L’antitesi non è fra tecnici e “uno vale uno” nelle decisioni politiche, ma fra decisioni politiche e decisioni di mercato

GIOVANNI BIRINDELLI, 6.7.2020

Una cara amica mi segnala questo articolo de Il Foglio. Partendo da una presunta antitesi fra “la centralità dei tecnici nelle decisioni politiche” e “l’uno vale uno”, l’autore, ricorrendo all’analisi di Hayek sull’uso della conoscenza, arriva alla conclusione che “quando, in maniera paradossale, l’ultratecnico e l’uno vale uno si saldano, rischiano di miscelarsi in perversa alchimia politica”.

L’articolo a mio parere ha un errore di fondo. Continue reading

Lockdown e gold standard

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.6.2020

Mi chiedo se, sotto il gold standard, ci sarebbe stato il lockdown. O quantomeno se sarebbe stato accettato così supinamente.

Questioni di libertà a parte (che taglierebbero la testa al toro, o piuttosto al lockdown), e anche assumendo che, nel lungo periodo, il lockdown sia una misura efficace contro il coronavirus (tesi che a me sembra assurda; non sono un virologo, ma leggo idee parecchio diverse anche fra virologi statalisti a riguardo), mi sembra che tutti concordino sul fatto che, nel lungo periodo, a causa di malattie cardiache, obesità, rinvio di cure necessarie, depressione, suicidi, povertà ecc., il lockdown avrà un elevato costo in termini di anni di vita e anche di vite umane. Tuttavia, questo costo non è sostenuto oggi, ma lo sarà in futuro, nel lungo periodo.

Quindi, anche nell’ipotesi secondo me assurda di partenza, chi esercita il potere coercitivo arbitrario dello stato si è trovato di fronte a scegliere (per tutti) fra il breve periodo e il lungo periodo.

Come noto, una scelta di lungo periodo sarebbe stata incompatibile con la struttura di incentivi che sottostà a quel sistema di potere coercitivo arbitrario. Tuttavia, sarebbe stata incompatibile anche con la mentalità della stragrande maggioranza delle persone, ormai indottrinate dal sistema denaro fiat di stato + banche centrali a una mentalità di breve periodo in modo così profondo che nemmeno se ne accorgono. Continue reading

Il “nuovo sistema fiscale internazionale”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.2.2020

 

A Cino

 

In una lettera aperta, i ministri dell’economia e/o delle finanze di alcuni fra gli stati più interventisti dell’UE (Francia, Germania, Italia -come ti sbagli- e Spagna) propongono un “nuovo sistema fiscale internazionale” disegnato per tassare “in modo adeguato” i “colossi tecnologici”.

Prima di entrare nel dettaglio di quella che per adesso è solo una proposta allo studio dell’OCSE, a scanzo di equivolci è sempre utile fare un rapido cenno al fatto che l’imposizione fiscale di per sé viola il principio di non aggressione. Questa è l’unica regola di giusto comportamento (cioè l’unica regola di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione) che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In questo senso, è l’unica regola di giusto comportamento (o legge) che ha valore scientifico: non arbitraria, oggettivamente vera, indipendentemente verificabile da parte di chiunque mediate il ricorso alla logica. In altre parole, per evitare fraintendimenti è sempre bene ricordare che l’imposizione fiscale in quanto tale (che è una forma di aggressione e che è un privilegio statale), anche se legale, è oggettivamente, scientificamente un crimine. In particolare, un’estorsione aggravata[1].

Premesso questo, la proposta in oggetto è pensata per “correggere due gravi debolezze di cui soffre la tassazione[2] a livello internazionale”.

1. La prima di queste due “gravi debolezze” sarebbe che “Gli utili dei colossi tecnologici, siano questi americani, europei o cinesi, non sono tassati in modo adeguato. Queste società realizzano profitti considerevoli in luoghi dove hanno una presenza fisica limitata, ma nei quali sfruttano i dati di milioni di utenti. Le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse. Di conseguenza, non contribuiscono in maniera equa al finanziamento delle nostre comunità. […] Il[nuovo] sistema internazionale di tassazione digitale ci permetterebbe di affrontare questo problema, stabilendo un prelievo giusto e stabile, «tagliato su misura» per i nuovi modelli di economia digitale. Inoltre darebbe alle imprese che operano nel settore digitale maggiore certezza del diritto”. Continue reading

Recensione libro: “Permanent Record” di Edward Snowden

GIOVANNI BIRINDELLI, 22.11.2019

(English version coming soon)

Nel leggere il libro Permanent Record di Edward Snowden sono rimasto di sasso di fronte alle qualità della sua persona che, nonostante il suo understatement, emergono dai dettagli della sua storia: il suo coraggio, prima di tutto; la sua intelligenza; le sue capacità informatiche, che a me appaiono strabilianti; la sua rettitudine; la profonda gentilezza che traspare in ogni riga del suo libro; la sua grande umanità. Sono qualità che, mentre ciascuna di esse presa singolarmente già sarebbe stata straordinaria per la sua intensità, tutte insieme contemporaneamente nella stessa persona mi hanno fatto rimettere in discussione i limiti di quello che ritenevo possibile.

In inglese esiste un termine per descrivere uno stato d’animo che la lingua italiana non credo sia in grado di esprimere con altrettanta precisione: “humbled”. “I’m humbled” significa scoprire una nuova percezione di sé più modesta e meno importante di prima a causa di un evento esterno, come appunto il venire a conoscenza di qualità straordinariamente belle di una persona. Un ridimensionamento di sé che tuttavia non è frustrazione, ma apertura all’esempio. Occasione di imparare. Di migliorare.

Ecco, io sono “humbled” dalle qualità di Edward Snowden. In questo articolo non le discuterò perché credo che l’unico modo per apprezzarle sia comprare il libro e leggerlo.

Sono talmente “humbeld” dalle sue qualità e da quelle del suo gesto puramente eroico che istintivamente sono spinto a censurare le mie stesse critiche ad alcuni aspetti del suo pensiero che a me sembrano essere contraddittori. In rapporto alle scelte, alle capacità, alle azioni e alle qualità di un eroe di questa grandezza, queste contraddizioni hanno un peso talmente piccolo da sembrare quasi trascurabili. Tuttavia esse riguardano le idee di fondo che stanno alla base del suo gesto: il concetto stesso di privacy e la differenza fra legale e “giusto”. Quindi forse una discussione di queste contraddizioni non è totalmente inutile. Inoltre, non credo che l’autocensura sia il modo migliore di omaggiare la persona che, inizialmente da sola, ha affrontato lo stato più potente del pianeta (e i suoi alleati) per denunciarne i sistemi di sorveglianza di massa e iniziare un dibattito aperto su questi temi.

Così, per quanto esteticamente brutto sia criticare dalla propria scrivania, su un piano teorico, alcuni aspetti delle idee di chi ha messo in gioco la sua stessa vita per difenderle (e vive in esilio per averle difese), in questo caso considero questa critica un tributo a Snowden. Un modo per riconoscere il debito che io ho, insieme alla mia famiglia, nei suoi confronti e che non riuscirò mai a estinguere. Continue reading

Declino, stabilità politica e bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(English translation here: link)

In un recente articolo sul The Wall Street Journal, Gerard Baker fa un efficace (anche se un po’  banale) quadro del declino italiano (rappresentato come punta di diamante di quello occidentale) che è in contrasto con la bellezza che si trova nel paese.

Tuttavia, se vediamo il declino (italiano e occidentale) come una montagna di spazzatura che il sistema statuale (in particolare quello democratico) nel lungo periodo rende necessariamente sempre crescente, allora forse possiamo vedere bitcoin, in parte, come una tecnologia che consente di produrre energia (in modo assolutamente pulito) da quella spazzatura. In altre parole, lo stesso declino (la stessa montagna crescente di immondizia) può avere implicazioni diverse (cioè essere una risorsa o il suo contrario) a seconda che questa tecnologia sia stata inventata o meno. L’articolo tuttavia non prende in considerazione questa dimensione del problema. E non lo fa, a mio parere, perché non prende in considerazione le cause scientifiche del declino fra cui:

– la distorsione dell’idea di legge: da limite non arbitrario al potere coercitivo di chiunque, a strumento di potere coercitivo arbitrario da parte di alcuni su altri;

– la distorsione del concetto di denaro: da asset spontaneamente selezionato dal libero processo di mercato in quanto (fra le altre cose) scarso, a pezzi di carta (o i loro equivalenti digitali) coercitivamente imposti da una particolare organizzazione criminale in quanto infinitamente abbondanti; Continue reading

Decline, political stability and bitcoin

GIOVANNI BIRINDELLI, 7.9.2019

(Traduzione italiana qui: link)

In a recent article on The Wall Street Journal, Gerard Baker gives an effective (though a bit banal) picture of the decline of Italian society and economy, which is seen as the tip of the sword of the decline of Western civilization. This decline is depicted in stark contrast with the beauty that can still be found in that country (and specifically in Tuscany, where I live and where the author went on holiday and was inspired to write his article).

If we see the decline (Italian and, more in general, of the Western civilization) as a mountain of rubbish that the statist system (and especially the democratic one) necessarily makes ever bigger in the long run, then we can see bitcoin, at least in part, as a technology that allows to produce (totally clean) energy from this rubbish. In other words, the same decline (the same growing mountain of rubbish) can have different implications (and therefore be a resource or its opposite) according to whether such technology has been invented or not. Baker’s article, however, while discussing decline does not take into consideration this aspect of the problem. And in my opinion it doesn’t do it because it does not take into consideration the scientifically relevant causes of the decline, namely:

  1. the distortion of the abstract idea of law: from non-arbitrary limit to anyone’s coercive power, to instrument of arbitrary coercive power by some over others;
  2. the distortion of the concept of money: from an asset which has been spontaneously selected by the free market process because (among other things) it is scarce, to pieces of paper (or their digital equivalents) which have been coercively imposed by a particular criminal organization because they are infinitely abundant;
  3. and other distorsions (regarding the concept of equality before the law; the concept of economic value; etc.).

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“La casa di carta” non parla di libertà

GIOVANNI BIRINDELLI, 19.8.19

Seguendo un suggerimento qui su fb, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV La casa de papel (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

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La facile e rischiosa ironia de “Il Foglio”

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.11.2018

In un recente articolo, il quotidiano Il Foglio ironizza sul fatto che, durante una trasmissione televisiva, una tale Laura Castelli, sottosegretario all’economia «con un curriculum da ‘addetto sicurezza presso Stadio Comunale di Torino’, … ci [abbia] tenuto a spiegare lo spread a Padoan, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale e capo economista dell’Ocse, docente di Economia nelle università di Roma, di Bruges e Varsavia, di Bruxelles, di Urbino, di La Plata e di Tokyo».

Ora, l’ironia del quotidiano si basa interamente sulla differenza di curriculum fra la Castelli e Padoan. Padoan ha ragione perché è ex direttore esecutivo per l’Italia bla bla bla…; la Castelli ha torto perché è addetto sicurezza presso lo Stadio Comunale di Torino.

Non è, quella de Il Foglio, una base solida per l’ironia. In questo caso, Padoan ha ragione e la Castelli torto per ragioni tecniche (la cui discussione è completamente assente dall’articolo), non per il prestigio del rispettivo curriculum.

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La nascita delle banche centrali

MURRAY N. ROTHBARD*

«La chiave per capire la storia inglese nei secoli XVII e XVIII sono le guerre perpetue in cui lo stato inglese era continuamente coinvolto. Le guerre implicavano spese finanziarie gigantesche per la Corona. Prima della comparsa delle banche centrali e del denaro statale cartaceo, ogni governo che non volesse tassare il paese per l’intero costo della guerra faceva affidamento su un corposo debito pubblico. Tuttavia, se il debito pubblico continua a crescere e le tasse non vengono aumentate, da qualche parte il denaro per pagare il pifferaio deve essere trovato.

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Video della conferenza “Liberi di scegliere” – Sessione I: “Bitcoin”

Video della conferenza LIBERI DI SCEGLIERE – Sessione 1: Bitcoin e Blockchain. Ci attende una rivoluzione? – Piacenza, 27-28 gennaio 2018

I video dell’intera conferenza sono disponibili a questo link (gli interventi di ciascun relatore possono essere selezionati facendo scorrere il pannello sulla destra dello schermo)

Gli interventi di Giovanni Birindelli sono i seguenti:

“Vollgeld”: la riedizione della “legge di Peel” (all’inverso)

GIOVANNI BIRINDELLI, 8.6.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Dopodomani in Svizzera si vota per un referendum importante: se vincesse il “Si” (pare improbabile, purtroppo), in tutta la Svizzera verrebbe impedito alle banche commerciali di creare denaro dal nulla attraverso la riserva frazionaria. In altre parole, verrebbe loro impedito di prestare denaro depositato (sul quale cioè le persone mantengono la piena disponibilità). Questo sarebbe un primo passo nella direzione dei “tradizionali principi legali che governano il deposito di denaro” (*).

Tuttavia, rimarrebbero la banca centrale e la sua capacità di creare dal nulla, in regime di monopolio legale, denaro fiat di stato: “I sostenitori del referendum vogliono che le banche tengano il cento per cento dei depositi come riserva e che dunque cessino di creare denaro, compito quest’ultimo — dicono — esclusivo della Banca Nazionale Svizzera” (corriere.it).

L’improbabile approvazione di questa riforma sarebbe quindi una sorta di riedizione, all’inverso, dell’errore commesso dalla “legge di Peel” in Inghilterra nel 1844. Continue reading

“L’anarco-capitalismo” di Pierre Lemieux: commento alla recensione di Guglielmo Piombini

GIOVANNI BIRINDELLI, 23.5.2018

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Altro bellissimo articolo del mitico Guglielmo Piombini. Leggerlo oggi, nel giorno dell’incarico a un probabile presidente del consiglio dei ministri, ha su di me un effetto psicologicamente lenitivo e calmante. Quindi grazie anche per questo all’amico Guglielmo.

L’autore scrive che “un mutamento troppo rapido nella direzione dell’anarco-capitalismo, non accompagnato dalla persuasione, potrebbe essere controproducente”.

Sul fatto che un mutamento troppo rapido nella direzione dell’anarco-capitalismo potrebbe essere controproducente, sono perfettamente d’accordo con Guglielmo, per le ragioni che lui ha ben sintetizzato.

Quello su cui sono più scettico è il fatto che la persuasione possa avere un benché minimo ruolo in questo cambiamento.

Infatti sono convinto che la persuasione (ma in particolare la persuasione dell’anarco-capitalismo) richieda la capacità di ragionare con la propria testa. Tuttavia, ho l’impressione che le persone che sono incapaci di ragionare con la loro testa (le cosiddette “masse”) siano e continueranno sempre di più a essere la stragrande maggioranza rispetto a coloro che sono capaci di farlo. In altri termini, sono convinto che la stragrande maggioranza delle persone sia e continui a essere profondamente stupida nel campo delle scienze sociali.

Questa tuttavia non è una ragione per essere pessimisti. Anzi. L’anarco-capitalismo in realtà già c’è, anche se per adesso in un unico settore (importantissimo): quello del denaro. La grande lezione di bitcoin, a mio parere, è stata quella di creare una graduale familiarità con l’anarco-capitalismo senza creare persuasione ma invece una struttura di incentivi.

Nella mia personale esperienza, il numero di persone che ieri non mettevano nemmeno in discussione l’assunto che potesse esistere una sola moneta e che questa dovesse essere quella di stato e che oggi (senza passare per la teoria monetaria della Scuola Austriaca) ridono di questo assunto, non si contano. Queste persone non sono persuase dell’anarco-capitalismo (anzi, molte di loro sono dichiaratamente ostili alla libertà). Tuttavia, grazie a bitcoin, nel settore monetario stanno cominciando ad avere familiarità con esso e ad apprezzarlo per ragioni puramente di interesse (non quindi intellettuali, di principio o economiche).

Bitcoin sta portando all’anarco-capitalismo in modo graduale. Tuttavia, questo non è il “gradualismo in teoria” di cui parlava William Lloyd Garrison (che si traduce in “perpetuità [dello statalismo] in pratica”); né è il “gradualismo in pratica” che segue un mutamento politico. Ma un gradualismo nuovo, che segue un processo di mercato che si affianca a quello politico e che rende quest’ultimo, nelle belle parole di Fuller che Guglielmo mi ha insegnato, “obsoleto”.