Il neomarxismo di Piketty promuove la tirannia fiscale e ignora la vera lotta di classe

Intervista di Francesco Carbone a Guglielmo Piombini sul podcast “Il Truffone”

http://iltruffone.com/it056-il-neomarxismo-di-piketty-promuove-la-tirannia-fiscale-e-ignora-la-vera-lotta-di-classe/

Patriottismo ed egualitarismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 21.1.2017

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Il patriottismo esprime una mentalità collettivista (cioè totalitaria) non meno di quanto faccia il cosiddetto egualitarismo.

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L’anarco-capitalismo collettivista di Michael Huemer – Recensione di Giovanni Birindelli al libro “Il problema dell’autorità politica” di Michael Huemer

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.8.2016

(Pubblicazione originale: MiglioVerde)

  1. Il “diritto” di rubare

Il 3 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha dichiarato che rubare quando si ha fame è giusto: «il fatto non costituisce reato» (vedi articolo del Corriere della Sera). La notizia è stata riportata perfino dalla BBC, con stupore per il supporto che la sentenza ha avuto dai giornali mainstream italiani. Nelle parole di Massimo Gramellini su La Stampa, «Per i giudici supremi, il diritto alla sopravvivenza prevale su quello di proprietà» (dal che seguirebbe che coloro che, come Gramellini, sono entusiasticamente a favore di questa sentenza, per coerenza dovrebbero essere altrettanto entusiasticamente a favore anche del fatto che al loro figlio sia sottratto con la forza uno dei due suoi due reni sani perché sia trapiantato su un bambino che rischia di morire a causa del fatto che entrambi i suoi reni sono malati). Continue reading

Unione europea, patriottismo e collettivismo

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.7.2016

(Pubblicazione originale: MiglioVerde)

Il titolo de La Stampa è il seguente: «Junker attacca Johnson e Farage: “non sono patrioti, hanno abbandonato la nave”».

Il riconoscimento che la nave-Europa stia affondando, sebbene tardivo, è benvenuto, anche se i burocrati europei sono molto lontani dal riconoscere le cause del naufragio. Continue reading

Perché l’anarcocomunismo è destinato al fallimento

LUCA FUSARI, 17.1.2012

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

La critica da parte degli anarcocapitalisti nei confronti di una società collettivista non si limita solamente alla mera questione dell’assenza di volontà e/o di libertà d’adesione in essa. Se così fosse, tale genere di critica sarebbe valida solo nei confronti di una società collettivista statuale, creando di fatto un controsenso logico nel caso di comunità anarcosocialiste ed anarcocollettiviste, le quali manifestano un funzionamento interno differente rispetto alla pratica proposta dalla visione anarcocapitalista. Continue reading

Erri De Luca, le scalate e la TAV

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.3.2015

(Pubblicazione originale: Movimento Libertario)

«Per me scalare ha il valore aggiunto di servire a niente. Nella grande officina quotidiana degli sforzi dedicati a un vantaggio, a un tornaconto, scalare è finalmente affrancato dal dovere di essere utile. Disobbedisce alla legge di mercato che prevede contropartite all’investimento, al rischio» (Erri De Luca).

Uno degli errori più comuni di coloro che parlano di economia senza sapere cosa sia è quello di assumere che un’azione che non ha un tornaconto finanziario non sia un’azione economica. Questo errore deriva a sua volta dall’inconsapevolezza che l’economia è la scienza che studia l’azione umana e quindi che qualunque azione umana è un’azione economica. Affermare che «Scalare … disobbedisce alla legge di mercato che prevede contropartite all’investimento, al rischio» è come affermare che un particolare pezzo di roccia non è soggetto, a differenza di altri, alla forza di gravità[1]. Continue reading

La società aperta e il diritto

GIOVANNI BIRINDELLI, 18.12.14

(Testo, qui con alcuni errata corrige, della lezione di chiusura del corso della Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi, Bologna 18.12.2014

Pubblicato da Movimento Libertario. Data la lunghezza dell’articolo allego una versione PDF per la stampa)

 

Buonasera. Vorrei ringraziare la Fondazione Einaudi e la sua Scuola di Liberalismo per questo invito, e in particolare Quinto Leprai ed Enrico Morbelli. Io sono qui per sostituire all’ultimo momento il Prof. Carlo Lottieri che non è potuto venire. Non ne sarò minimamente all’altezza quindi vi prego di ricalibrare le vostre aspettative.

Per affrontare il tema della società aperta e il diritto, che è complesso, vorrei iniziare dalla seguente notizia di pochi giorni fa: «Alcune centinaia di taxi hanno bloccato lunedì mattina, dall’alba, le strade fra gli aeroporti Charles de Gaulle e Orly a Parigi per protestare contro il servizio di taxi privati Uber. Per disinnescare la tensione, il portavoce del ministero dell’Interno … ha annunciato che dal 1 gennaio il servizio sarà vietato per legge. “Il servizio è illegale”», ha detto.

La lezione di oggi sarà in gran parte dedicata a cercare di capire il significato di questo termine (“illegale”); la differenza di significato esistente fra esso e il termine “illegittimo”; e infine a dare alcuni spunti per riflettere sulle differenze fra una società basata sulla legalità e una basata sulla legittimità. Continue reading

La manipolazione monetaria e la Legge

GIOVANNI BIRINDELLI, 30.11.2014

(Video e testo dell’intervento tenuto alla conferenza Interlibertarians, Lugano 30.11.2014. Ripubblicato da Movimento Libertario)

Buonasera. Vorrei ringraziare Interlibertarians per l’invito, e in particolare Rivo Cortonesi, Leonardo Facco e Luca Fusari.

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Col termine manipolazione monetaria e del credito mi riferirò a tutte quelle misure coercitive illegittime (anche se legali) volte all’impedimento del libero e spontaneo processo di mercato nei settori della moneta e del credito.

Queste misure includono ogni forma di interventismo che agisce direttamente su questi settori. Quindi, fra gli altri, includono il corso forzoso, la stampa di denaro fiat da parte delle banche centrali, la fissazione arbitraria del tasso d’interesse da parte delle stesse (in effetti l’esistenza stessa delle banche centrali), la riserva frazionaria, l’assicurazione di stato sui depositi bancari, la nazionalizzazione delle banche in difficoltà (a partire da quelle too big to fail), ogni forma di aiuto pubblico a queste banche, le discriminazioni fiscali e quelle normative a beneficio dei titoli del debito pubblico, il divieto dell’uso del contante, le regolamentazioni restrittive sui metalli preziosi e sulle monete matematiche come Bitcoin, la creatività propagandistica sugli indici statistici, del tipo di quella che voleva includere la prostituzione nel calcolo del PIL (e, oltre che sul PIL stesso come indice statistico, ci sarebbe da discutere sul concetto di prostituzione, perché se questa viene intesa in senso etimologicamente corretto dovrebbe includere in primo luogo la prostituzione intellettuale, che come sappiamo negli attuali regimi collettivisti non è un bene economicamente scarso). Continue reading

Lo stato non sente dolore

GIOVANNI BIRINDELLI, 28.8.2014

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Ministro Guidi: “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale”. Frasi come questa sono la cartina di tornasole dell’analfabetismo economico, oltre che del totalitarismo (i due vanno sempre insieme). Anche se fanno male, soprattutto a chi ne è colpito direttamente, i licenziamenti infatti sono una cosa positiva: essi sono il modo in cui il mercato cerca di auto-curarsi dall’interventismo economico e monetario. Essi sono il modo in cui il mercato parla allo stato e gli dice che deve stare fuori dalle scatole. In questo senso, essi sono come il dolore che segnala al cervello che deve togliere il dito dalla fiamma. Se lo stato ascoltasse il mercato (ma per farlo servirebbero le orecchie, cioè la padronanza della scienza economica, che coloro che controllano lo stato quasi mai hanno, altrimenti non controllerebbero lo stato); se lo stato ascoltasse il mercato, dicevo, toglierebbe il dito dalla fiamma: cioè, tanto per cominciare, abolirebbe le banche centrali, il corso forzoso, le assicurazioni di stato sui depositi bancari (se non direttamente la riserva frazionaria), ogni forma di dazio, sussidio, discriminazione fiscale, ogni forma di regolamentazione diversa dalla Legge intesa come principio (cioè come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo) e dai provvedimenti strettamente necessari alla sua difesa, ogni forma di spesa “pubblica” che non sia immediatamente collegata e strettamente necessaria alla difesa della Legge così intesa. Se lo stato ascoltasse il mercato, chi ha perso il lavoro lo ritroverebbe dopo poco e la disoccupazione non tenderebbe a crescere nel lungo periodo e a diventare permanente. Lo stato, tuttavia, non ha orecchie: la scienza economica non abita lo stato per definizione. Lo stato non sente dolore: le conseguenze delle sue azioni ricadono su altri, non sui parassiti che le producono. Anzi, i sistemi cosiddetti “democratici”, basandosi sull’irresponsabilità individuale, sono caratterizzati da una struttura di incentivi interamente orientata a mettere parti del corpo via via sempre più estese e sempre più vitali sulla fiamma. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” è forse la frase che più di ogni altra esprime il collettivismo, cioè l’incapacità intellettuale di concepire qualcosa che serva gli scopi dell’uomo che non sia stato deciso e progettato da qualcuno: in altre parole, l’incapacità intellettuale di concepire un ordine spontaneo come il mercato o la Legge. “Basta licenziamenti, serve responsabilità sociale” vuol dire: “Impediamo al sistema di creare posti di lavoro, serve stupidità”.