Emergenza e potere illimitato dello stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.3.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni)

La ragione per cui Leoni non ha incluso fra queste attività individuali “uscire di casa” oppure “uscire dal proprio comune” oppure “organizzare un funerale per una persona cara” probabilmente è che un’interferenza dello stato in questi campi dell’attività individuale stava al di là della sua stessa immaginazione.

Se qualcuno aveva bisogno di un ulteriore riscontro al fatto che il potere dello stato (democratico o meno che sia) è illimitato, oggi non può non vederlo.

Il problema non è che lo stato sta chiudendo in casa le persone e, sostituendosi alle scelte degli individui, distruggendo quel poco che resta e resiste del sistema produttivo nel nome di un arbitrariamente definito “bene comune”. Il problema è che può farlo legalmente. E poteva farlo legalmente anche ieri. Il problema, in altre parole, è che (oggi come ieri) il suo potere coercitivo è appunto illimitato. Continue reading

Coronavirus: quando il “diritto alla salute” incontra l’economia (e continua a ignorarla)

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2020

Secondo i medici della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) «può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone»” (lastampa.it).

Guai a utilizzare una tragedia come quella di un’epidemia (e delle morti che comporta) per tirare acqua al proprio mulino, anche quando è quello scientificamente corretto. Ma quando, durante un’epidemia,

  1. dei medici fanno affermazioni economiche ed etiche come se fossero mediche (cioè parlano di scienze che evidentemente non conoscono come se stessero parlando di medicina, di cui presumibilmente sanno molto); e
  2. queste affermazioni economiche ed etiche non solo sono anti-scientifiche e logicamente contraddittorie ma hanno implicazioni molto concrete sulla scelta politica (e quindi arbitraria) di chi deve vivere e di chi deve morire,

allora forse può essere utile rispondere con due parole sull’economia (sarebbe utile farlo anche con due parole sulla libertà ma qui non lo farò). Continue reading

Il “nuovo sistema fiscale internazionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.2.2020

 

A Cino

In una lettera aperta, i ministri dell’economia e/o delle finanze di alcuni fra gli stati più interventisti dell’UE (Francia, Germania, Italia -come ti sbagli- e Spagna) propongono un “nuovo sistema fiscale internazionale” disegnato per tassare “in modo adeguato” i “colossi tecnologici”.

Prima di entrare nel dettaglio di quella che per adesso è solo una proposta allo studio dell’OCSE, a scanzo di equivolci è sempre utile fare un rapido cenno al fatto che l’imposizione fiscale di per sé viola il principio di non aggressione. Questa è l’unica regola di giusto comportamento (cioè l’unica regola di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione) che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In questo senso, è l’unica regola di giusto comportamento (o legge) che ha valore scientifico: non arbitraria, oggettivamente vera, indipendentemente verificabile da parte di chiunque mediate il ricorso alla logica. In altre parole, per evitare fraintendimenti è sempre bene ricordare che l’imposizione fiscale in quanto tale (che è una forma di aggressione e che è un privilegio statale), anche se legale, è oggettivamente, scientificamente un crimine. In particolare, un’estorsione aggravata[1].

Premesso questo, la proposta in oggetto è pensata per “correggere due gravi debolezze di cui soffre la tassazione[2] a livello internazionale”.

1. La prima di queste due “gravi debolezze” sarebbe che “Gli utili dei colossi tecnologici, siano questi americani, europei o cinesi, non sono tassati in modo adeguato. Queste società realizzano profitti considerevoli in luoghi dove hanno una presenza fisica limitata, ma nei quali sfruttano i dati di milioni di utenti. Le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse. Di conseguenza, non contribuiscono in maniera equa al finanziamento delle nostre comunità. […] Il[nuovo] sistema internazionale di tassazione digitale ci permetterebbe di affrontare questo problema, stabilendo un prelievo giusto e stabile, «tagliato su misura» per i nuovi modelli di economia digitale. Inoltre darebbe alle imprese che operano nel settore digitale maggiore certezza del diritto”. Continue reading

Prescrizione, “giusto processo” e libero mercato

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.2.2020

Il “giusto processo” (e quindi anche la prescrizione) è un problema economico (non politico). Cercare una soluzione politica a un problema economico è un approccio oggettivamente sbagliato nel metodo, quindi fallimentare per definizione. Un problema economico può avere solo una soluzione economica, quindi di libero mercato senza se e senza ma. Una qualsiasi soluzione diversa da quella economica, e in particolare una soluzione politica, è necessariamente sia inefficace che ingiusta.

Limitandosi a stabilire in modo logico (quindi oggettivo) che l’aggressione è illegittima in ogni sua forma, sempre, in qualsiasi luogo, quale che sia lo status sociale di chi la compie e di chi la riceve, quale che sia il motivo per cui viene compiuta ecc., la scienza della libertà (o, il che è lo stesso, la ‘giustizia’ intesa in senso scientifico) ha poco da dire in merito al processo. Il processo sta, per così dire, al di fuori della giustizia intesa in senso scientifico.

Questo non è assolutamente un problema. Infatti, in una società libera (che in generale, ma in particolare nella catastrofe statalista attuale, ha più senso immaginare come direzione di marcia che come punto di arrivo) tutto quello che non è governato dalle leggi scientifiche (logiche) della scienza della libertà (cioè dal principio di non aggressione) è governato dalle leggi scientifiche (logiche) dell’economia, con lo spazio disponibile per la politica e le sue ‘leggi’ fiat ridotto allo zero assoluto. Continue reading

Voglio essere statalista. Per un giorno.

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.1.1971

Domani vorrei essere statalista. Per un solo giorno. Per poter gioire e godere senza freni del fatto che il Regno Unito esce dall’Unione Europea. Per potermi esaltare del ciaone di Nigel Farage a Guy Verhofstadt, alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e all’Unione Europea tutta. Invece quei freni li ho. Quindi il mio godimento sarà in buona parte soffocato e frustrato. Principalmente a causa della consapevolezza del fatto che l’uscita del Regno Unito dall’UE non è un’uscita dal paradigma statalista. Continue reading

Privacy: teoria e pratica oltre il GDPR

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.1.2020

Se uno cerca con Google “corso privacy” vengono fuori praticamente solo corsi per imparare a ottemperare a quella particolare regolamentazione burocratica che si chiama GDPR.

Capire questa regolamentazione burocratica non vuol dire né capire cos’è la privacy né come fare concretamente a difenderla.

Anzi, può essere sostenuto che questa regolamentazione burocratica sia un passo indietro sulla privacy. Continue reading

Book review: Edward Snowden’s “Permanent record”

GIOVANNI BIRINDELLI, 26.11.2019

(Italian version here)

While reading Edward Snowden’s Permanent Record, I was astonished by the qualities of the author. Notwithstanding his understatement, these qualities clearly emerged from the details of his story: his courage, above all. His intelligence. His computing abilities, which to me seem almost supernatural. His rectitude. His profound kindness that is revealed in every line of his book. His great humaneness.

While each one of these qualities in itself would have already been extraordinary because of its intensity, the contemporary presence of all of them in the same person at the same time made me rethink the limits of what I once considered to be humanly possible.

In this article I will not discuss these qualities. I think that the best way to appreciate them is to buy the book and read it.

I’m so much humbled by them and by Snowden’s purely heroic gesture that I’m instinctively inclined to censor my own criticism of some aspects of his thought that I believe are logically inconsistent. In fact, in relation to the choices, the capabilities, the actions and the qualities of a hero of this magnitude, these inconsistencies have such little importance that they appear to be almost negligible. However, they are about the very ideas on which his gesture was based: namely, the very concept of privacy and the difference between what is legal and what is right. Therefore, perhaps a discussion of these inconsistencies may be not entirely useless. In addition, I do not believe that self-censorship would be the best way to homage the person who, at the beginning all alone, has defied the most powerful nation in the world (and its allies) to denounce its mass surveillance programs and start a debate on these issues.

Criticizing from the comfort of one’s desk, on a theoretical level, the ideas of someone who risked his own life to defend them (and who’s living in exile for having defended them), is not usually an aesthetically beautiful thing to do, I believe. However, in this particular case, I consider this criticism a tribute to the man who has risked his own life to start a much-needed debate on privacy and on the difference between what is legal and what is right. This criticism is for me a way to acknowledge the debt that I, together with my family, have with Edward Snowden and that I know I will hardly ever manage to pay back.

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Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

The intellectuals and the left

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.10.2019 (updated 18.10.2019)

Giovanni I have a question for you, as you’ve studied politics much more than me. I wonder why most intellectuals worldwide (in any case an overwhelming majority of them) lean towards the left, or identify themselves with the political left. I know that, as a libertarian, you oppose both right and left, since you oppose the state itself, but I’m asking about the reason(s) for intellectuals’ predilection for the left (J.)

I have never studied politics but the science of liberty and economic science. Also, it is not entirely correct to say that I oppose both right and left. Those of the right oppose those of the left, and vice-versa. Having a scientific approach, I don’t “oppose” them. At least not in the way they oppose each other. I observe that they are both different expressions of the same religious, anti-scientific and anti-social phenomenon (which has different names: collectivism, positivism, statism, totalitarianism, etc.). A phenomenon which is expression of mental illness (namely, the Stockholm syndrome among others) and which, especially when it is imposed on a systemic scale, destroys liberty and the process that, because it is the only one that can make use of peripheral knowledge which is available only to the acting individuals and cannot be available to any “directing mind”, is the only one capable of creating sustainable prosperity: the free market process. Continue reading

La moda del fuoco amico contro il principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2019

 

Ciao Giovanni, ti sarei molto grato se tu potessi confutare questo articolo sul tuo blog. Leggendoti avevo creduto di trovare la stella polare per le mie idee libertarie e sono un po’ confuso per questi articoli che provengono da libertarianism.org (Alessandro)

 

Ciao Alessandro,

grazie della domanda. Tuttavia, se fossi nella posizione di darti un consiglio, ti consiglierei di cercare la stella polare per le tue idee non nel pensiero di una persona (tanto meno me) ma nella coerenza logica (che è oggettiva e trustless) e nella tua capacità di verificarla autonomamente.

Ho l’impressione che il fuoco amico contro la scienza della libertà sia abbastanza di moda, ultimamente. Anche se non mancano suoi attacchi da “destra”, cioè in difesa di forme di protezionismo diverse dalla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Hoppe, che ho discusso in questo articolo), più spesso il fuoco amico contro la scienza della libertà viene da “sinistra”, cioè in difesa di forme di protezionismo attinenti alla redistribuzione coercitiva delle risorse economiche (come p. es. nel caso di Huemer, che ho discusso in questo articolo). Su un piano molto inferiore, il sito libertarians.org ha portato diversi attacchi alla scienza della libertà. Uno per esempio lo ho discusso recentemente in questo articolo. Un altro, che viene da “sinistra” e che ricalca quello di Huemer, è questo che tu mi segnali. Continue reading