Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere.

 

1. Cos’è la privacy? 

Snowden scrive che «il termine “privacy” è di fatto vuoto di significato in quanto essenzialmente non è definibile, oppure può essere definito in troppi modi diversi. Ognuno di noi ha la propria idea di cosa sia la privacy» (p. 208).

Questo non credo sia vero.

Naturalmente, dal fatto che ogni individuo è diverso da un altro segue che ogni individuo ha preferenze ed esigenze diverse, anche in relazione alla privacy. Caio può scegliere di spedire una cartolina a Tizia mentre Sempronio può preferire inviarle una lettera in busta chiusa.

Questa natura soggettiva delle preferenze ed esigenze in fatto di privacy, tuttavia, non significa che la privacy non sia oggettivamente definibile. Sostenere che essa non è definibile perché ogni persona ha la propria idea di cosa sia la privacy o ha le proprie esigenze in materia di privacy non è diverso, mutatis mutandis, dal sostenere che la legge economica di domanda non può essere definita perché tutte le persone quando vanno al ristorante ordinano piatti diversi. Certo che esse ordinano piatti diversi! Questo tuttavia non altera il fatto che nessuna di queste persone ordinerebbe quantità maggiori di cibo oppure andrebbe più spesso in un ristorante se, a parità di altre condizioni, i prezzi praticati fossero maggiori (legge di domanda).

Nel fatto che ciascuno ha la propria idea di cosa sia la privacy e/o ha personali esigenze in termini di privacy, non c’è niente che porti a concludere che la privacy non sia oggettivamente definibile.

Anzi, a me sembra che la privacy di una persona possa essere definita come la sua capacità di esercitare i suoi legittimi diritti di proprietà escludendo altre persone dalla conoscenza di questo esercizio (o di alcuni suoi aspetti); ed escludendole in modo tale che esse non possano ottenere questa conoscenza senza violare i suoi legittimi diritti di proprietà.

La privacy è quindi un aspetto della proprietà.

Questo fatto è riconosciuto anche da Snowden stesso quando giustamente sostiene che, «In ultima istanza, la privacy dei nostri dati dipende dalla proprietà dei nostri dati» (p. 194).

 

2. Privacy, proprietà e libertà (1)

Se quindi è vero che la privacy è un aspetto della proprietà, questo ha implicazioni logiche sistemiche che vanno ben oltre la privacy e che investono direttamente il concetto di libertà.

Snowden vede una relazione fra privacy e libertà. Tuttavia questa relazione da lui proposta ha diversi problemi.

Snowden scrive: «La libertà di un paese può essere misurata solo dal suo rispetto dei diritti dei suoi cittadini, ed è mia convinzione che questi diritti siano in effetti delle limitazioni del potere dello stato che definiscono esattamente dove e quando un governo non possa intromettersi in quella sfera delle libertà personali o individuali che durante la Rivoluzione Americana si chiamava “libertà” e che durante la Rivoluzione di Internet si chiama “privacy”» (p. 7).

In primo luogo, questo ragionamento è circolare perché definisce la “libertà” in termini di “libertà”, quindi in realtà non dice molto.

Inoltre, Snowden sembra fare addirittura un’equivalenza fra libertà (che non ha definito) e privacy (che a torto ritiene indefinibile). Questa equivalenza è sbagliata in quanto, come vedremo più avanti, una volta definite la privacy e la libertà, si scopre che il diritto alla privacy è solo un aspetto della libertà. Questa equivalenza porta Snowden a considerare implicitamente altri aspetti della libertà, e in particolare i diritti di proprietà economica, meno inviolabili di quello che egli considera essere il diritto alla privacy o più in generale i “diritti civili” (che come vedremo oltre sono diritti naturali in quanto diritti di proprietà).

Infine, e soprattutto, mentre Snowden in questo passaggio fa riferimento alle limitazioni del potere dello stato, dall’altro trascura il fatto logico che nessun potere coercitivo può essere limitato in modo non arbitrario (e quindi limitato tout court) quando si fonda su un concetto di uguaglianza davanti alla legge che è arbitrario. E l’esistenza stessa dei privilegi statali (e quindi dello stato in quanto tale) presuppone un concetto di uguaglianza davanti alla legge arbitrario, cioè politico invece che logico.

L’uguaglianza davanti alla legge intesa in senso logico significa semplicemente che le stesse regole (non arbitrarie) valgono per tutti allo stesso modo, nessuno escluso. Questa è l’unica idea di uguaglianza davanti alla legge che, nei limiti in cui è riconosciuta e coerentemente rispettata, limita in modo non arbitrario (e quindi tout court) il potere coercitivo legale di chiunque su chiunque altro.

Viceversa, l’uguaglianza davanti alla legge intesa in senso politico si ha quando un’autorità forma diverse categorie di soggetti in base a determinati criteri, e poi applica le stesse regole ai soggetti (inclusa sé stessa) che ha raggruppato nella stessa categoria ma regole diverse a soggetti che ha raggruppato in categorie diverse. Questa è l’idea illogica e arbitraria di uguaglianza davanti alla legge di cui lo stato ha bisogno per godere dei suoi privilegi, e quindi per esistere. Se una persona qualunque facesse quello che fa lo stato (anche democratico) quando tassa, sarebbe incriminata per estorsione. Se facesse quello che fa la banca centrale quando crea dal nulla denaro fiat riducendone artificialmente il potere d’acquisto a beneficio del più grande debitore di tutti (lo stesso stato che obbliga con la forza le persone a usare quel denaro), sarebbe incriminata per diversi reati. Questa idea politica di ‘uguaglianza davanti alla legge’ è compatibile con una limitazione arbitraria del potere dello stato. Tuttavia, una limitazione arbitraria di qualunque potere coercitivo non è altro che la sua illimitatezza, formulata in modo diverso.

È in nome (e nel rispetto) dell’idea politica di ‘uguaglianza davanti alla legge’ che sono stati compiuti legalmente i peggiori crimini dell’umanità: dalla schiavitù alle ‘leggi’ razziali. È sempre in nome di questa idea astratta di ‘uguaglianza davanti alla legge’ che oggi, anche negli stati democratici, abbiamo le banche centrali, la sorveglianza, l’imposizione fiscale e addirittura la progressività fiscale e le sempre crescenti violazioni legali della libertà.

Quindi non è vero che «la democrazia è l’unica forma di governo che consente pienamente a persone con diversi backgrounds di vivere insieme uguali davanti alla legge» (p. 207). La legalità dei privilegi statali di per sé implica logicamente un’idea di ‘uguaglianza davanti alla legge’ che è arbitraria. E questi privilegi (a partire dall’imposizione fiscale) caratterizzano uno stato democratico così come qualsiasi altra forma di stato.

Sostenere che, dove l’uguaglianza davanti alla legge è intesa in senso arbitrario invece che logico, possa esserci limitazione non arbitraria del potere dello stato è una violazione di quello che l’autore chiama il «principio di verità» (p. 7).

Nell’introduzione al libro, Snowden ha giustamente osservato che «I tentativi da parte degli organi rappresentativi di delegittimare il giornalismo sono stati aiutati e incoraggiati da un attacco frontale al principio di verità. Quello che è vero viene deliberatamente mischiato con quello che è falso» (p. 7). Quello che distingue il vero dal falso è un fattore oggettivo. Nel caso della realtà empirica (quella che può essere documentata giornalisticamente e a cui Snowden si riferisce in questo passaggio), questo fattore oggettivo sono i fatti. La verità tuttavia riguarda anche i concetti astratti, non solo la realtà empirica. E nel caso dei concetti astratti questo fattore oggettivo che distingue il vero dal falso è la logica. Il fatto che le ‘leggi’ razziali non violassero il principio di uguaglianza davanti alla legge non è meno falso del fatto che la NSA non registri in modo permanente tutte le comunicazioni fra le persone.

 

3. Privacy, proprietà e libertà (2)

La relazione logica fra privacy e libertà esiste, ma non è quella descritta da Snowden.

Questa relazione segue direttamente dal fatto che la privacy è un aspetto della proprietà privata. Questo fatto, come abbiamo accennato, ha implicazioni sistemiche che vanno molto al di là della privacy.

Se la privacy è un aspetto della proprietà, allora la sua violazione è una forma di aggressione[1].

Ora, il principio di non aggressione è l’unica regola di giusto comportamento (cioè l’unica regola di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione fisica) che è compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge inteso in senso logico, e quindi non arbitrario. In altre parole, è l’unica legge che ha valore scientifico: cioè che non è arbitraria; che è valida sempre e ovunque, senza eccezioni; che è valida indipendentemente dalle conseguenze che il suo rispetto (o meno) produce; che esiste indipendentemente dal fatto che sia difesa o meno, che sia riconosciuta o meno, da quante persone sia riconosciuta e difesa ecc. In altri termini, il principio di non aggressione è valido oggettivamente, universalmente e a priori. Non può essere fatto e nemmeno disfatto. In questo senso, è una legge naturale. Diverse persone possono avere idee diverse sull’essenza della natura umana, su cosa per l’uomo sia naturale o meno. Tuttavia, la compatibilità assoluta ed esclusiva del principio di non aggressione con quello di uguaglianza davanti alla legge inteso in senso logico non dipende dall’opinione di nessuno, tanto meno da quella di qualsivoglia maggioranza.

La libertà non è altro che la sovranità del principio di non aggressione, cioè la sovranità della legge intesa in senso scientifico. La libertà è quindi incompatibile con la sovranità degli uomini, inclusa quella di qualsivoglia maggioranza o ‘popolo’. La ‘sovranità della legge’ quando questa è fatta o decisa dagli uomini (e in quanto tale è arbitraria) non è altro che l’assolutismo.

Snowden ha quindi torto, a mio avviso, quando scrive che «In uno stato autoritario, i diritti derivano dallo stato e sono concessi alle persone. In uno stato libero, i diritti derivano dalle persone e sono concessi allo stato» (p. 206). In primo luogo, dato che il principio di non aggressione è un diritto naturale, anche se esso può essere scoperto dalle persone (di solito mediante un processo spontaneo di selezione delle regole più forti: quelle che più di altre sono in grado di ridurre il conflitto e favorire la prosperità), esso non può derivare dalle persone, ma dalla logica. Se anche il 100% delle persone fosse a favore della legalizzazione di una forma di aggressione questo non modificherebbe di una virgola l’illegittimità di quell’aggressione. In secondo luogo, io non ho mai concesso allo stato il diritto di tassarmi. Soprattutto, anche se avessi voluto, non avrei mai potuto farlo in quanto non esiste alcun diritto di appropriarsi coercitivamente della proprietà economica di altre persone: un tale ‘diritto’ sarebbe una forma di coercizione arbitraria e una violazione del principio di non aggressione, che a differenza di quel ‘diritto’ è un diritto naturale e quindi esiste oggettivamente.

Altrove nel suo libro Snowden sembra condividere l’approccio secondo cui il diritto alla privacy è un diritto naturale: «[In seguito al mio gesto] per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale i governi liberal democratici hanno discusso la privacy come diritto naturale e innato di ogni uomo, donna e bambino. Nel fare questo hanno fatto riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo fatta dall’ONU nel 1948, il cui articolo 12 recita: “nessuno sarà soggetto a interferenza arbitraria nella sua privacy, famiglia, casa e corrispondenza, … Ognuno ha diritto alla protezione della legge contro questa interferenza o questi attacchi» (p. 330, enfasi mia).

Tuttavia, il diritto alla privacy (che, di nuovo, deriva dalla logica applicata al concetto di proprietà e a quello di uguaglianza davanti alla legge: non da una dichiarazione ONU) è naturale (nel senso descritto sopra) solo perché, essendo la privacy un aspetto della proprietà, il diritto alla privacy è un aspetto del principio di non aggressione. Ed è il principio di non aggressione a essere una legge naturale in quanto assolutamente ed esclusivamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge inteso in senso logico. Non può esistere alcun diritto naturale alla privacy separatamente dal principio di non aggressione. La privacy è un diritto naturale inviolabile solo perché più in generale la proprietà, in ogni sua forma, è un diritto naturale inviolabile. E la proprietà come diritto naturale inviolabile implica l’illegittimità di tutti quei privilegi (a partire dall’imposizione fiscale) che sono il presupposto di ogni attività statale (democratica o meno che sia) che Snowden tuttavia non mette in discussione in quanto tale ma solo nelle sue “degenerazioni”.

E questo è strano perché non solo la privacy come abbiamo visto è, sul piano teorico, un aspetto della proprietà ma, anche sul piano pratico, privacy e proprietà (in particolare quella di natura strettamente economica) sono legate. Infatti la violazione legale della privacy richiede quella della proprietà economica (la NSA è finanziata dall’imposizione fiscale). D’altro canto, la violazione della proprietà economica porta spesso a quella della privacy. In Italia, per esempio, per poter violare la proprietà economica delle persone più facilmente mediante l’imposizione fiscale, lo stato ha semplicemente abolito del tutto, e ufficialmente, il diritto alla privacy in campo economico.

 

4. Quello che è legale e quello che è giusto

Snowden ha detto che «quello che è legale non è sempre quello che è giusto». Questo è verissimo. Tuttavia, la differenza fra legale e giusto ha un significato solo nei limiti in cui il “giusto” non è arbitrario, altrimenti uno potrebbe obiettare: «e chi sei tu per stabilire quello che è giusto?» (appellarsi alla costituzione è un modo di evitare la domanda in quanto nulla impedisce che una costituzione, essendo fatta dagli uomini, contenga ‘leggi’ ingiuste e in violazione del diritto naturale).

Affermare che quello che è legale non è sempre quello che è giusto ha senso solo se, col termine legalità, ci riferiamo al rispetto dei comandi arbitrari dell’autorità (la ‘legge’ positiva, o fiat) e se, col termine legittimità (o “quello che è giusto”) ci riferiamo al rispetto della legge intesa in senso scientifico (e quindi del principio di non aggressione che, a differenza della ‘legge’ fiat, non è arbitrario). Quindi la distinzione fra “quello che è legale” e “quello che è giusto” ha un senso non arbitrario solo se lo stato stesso, incluso quello democratico, viene considerato come ingiusto.

Snowden identifica la democrazia con la «sovranità della legge» e l’autoritarismo con la «sovranità di un leader» egli sembra confondere la democrazia con la libertà. Se per ‘legge’ si intende la decisione di un’autorità (che questa sia democratica o meno è irrilevante), allora «sovranità della legge» e «sovranità di un leader» sono entrambe espressione della sovranità degli uomini e in questo senso coincidono. Viceversa, se per ‘legge’ si intende la legge in senso scientifico (il diritto naturale), allora la democrazia, in quanto “potere della maggioranza” (e quindi sovranità degli uomini), non può essere identificata con la sovranità della legge. Quindi Snowden, a causa del fatto che applica il concetto di diritto naturale in modo arbitrariamente selettivo, di fatto confonde democrazia e libertà, che sono due concetti non solo diversi ma opposti come lo sono appunto la sovranità degli uomini e la sovranità della legge intesa in senso scientifico.

Non c’è alcuna ragione per cui una democrazia non possa essere un regime totalitario. Anzi, se per totalitarismo si intende l’illimitatezza del potere coercitivo statale (e quindi la possibilità da parte di un’autorità di esercitare arbitrariamente sulle persone – o su alcune di esse – un potere coercitivo assoluto) e non l’esercizio effettivo di questo potere, allora una democrazia è per definizione un sistema totalitario, addirittura più resistente della dittatura perché produce meno anticorpi e più confusione. È un sistema di oppressione più lento ma ancora più sicuro ed efficace nel lungo periodo.

 

5. Realtà, imperfezione e direzione

La società perfettamente libera non è mai esistita e non esisterà mai. Non solo: lo stato purtroppo è qui per restare. La libertà non è, sfortunatamente, una possibilità realistica: non solo nel breve termine ma anche nel lungo. La violazione sistematica della libertà da parte dello stato è un aspetto della realtà con cui noi e i nostri figli dovremo continuare a convivere.

Questo tuttavia non significa che dobbiamo distorcere l’idea scientifica di libertà in favore di una che, essendo contraddittoria, si adatta meglio alla realtà in cui lo stato c’è e continuerà a esserci.

Non solo questo sarebbe teoricamente sbagliato, ma controproducente anche dal punto di vista pratico.

Infatti, anche se oggi un’idea scientifica di libertà non può produrre una società perfettamente libera, essa può contribuire a creare, nel tempo, un cambiamento progressivo e continuo in quella direzione (che è opposta a quella in cui lo stato moderno si sta muovendo, anche in Occidente). Anzi, questo cambiamento può avvenire solo se si ha un’idea di libertà scientifica e coerente. Non è perché non potrà essere mai raggiunta che la stella polare smette di indicare il Nord.

Se l’imposizione fiscale viene vista esplicitamente come un furto anche da parte di chi la esercita, essa continuerà a esserci ma c’è la possibilità che sia progressivamente ridotta nel lungo periodo e quindi che la libertà sia sempre meno violata. O quanto meno che il tasso di crescita della sua violazione legale rallenti. Viceversa, se l’imposizione fiscale viene assurdamente considerata non solo necessaria ma perfino giusta, ce ne sarà sempre di più nel lungo periodo (non solo nella forma classica ma anche sotto forma di debito pubblico e inflazione).

In altre parole, l’importanza pratica dell’idea astratta di libertà non sta nel suo potere di raggiungere una situazione di libertà perfetta (potere che non ha) ma nella direzione di movimento che produce. Un’idea scientifica di libertà produrrà un movimento verso la libertà, senza mai raggiungerla. Un’idea anti-scientifica (o logicamente incoerente o arbitrariamente selettiva) di libertà, viceversa, produrrà, come sta producendo, un movimento nella direzione opposta. Riassumendo in uno slogan: nella libertà, su un  piano concreto e non teorico, la direzione di movimento è tutto, la situazione particolare è nulla.

 

6. Tecnologia e bitcoin

Soprattutto, l’idea scientifica di libertà può ispirare (sta già ispirando) una nuova generazione di persone con straordinarie abilità tecniche e inventiva. Queste persone stanno sviluppando nuovi strumenti tecnologici (open-source, decentralizzati e resistenti alla censura) per proteggere sempre più aspetti della nostra vita dall’ingerenza statale. In un bellissimo passaggio del libro, in riferimento ad alcuni di questi strumenti tecnologici (in particolare quelli che aiutano la persona a proteggere la sua privacy), Snowden scrive: «In un mondo perfetto, vale a dire in un mondo che non esiste, leggi giuste renderebbero questi strumenti tecnologici [per la protezione della privacy] obsoleti. Ma nell’unico mondo che abbiamo, essi non sono mai stati così necessari. Un cambiamento della legge è infinitamente più difficile da ottenere di quanto lo sia un cambiamento di uno standard tecnologico, e fino a quando l’innovazione legale rimarrà indietro rispetto a quella tecnologica, le istituzioni cercheranno di abusare di questa disparità nel perseguimento dei loro interessi. È compito degli sviluppatori indipendenti di software e hardware open-source quello di chiudere questo gap fornendo alle libertà civili fondamentali quelle protezioni che la legge può essere incapace di (o non voler) garantire. Nella mia situazione attuale, mi viene costantemente ricordato il fatto che la legge è specifica per ciascun paese, mentre la tecnologia non lo è. Ogni nazione ha il suo proprio codice legale diverso dalle altre ma lo stesso codice informatico. La tecnologia attraversa i confini e ha quasi tutti i passaporti. Col passare degli anni, mi è diventato sempre più evidente il fatto che la riforma legislativa del regime di sorveglianza instaurato dal paese in cui sono nato non aiuterà necessariamente un giornalista o un dissidente nel paese in cui sono in esilio, ma uno smartphone crittato potrebbe farlo» (p. 329).

Snowden considera solo la tecnologia che oggi consente alle persone di proteggere la loro privacy dagli attacchi statali. Tuttavia nel 2009 è nato bitcoin: una tecnologia che, sebbene sia ancora carente sul piano della privacy (ma sta migliorando), si sta dimostrando straordinariamente efficace nel proteggere la proprietà economica (e quindi un altro aspetto della libertà) dall’aggressione statale.

Curiosamente, tuttavia, nel suo libro Snowden non menziona nemmeno una volta bitcoin (anche se mi sembra che in passato Snowden si sia espresso pubblicamente a favore di zCash). Questo da un lato è curioso perché bitcoin è oggi forse l’esempio più clamoroso della “liberazione tecnologica” a cui egli fa riferimento in questo bellissimo passaggio del suo libro. D’altro canto, dato che Snowden confonde la libertà con le “libertà civili”, che sono solo una forma di inviolabilità della proprietà privata (in altri termini, dato che egli sembra escludere l’inviolabilità della proprietà economica dalle “libertà civili”), allora non sorprende che quando parla di tecnologia open-source e di sviluppatori indipendenti non menzioni nemmeno bitcoin.

 

7. La crisi del 2008 e quelli che “traggono profitto dal dolore”

Bitcoin nasce a ridosso di (e in risposta a) la crisi del 2008, di cui Snowden invece nel suo libro parla. Nelle pagine in cui discute della crisi, Snowden sembra fare addirittura un’inversione di rotta e in particolare prendere posizione contro la privacy quando questa è relativa agli aspetti economici della proprietà (e, nello specifico, ai conti bancari svizzeri dell’epoca che garantivano un buon livello di privacy). Addirittura se la prende con coloro che, approfittando della privacy bancaria svizzera, hanno «tratto profitto dal dolore e non sono mai stati posti di fronte alle loro responsabilità. La crisi economica del 2008, che in grandissima parte ha gettato le fondamenta per il populismo che un decennio dopo si è diffuso in Europa e in America, mi hanno aiutato a rendermi conto del fatto che qualcosa che può essere devastante per il pubblico può essere, e spesso è, benefico per le élites» (p. 161).

In primo luogo, non c’è niente di ingiusto (e quindi nessuna ‘responsabilità’ di fronte alla quale essere messi) per essere stati così bravi da trarre vantaggio da una situazione di crisi prodotta da altri; a maggior ragione se questo ha richiesto difendere nel miglior modo possibile la privacy dei propri conti bancari. Il bel film The Big Short racconta la storia vera di quelle persone che, riuscendo a vedere quello che altri non riuscivano a vedere, hanno tratto profitti immensi dalla crisi del 2008, mentre altri, subendola, ne hanno sofferto profondamente. Questa crisi che li ha immensamente arricchiti non è stata causata da loro (le solite cattive élites di Wall Street) ma dall’espansione artificiale del denaro e del credito da parte del sistema monetario e bancario a banca centrale (e quindi dallo stato) che Snowden sorprendentemente non menziona nemmeno. È in risposta alla rete di privilegi e censura costituita da questo sistema monetario e bancario (e in risposta alle continue crisi cicliche da esso prodotte, e quindi prodotte dallo stato) che bitcoin è stato inventato. Bitcoin è stato inventato per dare alle persone un’opportunità di difendersi dagli attacchi statali alla loro proprietà economica come alcuni sistemi comunicazione criptati sono stati inventati per dare alle persone un’opportunità di difendersi dagli attacchi statali alla loro privacy.

Per un’analisi delle ragioni scientifiche per le quali l’attuale sistema monetario e bancario ha prodotto la crisi del 2008 si rimanda a un qualunque testo di Scuola Austriaca di economia. In estrema sintesi e con estrema approssimazione, queste ragioni possono essere sintetizzate nel modo seguente.

Il tasso d’interesse è il prezzo delle preferenze temporali. Alte preferenze temporali (cioè alti consumi e bassi risparmi) comportano poche risorse disponibili per gli investimenti (che in assenza di manipolazione monetaria e del credito possono venire solo dai risparmi) e quindi, per la legge della domanda e dell’offerta, un alto prezzo per potersele aggiudicare (tasso d’interesse di mercato). E viceversa. Il tasso d’interesse è quindi il fattore che coordina risparmi e investimenti nel tempo.

L’espansione artificiale del denaro e del credito da parte del sistema bancario a banca centrale produce tassi d’interesse artificialmente bassi: cioè tassi d’interesse che sono bassi non perché le persone risparmiano di più (cioè perché esse hanno preferenze temporali più basse) ma a seguito di un comando coercitivo di un’autorità (la banca centrale): un comando che la banca centrale può imporre perché lo stato difende con la forza della armi il suo monopolio legale nel campo del denaro.

Questi tassi di interesse artificialmente bassi segnalano al mercato abbondanti risorse disponibili per gli investimenti (risorse che tuttavia in realtà non esistono). Sulla base di questa falsa informazione, gli agenti economici saranno incentivati a intraprendere progetti ambiziosi a lungo termine che non sono economicamente sostenibili. In altre parole, a fare tutti insieme lo stesso errore allo stesso momento. Questa informazione falsa veicolata dal tasso d’interesse fissato arbitrariamente e coercitivamente dalle banche centrali distorce così la struttura produttiva, orientandola verso investimenti economicamente insostenibili. All’inizio ci sarà una fase di espansione  (boom). Quando tuttavia la mancanza di risorse economiche disponibili per gli investimenti diventa evidente (per esempio attraverso pressioni al rialzo sul tasso d’interesse) il castello di carta crolla e si ha la crisi (bust).

La crisi del 2008, come tutte le crisi cicliche che la hanno preceduta, è stata quindi prodotta dall’espansione artificiale del denaro e del credito da parte del sistema bancario a banca centrale. Questa espansione tuttavia è stata resa possibile dalla violazione della libertà (e quindi dall’aggressione legale) nel campo del denaro e del credito: le banche centrali possono manipolare il denaro e il tasso d’interesse solo perché lo stato concede loro il monopolio legale del denaro.

La contrapposizione che ha rilevanza logica non è dunque quella fra gli interessi delle “élites” in quanto tali e quelli del “pubblico” a cui si riferisce Snowden ma quella fra chi ottiene risorse economiche in modo politico e quindi coercitivo (il sistema stato-banca centrale) e chi le ottiene pacificamente attraverso il libero scambio (il mercato). Questa è l’unica contrapposizione che abbia un senso sul piano della libertà e su quello economico, e che sta alla base della crisi del 2008. Il resto davvero non appartiene al principio di verità.

 

Conclusioni

Per fortuna, Snowden non ha espresso nel suo libro idee simili a quelle contenute in questo articolo. Per fortuna, nella sua difesa della privacy e di quello che è “giusto” rispetto a quello che è legale, Snowden si è contraddetto.

L’espressione “il mondo ha bisogno di …” è una che di regola non uso mai. Il mondo è fatto di individui e la scienza economica si fonda precisamente sul fatto che nessuno può sapere, tranne eventualmente l’individuo stesso, ciò di cui, in ogni momento, egli ha bisogno. Tuttavia, se un giorno dovessi fare un’eccezione a questa regola, sarebbe nel caso di Snowden. Sbagliandomi (perché la regola è scientifica, e quindi assoluta e universale), mi viene da dire che il mondo ha bisogno di Edward Snowden. Ha bisogno del suo coraggio. Della sua integrità. Della sua intelligenza. Delle sue capacità. A sua volta, oggi, Edward Snowden ha bisogno del supporto della cosiddetta “opinione pubblica”. E parlare coerentemente (scientificamente) a favore della libertà oggi è il modo più sicuro e più rapido per avere contro (e non a favore) l’intera “opinione pubblica”.

 

NOTE

[1]    Per “aggressione” io intendo violazione iniziale della proprietà privata mediante violenza fisica, coercizione fisica, minaccia delle stesse, intrusione, inganno, violazione di un libero accordo contrattuale, non risarcimento del danno a seguito di colpa e forse altro ancora.

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