Emergenza e potere illimitato dello stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.3.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni)

La ragione per cui Leoni non ha incluso fra queste attività individuali “uscire di casa” oppure “uscire dal proprio comune” oppure “organizzare un funerale per una persona cara” probabilmente è che un’interferenza dello stato in questi campi dell’attività individuale stava al di là della sua stessa immaginazione.

Se qualcuno aveva bisogno di un ulteriore riscontro al fatto che il potere dello stato (democratico o meno che sia) è illimitato, oggi non può non vederlo.

Il problema non è che lo stato sta chiudendo in casa le persone e, sostituendosi alle scelte degli individui, distruggendo quel poco che resta e resiste del sistema produttivo nel nome di un arbitrariamente definito “bene comune”. Il problema è che può farlo legalmente. E poteva farlo legalmente anche ieri. Il problema, in altre parole, è che (oggi come ieri) il suo potere coercitivo è appunto illimitato.

Nella più piccola imposizione fiscale come nella più piccola regolamentazione statale che esula dal principio di non aggressione (principio che è incompatibile con tutti i privilegi statali e quindi con lo stato stesso) stanno in nuce i più grandi campi di concentramento. Infatti quell’imposizione fiscale e quella regolamentazione non sarebbero possibili senza un potere coercitivo arbitrario e illimitato. E un potere coercitivo arbitrario e illimitato tende necessariamente a espandersi, approfittando soprattutto dei momenti di emergenza.

È un fatto logico che il potere coercitivo dello stato non può esistere se non è illimitato (o, il che è lo stesso, se non è arbitrariamente limitato). A renderlo illimitato è l’idea astratta di legge su cui esso si regge: il positivismo giuridico (la legge intesa come provvedimento particolare deciso legalmente da un’autorità, come strumento di potere coercitivo arbitrario appunto).

Le persone generalmente accettano di buon grado l’illimitatezza del potere coercitivo dello stato, specie durante le emergenze, quando le virtù della libertà[1] e del libero mercato sono ancora più necessarie per combattere l’emergenza: “Posso andare a fare la spesa? E una passeggiata?”. Esse accettano questa illimitatezza perché accettano il positivismo giuridico.

Tuttavia, non accettano quest’ultimo razionalmente e nemmeno consapevolmente. È stato loro imposto con la forza fin da piccole. Non hanno mai avuto modo di metterlo in discussione o a confronto con la Legge scientifica. Sono state educate a dare per scontato che la legge potesse esistere solo se fatta dallo stato, così come sono state educate fin da piccole a dare per scontato che il denaro potesse esistere solo se emesso dallo stato. Sono state educate a non immaginare e a non riconoscere la scala del male che la ‘legge’ fiat e il denaro di stato producono (e di converso la scala del bene prodotto dal rispetto della Legge scientifica e dal processo di mercato).

Anche se, per assurdo, i provvedimenti a misura di idiota adottati dal governo fossero la soluzione che minimizza i morti e i danni del coronavirus, quei provvedimenti non avrebbe dovuto essere possibile imporli (non nel senso che la chiusura delle persone in casa non avrebbe dovuto essere possibile, ma nel senso che non avrebbe dovuto essere possibile come imposizione coercitiva al di fuori dei legittimi diritti di proprietà).

Ma non credo nemmeno per un istante che questi provvedimenti a misura di idiota siano la soluzione che minimizza i morti e i danni (anche economici, soprattutto di lungo periodo) del coronavirus (che qui, da profano, assumo essere completamente diverso e molto più letale di un’influenza, cosa di cui però non sono affatto convinto).

Il problema della scarsità (anche dei posti letto in terapia intensiva) nel lungo periodo può risolverlo solo il libero mercato. Se questo problema lo potesse risolvere la sostituzione dello stato al mercato, oggi avremmo ancora l’Unione Sovietica e questa sarebbe sempre stata un modello di prosperità. Dove si pensa che vengano prodotte le risorse per acquistare (e produrre) gli apparecchi respiratori delle terapie intensive? Si pensa che nascano sugli alberi dei giardini del Quirinale?

Ieri sono stato operato al naso. Il chirurgo che mi ha operato è stato per un’ora a due centimetri dal mio viso. Non poteva sapere (come non posso saperlo io dato che non ho sintomi e i tamponi non possono essere fatti nel libero mercato) se sono positivo al coronavirus o meno. Ha preso diverse precauzioni che, da medico, lui e il suo ordine ritenevano sufficienti per non essere contagiati nel caso in cui io avessi contratto il virus. Ma se queste misure sono efficaci a distanza di 2 cm, allora lo sono a maggior ragione a distanza di 2 metri. Quindi, da profano, mi sembra plausibile che persone che adottino queste precauzioni abbiano ragionevoli probabilità di non contrarre il virus. E se qualcuno, non prendendo queste precauzioni, contrae il virus, subisce le conseguenze della sua individuale propensione al rischio, come è normale che sia.

Se queste conseguenze richiedono la terapia intensiva, la via che garantisce la migliore possibilità di accedervi è appunto il libero mercato (assenza di licenze ospedaliere, di regolamentazioni, di tassazione, ecc.).

Una persona che conosco, andando in un bar a prendere un caffè, ha visto che il proprietario del bar non prendeva precauzioni di buonsenso. È uscita immediatamente da quel bar e non ci tornerà più. Il libero mercato spontaneamente opera una selezione avversa nei confronti di chi espone i suoi clienti a rischio di contagio. Senza bisogno di restrizioni coercitive. Senza bisogno di finire di distruggere il processo di mercato che, di nuovo, è l’unico che può produrre, nel modo più rapido ed efficace possibile, le risorse necessarie anche a curare chi ha contratto il virus.

Antigone è la protagonista di una tragedia di Sofocle che decide di seppellire il cadavere del fratello in violazione delle ‘leggi’ positive del nuovo re di Tebe, Creonte. Quando è scoperta, viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. Ieri ho assistito a una situazione per certi versi simile: contro le nuove ‘leggi’ dello stato (che dalla sera alla mattina obbligavano le persone a non fare funerali e a non uscire di casa o dal comune) delle persone, incluso il prete, si sono riunite nel giardino di una casa privata (che nella maggior parte dei casi si trovava in un altro comune rispetto a quello in cui erano residenti) per fare il funerale a un figlio/fratello/cugino/amico carissimo (morto non di coronavirus). Come Antigone, hanno scelto di violare le ‘leggi’ del re per rispettare la “legge di Dio” (se così vogliamo chiamare la legge naturale o scientifica: il principio di non aggressione). All’aperto, si sono tenute tutte a due metri di distanza l’una dall’altra. Nel momento del massimo bisogno, non c’è stato un solo bacio, un solo contatto, un solo abbraccio.

E qualcuno vuole dirmi che questi provvedimenti coercitivi arbitrari ed estremi hanno un senso? Che le persone devono essere obbligate con la forza ad agire per il proprio interesse?

Chi ragiona in base a comandi non può capire gli incentivi. Non può capire la libertà e il processo di mercato. Comanda, deresponsabilizza e distrugge. E le masse ubbidiscono pensando che sia per il loro bene o per il “bene di tutti”.

 

NOTA

[1] Col termine “libertà” intendo la sovranità del principio di non aggressione (meno precisamente: della Legge intesa come limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque su chiunque altro). Questo principio è l’unica Legge scientifica in quanto l’unica regola di giusto comportamento compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge e col libero mercato (che a sua volta è l’unico modo per creare valore economico; ed è il modo più rapido ed efficace – e nel lungo periodo l’unico sostenibile – per risolvere il problema della scarsità, anche dei posti letto in terapia intensiva).

11 thoughts on “Emergenza e potere illimitato dello stato

  1. Alessandro Colla March 31, 2020 / 10:13 am

    Più che altro c’è un libertario che sostiene la tesi secondo la quale lasciare liberi di circolare i cittadini sarebbe una forma di aggressione verso altri cittadini. La cosa è visibile sul sito del Movimento. I potenziali infettati, insomma, violerebbero il principio di non aggressione verso altri o verso la popolazione intera. Nei primi tre punti, comunque, Lei non è stato prolisso ma esaustivo. Spero che in futuro si possano comparare i dati degli infettati e dei deceduti con quelli dello scorso anno.

    • Catallaxy April 1, 2020 / 12:42 pm

      Leggerò l’articolo quando avrò tempo, ma l’argomentazione da lei riportata non la riterrei sostenibile nella situazione attuale. Il principio di non aggressione è, su un piano logico quindi oggettivo, l’altra faccia della medaglia del diritto di prioprietà. Quindi dipende tutto dai diritti di proprietà. In una società libera, in cui non esiste proprietà ‘pubblica’ e in cui tutto (incluse le strade e l’aria) è proprietà privata e i diritti di proprietà sono esattamente definiti, il problema non si pone. Se Tizio è proprietario di una strada e, compatibilmente col contratto eventualmente stipulato con Caio, impedisce a quest’ultimo di entrarci, non c’è alcuna violazione della libertà di Caio. E se Caio utilizzasse comunque la strada, sarebbe una violazione della proprietà di Tizio, e quindi una violazione del principio di non aggressione. Tuttavia, in una società statalista, in cui c’è proprietà cosiddetta ‘pubblica’, essendo quest’ultima il risultato di aggressione e non essendovi su di essa diritti di proprietà definiti, il suo utilizzo da parte di Caio non è una violazione del principio di non aggressione.

  2. Alessandro Colla March 30, 2020 / 11:57 am

    Comunque sono riusciti anche a dividere i libertari. Quando mi si dice che in un paese di diciottomila abitanti si contavano “in media” venti morti al mese e ora in un mese ne sono morti più di cento, si confonde la statistica con la scienza. Al che io potrei dire: siccome ci sono zero contagiati a Ferrera Erbognone in provincia di Pavia (quindi in Lombardia!) e sempre zero contagiati nell’intera provincia di Treviso, allora il virus non esiste: E sarebbe sbagliato perché i virus influenzali ci sono ogni anno. Oppure si potrebbe dire che il merito è del sindaco di Ferrera e la “colpa” di quello di Codogno. E visto che il primo è del Partito Democratico, il merito del non contagio è di Zingaretti (che però si è autodefinito contagiato). E’ in me assai forte, poi, il sospetto che queste continue autodichiarazioni di positività dei politici internazionali costituiscano parte non minore della bufala. In ogni caso, la media dei venti deceduti al mese è appunto una media su base annua. Magari in agosto non muore nessuno e a settembre ne muoiono quaranta. E forse ogni anno tra febbraio e marzo muore più gente. So continuano a contare tutti i decessi come causati dal coronavirus come se non esistessero altre cause di morte. tra le quali quella di essere infettati all’interno delle strutture ospedaliere grazie alla disorganizzazione della sanità pubblica “seconda solo a quella cubana”. A quando un’operazione verità su questi due sistemi? Tra l’altr, centoventi morti su diciottomila abitanti costituiscono un dato inferiore allo 0,5%. La cosiddetta “spagnola” di cent’anni or sono, provocò più di mezzo miliardo di infettati e più di cinquanta milioni di morti. Il tasso di letalità del virus dello scorso anno era dello 0,5 mentre di quest’anno è dello 0,6. Tutto qui. E la SARS o l’Ebola erano più pericolose, come lo è stato il colera partenopeo del 1973. In nessun caso si è chiuso tutto. Al di là del fatto che sarebbe comunque illecita la privazione della libertà anche in caso di pericolo autentico, il motivo per cui queste privazioni vengono imposte è a mio avviso legato proprio alla mancanza di pericolo catastrofico. Stanno solo provando quanto siamo disposti alla schiavitù. Non mi ritrovo più nelle posizioni di autorevoli esponenti del Movimento Libertario che hanno abbracciato l’allarmismo e ritengo sia opportuno che anche i dati statistici vengano confutati ufficialmente sul sito del Movimento non solo da me che conto meno di nulla ma anche da esponenti più illustri dell’area libertaria (Birindelli e Facco, ad esempio), in modo da chiarire le posizioni non solo in ambito giuridico ma anche nel settore scientifico e nel comparto, appunto,statistico. Chiedo scusa per la lunghezza ma in me la sintesi è dote carente.

    • Catallaxy March 30, 2020 / 2:53 pm

      Grazie Alessandro del commento.

      Se me lo permette, dividerei la mia risposta in punti per distinguere questioni di fatto diverse:

      1. SCIENZA SOCIALE. Questo è il piano su cui mi sento di affermare cose di cui ho certezza, perché le ho dedotte logicamente.

      1.a SCIENZA DELLA LIBERTA’: Dal punto di vista della scienza della libertà, come riconosce anche lei giustamente, l’emergenza non ne può giustificare la violazione. E se la libertà può essere violata legalmente in caso di emergenza vuol dire che anche prima non c’era libertà (cosa che noi libertari abbiamo sempre detto e scritto). Più precisamente, vuol dire che quello che prima dell’emergenza qualcuno (non i libertari) pensava che fosse libertà era in realtà solo una gentile concessione da parte dell’autorità, che poteva essere annullata in qualsiasi momento per qualsiasi motivo. In una società libera la libertà (la sovranità del principio di non aggressione, e cioè della Legge) non può essere violata legalmente nemmeno nel caso in cui la sua violazione legale fosse, per assurdo, nell’interesse generale (“per assurdo” perché la scienza economica ci dice che l'”interesse generale” non esiste).

      1.b SCIENZA ECONOMICA: dal punto di vista della scienza economica, è un fatto oggettivo che i) il problema della scarsità (anche nelle situazioni di emergenza, anche riguardo alle mascherine o alle terapie intensive) può essere risolto solo dal libero mercato; ii) una crisi viene superata tanto più velocemente e in modo tanto più sostenibile quanto più le persone e le aziende sono libere riorganizzarsi e di adattarsi alla nuova situazione. Questa crisi doveva essere un’opportunità per aumentare, non per diminuire, la libertà delle persone e delle aziende. Invece, purtroppo senza alcuna sorpresa, si è scelta la direzione opposta. Il che naturalmente, invece che consentire di usare la crisi del coronavirus per risolvere i problemi economici a livello strutturale (non solo quelli prodotti dalla reazione statale al coronavirus ma anche quelli relativi al ciclo economico prodotti dal sistema stato-banche centrali), aggiunge, amplificandolo di vari ordini di grandezza e gratuitamente, il problema del coronavirus a quello del ciclo economico causato dall’espansione artificiale del denaro e del credito e a sua volta amplificato, esteso e approfondito dalle politiche protezioniste (non solo verso l’esterno ma anche verso l’interno) dei governi.

      2. STATISTICA: io mi occupo di scienza economica, non di statistica purtroppo (disciplina quest’ultima nobilissima ed estremamente utile quando non viene confusa con la scienza economica e col suo metodo). Inoltre non sono un medico né conosco perfettamente i numeri del contagio, anche se me ne sono fatto un’idea (questa per esempio è una pagina utile e in continuo aggiornamento per tutti i paesi: https://www.worldometers.info/coronavirus/). Quindi su questo piano non posso dire cose di cui ho certezza scientifica. Tuttavia posso dire quello che, da profano mediamente informato, ritengo plausibile. In primo luogo, le statistiche in questo momento non sono molto affidabili e consentono di fare solo delle stime. Il tasso di mortalità (rapporto fra morti e popolazione totale) non è affidabile perché, anche se il numero di morti per coronavirus si considera “certo” (cosa tutt’altro che evidente), il virus non si è ancora esteso a tutta la popolazione. Il tasso di letalità (rapporto fra morti e numero di contagiati) non è affidabile perché considera solo i casi di contagio verificato, mentre i casi di contagio effettivo sono naturalmente molto maggiori. Premesso questo, la stima sul tasso di letalità in Italia che mi sembra più affidabile oggi è dell’1,4% (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/coronavirus-la-letalita-italia-tra-apparenza-e-realta-25563), il che significa che il tasso di mortalità è necessariamente più basso. Inoltre, è certo che il tasso di letalità è estremamente basso per minori di 60 anni senza malattie croniche pregresse (e tanto più basso quanto minore è l’età), mentre aumenta con l’aumentare dell’età e col numero di malattie croniche pregresse (https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/29/news/coronavisus-ecco-le-caratteristiche-delle-vittime-1.38652664?refresh_ce). In conclusione, a me sembra plausibile che il coronavirus sia peggiore di un’influenza ma migliore di una peste o un colera, per esempio; e che fra i due sia molto più vicino a unna banale influenza che a una peste.

      3. STRATEGIA: sul piano della strategia, occorre fare una distinzione fra le strategie che rispettano le leggi scientifiche della libertà e dell’economia e quelle che non le rispettano.

      3.a STRATEGIE CHE RISPETTANO LE LEGGI SCIENTIFICHE DELLA LIBERTA’ E DELL’ECONOMIA: di queste strategie non possiamo osservarne alcuna perché in nessun posto esiste una società che possa dirsi anche solo moderatamente libera in senso scientifico. Detto questo, una società libera (quindi senza proprietà pubblica, non solo delle strade ma nemmeno dell’aria) è quella che seleziona in modo più rapido le strategie migliori: i) perché l’intera struttura di incentivi è orientata in tal senso; ii) perché non ci sono ostacoli legali in tal senso; iii) perché, essendo incompatibile con soluzioni centralizzate (la stessa strategia imposta politicamente e arbitrariamente a tutti), consente di vedere (e rapidamente) quali soluzioni funzionano e quali no. In breve, il libero mercato seleziona i migliori: questo vale per tutto, quindi anche per le strategie contro il coronavirus. E’ vero che una strategia compatibile con le scienze sociali è tanto più efficace quanto più la struttura di una società è libera (il che richiede tempo: tempo che oggi non c’è). Questa tuttavia non è una scusa per non iniziare fin da subito a moversi in quella direzione o addirittura per utilizzare la scusa del coronavirus per muoversi velocemente e ancora di più nella direzione opposta.

      3.b STRATEGIE CHE NON RISPETTANO LE LEGGI SCIENTIFICHE DELLA LIBERTA’ E DELL’ECONOMIA: di queste strategie ne vediamo a iosa. Tutte le strategie governative sono di questo tipo. Per quanto detto sopra, sono tutte inferiori rispetto alle strategie che rispettano le leggi scientifiche della libertà e dell’economica: non solo sul piano economico e morale ma anche sul piano della lotta al coronavirus. Tuttavia, queste strategie stataliste non sono tutte uguali: alcune sono peggiori di altre. Le strategie (come quella adottata da Israele, se non mi sbaglio) che prevedono di isolare gli anziani e i malati e che gli altri continuino la loro vita normale contagiandosi, mi sembra molto meno insensata (nel lungo periodo) di quella italiana che prevede un idiota lockdown totale.

      4. SCISSIONE DEI LIBERTARI: confesso che non la ho seguita molto. In questo periodo non ne ho il tempo. Se qualche libertario avesse sostenuto che una situazione di emergenza come questa (o anche molto peggiore) giustifica la violazione del principio di non aggressione, semplicemente ritengo che non sia mai stato un libertario. Ma non so se ci sono libertari che hanno sostenuto questo (mi stupirebbe).

      Come vede, sono stato più prolisso di lei. Un saluto e grazie ancora del commento,

      Giovanni Birindelli

  3. Luca Berg March 13, 2020 / 9:34 am

    Quasi tutti continuano a pensare che siamo liberi perché nei teatrini tv ci sono 2 che litigano, o fingono di farlo, insultandosi.
    Che amarezza.

  4. NicBac March 12, 2020 / 5:03 pm

    Aggiungerei al condivisibilissimo articolo di Giovanni Birindelli le seguenti considerazioni, chiedendo scusa in anticipo per il pippone giuridico, ma da avvocato attualmente quasi sfaccendato non ho trovato di meglio da fare. L’art. 16 della costituzione stabilisce che “ogni cittadino può circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la LEGGE stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Il D.L. n. 6/2020 introduce il potere per le non meglio specificate “autorità competenti” di “adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”, elencando “anche” una serie di misure fra le quali non è espressamente inserito il divieto di allontanamento dalla propria dimora. Pertanto, fra le misure di contenimento che le fantomatiche autorità INcompetenti sono autorizzate ad adottare, non vi può essere la restrizione delle libertà personale di circolazione garantita costituzionalmente, non essendo ciò specificamente previsto. Ne consegue che i DPCM che si sono succeduti in questi giorni, sul punto, sono palesemente illegittimi, violando la riserva di legge . Come al solito l’Italietta ed i suoi burocrati ministeriali violano i più basilari principi non solo del diritto naturale, ma persino di quella schifezza di costituzione che si sono approvati.

    • Catallaxy March 12, 2020 / 5:35 pm

      Grazie per le sue considerazioni, che spiegano bene come le misure del governo sono, oltre che illegittime (nel senso che violano la legge naturale o scientifica, come fa anche la più piccola imposizione fiscale per esempio) anche illegali (nel senso che violano perfino i comandi arbitrari dell’autorità e cioè le ‘leggi’ positive dello stato, inclusa la costituzione naturalmente).

  5. Ezio Marini March 12, 2020 / 9:03 am

    Mi chiedo quanti nel nostro povero Paese conoscano il significato della parola Libertà.
    Grazie per farci leggere ciò che noi vorremmo scrivere

    • Catallaxy March 12, 2020 / 9:05 am

      Grazie Ezio per le sue parole

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