Crolli di ponti e macerie di idee

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.8.2018

Lo Stato ritrovi il suo ruolo. La tragedia di Genova è un frutto avvelenato delle privatizzazioni (repubblica.it)

 

Questo è un frammento delle macerie del crollo intellettuale che ha fatto e continuerà a fare molti più morti del crollo del ponte di Genova (e che alimenta la migliore struttura di incentivi per continuare a costruire ponti nel peggiore dei modi).

Per osservare il crollo di un ponte, basta vedere una fotografia: non occorre conoscere le leggi scientifiche che sono state ignorate nella sua costruzione e/o manutenzione (leggi scientifiche che peraltro sono universalmente conosciute dagli addetti ai lavori: fisici, ingegneri, accademici, ecc.).

Viceversa, per osservare il crollo intellettuale che ha prodotto e continuerà a produrre una quantità di morti e di devastazione incomparabilmente maggiore di quella prodotta dal crollo di un ponte, è necessario conoscere le leggi scientifiche che sono state ignorate nella costruzione e manutenzione di quella fatiscente struttura intellettuale, giuridica ed economica che possiamo etichettare ‘statalismo’.

Queste leggi scientifiche non sono diverse da quelle della fisica per oggettività e certezza, ma ‘semplicemente’ per la metodologia con la quale sono state scoperte (le leggi economiche, per esempio, richiedono, per essere scoperte in modo scientifico, una metodologia diversa da quella che spesso richiedono le leggi della fisica).

A causa del fatto che per osservare il crollo intellettuale dello statalismo occorre conoscere le leggi scientifiche che lo statalismo viola, quel crollo rimane invisibile ai ‘non addetti ai lavori’. (Questo non è un fatto preoccupante. Il fatto preoccupante è che, il giorno delle elezioni, e per un solo giorno, questi ‘non addetti ai lavori’ diventano magicamente non solo addetti ai lavori ma addirittura datori di lavoro).

Tuttavia (e questo è l’aspetto più grave in termini di conseguenze concrete a lungo termine), quel crollo intellettuale rimane invisibile anche alla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori: economisti, giuristi, accademici, ecc. (e a cascata politici, giornalisti, cialtroni vari). Per diverse ragioni che non stiamo qui a discutere, questi infatti adottano per le scienze sociali una metodologia non scientifica. Usando la terminologia di Hayek, essi si occupano di scientismo, non di scienza.

In buona sostanza, il crollo di un ponte è molto meno preoccupante dello statalismo (a cui l’articolo citato in apertura vuole ricorrere in misura ancora maggiore per evitare il crollo di altri ponti). Le leggi scientifiche per costruire bene un ponte infatti sono state scoperte da quel dì e sono ben note a chi costruisce ponti. Viceversa, le leggi scientifiche il cui rispetto rende possibile la libertà e la prosperità sostenibile (e che offre la migliore struttura di incentivi per avere ponti costruiti bene), anche se sono state scoperte da molto tempo, non sono note a chi, senza avere le qualità necessarie per servire il prossimo, vuole comandarlo (l’immagine è di Mises) o che sia comandato.

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