Ricchezza vs. privilegio

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.2.2019

Il ritratto che La Stampa fa di Marella Agnelli la definisce «L’ultima rappresentante di uno stile che non c’è più, e che non era solo frutto della ricchezza e del privilegio».

Questo accostamento fra ricchezza e privilegio esprime una confusione molto comune in relazione al secondo dei due termini: quest’ultimo viene infatti generalmente usato come sinonimo del primo quando in effetti spesso, e specialmente oggi, è il suo contrario.

Il termine privilegio deriva infatti dal latino «privilegium: legge eccezionale fatta a riguardo di un particolare […]; legge speciale fatta per uno o per pochi; indi vantaggio concesso a un solo o a più, e di cui si gode a esclusione degli altri contro il diritto comune» (etimo.it).

Quale è, di grazia, la ‘legge eccezionale’ fatta a vantaggio di Marella Agnelli? Quale è il vantaggio concessole (da parte di chi?) di cui essa ha goduto a esclusione degli altri contro il diritto comune?

Mentre, da un lato, è oggettivamente evidente che nessuna ‘legge’[1] è stata fatta a vantaggio di Marella Agnelli (che non va confusa con la FIAT), dall’altro è oggettivamente evidente che essa, in quanto persona ricca indipendentemente dalla FIAT, è stata privilegiata in senso negativo. Infatti diverse ‘leggi eccezionali’ (a partire dall’articolo 53 della Costituzione italiana sulla progressività fiscale) sono state fatte contro i ‘ricchi’, cioè a loro svantaggio. Si tratta di ‘leggi eccezionali’ in quanto, al pari delle ‘leggi razziali’, violano il principio di uguaglianza davanti alla legge in favore della disuguaglianza legale[2].

I vantaggi di cui un presidente della repubblica (o anche solo un parlamentare: basti pensare al cosiddetto ‘vitalizio’) gode, sono in effetti dovuti a ‘leggi eccezionali’ (nel caso del parlamentare, fatte da egli stesso). Tali vantaggi inoltre vengono effettivamente goduti da alcuni a esclusione di altri contro il diritto comune. A esclusione di altri in quanto il denaro che viene ricevuto da un presidente della repubblica o da un parlamentare, p. esempio, non è il risultato di un libero scambio ma dell’imposizione fiscale, cioè del ricorso alla violenza (o alla sua minaccia) contro persone inermi. Data la soggettività del valore economico, il libero scambio, al contrario della redistribuzione coercitiva di risorse prodotta per esempio dall’imposizione fiscale[3], non produce vantaggi a esclusione di altri ma a inclusione di altri: nessuno scambio verrebbe mai fatto liberamente se non fosse ritenuto vantaggioso da entrambe le parti.

Lo stile di Marella Agnelli, che un giorno, quando ero ragazzo, ebbi l’onore di incontrare a casa di mio nonno, era ai miei occhi molto bello: quello di una persona che, nel mio immaginario, anche nella miseria e nell’orrore avrebbe mantenuto intatta la sua eleganza e la sua grazia. Come ogni stile individuale, presumo che anche il suo fosse il risultato di un percorso troppo intimo e complesso per capire di cosa fosse frutto, anche solo parzialmente.

Quello che si può dire con certezza e a priori è che non era il frutto di privilegio. Nei limiti in cui il concetto di ‘stile’ viene associato anche a quello di eleganza e a quello di rispetto degli altri, il privilegio positivo (p. es. quello del questuante che ottiene del denaro estorto politicamente ad altri, così come quello del politico che glielo concede o che più in generale compie legalmente e in funzione di un arbitrariamente definito ‘interesse pubblico’ azioni che se compiessero altri sarebbero generalmente considerate crimini comuni e trattate come tali) non produce stile ma disonore. D’altro canto, il privilegio negativo, in quanto vessazione (p. es. saccheggio legale ai danni del ‘ricco’), per definizione non può produrre alcuno stile ma costituisce lo strato di sporcizia al di sopra del quale lo stile a volte consente di elevarsi.

 

NOTE

[1] Intesa come oggi purtroppo è comunemente e formalmente intesa: cioè come provvedimento coercitivo particolare e arbitrario che, in quanto espressione della volontà dell’autorità, può essere da questa ‘fatto’.

[2] Si ha disuguaglianza legale quando l’autorità fissa un criterio arbitrario (p. es. la razza o la ricchezza); in base al quel criterio forma particolari categorie di persone (p. es. bianchi e neri, poveri e ricchi); e infine tratta allo stesso modo (più precisamente: usa lo stesso tipo e grado di coercizione su) le persone che appartengono a una determinata categoria e in modo diverso persone che appartengono a categorie diverse.

[3] Un’altra via per produrla è quella dell’espansione artificiale del denaro e del credito, tipicamente da parte di una banca centrale monopolista della produzione di denaro fiat a corso legale.

2 thoughts on “Ricchezza vs. privilegio

  1. antoninotrunfio February 24, 2019 / 9:56 pm

    grazie Giovanni di questo approfondimento. Ci aiuta a capire meglio cose che diamo per scontate o che neppure consideriamo.

    • Catallaxy February 24, 2019 / 11:14 pm

      Grazie Antonino. Un abbraccio a presto

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