L’antitesi non è fra tecnici e “uno vale uno” nelle decisioni politiche, ma fra decisioni politiche e decisioni di mercato

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.7.2020

Una cara amica mi segnala questo articolo de Il Foglio. Partendo da una presunta antitesi fra “la centralità dei tecnici nelle decisioni politiche” e “l’uno vale uno”, l’autore, ricorrendo all’analisi di Hayek sull’uso della conoscenza, arriva alla conclusione che “quando, in maniera paradossale, l’ultratecnico e l’uno vale uno si saldano, rischiano di miscelarsi in perversa alchimia politica”.

L’articolo a mio parere ha un errore di fondo.

“Uno vale uno” ha un significato e delle conseguenze (anche in termini di uso della conoscenza) estremamente diversi a seconda che sia inteso in relazione alla gestione statale o al mercato.

In uno scambio di mercato, “uno vale uno”: Tizio agisce (sceglie) sulla base di una conoscenza di cui dispone solo lui (p. es. relativa alle sue preferenze individuali in quel momento) e che è l’unica conoscenza rilevante per quell’azione. Il valore economico (che è soggettivo) dipende da questa conoscenza. Dato che lo scambio di mercato (volontario per definizione) si basa sull’uso di questa conoscenza “dispersa”, esso crea valore per entrambe le parti, spesso per ragioni che conoscono solo loro (se una parte pensasse di stare peggio dopo lo scambio non lo farebbe).

Nella gestione statale, viceversa, “uno vale uno” implica che le idee e le capacità di un grullino qualsiasi “valgono” tanto quanto quelle di un “supertecnico”. “Valgono” è fra virgolette perché nella gestione statale, non essendoci scambio volontario, non c’è uso di conoscenza “dispersa” e quindi il valore è indefinito (spesso nullo o negativo).

L’autore dell’articolo considera “uno vale uno” come negativo perché lo interpreta nel senso della gestione statale. Tuttavia, il senso dell’analisi di Hayek sull’uso della conoscenza era proprio che solo “uno vale uno” (inteso nel senso dello scambio di mercato, che consente l’uso di conoscenza “dispersa” fra ogni singolo individuo) può produrre prosperità sostenibile.

In altre parole, l’errore di fondo dell’articolo è che l’“uno vale uno” (in relazione alla gestione statale) non è mai stato il “contraltare” della “centralità dei tecnici nelle decisioni politiche” ma sempre e solo una sua espressione (in entrambi i casi si fa uso di conoscenza “centralizzata” quindi estremamente insufficiente per quantità e qualità). Sono le decisioni di mercato (le sole che consentono un uso di conoscenza “dispersa”, quindi la creazione di valore, e in cui “uno vale uno”) a essere il contraltare delle decisioni politiche (quelle che sostituiscono l’uso di conoscenza “centralizzata” a quello di conoscenza “periferica”, in questo modo distruggendo valore).

E in nessun campo questa contrapposizione fra decisioni politiche e decisioni di mercato (o meglio la sostituzione delle prime alle seconde) è portata più all’estremo di quanto lo sia in quello monetario (che l’autore non prende nemmeno in considerazione) con danni che, rispetto a quelli della pandemia (su cui l’autore si concentra), sono come un buco nero continuo rispetto a una finestra rotta da un sasso.

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