Bitcoin-blockchain, regolamentazione e “spiegazioni” mainstream

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Milena Gabanelli: “Non avete mai capito cosa è la blockchain? Proviamo a spiegarvelo noi. È un mondo che corre veloce e che può cambiarci la vita, ma che non è ancora stato regolamentato”

Il mio consiglio da non esperto a chi volesse capire cos’è la blockchain (e perché essa non ha senso senza bitcoin) sarebbe quello di prendere con le pinze “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato”.

Infatti, frasi di questo tipo:

a) implicano che la regolamentazione sia qualcosa di positivo. Sicuramente molte persone perbene pensano di condividere questo punto di vista. Tuttavia, nella quasi totalità dei casi lo fanno solo a causa del fatto che non hanno riflettuto in modo razionale e strutturale sul legame fra regolamentazione, libertà e processo di creazione di valore (e negli altri casi lo fanno perché disprezzano la libertà e sono incapaci di concepire l’ordine spontaneo e quindi l’unico processo economico che logicamente può creare valore: quello del libero scambio).

La regolamentazione è una cosa non solo diversa ma opposta alla sovranità della Legge intesa come limite non arbitrario al potere coercitivo di alcuni su altri e quindi come principio di non aggressione. La Legge infatti vieta, fra le altre cose, l’interventismo dello stato e quindi la stessa regolamentazione, che ne è espressione. Essere a favore della regolamentazione vuol dire essere a favore di un’idea astratta di “legge” (il positivismo giuridico) che implica l’assenza di limiti non arbitrari alla coercizione di alcuni su altri e, in particolare, della coercizione statale (in altri termini, della “legge” intesa come strumento di potere coercitivo arbitrario). Inoltre, implica essere a favore della disuguaglianza legale (p. es. del fatto che qualcuno possa compiere legalmente azioni che se compiessero altri sarebbero considerate crimini). Chi è a favore della regolamentazione di solito non è a favore di questa assenza di limiti al potere coercitivo di alcuni su altri (e cioè del totalitarismo) né della violazione legale del principio di uguaglianza davanti alla Legge: quindi si contraddice logicamente.

b) “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato” implicano inoltre che il sistema bitcoin-blockchain (che è stato inventato apposta per essere non censurabile, e quindi impermeabile alla regolamentazione), possa essere regolamentato. Naturalmente, i punti di contatto fra il sistema bitcoin-blockchain e il mondo esposto all’aggressione statale sono regolamentabili senza limiti. Tuttavia il sistema bitcoin-blockchain non lo è. Nasce per non esserlo. Al limite può essere distrutto dallo stato, ma non può essere regolamentato.

In sintesi, chi si offre di “spiegare la blockchain” assumendo a. e b. cerca di spiegare qualcosa che non ha capito né nelle ragioni (filosofiche ed economiche) che hanno portato alla sua invenzione, né negli elementi di base delle soluzioni tecniche e strategiche che hanno portato alla sua realizzazione.

Per chi volesse capire il sistema bitcoin-blockchain e la sua fondamentale importanza, il consiglio è insomma quello di evitare di farsi portare fuori strada da professionisti della comunicazione mainstream e seguire invece i veri esperti: come Giacomo Zucco e Alberto De Luigi. Persone che hanno investito tempo, futuro, straordinaria capacità intellettiva, anima e coraggio per contribuire a rafforzare e divulgare quella che oggi è secondo me la più grande speranza a lunghissimo termine per la libertà, e quindi per la sovranità della Legge.

I primi, spesso a differenza dei secondi, sono politically correct (purtroppo). Tuttavia i secondi, a differenza dei primi (e al netto delle differenze nei loro rispettivi approcci), sono scientifically and technically correct.

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