Se ci sono le banche centrali, può non esserci il Natale

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.12.2020

Cinque giorni dopo aver detto che abolire il Natale sarebbe stato «disumano», il primo ministro inglese Boris Johnson ha di fatto abolito il Natale per un terzo delle famiglie inglesi imponendo loro il più assoluto isolamento. La sua giustificazione è stata che «stiamo sacrificando l’opportunità di incontrare i nostri cari questo Natale [dopo un anno che per molti è stato di terribile isolamento, ndr] così che avremo una maggiore opportunità di proteggere le loro vite e che potremo vederli a Natali futuri». In altri termini, assumendo ai fini del discorso (e per assurdo):

  1. che le previsioni catastrofiche sulle conseguenze cliniche di questa nuova variante del virus (fatte o avallate dagli stessi soggetti le cui previsioni sulle conseguenze cliniche della variante “classica” furono in eccesso del 200%) siano affidabili;
  2. che il lockdown sia il modo migliore per salvare vite;
  3. che il lockdown sia legittimo;

assumendo per assurdo queste tre condizioni, Johnson di fatto ha detto: “Io «so» quali sono le preferenze temporali di qualsiasi persona in qualsiasi momento, quindi mi sostituisco a tutte le persone e faccio le scelte temporali (quelle fra tempo presente e tempo futuro) al loro posto. Anzi, impongo a tutti la stessa identica scelta temporale”. Per esempio, a chi ha un tumore e non crede di arrivare al prossimo Natale (magari perché fa parte di quegli oltre tre milioni che solo nel Regno Unito a causa del lockdown – non del covid – non hanno potuto fare gli esami oncologici previsti), Johnson ha detto: “rinuncia a vedere i tuoi cari questo Natale, così potrai vederli il prossimo”. Idem per tutti coloro che per personalissime e individualissime ragioni preferiscono o possono vedere i propri cari questo Natale e non il prossimo, o quello dopo; o che hanno un rapporto con la morte (e/o con il rischio di morire) tale per cui essere con i loro amati questo Natale vale il rischio. 

Nel suo discorso, Johnson ha detto che lui «sa» quanto è importante «per le persone» essere coi loro cari questo Natale. Una persona sana di mente direbbe a Johnson: “ma chi cazzo sei tu per sapere cosa è importante per me e soprattutto quando? Chi cazzo sei tu per prendere decisioni fra tempo presente e tempo futuro al posto mio?”. In un articolo sul Telegraph, Annabel Fenwick Elliott più elegantemente scrive: «E’ molto, molto più probabile che mia nonna muoia prima del prossimo dicembre per qualcosa di diverso dal Covid. Ogni celebrazione è preziosa alla sua età». Sempre sull’ottimo Telegraph, Kate Mulvey scrive di quanto può essere triste per una persona single e senza figli passare il Natale da sola (ed è noto che la tristezza può avere conseguenze anche letali sulla vita umana). La conoscenza delle preferenze temporali (che possono essere solo individuali) fa parte di quel tipo di conoscenza che è dispersa capillarmente fra i singoli e che non è disponibile ad alcuna mente direttrice: a nessun dittatore, governatore o primo ministro può sapere quanto sia importante per una persona in un dato momento poter abbracciare le persone che ama.

Purtroppo, la pretesa da parte dello stato e delle sue agenzie (specie quelle “indipendenti”) di prendere decisioni temporali al posto nostro o di voler imporre a tutti le stesse preferenze temporali, per quanto assurda, economicamente senza senso e moralmente illegittima, è già molto comune e generalmente accettata senza fiatare, specie nel settore del denaro (che è il settore di gran lunga più sistemico di tutti). 

Attraverso il tasso d’interesse di mercato, infatti, il settore del denaro è strettamente legato al tempo e alle preferenze temporali. Laddove fra gli individui prevalgono preferenze temporali alte, e quindi quelle per il tempo presente (consumo) rispetto a quelle per il tempo futuro (risparmio), ci saranno meno risorse disponibili per gli investimenti economicamente sostenibili (risorse che possono venire solo dal risparmio). Il prezzo di queste risorse (che è il tasso d’interesse di mercato) sarà quindi maggiore, il che avrà effetti sulla struttura produttiva (che sarà più “corta” e meno complessa), sull’orizzonte temporale degli investimenti (che sarà più breve) e quindi sulle prospettive di crescita strutturale (che saranno minori). Viceversa nel caso in cui fra gli individui prevalgano preferenze temporali basse. 

L’espansione artificiale del denaro e del credito e l’imposizione di un tasso d’interesse artificialmente basso da parte delle banche centrali, dando informazioni false su quelle che sono le preferenze temporali delle persone (e quindi la quantità di risparmi disponibili), creano le condizioni necessarie e sufficienti per avere investimenti economicamente insostenibili e quindi le crisi cicliche.

Ora, nella stampa britannica, qualcuno comincia a rendersi conto dell’assurdità e dell’illegittimità della pretesa di Johnson di sostituirsi a tutte le persone nelle loro decisioni temporali, imponendo una scelta uguale per tutti e ignorando l’unica conoscenza rilevante per tutte le scelte che tengono conto del tempo (quindi per tutte le scelte economiche tout court): quella dispersa capillarmente fra le persone e che non è disponibile ad alcuna autorità centrale. Qualcuno comincia perfino a indignarsi.

Ma perché indignarsi per l’imposizione della scelta di posticipare il bisogno di riunirsi coi propri cari a Natale e non per quella (con effetti sistemici incomparabilmente maggiori e continui) di preferenze temporali artificialmente alte (cioè per un livello di consumi molto superiore a quello che le stesse persone avrebbero se il tasso d’interesse, e quindi la moneta, fossero quelli di mercato)? L’unica risposta a cui riesco a pensare è l’ignoranza economica (specie di economia monetaria). Le persone usano il denaro tutti i giorni ma non sanno cos’è. Sanno cos’è il tempo ma non conoscono il legame che questo ha col denaro, né con l’azione economica. Fanno in ogni momento scelte temporali senza saperlo e in particolare senza sapere quanto queste sono telecomandate da parte delle banche centrali, e quindi dagli stati. E senza sapere quali sono gli effetti economici catastrofici di questa manipolazione. Anzi, di solito accusando il “libero mercato” e il “capitalismo” di questi effetti economici disastrosi che sono prodotti proprio dall’assenza di libero mercato, specie nel settore del denaro.

Se Johnson può imporre a una persona che ha pochi mesi di vita di posticipare il Natale all’anno prossimo è perché le banche centrali possono espandere artificialmente la quantità di denaro che esse producono dal nulla in regime di monopolio legale. E a monte questo può avvenire perché è stato cambiato il concetto di legge (e l’associato paradigma di giustizia): da limite non arbitrario (e uguale per tutti, senza eccezioni) al potere coercitivo di chiunque su chiunque altro, a strumento di potere coercitivo arbitrario di alcuni (una classe di privilegiati legali) su altri.

Un tratto essenziale del comunismo è quello di ignorare l’individuo e le sue preferenze, e di sostituire un’arbitraria scelta del governo centrale alle scelte individuali, calpestando con violenza la proprietà privata e il diritto naturale basato su di essa. Di imporre a individui diversi la stessa scelta uguale per tutti: la stessa macchina; gli stessi servizi (per esempio quelli di nettezza urbana); lo stesso tipo di casa; le stesse preferenze temporali; la stessa individualità. Boris Johnson, che è convinto di essere un “liberale”, è in realtà un comunista. L’uomo moderno, (a parte pochissime e importantissime eccezioni) lo è. Egli può combattere il comunismo, e quindi difendere la libertà, in alcuni suoi aspetti particolari. Ma difendere la libertà in alcuni suoi aspetti o settori particolari e violarla in altri (per non parlare del più sistemico di tutti) vuol dire essere nemici della libertà. Per sua natura (che è logica), infatti, la libertà può essere difesa solo tutta intera, su una base di principio logicamente coerente, oppure aggredita. Non è una questione di “assolutismo etico” o di “estremismo”, ma appunto semplicemente di logica.

Il comunismo, la follia, ha vinto. Ma c’è una resistenza, e sta avendo successo. Bitcoin.

One thought on “Se ci sono le banche centrali, può non esserci il Natale

  1. antoninotrunfio December 23, 2020 / 10:45 pm

    Mi vengono in mente le parole di Barry Goldwater: l’estremismo nella difesa della libertà non è un vizio,la moderazione nella ricerca della verità non è una virtù

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