Io, imbranato, scopro Tails

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.9.2019

 

Pochi giorni fa ho scoperto Tails. In un recente post ho fatto una breve lista di strumenti utili per la privacy, precisando che non sono assolutamente un esperto (ma anzi un imbranato informatico) e che se qualcuno più esperto di me avesse avuto suggerimenti sarei stato felice di aggiungerli.

Nei commenti, un lettore (Diego Rabbiosi, che ringrazio) mi ha suggerito Tails: un intero sistema operativo (peraltro gratuito) studiato specificamente per coloro che hanno bisogno della massima sicurezza e privacy. Normalmente, uno include fra queste persone i giornalisti investigativi per esempio, oppure chi utilizza bitcoin. Io includo tutti coloro che non postano la password della loro email nella firma di ogni email: quindi tutti. Continue reading

Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading

Decline, political stability and bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(Traduzione italiana qui: link)

In a recent article on The Wall Street Journal, Gerard Baker gives an effective (though a bit banal) picture of the decline of Italian society and economy, which is seen as the tip of the sword of the decline of Western civilization. This decline is depicted in stark contrast with the beauty that can still be found in that country (and specifically in Tuscany, where I live and where the author went on holiday and was inspired to write his article).

If we see the decline (Italian and, more in general, of the Western civilization) as a mountain of rubbish that the statist system (and especially the democratic one) necessarily makes ever bigger in the long run, then we can see bitcoin, at least in part, as a technology that allows to produce (totally clean) energy from this rubbish. In other words, the same decline (the same growing mountain of rubbish) can have different implications (and therefore be a resource or its opposite) according to whether such technology has been invented or not. Baker’s article, however, while discussing decline does not take into consideration this aspect of the problem. And in my opinion it doesn’t do it because it does not take into consideration the scientifically relevant causes of the decline, namely:

  1. the distortion of the abstract idea of law: from non-arbitrary limit to anyone’s coercive power, to instrument of arbitrary coercive power by some over others;
  2. the distortion of the concept of money: from an asset which has been spontaneously selected by the free market process because (among other things) it is scarce, to pieces of paper (or their digital equivalents) which have been coercively imposed by a particular criminal organization because they are infinitely abundant;
  3. and other distorsions (regarding the concept of equality before the law; the concept of economic value; etc.).

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Protezionismo, trade deficit e guerre commerciali

GIOVANNI BIRINDELLI, 25.8.2019

«Donald Trump annuncia nuovi dazi sul Made in China. A partire dall’1 ottobre saliranno al 30% i dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi sui quali al momento gravano dazi al 25%. Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina i dazi che scatteranno l’1 settembre saranno al 15% e non al 10%»[1].

Fin dal suo discorso di insediamento, Trump è stato molto chiaro sul fatto che la sua amministrazione avrebbe adottato misure protezioniste in misura ancora maggiore di quanto abbiano fatto le amministrazioni precedenti: «A partire da oggi, sarà solo America first, America first». «Seguiremo due semplice regole: compra americano e assumi americano». «Il protezionismo porterà grande prosperità e ricchezza».

Il 22 dicembre del 2018, quasi un anno dopo l’inizio della guerra commerciale con la Cina a forza di dazi da lui iniziata, ha twittato: «I’m a tariff man», come se a qualcuno potesse essere rimasto qualche dubbio.

Questa posizione ancora più protezionista di quelle dei suoi predecessori ha la sua origine nel trade deficit che gli USA hanno nei confronti di altri paesi, e in particolare della Cina: «noi perdiamo 800 miliardi di dollari all’anno, ogni anno» dice Trump, implicando che esista un “noi”, che il deficit della bilancia commerciale sia una “perdita” e che questa vada corretta attraverso misure protezioniste.

Nella prima sezione di questo articolo discuto il rapporto fra trade deficit e prosperità. Questo è un punto delicato su cui c’è spesso confusione, anche da parte di alcuni economisti che hanno familiarità con la Scuola Austriaca di economia.

Nella seconda sezione discuto rapidamente il protezionismo nel caso particolare del commercio internazionale, con particolare riferimento ai dazi.

Nella terza e ultima sezione, faccio alcune brevi considerazioni sulla dimensione monetaria del protezionismo.

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“La casa di carta” non parla di libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.8.19

Seguendo un suggerimento qui su fb, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV La casa de papel (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

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The author of The Bitcoin Standard has not understood the principle of decreasing marginal utility

GIOVANNI BIRINDELLI, 7/8/2019

Wow, what a mistake! It came completely out of the blue in an otherwise truly wonderful book!

In The Bitcoin Standard, the author Saifedean Ammous writes:

The marginal utility of money does in fact decline, as evidenced by the fact that an extra dollar of income means a lot more to a person whose daily income is $1 than one whose daily income is $1.000.

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L’autore di The Bitcoin Standard non ha capito il principio di utilità marginale decrescente

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.8.2019

Cavolo, che errore madornale! Una scivolata così profonda non me l’aspettavo in questo peraltro stupendo libro.

In The Bitcoin Standard, Ammous scrive: “L’utilità marginale del denaro in effetti diminuisce, come è evidenziato dal fatto che un dollaro di reddito in più ha un’importanza molto maggiore per una persona il cui reddito giornaliero è di 1$ che per una persona il cui reddito giornaliero è di 1000$” (p. 84). Continue reading

La deriva anti-scientifica di H. H. Hoppe

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.3.2019

(English Version here. Questo articolo è stato modificato l’8.3.19  [°]).

Salve Giovanni […] le chiedo la cortesia di commentare sul suo sito […] il recente articolo (*) di Hoppe sulla necessaria alleanza dei libertari con il populismo. Personalmente apprezzo il paleolibertarismo, ma credo che Hoppe abbia esagerato davvero nella sua accettazione di metodi autoritari (se non totalitari) nei confronti dei dissenzienti, siano essi culturali o politici. Sarebbe molto utile una sua critica ragionata. Grazie (Stefano)

Non credo che si tratti di esagerazione, ma di deriva anti-scientifica. Più precisamente, di un pensiero che, pur partendo da coerenti premesse scientifiche, nella sua applicazione pratica (strategica) le contraddice. E queste contraddizioni non riguardano un elemento accessorio ma le fondamenta stesse della scienza della libertà e di quella economica.

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Antenati della Scuola Austriaca e del libertarismo.

GIOVANNI BIRINDELLI, 14.9.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Leggendo questo stupendo libro di Rothbard che mi mancava, scopro (o riscopro se me lo ero dimenticato) che la teoria soggettiva del valore (inclusa quella delle preferenze temporali) nasce con Democrito (c. 460 – c. 370 a.C.).

Scopro anche che il primo libertario anarco-individualista fu il cinese Chuang Tzu (369 – c. 286 a.C.). Oltre a rifiutare lo stato e ad argomentare in favore del libero mercato senza se e senza ma, Chuang Tzu fu il primo teorizzatore dell’ordine spontaneo (l’ordine che è il risultato delle azioni delle persone ma della progettazione di nessuno: p. es. una lingua; un’economia di mercato – catallassi ; il denaro non di stato; ecc.): “Il buon ordine emerge spontaneamente quando non si interferisce con le azioni degli uomini [“when things are let alone”] … Non è semplicemente che il mondo non ha bisogno di essere governato: esso dovrebbe non esserlo”.

La Scuola Austriaca di economia e il libertarismo hanno quindi antenati molto più antichi di quello che io sapessi.

Invece rileggo (cosa che sapevo ma che è sempre bene rinfrescare) che il comunista Platone aveva nei confronti del denaro un atteggiamento perfettamente sovrapponibile a quello oggi dominante in contrasto al quale nasce bitcoin:

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Video della conferenza “Liberi di scegliere” – Sessione I: “Bitcoin”

Video della conferenza LIBERI DI SCEGLIERE – Sessione 1: Bitcoin e Blockchain. Ci attende una rivoluzione? – Piacenza, 27-28 gennaio 2018

I video dell’intera conferenza sono disponibili a questo link (gli interventi di ciascun relatore possono essere selezionati facendo scorrere il pannello sulla destra dello schermo)

Gli interventi di Giovanni Birindelli sono i seguenti:

Il prof. Sabino Cassese vs. Beppe Grillo: un confronto fra pari

GIOVANNI BIRINDELLI, 29.7.2018

In un recente articolo, il prof. Sabino Cassese ha risposto a Beppe Grillo, il «Garante del M5S», il quale da un lato sosteneva la democrazia diretta («si può fare un referendum ogni settimana direttamente da casa, sul proprio pc o smartphone, su tutti gli argomenti») e, dall’altro, che «la democrazia è comunque superata e va sostituita con qualcos’altro, magari un’estrazione casuale».

La risposta del prof. Cassese è articolata in quattro parti.

  1. Nella prima, il giurista sottolinea l’incoerenza del sostenere allo stesso tempo la democrazia diretta e il sorteggio: «Certo, non si può chiedere che un comico, improvvisato come ispiratore di un movimento politico, in una breve intervista, dimostri coerenza, decidendo se preferisce la democrazia diretta (referendaria) o il sorteggio».
  2. Nella seconda parte della sua risposta, Cassese sostiene che la democrazia «non consiste solo di partecipazione popolare»: infatti essa comporterebbe anche «il rispetto delle libertà dei cittadini e dell’indipendenza giudiziaria, controllo e bilanciamento dei poteri, informazione, conoscenza, discussione».
  3. Nella terza parte della sua risposta, egli ricorda che «le istituzioni democratiche debbono assicurare milioni di decisioni collettive di quella macchina complessa che è lo Stato (di gran lunga il più grande datore di lavoro, con più di tre milioni di addetti)»: una democrazia diretta a livello nazionale comporterebbe quindi, da un lato, troppe decisioni per la persona che nella vita non fa il politico di professione; e, dall’altro, lascerebbe «nelle mani di incontrollati decisori tutte le norme secondarie nazionali che le leggi comportano (decreti, regolamenti, direttive), nonché tutte le leggi e decisioni regionali e locali».
  4. Nella quarta e ultima parte, il prof. Cassese sottolinea che l’estrazione a sorte dei responsabili di decisioni collettive non garantirebbe la loro capacità professionale: «Ci farebbe piacere che il chirurgo che ci deve operare o il pilota dell’aereo sul quale ci imbarchiamo venissero sorteggiati, invece di aver superato degli esami?»

 

  1. Confronto fra pari e stasi intellettuale perpetua

Ora, sebbene i toni del prof. Cassese sottolineino una sua pretesa superiorità intellettuale rispetto al “comico, improvvisato come ispiratore di un movimento politico”, è facile (anche se lungo) dimostrare che, al di là dell’apparenza e della superficie, fra i due le differenze sul piano della struttura di pensiero sono di fatto inesistenti. Continue reading