Durante il coronavirus, andare in giro per strada è una violazione del principio di non aggressione?

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.4.2020

Qualcuno (da quello che mi è sembrato di capire perfino fra i libertari) sostiene che, nella situazione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del principio di non aggressione (NAP).

Questa posizione mi sembra illogica e semplicemente sbagliata. In particolare, mi sembra trascurare nientepopodimeno che i diritti di proprietà, che stanno alla base del NAP.

Dato che il NAP è un principio teorico, partiamo dalla teoria.

Se a qualcuno la discussione teorica di una società libera sembrasse assurda a causa della distanza con la situazione concreta attuale, se la prenda con chi sostiene che, nella situazione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del NAP: il NAP infatti è una legge scientifica e non può essere modificata per essere adattata alle diverse situazioni concrete particolari.

In una società libera, quindi in cui non ci fosse proprietà cosiddetta ‘pubblica’ (non solo delle strade ma anche dell’aria), il problema non si porrebbe nemmeno.

Semplificando, supponiamo che la strada sia di Tizio e che Caio voglia camminarci. Si possono dare diverse situazioni:

1) Tizio vieta a Caio di utilizzare la sua strada (nel rispetto di un eventuale contratto avuto con lui) e Caio rispetta questo divieto (per civiltà o per evitare legittime reazioni violente da parte di Tizio): in questa situazione, la libertà di Caio naturalmente non è violata;

2) Tizio vieta a Caio di utilizzare la sua strada (nel rispetto di un eventuale contratto avuto con lui) e Caio viola questo divieto: questa è un’aggressione di Caio ai danni di Tizio, che dà a Tizio naturalmente il diritto di reagire con la forza;

3) Tizio permette a Caio di utilizzare la sua strada, eventualmente prendendo certe precauzioni: p. es. dalle mascherine (se il servizio dell’aria è incluso in quello di utilizzo della strada) alle bombolette a ossigeno (se non è incluso). In questa situazione, la libertà di Caio naturalmente non è violata.

Fin qui, niente di straordinario: queste situazioni si verificavano prima del virus quotidianamente: per esempio nel caso del proprietario di una casa quando, invitando degli amici a cena, chiedeva loro (vietava loro) di fumare.

In una società statalista, tuttavia, sul piano del NAP, le cose cambiano radicalmente in quanto in alcuni campi (strade, aria ecc.) i diritti di proprietà non sono definiti (e in tutti gli altri campi questi diritti di proprietà sono fortemente limitati). In altre parole, quello che in una società libera sarebbe esclusivamente di qualcuno, senza se e senza ma, in una società statalista è, in vari modi e gradi, ‘pubblico’.

Rivediamo quindi le tre situazioni precedenti sostituendo “Tizio” con “lo stato”.

1) Lo stato vieta a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’. Caio rispetta questo divieto (per ossequio del comando dell’autorità, cioè per inciviltà, oppure per evitare illegittime reazioni violente da parte dello stato): in questa situazione, la libertà di Caio è violata in quanto lo stato non ha un legittimo diritto di proprietà su quella strada;

2) Lo stato vieta a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’. Caio non rispetta questo divieto: in questa situazione, la libertà di Caio è violata in quanto lo stato non ha un legittimo diritto di proprietà su quella strada e quindi non può legittimamente vietare a Caio di usarla (e una sua reazione violenta ai danni di Caio se la usasse sarebbe un’aggressione);

3) Lo stato permette a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’: questa è comunque una violazione della libertà di Caio da parte dello stato in quanto la libertà di Caio non è una situazione in cui egli non può fare nulla tranne quello che lo stato gli concede gentilmente di fare, ma una situazione in cui egli può fare tutto tranne aggredire gli altri e in cui nessuno (stato in primis) può impedirglielo legalmente (anche laddove, per assurdo, fosse nell'”interesse generale” – per assurdo perché la scienza economica dimostra che l'”interesse generale” non esiste).

Premesso questo, quando qualcuno sostiene che, nella situzione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del NAP mi sembra non tenere conto del fatto che lo stato, al contrario di Tizio, non ha legittimi diritti di proprietà sulle strade, né sull’aria. In altre parole, mi sembra avventurarsi nel campo teorico (parlando di NAP) senza considerare tutte le implicazioni della teoria.

In conclusione, i libertari che ritengono che, nella situazione attuale, uscire di casa sia una violazione del principio di non aggressione mi ricordano i libertari che sono a favore delle ‘leggi’ fiat contro l’immigrazione. L’immigrazione infatti è un concetto che in una società libera (senza proprietà ‘pubblica’) non esisterebbe nemmeno. Se la proprietà è solo privata, non possono logicamente esistere ‘immigrati’ ma solo clienti, inquilini, ospiti, imprenditori, proprietari, ecc.

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