Lockdown: se continui a cercare la logica dove non ce n’è alcuna, diventi matto

GIOVANNI BIRINDELLI, 27.11.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni). Quando Leoni scriveva queste parole forse non immaginava che dopo appena sessant’anni gran parte di queste astensioni dall’interferenza dello stato in alcuni ambiti dell’attività individuale generalmente visti come intoccabili sarebbero venute meno. A parte la scelta del coniuge (rimpiazzata però dall’attività del respiro) oggi lo stato interferisce in tutte le attività elencate da Leoni.

Questa crescente interferenza era del tutto prevedibile e infatti è stata prevista da quasi tutti coloro che hanno un approccio logico alla libertà. Il positivismo giuridico dà a una particolare classe di criminali (i politici) un potere coercitivo che è legale (anche se naturalmente illegittimo), arbitrario e illimitato. Un potere di questo tipo tende necessariamente a espandersi: sarebbe irrazionale (contrario alla logica) aspettarsi il contrario. E per farlo approfitterà di qualsiasi scusa, perfino di un virus. Con l’estensione del potere dello stato, si riduce necessariamente la libertà delle persone e quindi si riducono gli ambiti della loro vita non ancora toccati dall’interferenza statale.

Durante la fase di espansione del potere (sempre ‘giustificata’ sulla base di una qualche ‘emergenza’) le persone sperano che, terminata quest’ultima, tutto tornerà come prima. Che “andrà tutto bene”. Tuttavia, il potere coercitivo statale ha un’isteresi estremamente elevata: una volta espansosi, tenderà in gran parte a rimanere espanso. Anche qui sarebbe logicamente assurdo aspettarsi il contrario, e per le stesse ragioni di cui sopra. In Italia, molte delle misure introdotte durante gli ‘anni di piombo’ (come ad esempio l’obbligo di denunciare alla polizia il ricevimento di ospiti che si fermano per più di qualche giorno) è ancora in vigore. Nel mondo, le limitazioni alla libertà introdotte con la scusa del terrorismo islamico (dalla violazione della privacy alle misure sul traporto aereo) sono in gran parte rimaste, e così via.

Quello che induce le persone a pensare che “tutto tornerà come prima” è in parte il loro istinto di sopravvivenza; in parte il loro patologico innamoramento nei confronti dello stato (che, essendo essi affetti dalla Sindrome di Stoccolma, tendono a identificare come amico invece che come nemico). Certo, una volta passata l’emergenza le “zone rosse” verranno tolte. Tuttavia alcune misure probabilmente rimarranno (pensiamo all’obbligo delle mascherine e alle ‘leggi’ sullo ‘smart working’ per esempio); altre, devastanti, saranno introdotte (pensiamo a ulteriori saccheggi fiscali da parte dello stato, p. es. sul patrimonio, per far fronte alla devastazione prodotta dallo stato stesso – non dal virus). Soprattutto, rimarrà il precedente: il salto di qualità della coercizione statale, e la facilità con cui è stato imposto dallo stato e accettato da parte delle persone. Questo sarà la base di nuovi salti di qualità in futuro.

Sebbene la stragrande maggioranza delle persone tendenzialmente si inchini alle pretese dei politici di essere padroni delle loro vite senza battere ciglio ma anzi con entusiasmo (e cioè ricorra alla Sindrome di Stoccolma come strategia di sopravvivenza, mentale oltre che fisica, il che pare sia consigliato perfino dall’FBI in caso di sequestro*), c’è sempre un’esigua minoranza di persone che mostra qualche segno di disagio e di disaccordo. Nel caso del Covid, questa minoranza è stata meno minoranza del solito.

Alcune persone (comunque un’esigua minoranza) hanno protestato contro alcune delle interferenze arbitrarie nelle loro vite che lo stato impone loro con la scusa del Covid. Nel Regno Unito, settanta parlamentari conservatori minacciano di mettere in difficoltà la maggioranza su cui il “liberale” (ah ah ah) Boris Johnson può contare per mettere in atto la sua reazione ultrasocialista all’emergenza. A Londra 60 persone sono state arrestate per strada per aver manifestato contro il lockdown. L’altro giorno un conoscente mi diceva che in via Gioberti, a Firenze, i commercianti cominciano a innervosirsi. Non riescono a capire perché il negozio di mutande abbia il ‘diritto’ di restare aperto mentre il negozio di stoviglie no. Cominciano a vedere la follia di uno stato che decide quale business è “essenziale” e quale no (follia che è riuscito a vedere perfino il governatore del South Dakota, la Signora Kristi Noem). Non è forse ogni business essenziale per chi ne è responsabile, per chi ha dedicato la vita a costruirlo? Per chi ne ha gestito i rischi e ha resistito all’oppressione burocratica e alle rapine mafiose (incluse quelle statali naturalmente)? Non è forse quello che è essenziale a Caio in un dato momento diverso da quello che è essenziale a Sempronio in quel momento, e qualcosa che solo Caio e Sempronio possono sapere?

La stampa mainstream inglese (quella italiana non può essere classificata come stampa ma solo come propaganda) comincia a chiedersi con quale diritto lo stato può vietare alcune preferenze individuali. Tutta la “guerra al Covid” ha come unico obiettivo quello di preservare la vita biologica a scapito di tutto il resto che, secondo molti, rende la vita meritevole di essere vissuta (per brevità, etichettiamo questo “resto” come “vita spirituale”). Mentre è comprensibile che ci siano persone la cui priorità individuale è salvaguardare la propria vita biologica, ci sono altre persone la cui priorità invece è preservare la propria vita spirituale (anche a costo di esporsi a maggiori rischi per la salute). Con quale diritto lo stato può sostituirsi alle preferenze individuali in relazione a cosa dà senso alla vita di ciascun individuo?

[Anche concentrandosi sulla sola vita biologica, è ormai generalmente riconosciuto che i costi diretti, in termini di vite umane, dell’isteria Covid (dalle diagnosi tumorali tardive ai suicidi, alle carestie nei paesi in via di sviluppo) saranno certamente molto maggiori del numero di vite umane salvate (naturalmente, la “guerra al Covid” è da rigettare non perché salva meno vite umane della sua assenza ma solo perché, a priori, è illegittima**). Il riconoscimento generale di questo fatto sta producendo altre resistenze ai lockdowns].

Queste resistenze (e in particolare quelle di principio basate sull’argomento che lo stato non ha il diritto di sostituirsi alle preferenze e priorità dei singoli individui) naturalmente sono sempre le benvenute. Generalmente, tuttavia, esse sono inutili. Non perché non siano sufficientemente forti o organizzate per essere efficaci, ma perché di solito sono logicamente contraddittorie. Le persone che protestano contro l’interferenza arbitraria dello stato in alcuni ambiti fatta in un certo modo sono spesso le stesse che non solo non protestano contro l’interferenza arbitraria dello stato negli stessi ambiti fatta in altro modo, ma addirittura la invocano a gran voce.

Molte di queste persone, infatti, sono per esempio a favore del “principio” in base al quale a chi ha maggiori risorse economiche il fisco debba estorcere denaro in quantità e/o proporzione maggiore (naturalmente è sempre bene ricordare che l’estorsione è oggettivamente illegittima in ogni misura e forma, chiunque sia a compierla). Ma questo “principio” non implica forse le stesse interferenze sulle preferenze e sulle priorità individuali contro cui si protesta nel caso della “guerra al Covid”? Supponiamo che una persona (A), essendo libera di scegliere, scelga di avere una formazione di minore livello e/o di lavorare di meno per passare più tempo con la sua famiglia e che così facendo sia soddisfatta; e che un’altra persona (B), non avendo famiglia ma invece avendo la passione della barca, scelga di avere una formazione di maggiore livello e/o di lavorare di più per guadagnare di più: il necessario per comprarsi la barca, che le dà una soddisfazione simile. Tassando di più B che A, lo stato punisce B per avere preferenze e priorità individuali diverse da quelle di A. Dov’è, a livello di principio, la differenza con uno stato che consente a un business di operare mentre a un altro no, che decide cosa deve dare senso alla vita di una persona e cosa non deve darlo, ecc.? Non c’è.

E idem nel caso dell’espansione artificiale del denaro e del credito, che interferisce su un tipo particolare e importantissimo di preferenze individuali: le preferenze temporali***.

Le persone che protestano contro il lockdown affermando che lo stato non ha il diritto di intromettersi nelle preferenze individuali sono spesso le stesse che, quando si tratterà di ricostruire, chiederanno allo stato di farlo, invece che al mercato. Sono le stesse che, invece di vedere questa devastazione come un’opportunità di ridurre drasticamente le dimensioni e le funzioni dello stato (che naturalmente in una situazione ottimale andrebbe eliminato) e di abolire il denaro di stato, la vedranno come una giustificazione per aumentare ancora di più queste dimensioni e funzioni, naturalmente prelevando ancora più denaro ai “ricchi” che agli altri, e di aumentare ancora di più l’espansione artificiale del denaro e del credito da parte del sistema stato-banche centrali. Come se la prosperità non potesse che venire solo dal risparmio e dal processo di mercato (in primo luogo nel campo del denaro) e non fosse necessariamente ostacolata e impedita dall’interventismo statale. E come se l’azione statale di per sé non costituisse un’intromissione nelle scelte e preferenze individuali (intromissione che queste stesse persone avversano).

Non solo non c’è logica nella “guerra al Covid” ma non c’è logica, spesso, neanche nella resistenza a essa. Oggi The Telegraph pubblica un articolo in cui viene ricordato il libro La peste di Albert Camus, e in particolare il passaggio in cui il protagonista della storia, il dottor Rieux, dice che è inutile arrabbiarsi per le assurdità degli ordini di quarantena; che «se continui a cercare la logica dove non ce n’è alcuna, diventi matto». La logica non va cercata nello stato e nei suoi provvedimenti (perché lì non può mai esserci a priori). Essa va cercata nell’antitesi dello stato: cioè nella scienza della libertà e in quella economica (che sono tali, cioè scienze, solo nei limiti in cui sono logicamente coerenti, a partire dal metodo). Senza di esse non può esserci prosperità sostenibile, né individualità, né vita spirituale (né bitcoin, tra l’altro): quello che oggi c’è di queste è quello che eroicamente e con enormi difficoltà riesce a emergere nonostante lo statalismo.

NOTE

(*) Si veda Huemer M., 2015 [2013], Il problema dell’autorità politica (Liberilibri, Macerata), in particolare il capitolo 6 (La psicologia dell’autorità).

(**) Nel senso che viola l’unica regola di giusto comportamento che è compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge: il principio di non aggressione. Un regola di giusto comportamento è una regola la cui violazione giustifica, dal punto di vista di chi vi si appella, il ricorso alla coercizione fisica. Naturalmente, molte regole di giusto comportamento (p. es. le ‘leggi’ razziali) sono ingiuste. Il test non-arbitrario di giustizia di queste regole è la compatibilità (senza eccezione alcuna) col principio di uguaglianza davanti alla legge. Con questo intendo dire che naturalmente possono esistere altre idee di giustizia diverse dalla sovranità del principio di non aggressione, ma che queste idee devono rigettare il principio di uguaglianza davanti alla legge e accogliere la più completa arbitrarietà del potere. Nessuna delle idee di giustizia attualmente prevalenti in occidente riconosce di fare questo. Quindi sono idee sbagliate rispetto agli stessi parametri di chi le difende.

(***) L’espansione artificiale del denaro e del credito produce tassi di interesse artificialmente bassi. Oltre a produrre crisi cicliche e a depredare le persone in modo intelligente (non solo sottraendo loro il denaro che hanno nel conto corrente ma sottraendo costantemente il potere d’acquisto della parte di denaro che vi rimane), l’inflazione monetaria interferisce con un tipo particolare (e importantissimo) di preferenze individuali delle persone: le preferenze temporali. In una situazione in cui al libero processo di mercato non è impedito di selezionare la moneta migliore (cioè quella che mantiene meglio il suo potere d’acquisto nel tempo) e in cui la moneta che perde costantemente il suo potere d’acquisto nel tempo non è imposta con la violenza, le preferenze temporali di ogni individuo, che si esprimono nelle sue scelte fra consumo (tempo presente) e risparmio (tempo futuro) si manifestano in ogni sua scelta. Prima di comprare una bicicletta quella persona valuterà non solo il suo prezzo in relazione al suo portafoglio ma anche se per lui in quel momento vale la pena attendere un certo tempo per comprare il modello superiore (cosa che potrà fare perché nel frattempo il potere d’acquisto del suo denaro sarà aumentato). La seconda valutazione è fatta sulla base delle preferenze individuali. Essa era abituale quando il denaro era l’oro ed è abituale oggi per chi usa bitcoin. Tuttavia questa seconda fondamentale valutazione oggi è stata abolita per la stragrande maggioranza delle persone che non utilizzano bitcoin: in altre parole, le preferenze temporali di queste persone sono state abolite con la forza. Lo stato, per via delle banche centrali, si è arrogato il ‘diritto’ di stabilire per tutti il prezzo delle preferenze temporali. Le persone sono così incoraggiate a consumare (cioè a preferire il tempo presente al tempo futuro) anche quando, senza coercizione monetaria, farebbero il contrario, cioè risparmierebbero. E tutto questo sotto costituzioni che pretendono di “incoraggiare il risparmio”, come se la necessaria tendenza al risparmio delle persone che hanno basse preferenze temporali non fosse logicamente in contraddizione col denaro di stato, le banche centrali e la loro espansione artificiale del denaro e del credito.

2 thoughts on “Lockdown: se continui a cercare la logica dove non ce n’è alcuna, diventi matto

  1. antoninotrunfio December 23, 2020 / 7:45 pm

    Il collegamente inserito con la frase “crisi cicliche” conduce a un post del 2016. Cliccando sul link ivi presente il sito corrispondente non è più disponibile. Segnalo la cosa per una possibile correzione

    • Catallaxy December 23, 2020 / 8:04 pm

      Grazie Antonino. Provvedo asap!

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