Draghi e la “buona moneta”

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.2.2021 (aggiornato il 21.2.2021)

«Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta» (Mario Draghi, 17 febbraio 2021, primo discorso da Presidente del Consiglio al Senato). 

La questione ambientale, come quella monetaria, ha al centro lo stesso identico problema: l’aggressione sistematica e legale della proprietà privata da parte dello stato. Concentriamoci qui sulla questione monetaria. Approfondiamo un minimo il concetto di «buona moneta» che Draghi vuole vendere agli italiani.

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Absolute principles vs. absolute power

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.2.2021

According to recent UK legislation imposed to enforce the new hotel quarantine rules, those who travel to red-listed countries such as Portugal, for example, and fail to report it, risk up to ten years in jail.

In a recent article, Lord Jonathan Sumption (a former judge of the UK Supreme Court) defined Matt Hancock, the minister who’s behind the hotel quarantine rules and this new legislation, a “tyrant”. Like all tyrants, Lord Sumption argues, Mr. Hancock believes that the end justifies the means: he will stop at nothing in order to pursue this end, whatever it takes (Draghi style): i.e. without any regard to the liberties, lives, wealth and humanity which are crushed in the process. 

In a previous article, Lord Sumption had already pointed out that new Covid legislation made the UK a “police state” and was the expression of a collective “hysteria”: surely, these are words which must have not been easy to write for a person who until only a few years ago was a judge of the UK Supreme Court.

However laudable are Lord Sumption conclusions, his reasoning expresses some fundamental, logical inconsistencies which are quite typical of those who would like to defend liberty but cannot make the necessary intellectual step to actually do it.

In fact, at one point Lord Sumption states that “There are no absolute principles, but only pros and cons”. 

Really?

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Can a rule be less arbitrary if it is imposed by parliament rather than by the police?

GIOVANNI BIRINDELLI, 15.1.2021

In a truly beautiful article, Jonathan Sumption (a former judge of the UK supreme court) makes two statements.

The first is that today the UK is a police state: “What is a police state? It is a state in which individuals are answerable to the police for the most routine acts of daily life. It is a state in which the police and not the law decide what is allowed. It is a state in which people have to hide their doings from their neighbours for fear of the twitching curtain and anonymous call to the police. It is a state in which ministers denounce activities of which they disapprove and the police are their compliant instruments. … We are unfortunate to live at a time of national hysteria, when that tradition [of of rule of law] has been cast aside and every one of these classic symptoms of a police state can be seen all around us

The second statement is that a police state is opposite to the rule of law: “If the law says that it is reasonable to go out to take exercise, it is not for a policeman to say that it isn’t. If the law does not forbid driving somewhere to take exercise, then it is not for the police to forbid it. … It is not the function [of the police] to enforce the wishes of ministers. It is not [its] function to do whatever is necessary to make government policy work. [Its] function is to apply the law. If the law is not tough enough, that is not a matter for them but for ministers and Parliament“.

While the first statement is not problematic, the second one in my opinion is.

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Dalla sovranità dei legislatori allo stato di polizia

GIOVANNI BIRINDELLI, 13.1.2021 (aggiornato 14.1.2021)

Il livello di coercizione, di arbitrarietà, di assenza di base scientifica, di censura e di propaganda che, anche se in modi e in misura diversi, si sono accompagnati al lockdown un po’ dappertutto in occidente (con l’eccezione della Svezia e in parte della Norvegia) hanno fatto arrabbiare molti dei pochi amici della libertà (intesa in senso non-arbitrario). 

In una situazione di positivismo giuridico, la ‘legge’, in quanto provvedimento particolare (comando dell’autorità), è lo strumento di potere coercitivo arbitrario a disposizione di chi controlla lo stato. All’inverso, la Legge della libertà, in quanto principio logico e generale (principio di non aggressione), è il limite giuridico non arbitrario alla coercizione che chiunque può esercitare su chiunque altro.

Ora, non è che questi pochi amici della libertà che si sono arrabbiati per il lockdown, conoscendo la differenza fra la ‘legge’ positiva e la Legge della libertà, non sapessero che, in una situazione di positivismo giuridico, il potere coercitivo arbitrario dello stato non può che aumentare nel tempo (sarebbe una contraddizione logica se non lo facesse); e che ogni ‘emergenza’ viene usata dallo stato come scusa per aumentare questa coercizione in misura ancora maggiore e in tempi ancora più rapidi. Tuttavia, nessuno di loro probabilmente si aspettava un aumento della coercizione arbitraria di questo ordine di grandezza, in così poco tempo, sulla base di argomenti così nulli.

Confesso di essere rimasto un po’ spaesato e sorpreso da questa rabbia. Non tanto perché io mi aspettavo un aumento della coercizione statale di questo ordine di grandezza e anche superiore (anche se con una scusa diversa da quella di un virus) quanto perché arrabbiarsi adesso per la coercizione arbitraria del lockdown e non (o più di) prima per la ‘semplice’ coercizione arbitraria dell’imposizione fiscale o del denaro di stato, mi sembrava quasi un segnale di assuefazione al livello di coercizione precedente: al quale io tuttavia non mi sono mai assuefatto. Mi sembrava in altre parole quasi un modo di dire: “la coercizione arbitraria precedente era accettabile, adesso però avete esagerato” mentre per me quella era inaccettabile tanto quanto questa e, come questa, la logica conseguenza del potere illimitato che il positivismo giuridico dà allo stato. L’assuefazione al livello precedente di coercizione statale (a mio modo di vedere espressa con l’arrabbiatura maggiore per il livello di coercizione attuale) mi sembrava cioè una roba da rane bollite. 

Tuttavia, un bellissimo articolo scritto oggi sul Telegraph da Jonathan Sumption (ex giudice della Corte Suprema britannica e storico) mi ha fatto capire meglio la natura di quella maggiore rabbia, anche se io continuo a non averla (maggiore di prima).

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Se ci sono le banche centrali, può non esserci il Natale

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.12.2020

Cinque giorni dopo aver detto che abolire il Natale sarebbe stato «disumano», il primo ministro inglese Boris Johnson ha di fatto abolito il Natale per un terzo delle famiglie inglesi imponendo loro il più assoluto isolamento. La sua giustificazione è stata che «stiamo sacrificando l’opportunità di incontrare i nostri cari questo Natale [dopo un anno che per molti è stato di terribile isolamento, ndr] così che avremo una maggiore opportunità di proteggere le loro vite e che potremo vederli a Natali futuri». In altri termini, assumendo ai fini del discorso (e per assurdo):

  1. che le previsioni catastrofiche sulle conseguenze cliniche di questa nuova variante del virus (fatte o avallate dagli stessi soggetti le cui previsioni sulle conseguenze cliniche della variante “classica” furono in eccesso del 200%) siano affidabili;
  2. che il lockdown sia il modo migliore per salvare vite;
  3. che il lockdown sia legittimo;

assumendo per assurdo queste tre condizioni, Johnson di fatto ha detto: “Io «so» quali sono le preferenze temporali di qualsiasi persona in qualsiasi momento, quindi mi sostituisco a tutte le persone e faccio le scelte temporali (quelle fra tempo presente e tempo futuro) al loro posto. Anzi, impongo a tutti la stessa identica scelta temporale”. Per esempio, a chi ha un tumore e non crede di arrivare al prossimo Natale (magari perché fa parte di quegli oltre tre milioni che solo nel Regno Unito a causa del lockdown – non del covid – non hanno potuto fare gli esami oncologici previsti), Johnson ha detto: “rinuncia a vedere i tuoi cari questo Natale, così potrai vederli il prossimo”. Idem per tutti coloro che per personalissime e individualissime ragioni preferiscono o possono vedere i propri cari questo Natale e non il prossimo, o quello dopo; o che hanno un rapporto con la morte (e/o con il rischio di morire) tale per cui essere con i loro amati questo Natale vale il rischio. 

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Lockdown: se continui a cercare la logica dove non ce n’è alcuna, diventi matto

GIOVANNI BIRINDELLI, 27.11.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni). Quando Leoni scriveva queste parole forse non immaginava che dopo appena sessant’anni gran parte di queste astensioni dall’interferenza dello stato in alcuni ambiti dell’attività individuale generalmente visti come intoccabili sarebbero venute meno. A parte la scelta del coniuge (rimpiazzata però dall’attività del respiro) oggi lo stato interferisce in tutte le attività elencate da Leoni.

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Una corte di Cassazione senza etica accusa Tiziano Ferro di esserlo

GIOVANNI BIRINDELLI, 9.10.2020 (aggiornato 10.10.2020)

«Evasione fiscale, la Cassazione contro Tiziano Ferro: “Chi è famoso deve avere più etica”» titola ilsole24ore.com. «La Suprema corte ricorda che, per i personaggi pubblici, è più stringente il dovere di comportarsi eticamente. … Per i giudici di legittimità Tiziano Ferro ha un elevato livello economico e culturale, è certamente un personaggio famoso nel mondo della musica e dunque in possesso «degli strumenti necessari per valutare la giustezza di un determinato comportamento». E la Cassazione non manca di ammonire i personaggi pubblici le cui azioni sono sotto gli occhi di tutti, circostanza che impone il dovere di una condotta più etica, rispetto ad altri contribuenti». 

In questo articolo, ricorrendo al metodo della logica (che è un metodo terzo, oggettivo e indipendentemente verificabile – “falsificabile” nelle parole di Karl Popper) dimostrerò che, nel suo accusare Tiziano Ferro di essere senza etica, la Cassazione dimostra di esserlo (senza etica). 

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Economic Cycles

Giovanni Birindelli (guest lecturer), June 2020

Economic Cycles. The perspective of the Austrian School of Economics

University of Milan, Course in Economic Geography (Prof. Alessandro Vitale)

LLM in Sustainable Development, Faculty of Law

Cosa intendo per libertà, in due parole

GIOVANNI BIRINDELLI, 20.5.20

Un amico mi ha chiesto di scrivergli cosa intendo per libertà. Non è la prima volta che capita. Inoltre, capita spesso che io debba ricorrere a questa parola. Per evitare di dover ripetere ogni volta cosa intendo con questo termine, e per evitare malintesi, cerco qui di sintetizzarne il significato che gli dò nel modo più estremo di cui sono capace.

Molti discutono di “quali leggi”. Tuttavia, quasi nessuno discute di “quale legge”.

Il positivismo giuridico (la legge intesa come decisione particolare e arbitraria dell’autorità) è il DNA del totalitarismo e della povertà relativa. Infatti, di per sé rende il potere coercitivo arbitrario dello stato illimitato. E dal fatto scientifico che il valore economico può essere creato solo attraverso il libero scambio, segue logicamente che, maggiore è il potere dello stato, minore sarà la prosperità.

Viceversa, la Legge scientifica (o “naturale”) è il DNA della libertà e della prosperità. Per capire cosa sia la Legge scientifica, è necessario preliminarmente chiarire il significato che qui darò a tre termini. Continue reading

Coronavirus: il libertario è più resistente di altri al social distancing e al lockdown

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2020

La resistenza psicologica all’isolamento e quella alla coercizione sono capacità individuali che dipendono da caratteristiche che sono diverse per ogni persona (oltre che dalle condizioni, anche materiali, in cui essa si trova).
Premesso questo, e quindi assumendo un’impossibile parità di altre condizioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che chi ha un’idea scientifica (logica e coerente) di libertà (per semplicità, da ora in avanti, chiamerò questa persona “libertario”) possa essere più resistente di altri da un lato al social distancing e, dall’altro, al lockdown. O quantomeno che il suo libertarismo paradossalmente possa essergli d’aiuto. Continue reading

Emergenza e potere illimitato dello stato

GIOVANNI BIRINDELLI, 11.3.2020

«Il fatto che i legislatori, almeno in occidente, si astengano ancora dall’interferire in alcuni campi dell’attività individuale – come parlare, scegliere il coniuge, indossare un tipo determinato di abbigliamento, viaggiare – nasconde di solito il crudo fatto che essi hanno effettivamente il potere di interferire in questi ambiti» (Bruno Leoni)

La ragione per cui Leoni non ha incluso fra queste attività individuali “uscire di casa” oppure “uscire dal proprio comune” oppure “organizzare un funerale per una persona cara” probabilmente è che un’interferenza dello stato in questi campi dell’attività individuale stava al di là della sua stessa immaginazione.

Se qualcuno aveva bisogno di un ulteriore riscontro al fatto che il potere dello stato (democratico o meno che sia) è illimitato, oggi non può non vederlo.

Il problema non è che lo stato sta chiudendo in casa le persone e, sostituendosi alle scelte degli individui, distruggendo quel poco che resta e resiste del sistema produttivo nel nome di un arbitrariamente definito “bene comune”. Il problema è che può farlo legalmente. E poteva farlo legalmente anche ieri. Il problema, in altre parole, è che (oggi come ieri) il suo potere coercitivo è appunto illimitato. Continue reading

Il “nuovo sistema fiscale internazionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.2.2020

 

A Cino

 

In una lettera aperta, i ministri dell’economia e/o delle finanze di alcuni fra gli stati più interventisti dell’UE (Francia, Germania, Italia -come ti sbagli- e Spagna) propongono un “nuovo sistema fiscale internazionale” disegnato per tassare “in modo adeguato” i “colossi tecnologici”.

Prima di entrare nel dettaglio di quella che per adesso è solo una proposta allo studio dell’OCSE, a scanzo di equivolci è sempre utile fare un rapido cenno al fatto che l’imposizione fiscale di per sé viola il principio di non aggressione. Questa è l’unica regola di giusto comportamento (cioè l’unica regola di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione) che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In questo senso, è l’unica regola di giusto comportamento (o legge) che ha valore scientifico: non arbitraria, oggettivamente vera, indipendentemente verificabile da parte di chiunque mediate il ricorso alla logica. In altre parole, per evitare fraintendimenti è sempre bene ricordare che l’imposizione fiscale in quanto tale (che è una forma di aggressione e che è un privilegio statale), anche se legale, è oggettivamente, scientificamente un crimine. In particolare, un’estorsione aggravata[1].

Premesso questo, la proposta in oggetto è pensata per “correggere due gravi debolezze di cui soffre la tassazione[2] a livello internazionale”.

1. La prima di queste due “gravi debolezze” sarebbe che “Gli utili dei colossi tecnologici, siano questi americani, europei o cinesi, non sono tassati in modo adeguato. Queste società realizzano profitti considerevoli in luoghi dove hanno una presenza fisica limitata, ma nei quali sfruttano i dati di milioni di utenti. Le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse. Di conseguenza, non contribuiscono in maniera equa al finanziamento delle nostre comunità. […] Il[nuovo] sistema internazionale di tassazione digitale ci permetterebbe di affrontare questo problema, stabilendo un prelievo giusto e stabile, «tagliato su misura» per i nuovi modelli di economia digitale. Inoltre darebbe alle imprese che operano nel settore digitale maggiore certezza del diritto”. Continue reading