[GLOSSARIO]: Uguaglianza davanti alla legge

L’uguaglianza davanti alla legge è quel principio in base al quale le regole coercitive di comportamento si applicano a tutti allo stesso modo, nessuno escluso. Questo principio stabilisce che se un’azione è illegale se a compierla A, allora essa deve essere illegale anche se a compierla è B (indipendentemente dal fatto che B sia lo stato o altri).

Il principio di uguaglianza davanti alla legge è quindi logicamente incompatibile col fatto che una particolare organizzazione (p. es. lo stato) possa compiere legalmente atti che se compiesse chiunque altro sarebbero considerati dei crimini (p. es. tassare o monopolizzare il denaro con la forza oppure limitare la libertà di chi non si vaccina).

Essendo logico, il principio di uguaglianza davanti alla legge è naturale: esso è valido sempre e ovunque, indipendentemente dalle decisioni di chiunque (in particolare, da quelle dell’autorità e della maggioranza) e indipendentemente dalle conseguenze del suo rispetto.

Il principio di uguaglianza davanti alla legge è una “condizione binaria (0,1)” di qualunque idea di libertà e di qualunque sistema politico e sociale: questi o rispettano il principio di uguaglianza davanti alla legge, oppure non lo rispettano. Logicamente, non possono esserci vie di mezzo.

La possibilità di violare legalmente il principio di uguaglianza davanti alla legge implica di per sé un potere politico (coercitivo) illimitato. L’uguaglianza davanti alla legge è infatti l’unico limite non arbitrario alle azioni coercitive di chiunque: se questo limite non arbitrario salta, non ce ne possono logicamente essere altri. Ci possono essere limiti arbitrari (p. es. la costituzione, la regola della maggioranza, ecc.), naturalmente. Tuttavia, l’arbitrarietà dei limiti legali alle azioni coercitive di chiunque, e in particolare del più forte (p. es. dello stato o della maggioranza), è ciò che definisce il totalitarismo.

L’uguaglianza davanti alla legge è logicamente incompatibile con l’uguaglianza di situazioni economiche (o anche una minore disuguaglianza delle stesse) ottenuta per via coercitiva. Questo deriva dal fatto che gli individui sono tutti diversi (hanno preferenze diverse, priorità diverse, si trovano in luoghi diversi in momenti diversi, hanno caratteristiche diverse, hanno talenti e debolezze diversi, ecc.). Se essi fossero trattati tutti allo stesso modo (cioè se nei loro confronti fosse rispettata l’uguaglianza davanti alla legge) essi, date le diversità accennate in minima parte sopra, finirebbero necessariamente in posizioni economiche molto diverse. Date le loro diversità individuali, l’unico modo per farli finire nella stessa posizione economica (o in una posizione economica meno diversa) è quello di trattarli in modi diversi (cioè di violare il principio di uguaglianza davanti alla legge).

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