Ricchezza vs. privilegio

GIOVANNI BIRINDELLI, 24.2.2019

Il ritratto che La Stampa fa di Marella Agnelli la definisce «L’ultima rappresentante di uno stile che non c’è più, e che non era solo frutto della ricchezza e del privilegio».

Questo accostamento fra ricchezza e privilegio esprime una confusione molto comune in relazione al secondo dei due termini: quest’ultimo viene infatti generalmente usato come sinonimo del primo quando in effetti spesso, e specialmente oggi, è il suo contrario. Continue reading

Risposta a una critica del principio di non aggressione

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.12.2018
Non conosco bene l’inglese, né ho gli strumenti filosofici per confutare questo articolo. Puoi farlo tu per noi Giovanni? Grazie (A.)
Non conoscendo l’articolo, nel leggerlo non sono partito con l’idea di confutarlo. Tuttavia, dopo averlo letto, ritengo che sia completamente sbagliato, per usare un eufemismo.

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La privacy e il lavoro stampato

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.11.2018

Lavoro, dalla privacy al digitale: c’è posto per 30mila giovani” (ilsole24ore.com)

I posti di lavoro legati alla privacy sono quelli degli “esperti Gdpr”, che al momento sono “introvabili”.

Politicamente, la privacy si difende istituendo il segreto bancario assoluto, abolendo la sorveglianza, proteggendo i whistle-blowers e chi pubblica i loro leaks, ecc. In sostanza, evitando di violare la proprietà delle persone in relazione alle loro informazioni.

Dato che, nel lungo termine, una difesa politica della privacy è quasi una contraddizione in termini, allora l’unico modo per difendere la privacy è il libero mercato 2.0 (non censurabile): crittografia, bitcoin, sistemi di telecomunicazione distribuiti (di recente è stato presentato un prototipo a Bologna: Netsukuku), ecc.

La cosiddetta “normativa sulla privacy” richiamata nel titolo citato in apertura non ha nulla a che vedere con la difesa della privacy (che è una parte della difesa del principio di non aggressione, e quindi di difesa senza se e senza ma della proprietà privata). Quella normativa non è altro che un insieme di cavilli deliranti che l’organizzazione che viola sistematicamente la privacy e la proprietà delle persone impone a queste ultime per proteggere informazioni di cui in genere non frega nulla a nessuno e che nessuno ha incentivo a cercare.

Ogni delirio legislativo, naturalmente, ha anche il suo aspetto economico. Nel caso della “normativa sulla privacy”, le conseguenze economiche a lungo termine sono pesanti.

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Antenati della Scuola Austriaca e del libertarismo.

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.9.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Leggendo questo stupendo libro di Rothbard che mi mancava, scopro (o riscopro se me lo ero dimenticato) che la teoria soggettiva del valore (inclusa quella delle preferenze temporali) nasce con Democrito (c. 460 – c. 370 a.C.).

Scopro anche che il primo libertario anarco-individualista fu il cinese Chuang Tzu (369 – c. 286 a.C.). Oltre a rifiutare lo stato e ad argomentare in favore del libero mercato senza se e senza ma, Chuang Tzu fu il primo teorizzatore dell’ordine spontaneo (l’ordine che è il risultato delle azioni delle persone ma della progettazione di nessuno: p. es. una lingua; un’economia di mercato – catallassi ; il denaro non di stato; ecc.): “Il buon ordine emerge spontaneamente quando non si interferisce con le azioni degli uomini [“when things are let alone”] … Non è semplicemente che il mondo non ha bisogno di essere governato: esso dovrebbe non esserlo”.

La Scuola Austriaca di economia e il libertarismo hanno quindi antenati molto più antichi di quello che io sapessi.

Invece rileggo (cosa che sapevo ma che è sempre bene rinfrescare) che il comunista Platone aveva nei confronti del denaro un atteggiamento perfettamente sovrapponibile a quello oggi dominante in contrasto al quale nasce bitcoin:

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Libertà vs. attualità

GIOVANNI BIRINDELLI, 10.9.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

La notizia di questi giorni è che la persona che rappresenta l’attuale punto di arrivo del processo di selezione democratico (processo che, per ragioni logiche, che non stiamo qui a spiegare, tende a selezionare sempre i peggiori, e in particolare i più idioti) ha annunciato che entro fine anno lo stato imporrà la chiusura domenicale dei negozi.

Naturalmente, per motivi che agli occhi di chi è capace di ragionare sono ovvie, questo provvedimento in sé è lesivo della libertà ed economicamente distruttivo. Per questo merita di essere commentato da quei pochi che sono in grado di ragionare. E in questi giorni lo è stato ampiamente.

Tuttavia, mi chiedo, commentare in lungo e in largo un provvedimento attraverso cui lo stato impone la chiusura domenicale dei negozi mentre lo stato, per esempio, continua a imporre il suo denaro fiat, non rischia, nel lungo periodo, di essere controproducente? Continue reading

La costituzione e l’illimitatezza del potere politico

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.8.2017

«È diventato molto chiaro che il nostro popolo vuole che la costituzione sia più esplicita riguardo all’esproprio di terra senza indennizzo […]. Attraverso il processo parlamentare, l’ANC [*] proporrà un emendamento alla costituzione che evidenzierà in maggior dettaglio le condizioni in cui [tale esproprio] può essere fatto. L’intenzione di questa proposta di emendamento alla costituzione è quello di promuovere la redistribuzione delle risorse, far avanzare lo sviluppo economico, aumentare la produzione agricola e la sicurezza alimentare» (Cyril Ramaphosa, presidente del Sud Africa – fonte).

Come di solito capita nelle rivoluzioni (intese come cambiamento del meccanismo di controllo della macchina statale), il fatto di non mettere in discussione l’idea astratta di legge che consentiva la forma precedente di tirannia produce una nuova forma della stessa, avente lo stesso DNA e manifestazioni particolari diverse.
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Se le strade fossero private le persone rischierebbero di non poter uscire di casa?

MICHELE GANDOLFI, GIACOMO ZUCCO, GIOVANNI BIRINDELLI, 1.8.2018

MICHELE GANDOLFI:

Giovanni, ho avuto una accesa discussione con uno sul fatto che se venisse meno lo stato quelle che oggi sono aree pubbliche, diventate terre di nessuno, potrebbero essere indiscriminatamente rivendicate dal primo che dovesse occuparle.
Io sostenevo che è impossibile, la proprietà si trasferisce con lo scambio volontario, non così.
Lui mi ha risposto che per Hoppe le terre di nessuno non possono esistere.
E quindi lui avrebbe diritto di prendersi la strada di nessuno di fronte all’uscita della mia proprietà.
Ammesso che possa formarsi così una nuova proprietà, se fosse possibile una cosa del genere come esco da casa mia se lui mi costruisce un cancello che mi impedisce il transito?
Devo fargli la guerra?
Io gli ho dato le risposte che penso mi darai anche tu ma mi ha ribadito che la società anarco capitalista di Hoppe non prevede deroghe al concetto di proprietà, nel senso che possono esistere solo proprietari.
Secondo lui non esistono diritti di passaggio, aree vicinali private ecc.
Tu come lo risolvi questo loop?

 

GIOVANNI BIRINDELLI

In teoria, in una società libera, non c’è alcuna garanzia che una situazione estrema come quella che tu descrivi non possa verificarsi, tuttavia Continue reading

Bitcoin-blockchain, regolamentazione e “spiegazioni” mainstream

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Milena Gabanelli: “Non avete mai capito cosa è la blockchain? Proviamo a spiegarvelo noi. È un mondo che corre veloce e che può cambiarci la vita, ma che non è ancora stato regolamentato”

Il mio consiglio da non esperto a chi volesse capire cos’è la blockchain (e perché essa non ha senso senza bitcoin) sarebbe quello di prendere con le pinze “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato”. Continue reading

“Accordi al ribasso” e concorrenza

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Giovanni, ti chiedo anche un parere su un piccolo episodio che sembrerebbe smentire le virtù della concorrenza di mercato. Sono rimasto due settimane senza linea internet e telefono di casa […]. Stufo e arrabbiato per il disservizio, nei giorni scorsi ho fatto richiesta per cambiare operatore e passare a un altro gestore internet. Finalmente ieri un tecnico è venuto a casa mia per riparare il guasto, e mi ha detto che il mio non è un caso isolato, ma tutti i gestori del settore (Telecom, Fastweb, ecc.) sono inadempienti, e la concorrenza tra di loro ha fatto peggiorare i servizi, anziché migliorarli. “È perchè si mettono d’accordo al ribasso, si accordano per offrire il servizio agli standard più bassi di qualità, così ci guadagnano tutti”, mi ha detto. Questa spiegazione non mi convince, però in effetti da un regime di libero mercato con attori economici privati ci si aspetterebbe un servizio migliore, o almeno una maggiore premura per le richieste di assistenza dei clienti, che invece vengono spesso lasciati insoddisfatti al punto da indurli a cambiare operatore. Tu come spieghi questo apparente fallimento del regime di concorrenza ? (A.)

 

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Bitcoin come ‘lusso’ di oggi e necessità di domani

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.6.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Nel mercato nero di Bogotà (Colombia) le figurine di contrabbando sono l’unica moneta di chi scappa dal Venezuela” (lastampa.it).

Non credo che in Italia si arriverà a questo livello in un futuro prevedibile, nemmeno dopo la scissione dell’euro (secondo me inevitabile prima o poi).

Tuttavia, prima di arrivare alle figurine, ce ne è di strada da continuare a percorrere sulla via dell’inflazione: una via non solo senza ostacoli (perché la stragrande maggioranza delle persone non capisce i danni dell’inflazione fino a poco prima delle figurine) ma con un forte vento a favore: totalitarismo (nella fattispecie democratico), stati, banche centrali, media mainstream, la gran parte delle università di economia, e altre onoratissime e privilegiatissime istituzioni.

Per fortuna c’è bitcoin, la via di uscita di mercato 2.0 (non censurabile). Non molte persone, ancora oggi, la conoscono e la capiscono: si tratta delle persone che probabilmente trarranno i maggiori vantaggi dall’ennesimo, prevedibile collasso economico prodotto dalla droga inflazionistica.

Si, ma manca completamente una rete per l’ educazione e l’accesso ben organizzato, “popolare” e non elitario a questo strumento straordinario (F.G.)

Arriverà.

A questo stadio, tuttavia, se ci fosse un accesso “popolare” a bitcoin, bitcoin non sarebbe un’opportunità.

Con questo non voglio dire che bitcoin deve essere elitario, ma che, in quanto necessità di domani, oggi non può che essere elitario. È nella natura economica delle cose. Continue reading

Sulla “reduction ad Hitlerum”

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.6.18

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Per me, l’aspetto più ridicolo e comico di coloro che, da una prospettiva democratica, fanno accostamenti fra le politiche particolari degli attuali leaders ‘populisti’ e quelle del fascismo e/o del nazismo, non è l’oggettiva assurdità di questi accostamenti ma il fatto che chi li fa spesso non si rende conto di condividere (e anzi di difendere appassionatamente) la stessa idea astratta di “legge” e la stessa idea astratta di “uguaglianza davanti alla legge” che hanno consentito la legalità delle persecuzioni razziali, per dire.

Oggi, la “reductio ad Hitlerum” è ancora assurda e ridicola quando è riferita alle politiche particolari di questo o quel leader ‘populista’ (e non). Tuttavia, essa è scientificamente ineccepibile quando è riferita all’idea astratta di “legge” che sta alla base dello stato totalitario (dittatoriale o democratico che sia).

Il problema, naturalmente, non è questa o quella particolare forma di aggressione legale (statale), ma la possibilità stessa della legalità dell’aggressione in generale. E chi, specie se fieramente antifascista e antinazista, difende la legalità dell’aggressione in forme che a lui sembrano non solo meno gravi ma perfino “giuste” (per esempio nel caso dell’aggressione contro la proprietà in nome di concetti assurdi e/o totalitari come la “giustizia sociale” o l'”equità sociale”), non si rende mai conto che sta contribuendo ad asfaltare una strada che porta nella direzione di quelle altre forme di aggressione che lui, con la sua visione parziale, riconosce come tali: «Pochi sono pronti a riconoscere che l’avvento del Fascismo e del Nazismo non fu una reazione contro le tendenze socialiste del periodo precedente, ma una conseguenza necessaria di quelle tendenze. […] Molti di coloro che si ritengono infinitamente superiori alle aberrazioni del Nazismo e del Fascismo e sinceramente odiano tutte le loro manifestazioni, lavorano allo stesso tempo per ideali la cui realizzazione porterebbe direttamente all’aborrita tirannia» (F.A. Hayek, The Road to Serfdom).

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