Il diritto naturale dei nostri nemici

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.5.2022 (aggiornato il 2.5.2022)

Leggo di libertari che, in nome della libertà, inviano diffide ai datori di lavoro che, dopo il 1 maggio, impongono ai loro impiegati l’uso della mascherina, obbligo che dopo tale data è illegale: cioè contrario a quello che stabiliscono, ad oggi, gli ordini dell’autorità. L’invio di una tale diffida (e il procedimento legale che potrebbe seguirne), in sé, è una questione di poco interesse. Quello che invece è interessante, dal mio punto di vista, sono le implicazioni di un atteggiamento di questo tipo: in particolare, il fatto che il sentiero della libertà sembra essere sempre più perso perfino da chi, in quanto libertario, si è assunto il compito di curarlo, mantenerlo e svilupparlo.

La parola “libertà” è un’etichetta che, a differenza dell’etichetta “leone”, può essere applicata a qualsiasi sostanza e che quindi non dice nulla sulla sostanza. Perfino la schiavitù può essere chiamata (ed è stata chiamata) “libertà”. Per questo spesso è necessario, prima di usare la parola “libertà”, chiarire a quale tipo di sostanza ci si riferisce; in particolare, a quale tipo di regole coercitive ci si riferisce.

Se (ripeto: se) si ritiene che una caratteristica di queste regole coercitive debba essere il principio di uguaglianza davanti alla legge (e quindi la non-arbitrarietà), allora la logica ci obbliga ad applicare l’etichetta “libertà” a una sostanza molto specifica, e a nessun’altra: la sovranità del principio di non aggressione (l’aggressione è la violazione iniziale di proprietà mediante violenza, minaccia della stessa, violazione di contratti volontari, assenza di risarcimento in seguito a colpa). Infatti, il principio di non aggressione è l’unica regola coercitiva che è logicamente compatibile col principio di ugguaglianza davanti alla legge: sia “a monte” (non riconosce a nessuno il privilegio di compiere legalmente azioni che se compiesse chiunque altro sarebbero generalmente considerate dei crimini, come ad esempio l’imposizione fiscale o l’obbligo vaccinale), che “a valle” (vieta qualsiasi discriminazione legale fra persone: schiavitù, leggi razziali, Green Pass, progressività fiscale, proporzionalità fiscale ecc. ecc.).

La compatibilità logica ed esclusiva col principio di uguaglianza davanti alla legge rende il principio di non aggressione l’unica regola coercitiva non arbitraria, universale, indipendente dallo spazio e dal tempo, indipendente dalla volontà, dalle opinioni e dalle decisioni di chiunque (di qualsivoglia autorità, maggioranza, ‘popolo’ o altro). In questo senso, l’unica legge naturale. I libertari hanno modi diversi di dimostrare la naturalità del principio di non aggressione ma nessuno di loro, seguendo il metodo scientifico delle scienze sociali (la logica), contesta che il principio di non aggressione sia non solo una legge naturale ma l’unica esistente.

Se si ritiene quindi che la libertà debba essere compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge, allora la logica ci obbliga a identificare la libertà con la sovranità della legge non arbitraria o naturale: il principio di non aggressione.

Viceversa, se si ritiene che la libertà debba escludere il principio di uguaglianza davanti alla legge, e quindi che le regole coercitive applicate in una società debbano essere puramente arbitrarie, allora l’etichetta “libertà” può essere applicata a qualsiasi cosa, anche alla schiavitù.

Il rigore logico (scientifico) del concetto di diritto che caratterizza i libertari li espone ad alcune conseguenze scomode: da diverse forme di isolamento (che sono state esasperate con l’isteria pandemica) all’essere obbligati a difendere il diritto naturale dei loro nemici. 

I libertari non sono gli unici a riconoscere il diritto naturale dei loro nemici. I cosiddetti “libertari dei diritti civili” in alcuni casi particolari riconoscono questo diritto: per esempio, nel caso della libertà di espressione, il diritto dei loro nemici a esprimere il “pensiero che odiamo” (in quest’epoca folle in cui una persona viene perseguita per il cosiddetto “hate speech” o per dei commenti sulla transessualità che a qualcuno possono suonare sgradevoli, il fatto che la Corte Costituzionale statunitense nel 1977 difese il diritto dei neonazisti di manifestare, e le parole del giudice Brennan della stessa corte che affermò che «Se c’è un principio fondamentale alla base del Primo Emendamento è proprio quello che lo stato non può proibire l’espressione di un’idea semplicemente perché la società la trova offensiva o spiacevole» sembrano cose di un altro mondo). Tuttavia, i libertari tout court sono gli unici che riconoscono il diritto naturale dei loro nemici nell’ambito di una teoria del diritto logicamente coerente e nel suo complesso: non solo in alcuni suoi aspetti particolari, come quello della libertà di espressione o di altre cosiddette “libertà fondamentali” (la libertà è una sola, non ci sono libertà molteplici e indipendenti, alcune più importanti delle altre; quanto e perché un particolare aspetto della libertà sia importante per una persona in un certo momento lo può decidere e sapere solo quella persona).

Ora, in base alla (e nei limiti della) legge naturale, una persona ha il diritto di stabilire qualsiasi regola all’interno dei propri legittimi diritti di proprietà: per esempio, un ristoratore può pretendere che gli impiegati indossino una particolare divisa, una mascherina oppure che servano i tavoli nudi, se lo vuole (e naturalmente, per la stessa ragione, può anche stabilire quali persone accogliere nella sua proprietà in base a criteri puramente arbitrari). Finché non c’è aggressione (per esempio finché il lavoratore è libero di rifiutare e trovare un altro lavoro), per definizione non viene violato il principio di non aggressione. Minacciare di ricorso alla coercizione arbitraria (statale per di più) i datori di lavoro che impongono le mascherine ai loro dipendenti è quindi contrario ai principi di base del libertarismo.

Nei limiti in cui non viola gli accordi contrattuali, il datore di lavoro che impone le mascherine ai suoi dipendenti ha il pieno diritto naturale di farlo, indipendentemente da quali siano le misure statali in merito. Se non gli si riconosce questo diritto si riconoscono allo stato i “diritti” arbitrari che sostiene di avere. Se si invia una diffida dopo che il ministro comunista ha emesso il suo comando ma non prima, si riconosce implicitamente la legittimità di quel comando. Se si difende la libertà solo quando ci fa comodo, si legittima lo stato, lo statalismo e, paradossalmente, si contribuisce ad affossare la libertà. Sul piano dei principi, la libertà può essere difesa solo per intero.

Sul piano strategico (per esempio quando si vogliono aggregare molte persone contro particolari misure liberticide del governo), a volte può essere necessario tacere su alcune implicazioni della libertà che sono particolarmente poco digeribili alle persone che si vogliono aggregare (questa è una strategia che rispetto ma che non condivido). Tuttavia, un conto è tacere su alcune cose e un conto è violare il diritto naturale dei propri nemici. Ci possono essere molte ragioni per violare il diritto naturale dei propri nemici (specie quando sono stati collaborazionisti con una forma di apartheid contro di noi). Tuttavia, se violiamo il loro diritto naturale in nome della libertà implicitamente accogliamo l’idea di libertà dello stato. Cediamo al lato oscuro.

19 thoughts on “Il diritto naturale dei nostri nemici

  1. Gerardo May 20, 2022 / 1:27 pm

    Tuttavia, nulla ci vieta di considerare questi principi morali di sostanza (di cui al precedente commento) come parte anche essi integrante del diritto, cioè del diritto anarcocapitalista.
    Anzi direi, che in tal modo ci viene offerto una più corretta lettura ontologica del diritto legittimo di proprietà.

    La ringrazio per lo spazio che mi ha concesso e la saluto cordialmente.

  2. Gerardo May 20, 2022 / 1:41 am

    “Riscrivo il commento precedentemente inoltrato, dato che in un passaggio ritengo di non essere stato preciso come volevo. La prego pertanto di prendere in considerazione solo questa ultima versione e mi scuso con Lei per l’eventuale disagio”.

    Con il suo permesso, volevo concludere il mio ragionamento precedente.

    Il diritto pero’ non è tutto. Il diritto non è in condizione infatti di considerarsi autosufficiente.

    In tal senso, dobbiamo quindi affermare che la tesi per cui il rispetto del diritto (sottointeso anarcocapitalista) è un dovere incondizionato, mentre l’amore per gli esseri umani è un dovere condizionato (che si può assolvere soltanto dopo aver assolto il primo) è assolutamente corretta in ogni situazione ordinaria, ma ciò, appunto, non esclude che vi possano essere situazioni estreme, che, in quanto tali, possono sovvertire questa tesi.

    Di conseguenza, per tornare al tema proprio del post, per un lavoratore dipendente praticare disobbedienza civile alla richiesta del proprio datore di lavoro di mettersi la “cosa in faccia” e ottenerne il ritiro “per via terza” (ho già detto in parentesi in commento precedente di che situazioni lavorative ovviamente non stiamo parlando) è una posizione assolutamente corretta anche se ciò fosse una richiesta Sua Sponte del datore di lavoro ai propri dipendenti, cioè non condizionata-obbligata, da alcuna norma dell’autorità politica e ipotizzabile per via del silenzio contrattuale in materia, in quanto, appunto, una tale richiesta sovverte la precedente tesi; non ci può essere infatti un ordine felice, se non vengono garantiti i principi morali di sostanza. E ciò, se è possibile, non troverebbe che maggior ragione in virtù della specifica operazione criminale che viene portata avanti dallo Stato da due anni e passa.

  3. Gerardo May 20, 2022 / 12:55 am

    Con il suo permesso, volevo concludere il mio ragionamento precedente.

    Il diritto pero’ non è tutto. Il diritto non è in condizione infatti di considerarsi autosufficiente.

    In tal senso, dobbiamo quindi affermare che la tesi per cui il rispetto del diritto (anarcocapitalista) è un dovere incondizionato, mentre l’amore per gli uomini è un dovere condizionato (che si può assolvere soltanto dopo aver assolto il primo) è assolutamente corretta in ogni situazione ordinaria, ma ciò, appunto, non esclude che vi possano essere situazioni estreme, che, in quanto tali, possono sovvertire questa tesi.

    Di conseguenza, per tornare al tema proprio del post, per un lavoratore dipendente rifiutarsi e praticare disobbedienza civile alla richiesta del proprio datore di lavoro di mettersi la “cosa in faccia” (ho già detto di che situazioni lavorative ovviamente non stiamo parlando) è una posizione assolutamente corretta anche se ciò fosse una richiesta Sua Sponte del datore di lavoro ai propri dipendenti, cioè non condizionata-obbligata, da alcuna norma dell’autorità politica e ipotizzabile per via del silenzio contrattuale in materia, in quanto, appunto, una tale richiesta sovverte la precedente tesi; non ci può essere infatti un ordine felice, se non vengono garantiti i principi morali di sostanza. E ciò, se è possibile, non troverebbe che maggior ragione in virtù della specifica operazione criminale che viene portata avanti dallo Stato da due anni e passa.

  4. Fra May 12, 2022 / 5:33 pm

    Giovanni permettimi di dissentire. stai analizzando una situazione fuori contesto secondo me. Qua il contesto è che negli ultimi due anni, quell’organizzazione criminale e criminogena che chiamiamo Stato ha compiuto un’aggressione senza precedenti nei confronti dei propri sudditi/schiavi/polli da spennare. In tale contesto son saltate tutte le regole. Siamo, o dovremmo essere (pochissimi lo sono) in guerra contro questo aggressore violento e pericolosissimo che ha persino diviso la società e distrutto l’ordine spontaneo come mai era riuscito nessuno prima. manco il baffetto.

    qua la soluzione oramai sarebbe una e una sola: far fuori i criminali, non importa con quale mezzo. non si tratta di aggressione ma legittima difesa, oramai più che dovuta e restaurare l’ordine spontaneo di una civiltà occidentale i cui infelici destini sono giunti a un pericolosissimo punto di non ritorno.

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.