Sulla capacità predittiva delle leggi economiche

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.8.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Nell’ultimo articolo (Crolli di ponti e macerie di idee) avevo sostenuto che le leggi dell’economia hanno la stessa oggettività e certezza di quelle della fisica, anche se la loro scoperta richiede una metodologia (deduzione logica sulla base di assiomi aprioristici autoevidenti) che è diversa da quella che spesso richiede la fisica.

Un’obiezione che mi è stata mossa (e che viene mossa spesso: per questo potrebbe essere utile rispondere qui) è che «siamo ben distanti da una teoria del comportamento economico che possa paragonarsi per capacità predittive a una teoria fisica».

Immaginiamo di voler invitare un amico fuori a cena nel suo ristorante preferito per un certo numero di volte all’anno. Assumiamo che, essendo invitato, il nostro amico non possa vedere il conto né il prezzo delle portate. C’è qualcuno che ritiene che, a parità di altre condizioni (quindi a parità del proprio reddito/situazione economica, qualità del cibo, del servizio, di potere d’acquisto della moneta, ecc.), inviterebbe il suo amico più spesso in quel ristorante se questo praticasse prezzi maggiori?

Non c’è altra risposta possibile che “no”. Questa è infatti una delle possibili formulazioni della legge (economica) di domanda. A essa non sono possibili eccezioni (qualcuno potrebbe elencarmene diverse che tuttavia probabilmente implicherebbero una violazione del vincolo “a parità di altre condizioni”). Quindi, sotto quel vincolo, il pattern del comportamento dell’individuo è prevedibile con la stessa certezza con cui lo è la caduta di un grave.

Naturalmente, il vincolo “a parità di altre condizioni” non si verificherà mai: i fenomeni sociali sono sempre e solo fenomeni complessi, influenzati da un numero infinito (e solo parzialmente conosciuto) di variabili che cambiano nel tempo e nello spazio. Questo fatto rende impossibile prevedere il comportamento particolare di un determinato individuo (e, a maggior ragione, di un gruppo di individui). Tuttavia, questo non è un problema per le leggi economiche: queste infatti non si occupano di prevedere il comportamento particolare di determinati individui ma, appunto, il pattern di comportamento di tutti gli individui: individui le cui preferenze e priorità saranno sempre diverse e cambieranno nel tempo (possiamo sapere con assoluta certezza che, a parità di altre condizioni, Tizio non inviterà il suo amico più spesso in quel ristorante se questo avrà prezzi più alti, ma non possiamo prevedere quali piatti ordinerà, per esempio).

Nel modo in cui è stata formulata, credo quindi che l’obiezione citata in apertura sia esposta a un’interpretazione errata. Una teoria (scientifica) del comportamento economico che, mutatis mutandis, possa paragonarsi per capacità predittive a una teoria fisica c’è, ed è stata scoperta dalla Scuola Austriaca di economia (il cui studio di solito viene accuratamente evitato nelle università: il che, all’epoca di bitcoin, è un bene).

La differenza (che è una di quelle fondamentali fra scienze naturali e scienze sociali) è che, mentre le condizioni particolari che possono determinare la caduta di un grave sono relativamente poche e sono conoscibili da parte delle persone che osservano il grave (e non dal grave stesso, che non pensa), le condizioni particolari che in ogni momento e luogo possono determinare il comportamento di un individuo sono conoscibili solo da parte di quell’individuo, non da altri. Solo il singolo individuo, per esempio, sa quanto (e perché) è disposto a spendere per un determinato bene o servizio in un particolare momento e luogo (cioè quale è, per lui in quel momento, il valore economico di quel bene o servizio).

Mentre quindi la scoperta delle leggi fisiche giustifica un senso di potenza sulla natura, la scoperta delle leggi economiche giustifica un sano senso di impotenza rispetto a quanto si può interferire con successo sulle scelte di altre persone: «il curioso compito della scienza economica è dimostrare agli uomini quanto poco essi possono davvero sapere su quello che essi immaginano di poter pianificare» (Hayek).

Chi controlla la macchina coercitiva statale (e buona parte dei sedicenti economisti, il cui benessere materiale in un modo o nell’altro dipende dal primo) ha i più alti incentivi a ignorare le leggi della scienza economica e a sostituirle con ‘leggi’ anti-scientifiche che vorrebbero ‘giustificare’ il suo potere coercitivo arbitrario su altre persone.

Così abbiamo governi che fanno “politiche economiche” e banche centrali che fanno “politiche monetarie”, come se le leggi economiche (e quelle della libertà) non esistessero, e come se le persone fossero sassi.

2 thoughts on “Sulla capacità predittiva delle leggi economiche

  1. Mauro CAPANNOLO August 17, 2018 / 2:33 pm

    Carissimo Giovanni
    come al solito brillantissimo
    Mauro

    • Catallaxy August 17, 2018 / 2:38 pm

      Grazie caro Mauro, anche del link

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