Is the ‘Balmoral test’ compatible with the rules of hospitality?

According to the Netflix series The Crown, there is an informal ‘Balmoral test’ which guests of the Royal family, when invited at their Scottish country house, are expected to pass. This ‘test’ is a lot about wearing the right clothes, enjoying the right activities and doing the right things in different particular situations.

Apparently, the then prime minister Margaret Thatcher, by joining the hosts at 6 pm dressed up for dinner while everyone else was dressed informally for the drinks, has dramatically failed the ‘test’. While Mrs. Thatcher’s ‘failure’ is probable (after all she came from a different background: less privileged and more free-market oriented), it is quite unlikely that she failed it in that way.

British newspapers are currently filled with quiz-articles asking readers if they would pass the ‘Balmoral test’.

A ‘Balmoral test’ surely exists in one form or another, and not only in the Scottish residence of the Queen. Most importantly, it exists in the minds and even in the instincts of many individuals. And I venture to say that the more elevated individuals are in their own field (whether it is aristocratic background or bitcoin expertise; alpinism or sailing; etc.) the more they will tend to impose the ‘Balmoral test’ on their guests.

But is this test (or rather its more or less explicit disclosure to the guest) compatible with the rules of hospitality?

First of all, what kind of rules are these?

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Le uniche azioni altruiste sono quelle che si fanno sotto coercizione (p. es. pagare le imposte)

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.11.2020

I termini “individualista”, “egoista” e “altruista” vengono comunemente usati per indicare delle qualità di persone. Si dice cioè che una persona è “altruista”, “individualista” o “egoista”. Dal che segue che se una persona è egoista, per esempio, per definizione non può essere altruista. 

Tuttavia, questo uso delle parole mi sembra scorretto. Non sono infatti le persone che possono essere qualificate come “individualiste”, “egoiste” o “altruiste” ma solo le loro azioni. E ogni giorno ogni persona compie sia azioni individualiste, che azioni egoiste che (purtroppo) azioni altruiste.

Quello che distingue questo tipo di azioni sono le loro conseguenze intenzionali (come noto, le conseguenze inintenzionali delle azioni possono essere largamente predominanti nel processo economico, ma qui non discutiamo di questo aspetto):

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You can’t have your cake and eat it too

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.9.2020

Like many other articles of The Telegraph, this beautiful one by Allison Pearson, where she criticizes the government for violating liberty too much rather than too little, would be almost unthinkable in any Italian newspaper.

However, the very concept of violating liberty “too much” is part of a paradigm which itself is incompatible with liberty (scientifically defined) and which, in the long run, inevitably contributes to increase (and not to decrease) the legal violations of liberty.

For the same reasons why you cannot logically steal “too much” or “too little” (you can steal a lot or a little, but either you steal or you don’t), you cannot violate liberty “too much” or “too little”. Either you violate liberty or you don’t. Either you are in favour of a social structure in which the government can legally do things that individuals cannot do without committing a crime, or you’re against it. It’s not about seeing the world in black and white: it’s about applying logic where logic is needed. Continue reading

Il primo uomo sulla Luna e il confronto ideologico USA-URSS

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.7.20

Ieri ho visto il film The First Man di Damien Chazelle. Bellissimo. Molto più umano, intenso e “esperienziale” di qualsiasi altro film che ho visto sullo stesso tema (e sullo spazio in generale). Fotografia, regia, scenografia e interpretazioni strepitose.

Dal punto di vista storico, ha rappresentato due temi. Il primo è lo scontro ideologico USA-URSS (scontro di cui la missione voleva essere un fattore e/o un’espressione di vittoria). Il secondo tema è la tensione attorno al tema del finanziamento dei costi della missione. Questa tensione è stata lungo l’asse “il gioco vale la candela: sì o no?”. Da una parte, la visione del presidente Kennedy e dei protagonisti del film a favore del “si”. Dall’altra, le posizioni di alcune comparse del film a favore del “no”.

A causa del fatto che questa tensione è stata lungo l’asse sbagliato, lo scontro ideologico USA-URSS, sul piano della struttura di pensiero, in realtà non è stato uno scontro (o lo è stato molto meno di quello che sembra a prima vista). Continue reading

Quiz per libertari sulla loro disponibilità a lasciare Facebook

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.7.2020

La pagina del Movimento Libertario è stata cancellata da Facebook. Gli amici Leonardo Facco, Michele Gandolfi e Michele Guetta hanno avuto le loro pagine cancellate o bloccate.

Questa censura da parte di Facebook non è una violazione della libertà di espressione. La libertà di espressione è il diritto di dire o scrivere (o più in generale di esprimere) quello che si vuole all’interno delle regole arbitrarie stabilite da chi è titolare dei legittimi diritti di proprietà. E nel caso in questione, il padrone di casa è Facebook che, a casa sua, può fare quello che vuole (e specificamente allontanare le persone che vuole, quando vuole, e per qualsiasi motivo).

Chi rimane, tuttavia, ha la facoltà di andarsene da quella casa (ben sapendo che altrove l’effetto network sarebbe sicuramente inferiore – ma solo a una situazione in cui non si è bloccati) oppure di discutere di scienza della libertà (argomento che evidentemente a Facebook non è gradito) altrove.

Il seguente quiz è rivolto esclusivamente a chi ritiene di avere un approccio logicamente coerente al tema della libertà.

Nel caso in cui i risultati del quiz fossero incoraggianti, anche con l’aiuto dei lettori potrebbero esserci ulteriori passi per creare un network all’interno di un social meno ostile alla libertà di quanto lo sia Facebook (per esempio Liberty.me o altri).

 

L’antitesi non è fra tecnici e “uno vale uno” nelle decisioni politiche, ma fra decisioni politiche e decisioni di mercato

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.7.2020

Una cara amica mi segnala questo articolo de Il Foglio. Partendo da una presunta antitesi fra “la centralità dei tecnici nelle decisioni politiche” e “l’uno vale uno”, l’autore, ricorrendo all’analisi di Hayek sull’uso della conoscenza, arriva alla conclusione che “quando, in maniera paradossale, l’ultratecnico e l’uno vale uno si saldano, rischiano di miscelarsi in perversa alchimia politica”.

L’articolo a mio parere ha un errore di fondo. Continue reading

Se vuoi uccidere l’orso e non hai altri mezzi, sfrutta il suo stesso peso contro di lui

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.6.2020

Se bitcoin fosse stato centralizzato e esposto alla censura come lo fu e-Gold, sarebbe stato soppresso molto tempo fa.

Se c’è una lezione che bitcoin ha dato a chi aspira a battersi con successo contro il socialismo è quella che la decentralizzazione del processo (che è una cosa diversa decentralizzazione dell’eventuale risultato: p. es. una moneta di mercato), finalizzata in primo luogo alla resistenza alla censura, funziona. Forse perché consente di viaggiare leggeri, senza il peso di processi decisionali collettivi ma anzi con la possibilità di andare ognuno per la sua strada (fork) se non ci fosse un accordo spontaneo. Forse perché consente di viaggiare coerenti, senza creare un’antitesi fra scienza e pragmatismo (antitesi che alla fine rende necessariamente fallimentari anche quei progetti che dovessero avere successo) ma anzi con una complementarietà fra i due. Forse perché consente di viaggiare con le ali (gli incentivi del libero mercato), invece che con le catene (la politica e i suoi provvedimenti). Quali che siano le ragioni, la decentralizzazione del processo finalizzata in primo luogo alla resistenza alla censura ha funzionato: bitcoin, creato da un solo uomo (o piccolo gruppo di uomini), in 11 anni nel campo del denaro ha ottenuto un risultato (non solo in termini quantificabili di libertà monetaria ma anche in termini meno quantificabili di speranza) che nessun processo politico centralizzato (anche con le migliori intenzioni, cioè con l’obiettivo della più ampia decentralizzazione di risultato) ha mai potuto nemmeno sognare. E se bitcoin continuerà ad avere successo, questo potrebbe essere solo l’inizio (di una strada sicuramente difficile e rischiosa).

Credo (anche se spero di sbagliarmi) che, nel contesto attuale di socialismo estremo e necessariamente sempre crescente, un eventuale processo centralizzato che miri a un risultato decentralizzato non potrà che fallire, anche laddove le sue premesse teoriche, laddove presenti, fossero corrette. In altre parole, battersi contro la centralizzazione socialista, in qualunque campo, facendolo perbenino (cioè chiedendo il permesso al socialismo, secondo le sue regole e costituzioni, e in ossequio alle sue strutture centralizzate) non credo che sia un approccio che possa funzionare. Continue reading

Lockdown e gold standard

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.6.2020

Mi chiedo se, sotto il gold standard, ci sarebbe stato il lockdown. O quantomeno se sarebbe stato accettato così supinamente.

Questioni di libertà a parte (che taglierebbero la testa al toro, o piuttosto al lockdown), e anche assumendo che, nel lungo periodo, il lockdown sia una misura efficace contro il coronavirus (tesi che a me sembra assurda; non sono un virologo, ma leggo idee parecchio diverse anche fra virologi statalisti a riguardo), mi sembra che tutti concordino sul fatto che, nel lungo periodo, a causa di malattie cardiache, obesità, rinvio di cure necessarie, depressione, suicidi, povertà ecc., il lockdown avrà un elevato costo in termini di anni di vita e anche di vite umane. Tuttavia, questo costo non è sostenuto oggi, ma lo sarà in futuro, nel lungo periodo.

Quindi, anche nell’ipotesi secondo me assurda di partenza, chi esercita il potere coercitivo arbitrario dello stato si è trovato di fronte a scegliere (per tutti) fra il breve periodo e il lungo periodo.

Come noto, una scelta di lungo periodo sarebbe stata incompatibile con la struttura di incentivi che sottostà a quel sistema di potere coercitivo arbitrario. Tuttavia, sarebbe stata incompatibile anche con la mentalità della stragrande maggioranza delle persone, ormai indottrinate dal sistema denaro fiat di stato + banche centrali a una mentalità di breve periodo in modo così profondo che nemmeno se ne accorgono. Continue reading

L’isteresi della libertà e del socialismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.6.2020

Il segretario del sindacato CGIL ha affermato: “Avanti col blocco dei licenziamenti [che il governo ha imposto per far fronte al coronavirus]. E serve un nuovo contratto sociale”

“L’isteresi è un fenomeno per cui il valore assunto da una grandezza dipendente da altre è determinato, oltre che dai valori istantanei di queste ultime, anche dai valori che avevano assunto in precedenza” (Wikipedia).

L’isteresi di una sbarra di metallo, per esempio, è il fenomeno per cui, se la pieghi, questa resta piegata (di più o di meno a seconda del tipo di metallo).

Il concetto di isteresi, tuttavia, non è ristretto alle scienze naturali. Secondo me può essere esteso anche a quelle sociali. Continue reading

Cosa intendo per libertà, in due parole

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.5.20

Un amico mi ha chiesto di scrivergli cosa intendo per libertà. Non è la prima volta che capita. Inoltre, capita spesso che io debba ricorrere a questa parola. Per evitare di dover ripetere ogni volta cosa intendo con questo termine, e per evitare malintesi, cerco qui di sintetizzarne il significato che gli dò nel modo più estremo di cui sono capace.

Molti discutono di “quali leggi”. Tuttavia, quasi nessuno discute di “quale legge”.

Il positivismo giuridico (la legge intesa come decisione particolare e arbitraria dell’autorità) è il DNA del totalitarismo e della povertà relativa. Infatti, di per sé rende il potere coercitivo arbitrario dello stato illimitato. E dal fatto scientifico che il valore economico può essere creato solo attraverso il libero scambio, segue logicamente che, maggiore è il potere dello stato, minore sarà la prosperità.

Viceversa, la Legge scientifica (o “naturale”) è il DNA della libertà e della prosperità. Per capire cosa sia la Legge scientifica, è necessario preliminarmente chiarire il significato che qui darò a tre termini. Continue reading

Coronavirus e la collettivizzazione dell’esperienza

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.4.2020

Questa immagine per me rimarrà il simbolo di questo periodo: due poliziotti (non uno: due), col supporto di un drone (controllato da un terzo poliziotto a distanza), multano un uomo perché, solo e lontano da tutti, è “intento a prendere il sole” in riva al mare.
Questa situazione è nella sostenza esattamente identica a infinite altre a cui assistiamo ogni giorno: p. es. quando la guardia di finanza o la polizia locale entrano in qualche azienda per cercare irregolarità burocratiche la cui inevitabilità, in un sistema giuspositivo, è uno degli scopi principali della legislazione (in quanto rende ogni persona ricattabile e quindi controllabile con più facilità).
E’ esattamente identica perché in tutti questi casi, come nel caso della persona multata perché prendeva il sole sulla spiaggia, si ha un’aggressione legale (nel senso di una violazione legale del principio scientifico di non aggressione) ai danni di persone che non hanno aggredito nessuno (all’obiezione secondo cui, in una situazione di pandemia, queste persone, prendendo il sole sulla spiaggia, starebbero aggredendo qualcuno, rispondo qui). In altre parole, si ha una violazione della libertà scientificamente definita. E naturalmente questa violazione della libertà viene fatta in nome di un logicamente inesistente, e per questo arbitrariamente definito, “bene comune”.
Tuttavia, sebbene la situazione delle irregolarità burocratiche e quella dell’uomo sulla spiaggia siano sostanzialmente identiche, sono diverse rispetto a un aspetto fondamentale: quello della collettivizzazione dell’esperienza. Continue reading

Coronavirus: il libertario è più resistente di altri al social distancing e al lockdown

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2020

La resistenza psicologica all’isolamento e quella alla coercizione sono capacità individuali che dipendono da caratteristiche che sono diverse per ogni persona (oltre che dalle condizioni, anche materiali, in cui essa si trova).
Premesso questo, e quindi assumendo un’impossibile parità di altre condizioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che chi ha un’idea scientifica (logica e coerente) di libertà (per semplicità, da ora in avanti, chiamerò questa persona “libertario”) possa essere più resistente di altri da un lato al social distancing e, dall’altro, al lockdown. O quantomeno che il suo libertarismo paradossalmente possa essergli d’aiuto. Continue reading