta nessuno se non se stesso. Vero. Ma quindi se al posto di Giovanni ci fosse Leonardo da Vinci o Dante Alighieri o Galileo Galilei o Newton, posto che come persone rapresenterebbero solo loro stesse (non rappresentando giuridicamente e politicamente nessuno), la sicurezza e l’incolumita’di mattarella renderebbe sacrificabile la liberta’dei predetti? Per me nessuna liberta’e’sacrificabile, per lei si’e quindi l’esempio che propongo resta nell’alveo della sua logica, secondo cui ci possono essere soggetti la cui
      liberta’e’sacrificabile a tutela di beni superiori (in tal caso la scienza, la letteratura).Lei quindi riterrebbe prevalente l’interesse a tutelare mattarella in base ad una scala di valori in cui l’interesse politico e’superiore, sempre, all’interesse della scienza o della letteratura, scienza e letteratura che, ne converra’, hanno cambiato in meglio la qualita’della vita dell’essere umano nell’intera storia dell’umanita’?

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