The intellectuals and the left

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.10.2019

Giovanni I have a question for you, as you’ve studied politics much more than me. I wonder why most intellectuals worldwide (in any case an overwhelming majority of them) lean towards the left, or identify themselves with the political left. I know that, as a libertarian, you oppose both right and left, since you oppose the state itself, but I’m asking about the reason(s) for intellectuals’ predilection for the left (J.)

I have never studied politics but the science of liberty and economic science. Also, it is not entirely correct to say that I oppose both right and left. Those of the right oppose those of the left, and vice-versa. Having a scientific approach, I don’t “oppose” them. At least not in the way they oppose each other. I observe that they are both different expressions of the same religious, anti-scientific and anti-social phenomenon (which has different names: collectivism, positivism, statism, totalitarianism, etc.). A phenomenon which is expression of mental illness (namely, the Stockholm syndrome among others) and which, especially when it is imposed on a systemic scale, destroys liberty and the process that, because it is the only one that can make use of peripheral knowledge which is available only to the acting individuals and cannot be available to any “directing mind”, is the only one capable of creating sustainable prosperity: the free market process. Continue reading

La moda del fuoco amico contro il principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2019

 

Ciao Giovanni, ti sarei molto grato se tu potessi confutare questo articolo sul tuo blog. Leggendoti avevo creduto di trovare la stella polare per le mie idee libertarie e sono un po’ confuso per questi articoli che provengono da libertarianism.org (Alessandro)

 

Ciao Alessandro,

grazie della domanda. Tuttavia, se fossi nella posizione di darti un consiglio, ti consiglierei di cercare la stella polare per le tue idee non nel pensiero di una persona (tanto meno me) ma nella coerenza logica (che è oggettiva e trustless) e nella tua capacità di verificarla autonomamente.

Ho l’impressione che il fuoco amico contro la scienza della libertà sia abbastanza di moda, ultimamente. Anche se non mancano suoi attacchi da “destra”, cioè in difesa di forme di protezionismo diverse dalla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Hoppe, che ho discusso in questo articolo), più spesso il fuoco amico contro la scienza della libertà viene da “sinistra”, cioè in difesa di forme di protezionismo attinenti alla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Huemer, che ho discusso in questo articolo). Su un piano molto inferiore, il sito libertarians.org ha portato diversi attacchi alla scienza della libertà. Uno per esempio lo ho discusso recentemente in questo articolo. Un altro, che viene da “sinistra” e che ricalca quello di Huemer, è questo che tu mi segnali. Continue reading

Io, imbranato, scopro Tails

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.9.2019

 

Pochi giorni fa ho scoperto Tails. In un recente post ho fatto una breve lista di strumenti utili per la privacy, precisando che non sono assolutamente un esperto (ma anzi un imbranato informatico) e che se qualcuno più esperto di me avesse avuto suggerimenti sarei stato felice di aggiungerli.

Nei commenti, un lettore (Diego Rabbiosi, che ringrazio) mi ha suggerito Tails: un intero sistema operativo (peraltro gratuito) studiato specificamente per coloro che hanno bisogno della massima sicurezza e privacy. Normalmente, uno include fra queste persone i giornalisti investigativi per esempio, oppure chi utilizza bitcoin. Io includo tutti coloro che non postano la password della loro email nella firma di ogni email: quindi tutti. Continue reading

Strumenti per la privacy

ADMIN, 13.9.2019

Arguing that you don’t care about the right to privacy because you have nothing to hide is no different than saying you don’t care about free speech because you have nothing to say (Edward Snowden)

 

Se a qualcuno potessero interessare, si riportano di seguito alcuni strumenti utili per la privacy. Chi scrive, senza essere assolutamente un esperto, paragonandoli con altri li ha trovati nettamente migliori (e dal punto di vista tecnico alla sua portata: quindi generalmente facili da usare): Continue reading

I liquidi radioattivi di Fukushima riversati nell’oceano

UNA SIGNORA, ALESSIO PIANA, GIOVANNI BIRINDELLI, 12.9.2019

Ciao Giovanni,

ho creato un gruppo con 44 genitori dei miei studenti che hanno accettato di conoscere il pensiero libertario. Sono stati proposti alcuni temi di discussione. Ti chiedo un aiuto per rispondere alla domanda di una signora, per favore.

La domanda è questa. “L’acqua radioattiva di Fukushima sarà scaricata nel Pacifico. Secondo Rothbard ciò può accadere perché i fiumi, i mari, gli oceani, le foreste, le praterie ed anche il cielo non sono stati ancora privatizzati, quindi tutti si preoccupano di sfruttarli ma non di proteggerli, di conseguenza sono permessi i continui disastri ambientali che tutti conosciamo (“Per una nuova libertà” pagg. 331-350). Se tutto fosse privatizzato, come bisognerebbe smaltire tutta quell’acqua radioattiva? I libertari cosa propongono in questa circostanza?”

[…] Tu cosa proporresti di fare, da libertario?

Grazie,

Alessio

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Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading

Decline, political stability and bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(Traduzione italiana qui: link)

In a recent article on The Wall Street Journal, Gerard Baker gives an effective (though a bit banal) picture of the decline of Italian society and economy, which is seen as the tip of the sword of the decline of Western civilization. This decline is depicted in stark contrast with the beauty that can still be found in that country (and specifically in Tuscany, where I live and where the author went on holiday and was inspired to write his article).

If we see the decline (Italian and, more in general, of the Western civilization) as a mountain of rubbish that the statist system (and especially the democratic one) necessarily makes ever bigger in the long run, then we can see bitcoin, at least in part, as a technology that allows to produce (totally clean) energy from this rubbish. In other words, the same decline (the same growing mountain of rubbish) can have different implications (and therefore be a resource or its opposite) according to whether such technology has been invented or not. Baker’s article, however, while discussing decline does not take into consideration this aspect of the problem. And in my opinion it doesn’t do it because it does not take into consideration the scientifically relevant causes of the decline, namely:

  1. the distortion of the abstract idea of law: from non-arbitrary limit to anyone’s coercive power, to instrument of arbitrary coercive power by some over others;
  2. the distortion of the concept of money: from an asset which has been spontaneously selected by the free market process because (among other things) it is scarce, to pieces of paper (or their digital equivalents) which have been coercively imposed by a particular criminal organization because they are infinitely abundant;
  3. and other distorsions (regarding the concept of equality before the law; the concept of economic value; etc.).

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Protezionismo, trade deficit e guerre commerciali

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.8.2019

«Donald Trump annuncia nuovi dazi sul Made in China. A partire dall’1 ottobre saliranno al 30% i dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi sui quali al momento gravano dazi al 25%. Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina i dazi che scatteranno l’1 settembre saranno al 15% e non al 10%»[1].

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump è stato molto chiaro sul fatto che la sua amministrazione avrebbe adottato misure protezioniste in misura ancora maggiore di quanto abbiano fatto le amministrazioni precedenti: «A partire da oggi, sarà solo America first, America first». «Seguiremo due semplice regole: compra americano e assumi americano». «Il protezionismo porterà grande prosperità e ricchezza».

Il 22 dicembre del 2018, quasi un anno dopo l’inizio della guerra commerciale con la Cina a forza di dazi da lui iniziata, ha twittato: «I’m a tariff man», come se a qualcuno potesse essere rimasto qualche dubbio.

Questa posizione ancora più protezionista di quelle dei suoi predecessori ha la sua origine nel trade deficit che gli USA hanno nei confronti di altri paesi, e in particolare della Cina: «noi perdiamo 800 miliardi di dollari all’anno, ogni anno» dice Trump, implicando che esista un “noi”, che il deficit della bilancia commerciale sia una “perdita” e che questa vada corretta attraverso misure protezioniste.

Nella prima sezione di questo articolo discuto il rapporto fra trade deficit e prosperità. Questo è un punto delicato su cui c’è spesso confusione, anche da parte di alcuni economisti che hanno familiarità con la Scuola Austriaca di economia.

Nella seconda sezione discuto rapidamente il protezionismo nel caso particolare del commercio internazionale, con particolare riferimento ai dazi.

Nella terza e ultima sezione, faccio alcune brevi considerazioni sulla dimensione monetaria del protezionismo.

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“La casa di carta” non parla di libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.8.19

Seguendo un suggerimento qui su fb, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV La casa de papel (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

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