Risposta a una critica del principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.12.2018
Non conosco bene l’inglese, né ho gli strumenti filosofici per confutare questo articolo. Puoi farlo tu per noi Giovanni? Grazie (A.)
Non conoscendo l’articolo, nel leggerlo non sono partito con l’idea di confutarlo. Tuttavia, dopo averlo letto, ritengo che sia completamente sbagliato, per usare un eufemismo.

In buona sostanza ed estrema sintesi, l’articolo sostiene due cose.
 
La prima, è che il principio di non aggressione (NAP) non sarebbe un principio scientifico fondante in quanto perfino chi lo difende ammetterebbe che ci sono eccezioni. Per esempio: se io fossi in mezzo al deserto con mia figlia, lei stesse morendo di sete e l’unica alternativa per farla sopravvivere fosse quella di sfondare la porta dell’unica casa nelle vicinanze e rubare una bottiglia d’acqua (quindi aggredire), non esiterei a farlo. Anzi, se non lo facessi avrei dei problemi seri. Quindi, dato che, secondo l’autore, in questo caso la mia azione non sarebbe guidata dal NAP ma da qualcos’altro, allora il NAP non può essere il principio scientifico ‘ultimo’ che i libertari ritengono essere.
 
Questo ‘argomento’ è fondamentalmente sbagliato. Infatti, se io sfondassi quella porta (e in quella situazione la sfonderei) non starei ammettendo che ci sono eccezioni al NAP ma ammetterei di stare violando il NAP. Ed è proprio questo che mi obbligherebbe a restituire il prima possibile quanto sottratto, a riparare il prima possibile il danno e più in generale ad accettare le conseguenze coercitive della mia aggressione se la vittima scegliesse di impormele.
 
Ammetterei che ci sono eccezioni al NAP solo se, nello sfondare quella porta, ritenessi che ho il ‘diritto’ di farlo. E, se ritenessi di avere il ‘diritto’ di sfondare quella porta, non riterrei di avere il dovere della restituzione, del risarcimento ecc. Ma questo non è il caso del libertario.
 
Il NAP, proprio perché è un principio scientifico, è come una stella fissa che indica una direzione: una direzione che sta alla libera scelta dell’uomo, sotto la sua responsabilità, seguire o meno nelle diverse situazioni particolari. L’articolo, in altre parole, fa dipendere la validità scientifica del NAP dalle scelte degli uomini, che è come far dipendere il Nord dalla direzione che segue una nave invece che dalla Stella Polare. Per evitare lo scontro con un iceberg, una nave diretta a Nord può temporaneamente deviare il suo corso per aggirarlo: ma non è per questo che la Stella Polare smette di indicare in Nord.
 
In secondo luogo, l’articolo sostiene che i concetti che stanno alla base del NAP, come “aggressione”, “proprietà”, “coercizione”, “consenso”, non sono oggettivamente definibili ma arbitrari; e di conseguenza il NAP non sarebbe un principio scientifico. Questa è una pura bestialità che non ha bisogno di essere commentata, in quanto questi concetti sono chiaramente, non arbitrariamente e oggettivamente definibili e definiti in modo non ambiguo dai filosofi libertari.
 
È vero che ci possono essere degli “hard cases” in cui, per esempio, può essere difficile capire dove finisce la libertà di Tizio e dove inizia quella di Caio. Tuttavia, l’esistenza di questi casi non vuole dire che il concetto di proprietà non è oggettivamente definibile, ma che un confine (che c’è) deve ancora essere scoperto.
 
Su un piano più generale, il tono e la forma dell’articolo, oltre che il suo approccio, esprimono una mentalità e perfino uno ‘stile’ socialista. Il fatto stesso che tu scriva che non hai gli strumenti filosofici per confutare questo articolo è segno che questo articolo è robaccia camuffata da pensiero così elevato da essere illeggibile e incomprensibile a tutti tranne che a pochi eletti. Non ho mai letto un solo testo che affrontasse in modo logicamente coerente la scienza della libertà (*), o quella economica, che non desse la sensazione al lettore non esperto di avere tutti gli strumenti necessari per capirlo.
 
Chiaramente chi ha scritto l’articolo non conosce la Scuola Austriaca di economia: se applicasse questo suo stesso approccio alle leggi della scienza economica lo vedrebbe collassare istantaneamente. E dal mio punto di vista, anche se la scienza economica è “neutra”, non si può capire la libertà senza capire anche la scienza economica, di cui si occupa solo la Scuola Austriaca di economia.
 
In una parola, l’articolo è una cialtronata.
 
(*) Col termine “scienza della libertà” mi riferisco a quella materia che di solito viene chiamata “filosofia politica”. Tuttavia, da tempo mi sono staccato da questo termine. Inizialmente lo avevo sostituito col termine “filosofia della libertà” (secondo me più adatto in quanto la politica è notoriamente un’attività criminale). Da relativamente poco tempo, tuttavia, ho cambiato ulteriormente il termine sostituendolo con “scienza della libertà”: la ragione è in buona parte legata proprio alla lettura articoli ‘filosofici’ di questo tipo.

8 thoughts on “Risposta a una critica del principio di non aggressione

  1. Fabio Bertazzoli March 19, 2019 / 12:08 pm

    Caro Giovanni,
    approfitto di questo interessante articolo per sottoporti un mio dubbio: fino a quando è necessario attendere per reagire a una aggressione?
    Deve già essere materialmente cominciata l’azione aggressiva oppure è possibile prevenirla?
    Facendo un parallelo con i cd “reati di pericolo”, si potrebbe immaginare che si possa prevenire un’aggressione eliminando il pericolo.
    Immagina il terrorista che punta l’arma e si appresta a sparare: devo aspettare che prema il grilletto oppure posso colpirlo prima che l’abbia fatto?
    Da un lato, infatti, si può affermare che prima dell’inizio dell’azione non vi è alcuna prova che questa debba necessariamente avvenire: il terrorista potrebbe soltanto voler incutere timore, oppure potrebbe non trattarsi davvero di un terrorista, oppure ancora l’arma potrebbe essere guasta e non in grado di sparare.
    D’altro canto, attendere potrebbe dire subire l’aggressione senza più aver la possibilità di reagire in quanto morti.
    Un caso concreto fu, per intenderci, il bombardamento che Israele fece anni fa alle centrali nucleari iraniane che si apprestavano a produrre materiale atto ad essere usato per la produzione di bombe atomiche.
    Fu difesa preventiva o fu solo una violazione del principio di non aggressione?
    Ti sarò immensamente grato se potrai chiarirmi questi dubbi, con la tua usuale logica e chiarezza.
    A presto.
    Fabio

    • Catallaxy March 19, 2019 / 5:27 pm

      Caro Fabio,
      grazie del commento.
      “Fino a quando è necessario attendere per reagire a un’aggressione?”. Se è aggressione, non è necessario attendere neanche un nanosecondo.
      L’aggressione, naturalmente, include anche la sua minaccia, che ne è l’estensione (ma attenzione a non confondere la minaccia di aggressione con l’espressione di un pensiero a favore dell’aggressione: si tratta di due cose diversissime fra loro e solo la prima è un’aggressione, la seconda no).
      Premesso questo, non è logicamente possibile “prevenire” coercitivamente un’aggressione: si tratta di una contraddizione in termini. L’aggressione (che come abbiamo detto include la sua minaccia) è infatti il ricorso alla coercizione primaria: nel momento in cui c’è un’azione coercitiva preventiva, l’aggressore diventa chi compie quest’ultima in quanto questa è la coercizione primaria (cioè che viene prima).
      Per queste ragioni, l’esempio di Tizio che spara al terrorista che gli punta contro un’arma senza che Tizio avesse elementi certi ed evidenti per capire se il primo avrebbe potuto (o meno) ferirlo in alcun modo non descrive una “prevenzione” dell’aggressione (che come abbiamo visto è un controsenso), ma una difesa dall’aggressione. Idem nel caso in cui una persona entrasse nella mia proprietà: posto che io non abbia istantaneamente elementi certi ed evidenti per concludere che la mia famiglia e io non possiamo essere feriti o danneggiati in alcun modo (condizione molto difficile se non impossibile a verificarsi), se gli sparassi alla testa appena lo vedessi questa non sarebbe aggressione ma difesa dall’aggressione, dato che è stato lui a violare per primo la mia proprietà (ad aggredire) e, per il fatto stesso di averlo fatto, mi ha esposto alla possibilità (anche solo teorica) di un pericolo.
      Tuttavia è la sua aggressione che mi dà il diritto-dovere di difendermi: non il solo fatto che lui costituisca per me un pericolo. C’è infatti una differenza abissale fra costituire un pericolo senza aggredire alcuno ed esporre altri a un pericolo aggredendoli. Chiunque può costituire per altre persone un pericolo senza aggredirle (il fatto stesso che tu la mattina guidi la tua automobile aumenta il rischio di incidenti sul tuo percorso: questo tuttavia non vuol dire che tu, mentre guidi, stai aggredendo gli altri automobilisti).
      Il rischio sta a ogni persona gestirlo, in base alla sua scala di priorità, alle sue possibilità (anche economiche), ecc. Nel caso del rischio di incidenti stradali, per esempio, un modo efficace di ridurre il rischio è comprare tutta la strada e guidarci solo tu: ma è caro. Ci sono infiniti modi di gestire ogni rischio particolare. Fra questi tuttavia non è inclusa la via breve e rozza preferita dai socialisti: e cioè l’aggressione ai danni di altri (l’uso di coercizione primaria su persone che non ti hanno aggredito). La scienza della libertà ci dice che l’aggressione è sempre illegittima, senza eccezioni.
      Quanto allo stato di Israele, trattandosi di uno stato, appunto, come ogni stato è un’organizzazione la cui unica funzione è aggredire. Quindi modifichiamo l’esempio passando dagli stati agli individui: Tizio bombarda la casa del suo vicino Caio che (ti cito) “si apprestava a produrre materiale atto ad essere usato per la produzione di bombe”. Ora, semplificando, se quelle bombe fanno parte di una minaccia di Caio ai danni di Tizio, allora quella di Tizio è una difesa. Altrimenti è un’aggressione.
      Nella realtà concreta le situazioni possono diventare infinitamente complesse al punto che, come ho scritto nell’articolo, in alcuni “hard cases” può essere difficile distinguere l’aggressione dalla difesa. Questa tuttavia non è una ragione valida per “tagliare la testa al toro” aggredendo e cioè per scegliere la via breve e rozza scelta sempre di default dai socialisti.
      Un saluto e a presto,
      Giovanni

      • Fabio Bertazzoli March 21, 2019 / 6:32 pm

        Grazie Giovanni! 🙂
        Quando passi da Milano fammi uno squillo che ti offro volentieri un caffè!
        A presto.
        Fabio

  2. Giuseppe Manildo January 1, 2019 / 12:55 pm

    Obiezione: ma la proprietà privata individuale – anzitutto quella del mio pensiero, e poi del mio corpo, del mio lavoro e dei frutti del mio lavoro – non è in effetti sempre e comunque un atto di aggressione nei confronti della comunità in cui sono nato come parte e non certo come individuo? E se mai come individui possiamo accampare dei diritti, non dovremmo comunque trovare un compromesso con quelli di chi continua a volersi pensare come parte di una comunità preesistente? Non è questo il compito ineliminabile della politica?
    Ulteriore sospetto: non è che gli “hard cases”, in cui in base al principio di non aggressione si fatica a trovare una soluzione, siano come quei fenomeni astronomici che i tolemaici cercavano di risolvere con ragionamenti arzigogolati pur di non dare ragione ai copernicani?

  3. antoninotrunfio December 31, 2018 / 3:39 pm

    grazie Giovanni anche da parte mia, e auguri di un buon 2019

  4. Alessandro Piccioni December 29, 2018 / 4:02 pm

    Grazie Giovanni ti sono infinitamente grato perché grazie ai tuoi scritti avevo finalmente trovato la mia “stella polare” in filosofia politica o meglio, scienza della libertà come tu, correttamente l’hai ridefinita.

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