Sulla capacità predittiva delle leggi economiche

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.8.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Nell’ultimo articolo (Crolli di ponti e macerie di idee) avevo sostenuto che le leggi dell’economia hanno la stessa oggettività e certezza di quelle della fisica, anche se la loro scoperta richiede una metodologia (deduzione logica sulla base di assiomi aprioristici autoevidenti) che è diversa da quella che spesso richiede la fisica.

Un’obiezione che mi è stata mossa (e che viene mossa spesso: per questo potrebbe essere utile rispondere qui) è che «siamo ben distanti da una teoria del comportamento economico che possa paragonarsi per capacità predittive a una teoria fisica».

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Crolli di ponti e macerie di idee

GIOVANNI BIRINDELLI, 16.8.2018

Lo Stato ritrovi il suo ruolo. La tragedia di Genova è un frutto avvelenato delle privatizzazioni (repubblica.it)

 

Questo è un frammento delle macerie del crollo intellettuale che ha fatto e continuerà a fare molti più morti del crollo del ponte di Genova (e che alimenta la migliore struttura di incentivi per continuare a costruire ponti nel peggiore dei modi). Continue reading

Da “evadere” il fisco a “truffarlo”

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.8.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

«L’Italia che truffa il Fisco sulle case vacanze: “Irregolare un affitto su due”» (lastampa.it)

Scrivere “truffare il fisco” al posto di “evadere il fisco” potrebbe sembrare una scelta di parole senza implicazioni degne di nota. In realtà si tratta di un passo avanti della neolingua significativo.

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La costituzione e l’illimitatezza del potere politico

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.8.2017

«È diventato molto chiaro che il nostro popolo vuole che la costituzione sia più esplicita riguardo all’esproprio di terra senza indennizzo […]. Attraverso il processo parlamentare, l’ANC [*] proporrà un emendamento alla costituzione che evidenzierà in maggior dettaglio le condizioni in cui [tale esproprio] può essere fatto. L’intenzione di questa proposta di emendamento alla costituzione è quello di promuovere la redistribuzione delle risorse, far avanzare lo sviluppo economico, aumentare la produzione agricola e la sicurezza alimentare» (Cyril Ramaphosa, presidente del Sud Africa – fonte).

Come di solito capita nelle rivoluzioni (intese come cambiamento del meccanismo di controllo della macchina statale), il fatto di non mettere in discussione l’idea astratta di legge che consentiva la forma precedente di tirannia produce una nuova forma della stessa, avente lo stesso DNA e manifestazioni particolari diverse.
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Se le strade fossero private le persone rischierebbero di non poter uscire di casa?

MICHELE GANDOLFI, GIACOMO ZUCCO, GIOVANNI BIRINDELLI, 1.8.2018

MICHELE GANDOLFI:

Giovanni, ho avuto una accesa discussione con uno sul fatto che se venisse meno lo stato quelle che oggi sono aree pubbliche, diventate terre di nessuno, potrebbero essere indiscriminatamente rivendicate dal primo che dovesse occuparle.
Io sostenevo che è impossibile, la proprietà si trasferisce con lo scambio volontario, non così.
Lui mi ha risposto che per Hoppe le terre di nessuno non possono esistere.
E quindi lui avrebbe diritto di prendersi la strada di nessuno di fronte all’uscita della mia proprietà.
Ammesso che possa formarsi così una nuova proprietà, se fosse possibile una cosa del genere come esco da casa mia se lui mi costruisce un cancello che mi impedisce il transito?
Devo fargli la guerra?
Io gli ho dato le risposte che penso mi darai anche tu ma mi ha ribadito che la società anarco capitalista di Hoppe non prevede deroghe al concetto di proprietà, nel senso che possono esistere solo proprietari.
Secondo lui non esistono diritti di passaggio, aree vicinali private ecc.
Tu come lo risolvi questo loop?

 

GIOVANNI BIRINDELLI

In teoria, in una società libera, non c’è alcuna garanzia che una situazione estrema come quella che tu descrivi non possa verificarsi, tuttavia Continue reading

Il prof. Sabino Cassese vs. Beppe Grillo: un confronto fra pari

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.7.2018

In un recente articolo, il prof. Sabino Cassese ha risposto a Beppe Grillo, il «Garante del M5S», il quale da un lato sosteneva la democrazia diretta («si può fare un referendum ogni settimana direttamente da casa, sul proprio pc o smartphone, su tutti gli argomenti») e, dall’altro, che «la democrazia è comunque superata e va sostituita con qualcos’altro, magari un’estrazione casuale».

La risposta del prof. Cassese è articolata in quattro parti.

  1. Nella prima, il giurista sottolinea l’incoerenza del sostenere allo stesso tempo la democrazia diretta e il sorteggio: «Certo, non si può chiedere che un comico, improvvisato come ispiratore di un movimento politico, in una breve intervista, dimostri coerenza, decidendo se preferisce la democrazia diretta (referendaria) o il sorteggio».
  2. Nella seconda parte della sua risposta, Cassese sostiene che la democrazia «non consiste solo di partecipazione popolare»: infatti essa comporterebbe anche «il rispetto delle libertà dei cittadini e dell’indipendenza giudiziaria, controllo e bilanciamento dei poteri, informazione, conoscenza, discussione».
  3. Nella terza parte della sua risposta, egli ricorda che «le istituzioni democratiche debbono assicurare milioni di decisioni collettive di quella macchina complessa che è lo Stato (di gran lunga il più grande datore di lavoro, con più di tre milioni di addetti)»: una democrazia diretta a livello nazionale comporterebbe quindi, da un lato, troppe decisioni per la persona che nella vita non fa il politico di professione; e, dall’altro, lascerebbe «nelle mani di incontrollati decisori tutte le norme secondarie nazionali che le leggi comportano (decreti, regolamenti, direttive), nonché tutte le leggi e decisioni regionali e locali».
  4. Nella quarta e ultima parte, il prof. Cassese sottolinea che l’estrazione a sorte dei responsabili di decisioni collettive non garantirebbe la loro capacità professionale: «Ci farebbe piacere che il chirurgo che ci deve operare o il pilota dell’aereo sul quale ci imbarchiamo venissero sorteggiati, invece di aver superato degli esami?»

 

  1. Confronto fra pari e stasi intellettuale perpetua

Ora, sebbene i toni del prof. Cassese sottolineino una sua pretesa superiorità intellettuale rispetto al “comico, improvvisato come ispiratore di un movimento politico”, è facile (anche se lungo) dimostrare che, al di là dell’apparenza e della superficie, fra i due le differenze sul piano della struttura di pensiero sono di fatto inesistenti. Continue reading

La divergenza fra scienza e accademia nel campo delle scienze sociali

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Un professore di economia di non so quale importante università scrive in un post: «Due decenni che ve lo ripeto: la micro e piccola impresa italiana va decimata se si vuole che il paese riparta. Si ritorna a crescere se e solo se le micro e piccole imprese vengono rimpiazzate da medie e grandi: più produttive, efficienti, innovative. E che pagano imposte!»

Questa riflessione, che si commenta abbastanza da sola, può essere uno spunto per discutere una questione più generale sulla quale, anche all’interno del piccolo gruppo di coloro che si riconoscono nella Scuola Austriaca di economia, si hanno opinioni diverse. Si tratta di una questione che, di per sé, ha ben poco interesse, ma che, in un’epoca caratterizzata, almeno in Occidente, dall’affermarsi di una nuova forma di “populismo” (cioè dell’ennesima forma di “rivolta delle masse” contro le élites in quanto tali), potrebbe avere qualche attualità.

La questione può essere posta nel modo seguente: è necessario conoscere la letteratura accademica sulla quale autorevoli professori basano le loro tesi per sostenere che quelle tesi (e le teorie che ne stanno alla base) sono delle castronate? Continue reading

Bitcoin-blockchain, regolamentazione e “spiegazioni” mainstream

GIOVANNI BIRINDELLI, 4.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Milena Gabanelli: “Non avete mai capito cosa è la blockchain? Proviamo a spiegarvelo noi. È un mondo che corre veloce e che può cambiarci la vita, ma che non è ancora stato regolamentato”

Il mio consiglio da non esperto a chi volesse capire cos’è la blockchain (e perché essa non ha senso senza bitcoin) sarebbe quello di prendere con le pinze “spiegazioni” il cui titolo di apertura finisce con “ma non è stato ancora regolamentato”. Continue reading

“Accordi al ribasso” e concorrenza

GIOVANNI BIRINDELLI, 1.7.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Giovanni, ti chiedo anche un parere su un piccolo episodio che sembrerebbe smentire le virtù della concorrenza di mercato. Sono rimasto due settimane senza linea internet e telefono di casa […]. Stufo e arrabbiato per il disservizio, nei giorni scorsi ho fatto richiesta per cambiare operatore e passare a un altro gestore internet. Finalmente ieri un tecnico è venuto a casa mia per riparare il guasto, e mi ha detto che il mio non è un caso isolato, ma tutti i gestori del settore (Telecom, Fastweb, ecc.) sono inadempienti, e la concorrenza tra di loro ha fatto peggiorare i servizi, anziché migliorarli. “È perchè si mettono d’accordo al ribasso, si accordano per offrire il servizio agli standard più bassi di qualità, così ci guadagnano tutti”, mi ha detto. Questa spiegazione non mi convince, però in effetti da un regime di libero mercato con attori economici privati ci si aspetterebbe un servizio migliore, o almeno una maggiore premura per le richieste di assistenza dei clienti, che invece vengono spesso lasciati insoddisfatti al punto da indurli a cambiare operatore. Tu come spieghi questo apparente fallimento del regime di concorrenza ? (A.)

 

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Bitcoin come ‘lusso’ di oggi e necessità di domani

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.6.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

“Nel mercato nero di Bogotà (Colombia) le figurine di contrabbando sono l’unica moneta di chi scappa dal Venezuela” (lastampa.it).

Non credo che in Italia si arriverà a questo livello in un futuro prevedibile, nemmeno dopo la scissione dell’euro (secondo me inevitabile prima o poi).

Tuttavia, prima di arrivare alle figurine, ce ne è di strada da continuare a percorrere sulla via dell’inflazione: una via non solo senza ostacoli (perché la stragrande maggioranza delle persone non capisce i danni dell’inflazione fino a poco prima delle figurine) ma con un forte vento a favore: totalitarismo (nella fattispecie democratico), stati, banche centrali, media mainstream, la gran parte delle università di economia, e altre onoratissime e privilegiatissime istituzioni.

Per fortuna c’è bitcoin, la via di uscita di mercato 2.0 (non censurabile). Non molte persone, ancora oggi, la conoscono e la capiscono: si tratta delle persone che probabilmente trarranno i maggiori vantaggi dall’ennesimo, prevedibile collasso economico prodotto dalla droga inflazionistica.

Si, ma manca completamente una rete per l’ educazione e l’accesso ben organizzato, “popolare” e non elitario a questo strumento straordinario (F.G.)

Arriverà.

A questo stadio, tuttavia, se ci fosse un accesso “popolare” a bitcoin, bitcoin non sarebbe un’opportunità.

Con questo non voglio dire che bitcoin deve essere elitario, ma che, in quanto necessità di domani, oggi non può che essere elitario. È nella natura economica delle cose. Continue reading

Sulla “reduction ad Hitlerum”

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.6.18

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Per me, l’aspetto più ridicolo e comico di coloro che, da una prospettiva democratica, fanno accostamenti fra le politiche particolari degli attuali leaders ‘populisti’ e quelle del fascismo e/o del nazismo, non è l’oggettiva assurdità di questi accostamenti ma il fatto che chi li fa spesso non si rende conto di condividere (e anzi di difendere appassionatamente) la stessa idea astratta di “legge” e la stessa idea astratta di “uguaglianza davanti alla legge” che hanno consentito la legalità delle persecuzioni razziali, per dire.

Oggi, la “reductio ad Hitlerum” è ancora assurda e ridicola quando è riferita alle politiche particolari di questo o quel leader ‘populista’ (e non). Tuttavia, essa è scientificamente ineccepibile quando è riferita all’idea astratta di “legge” che sta alla base dello stato totalitario (dittatoriale o democratico che sia).

Il problema, naturalmente, non è questa o quella particolare forma di aggressione legale (statale), ma la possibilità stessa della legalità dell’aggressione in generale. E chi, specie se fieramente antifascista e antinazista, difende la legalità dell’aggressione in forme che a lui sembrano non solo meno gravi ma perfino “giuste” (per esempio nel caso dell’aggressione contro la proprietà in nome di concetti assurdi e/o totalitari come la “giustizia sociale” o l'”equità sociale”), non si rende mai conto che sta contribuendo ad asfaltare una strada che porta nella direzione di quelle altre forme di aggressione che lui, con la sua visione parziale, riconosce come tali: «Pochi sono pronti a riconoscere che l’avvento del Fascismo e del Nazismo non fu una reazione contro le tendenze socialiste del periodo precedente, ma una conseguenza necessaria di quelle tendenze. […] Molti di coloro che si ritengono infinitamente superiori alle aberrazioni del Nazismo e del Fascismo e sinceramente odiano tutte le loro manifestazioni, lavorano allo stesso tempo per ideali la cui realizzazione porterebbe direttamente all’aborrita tirannia» (F.A. Hayek, The Road to Serfdom).

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