Da “evadere” il fisco a “truffarlo”

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.8.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

«L’Italia che truffa il Fisco sulle case vacanze: “Irregolare un affitto su due”» (lastampa.it)

Scrivere “truffare il fisco” al posto di “evadere il fisco” potrebbe sembrare una scelta di parole senza implicazioni degne di nota. In realtà si tratta di un passo avanti della neolingua significativo.

La truffa, a differenza dell’evasione, ha un valore morale univoco. Con questo voglio dire che, quando essa è riconosciuta come tale[1], la truffa rimane un atto criminale indipendentemente dall’idea astratta di legge in cui ci si riconosce. In altri termini, la truffa rimane un atto criminale sia dal punto di vista di colui che identifica la legge con lo strumento di potere coercitivo arbitrario di alcuni su altri (da qui in avanti, per semplicità, ‘legge’ positiva o fiat), che da quello di colui che, al contrario, identifica la legge col limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque su chiunque (da qui in avanti, Legge).

Viceversa, a differenza della truffa, l’evasione non ha un valore morale univoco. Il suo valore morale dipende dall’idea astratta di legge in cui ci si riconosce e dalla coerenza con cui lo si fa.

Se consideriamo l’evasione da un campo di concentramento nazista e dal fisco, per esempio, possono darsi infatti le seguenti tre situazioni:

  • Situazione del giuspositivista coerente: Tizio si riconosce coerentemente nel paradigma teorico incoerente della ‘legge’ positiva: in altri termini, considera i comandi arbitrari dell’autorità (sia questa Hitler o una maggioranza parlamentare) essere la legge; di conseguenza fa coincidere sempre la legalità con la legittimità e quindi considera un crimine sia l’evasione da quel campo di concentramento che l’evasione fiscale.
  • Situazione del giuspositivista incoerente (p. es. del radical chic): Caio si riconosce nel paradigma teorico della ‘legge’ positiva in alcuni casi e in quello della Legge in altri (situazione che, prescindendo dalle differenze metodologiche fra scienze sociali e scienze naturali, è del tutto equivalente a quella del riconoscere la legge di gravità quando si è a Milano ma non quando si è a Roma). In particolare, Caio fa coincidere legalità e legittimità in alcuni casi ma le distingue in altri, quando gli fa comodo: in alcuni casi (p. es. nel caso dell’imposizione fiscale) egli ritiene che evadere dalla coercizione arbitraria sia un crimine, mentre in altri casi (p. es. nel caso del campo di concentramento nazista) egli ritiene che sia un atto eroico. Questo approccio è quello oggi largamente più diffuso perché è quello che si adatta meglio alle esigenze dell’attuale forma di stato moderno (o totalitario).
  • Situazione del libertario: Sempronio si riconosce coerentemente nel paradigma teorico coerente della Legge, e cioè del principio di non aggressione. Di conseguenza, egli distingue sempre e nettamente la legalità (il rispetto della ‘legge’ positiva, cioè dei comandi arbitrari dell’autorità) dalla legittimità (il rispetto della Legge, la regola generale di comportamento individuale che esiste indipendentemente dalla volontà e dalle decisioni di qualsivoglia autorità). In altre parole, Sempronio non considera mai un crimine l’evasione da una situazione coercitiva se questa situazione coercitiva è il risultato di aggressione. Per esempio, egli considera legittima (anche se illegale a seconda delle contingenze storico-politiche) tanto l’evasione di un ebreo da un campo di concentramento nazista quanto l’evasione fiscale.

Ora, chiamare l’evasione fiscale “truffa” ai danni del fisco implica assumere che l’evasione fiscale abbia un valore morale univoco e cioè che il suo valore morale non dipenda dal paradigma teorico di riferimento. Comunque la si pensi, questa, come abbiamo visto, è un’oggettiva distorsione della realtà[2].

Questa distorsione della realtà può essere finalizzata a (o essere il risultato di) una propaganda che vuole identificare l’attuale forma dello stato moderno con il bene assoluto. Con Dio, insomma. Una propaganda che, mentre a volte incoraggia il confronto fra idee diverse, è sempre molto attenta (ed efficace, fin dai primi anni di scuola) a evitare il confronto fra strutture di pensiero diverse; in particolare, fra le uniche due strutture di pensiero logicamente possibili nel campo della legge: quella che vede la legge come strumento supremo di potere coercitivo arbitrario di alcuni su altri e quella che al contrario vede la legge come limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque su chiunque.

Parlare di “evasione” del fisco lascia le persone libere di scegliere in quale delle due strutture di pensiero riconoscersi (e di farlo in modo coerente o meno). Parlare di “truffa” ai danni del fisco, invece, è un modo per spingerle furtivamente ad avere una struttura di pensiero ostile alla libertà e logicamente incoerente. In altre parole, è un modo per spingerle intellettualmente a essere sudditi e, allo stesso tempo, di togliere loro gli strumenti necessari per capire di esserlo.

NOTE

[1] Nei sistemi giuspositivi, in cui la ‘legge’ è la decisione arbitraria di un’autorità (e cioè lo strumento di potere coercitivo arbitrario di alcuni su altri), raramente la truffa è riconosciuta come tale quando a compierla è lo stato, legalmente.

[2] In effetti, se si ragiona in termini scientifici, l’evasione fiscale ha un valore morale univoco, ma positivo (non negativo). Essendo infatti l’imposizione fiscale una forma di aggressione, l’evasione fiscale è sempre legittima, anche se illegale. Questa è una conclusione scientifica in quanto il principio di non aggressione è l’unico che è compatibile con un’idea astratta di uguaglianza davanti alla legge che non è arbitraria (p. es., che è incompatibile con la disuguaglianza legale). Tuttavia, nel caso di questo passaggio, per dimostrare l’assurdità dello statalista che chiama “truffa” l’evasione fiscale, sto adottando un punto di vista “neutro” e non scientifico, quindi accessibile anche a lui.

4 thoughts on “Da “evadere” il fisco a “truffarlo”

  1. Alfonso Rossi August 16, 2018 / 7:44 pm

    Caro Birindelli, la leggo sempre. Apprezzo moltissimo i suoi contenuti e il suo stile. Lei rappresenta un faro per i libertari e, credo, una delle poche persone in grado di aumentarne il numero.
    Grazie

    • Catallaxy August 16, 2018 / 8:55 pm

      Caro Rossi,
      grazie a lei per il suo apprezzamento di cui davvero, senza falsa modestia, non credo di essere all’altezza. È molto bello sapere che in giro ci sono persone che stanno dalla parte della libertà. Non siamo in tanti, ma è bello sapere che ci siamo.
      Un saluto,
      Giovanni Birindelli

  2. Mauro CAPANNOLO August 14, 2018 / 3:00 pm

    Caro Giovanni,
    sempre una spanna sopra agli altri.
    Buon Ferragosto

    • Catallaxy August 14, 2018 / 3:05 pm

      Caro Mauro, grazie per le parole lusinghiere e immeritate. Buon Ferragosto e buone vacanze anche a lei, Giovanni

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.